Pubblicato da: remo | 8 luglio 2009

Aquattromani: 2

UFFICIO RECLAMI

Spesso, per una mia patologia maniacale, vengo qui: davanti all’ufficio reclami, e trovo un’informe e mostruosa montagna che straborda dal bianchiccio stanzone.
Ci sono talmente tanti ricorsi da far paura, per una loro proprietà associativa si sono accartocciati e pressati insieme in una stella di neutroni: materia densissima, pesante, che nereggia e puzza. Mi capita qui, talvolta, di osservare un fenomeno singolare cioè, quando può, il neutrone che fa da scorza al reclamo come la stagnola del Bacio Perugina esplode.
Ne scoppia uno adesso, ma è una nocciolina, fa solo “pling”:
All’ufficio di Piazzale Accursio non mi avete voluto fare la carta di identità nell’agosto dell’85 perché la mia foto tessera non era a capo scoperto. Nella foto avevo gli occhiali da sole in testa, come un cerchietto, mi si vedeva la faccia o no? Non era un cappello o un burka, erano occhiali. Ho dovuto rifare le foto, per una spesa di lire 2000.

La porta dell’ufficio reclami dovrebbe esserci ma praticamente è chiusa, o meglio non si vede nemmeno più. Ne emerge solo l’angolo superiore destro.
Una volta, nel 2001, ho fatto, cioè ho sporto, qui un reclamo.
Allora si vedeva ancora quell’uscio: sembrava che trapelasse un filo di luce da una fessura. Poi si spense tutto. Però all’inizio del corridoio c’è ancora un orario di ufficio ma l’ufficio è impraticabile, il numero verde è occupato, e permane solo un segnale rosso che debolmente sfrigola, trictracca.
La stella di neutroni non è sempre uguale.
Due mesi fa ha preso la forma di un aleph, alla Borges, schiaccia reclami di tutti i tempi. Quando ne scoppia uno io sto attento: guarda qui, questo è di Tomasi di Lampedusa… Questo è di un morto ammazzato sull’impalcatura, quello è di mio zio che lo hanno licenziato a cinquantadue anni. Un altro crepitante di una donna calabrese a cui i magistrati dettero ragione ma non protezione e le decapitarono il marito. Quello ridicolo di uno scrittore ingenuo che afferma che gli editori non leggono i manoscritti inviati loro. Poi ho sentito anche lo scoppiettio di una triste cosa così:
Egregio direttore
Perché a me che sono invalido civile vero non mi date l’accompagnamento mentre lo assegnate a un cieco finto che guida la macchina e magari è amico di chi so io e anche suo?

Ho visto che si sviluppava pian piano una bolla che poi si è sparsa in minuscoli lapilli sanguinanti e mormorava così:
Stim. dott. Giudice
Mio fratello e mio cugino sono morti bruciati in fonderia. A noi è rimasta un po’ di cenere. Perché gli ispettori, gli ingegneri dell’ASL non controllavano mai i forni e loro tutti i giorni tornavano a casa mezzo asfissiati?

Ho chiesto quattordici mesi fa all’ultimo sparuto usciere presente nel corridoio chi dirigesse quest’ufficio. Lui indicando con un dito lo scrostato soffitto mi ha sussurrato con sussiego: “Sua Eccellenza il Superiore”.
Ormai è circa un anno che arrivo qui ogni lunedì mattina, e sono sempre solo. Dietro la porta sento rumori sordi, sfrigolii.
Allora c’è qualcuno dentro, oppure qualcosa…

Mi siedo su una panca polverosa nel corridoio e spio i movimenti sottili della stella e i suoi inquietanti scoppiettii. Oggi vincendo lo schifo per la massa, tuttavia affascinato dalla stessa, e rischiando qualche scheggia neutronica mi sono avvicinato come mai a quel che rimane della “porta” e l’ho temerariamente toccata. Ho avuto una sorpresa terribile e illuminante: ho constatato de visu che quella sagoma era dipinta in finto legno mogano.
Ho ancora osato. Ho accostato l’orecchio a quella forma residua e frammezzo a un fastidioso zzzzzzz continuo ho udito una sorta di voce rara che scandiva:
Qui c’è un nano-dispositivo ad autonomia illimitata. Voi state fuori e vi lamentate, ma lui opera, lui addensa, sincro-ammortizza più veloce della luce. Tutto intorno c’è il vuoto siderale e armonico del Disporre. Un algoritmo algido e perfetto. Così adeguato che è in grado di auto-lamentarsi e auto-disattivare il reclamo stesso. Voi che state fuori, tutto questo non lo saprete mai. Vedrete per sempre la massa informe di reclami che ogni due minuti lui sputa fuori, mista a collante ultraneutronico …
Ho sentito ancora che vivevo nel più bel Paese del mondo, una patria piena di bellezze, di opere d’Arte, ove ogni cosa va al suo posto se uno è ottimista, ha fede, è operoso, e collabora coi superiori, ove sono inutili i reclami perché espressi solo da gente disfattista: per questo le lamentele vengono ormai trasformate in materia ecocompatibile.
Ho capito in un amen di aver avuto l’immensa fortuna di percepire un’eco della parola del “Superiore” e che la mia costanza, che prima pareva assurda cocciutaggine, è stata premiata.
Ciò mi è stato ancora più manifesto quando all’uscita dell’Edificio ho incontrato un distintissimo uomo in doppio petto blu, il Sovrintendente in persona, che senza dir parola mi ha sorriso, battuto una mano su una spalla e appuntato sul bavero una grande coccarda azzurra: un magnifico premio.

Annunci

Responses

  1. …non so, forse io non ho i requisiti e la preparazione occorrente per commentare questo racconto….
    Ho faticato a leggerlo, a comprenderne l’essenza, spesso incespicando in frasi troppo lunghe e punteggiatura non sempre corretta.
    Non so, forse dipende dalla mia poca preparazione in merito, ma è un racconto troppo freddo e impersonale per essere nelle mie “corde”. Un qualcosa di distante e gelido.
    Il risvolto “divino” finale mi ha stroncata definitivamente.
    Mi spiace.

  2. parodia kafkiana? l’idea mi piace, la scrittura meno: si fatica

  3. concordo con gregori, ma la seconda parte mi è sembrata più scorrevole e mi è piaciuta di più

  4. Mi ricorda vagamente “una solitudine troppo rumorosa” di Hrabal Bohumil, nel tentativo di descrive l’ambiente e l’atmosfera, e lo stile mi ricorda un déjà vu…
    Come Paola, nemmeno io forse non sono all’altezza di per commentarlo ma, onestamente, più che attrarre mi respinge.
    spiacente.

  5. trovo lo stile farraginoso: non aiuta la comprensione. è vero, si sente vagamente kafka e – gli autori non me ne vogliano, perché per me è un complimento – ho scorto anche echi del primo “Fantozzi”.
    dunque un contenuto potenzialmente interessante e stimolante – anche originale! – ma penalizzato dalla forma.

  6. una scrittura molto complessa che non aiuta la lettura, così mi pare in questo pomeriggio in cui devo fare a meno del gelato e del mare, e mi manca più il secondo del primo.

  7. Una metafora bella spessa.
    Un ufficio reclami terribile e inquietante.
    Sembra quasi la sede dell’Agenzia delle Entrate, per dire.

    Speriamo non imploda, ‘sto aleph.
    Ho fatto fatica e ho dovuto leggerlo tre volte.

  8. ho avuto la stessa impressione di chi mi ha preceduta, kafka che traligna.
    l’angoscia del vivere di oggi c’è, magari sorretta proprio da questo stile forse volutamente ansiogeno.

  9. Non mi è piaciuto, la seconda parte scorre molto meglio della prima, l’idea è interessante, ma non è stata sviluppata a sufficienza per essere fruibile. Ovviamente è una mia personale opinione e non me ne vogliano gli autori.

  10. Sì, non è molto fluido.
    Però a me è piaciuta di più la prima parte, con spiragli misteriosi su un mondo minaccioso, che non la seconda con la rivelazione alla Orwell.

  11. potrei usare una metafora
    un prezioso regalo avvolto in carta di giornale
    peccato

  12. Ho trovato l’idea originale ed il richiamo a Kafka lo rende piacevole.
    Forse il finale poteva essere strutturato in maniera diversa.
    E’ un pezzo che va sorseggiato lentamente. Ogni frase deve essere assaporata.
    Più che un racconto sembra una elucubrazione, una riflessione, un viaggio onirico nell’ineluttabilità delle cose e nel concetto Universale di Giustizia, spesso così lontano dal nostro personale.

  13. ecco, carriego. e se poi il giornale è “la sesia”, la metafora è perfetta
    (ah remo, sto a gioca’) :-)

  14. Sicuramente questo non è un racconto da leggere distrattamente e poi, ormai da un po’, la prosa si avvicina alla poesia usando concentrazioni di concetti e sottintesi e lasciando il lettore libero di immaginare da sè soluzioni alternative, tutte più o meno valide e possibili. E’ senz’altro surreale ed esasperato fino all’incontro finale con il sovrintendente, che lo premia con la vistosa coccarda: così lo mette semplicemente a tacere facendolo complice da oppositore curioso che era. Era necessario ammortizzare la presa di coscienza dell’ingiustizia lampante nel non dare corso alle più elementari proteste. Così ti puoi tenere la coccarda e stare zitto.

  15. “Ci sono talmente tanti ricorsi da far paura, per una loro proprietà associativa si sono accartocciati e pressati insieme in una stella di neutroni: materia densissima, pesante, che nereggia e puzza. Mi capita qui, talvolta, di osservare un fenomeno singolare cioè, quando può, il neutrone che fa da scorza al reclamo come la stagnola del Bacio Perugina esplode.”

    Certo che l’inizio non aiuta a proseguire. Mi pare un tantino pretenzioso, e anche forzato. Però sono arrivata fino alla fine, e per mio limite, sicuramente, non ho capito niente.
    Sgnapis

  16. @ enrico gregori: eppure, qui da noi, la sesia va via come il pane….(ma non la mangiamo, neh!)
    @ remo: ti prego, resta dove sei….non uccidermi :-)))

  17. Argomento di grande spessore, scritto in modo magistrale. E’ un bellissimo racconto. C’è un neo: è arzigogolato. S’aggrappa al filo dell’assurdo per reggersi con eleganza. Così che ne esce un quadro molto veritiero, ma assai trasfigurato ed un po’ troppo… manipolato.

  18. Peccato. Se fosse stato scritto in maniera più fluida poteva venirne fuori una bella cosa.

  19. a Domenica Luise: acuta analisi, ma hanno ragione Silvia ed eventofluido: troppa fatica a leggerlo. se non era per il concorso, da lettore
    puro mi fermavo prima.

  20. scusate: rivolto a Rossana Massa
    “E’ un capolavoro magistraaaaaaale…” (leggere con voce di Fiorello che imita Nanni Moretti)

  21. Evita: non ho una molletta da mettermi sul naso per imitare la splendida recitazione di Moretti, che ho ammirato in Caos calmo nelle sue tre espressioni:
    seduto;
    in piedi;
    con il sederino secchino al vento.

  22. Necessita di più di una lettura, ma ognuna regala qualcosa. La prima mi ha regalato, ovviamente, Kafka di Davanti alla legge, la seconda addirittura un’eco di Zi’ Nicola “sparavierzi” da Le voci di dentro di Eduardo. Chissà che cosa mi regalerano le letture successive. Da Oz, tuttavia, non riesco a far tacere lo scricchiolio delle articolazioni dell’uomo di latta che torna a ogni lettura.

  23. Originale e gradevole.

  24. fa pensare a kafka, è vero: ma è un’impressione esteriore, dovuta più al fatto che il surrealismo tragico del franz fu profetico del nostro vivere iperburocratizzato, che a riflessi di contenuti e forme propriamente kafkiani presenti nel racconto. nessuna angoscia, salvo quella di non capire/carpire il significato. che c’entra borges e l’aleph? stile indeciso: il racc può essere ripensato e riscritto, perché lo spunto non è male.

  25. io avrei provao a rendere l’atmosfera di questo racconto più torbida e opprimente (ma forse poi ne sarebbe uscita tutta un’altra cosa, meno aderente alle intenzioni degli autori)

  26. – Gelmini mode on- 6 – Gelmini mode off –

  27. Trovo la scrittura molto faticosa, ma non escludo sia un mio problema. Peccato il soggetto è interessante


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: