una soddisfazione, almeno

Un breve cenno, qui, sulla mia vicenda giudiziaria. In questo blog e nel primo (Appunti) ho sempre parlato poco del mio lavoro di giornalista di provincia.
Spesso, ho voglia di mollare, fare altro.
Lo raccontavo stamattina a un’amica, che lavora per una casa editrice.
E perché non lasci questa città?, mi ha chiesto.
Penso ai miei vecchi, hanno 82 anni, ci resterebbero male, abbiamo più o meno tutti quanti dei vincoli.
E il giornale, davvero potresti dare le dimissioni?
A volte le ho minacciate, e l’ho pure scritto.
E perché, poi, non lo hai fatto?
Perché i miei editori, fino a oggi, magari mi han fatto girare le scatole ma non si sono mai intromessi nelle scelte editoriali, e poi…
E poi?, mi ha domandato.

Le ho raccontato una cosa, io, a questa mia amica.
Due, tre giorni prima di Natale di tre anni fa. In redazione vengono i membri del consiglio di amministrazione, si fa così tutti gli anni. Vengono per il solito (e formale) brindisi.
Mentre si taglia il panettone e si dicono le solite cose che si dicono a Natale, una “mia” giornalista, una che parla con contagocce, si gira verso di me e mi dice, Ma tu ti sei reso conto del regalo che ti abbiamo fatto?
Io penso: sarò rincoglionito ma non ho ricevuto regali, e quindi taccio, e quindi le dico: Scusa, ma di che regalo parli?
E lei: sei direttore da un anno e mezzo e noi (il “noi” sta per sette giornalisti, una segretaria e tre grafiche) in quest’anno e mezzo non abbiamo mai fatto un giorno di malattia.
Son soddisfazioni, queste, che almeno un po’ ripagano dei bocconi amari.
Perché non è bello, oggi, fare il giornalista in Italia. Oddio, mica è colpa di Berlusconi: qui la stampa è stata sempre troppo servile. O almeno: questa era la mia impressione quando stavo dall’altro parte: quella del lettore.

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Informazioni su remo

scrivo. Ultimi libri pubblicati: Lo scommettitore (Fernandel 2006); La donna che parlava con i morti (Newton Compton 2007, fuori catalogo); Bastardo posto (Perdisa Pop 2010); Vicolo del precipizio (Perdisa Pop 2011); Buio assoluto (Historica, 2015); Vegan. Le città di dio (Tlon, 2016); La notte del santo, Time crime

8 thoughts on “una soddisfazione, almeno

  1. ciao remo, è un po’ che non commento anche se leggo quasi quotidianamente. ti immagino preoccupato, e vorrei vedere. spero che le cose si sistemino. intervengo ora per dirti che condividere la passione del lavoro con i propri collaboratori, lavorare in un gruppo affiatato che ti riconosce autorevolezza e che, mi pare, ti è affezionato è decisamente raro e prezioso. capisco che tu te lo voglia tenere stretto.

  2. Sono d’accordo su tutto con Melania e come lei, pur non lasciando commenti da tempo, ti seguo sempre. Forza e coraggio.
    Un abbraccio,
    Barbara

  3. melania, sì, ero preoccupato: c’erano testimoni che hanno o hanno avuto a che fare con il camcro e hanno fatto 2 ore di viaggio di andata più 2 di ritorno per colpa mia, e uno solo di loro, una donna, è stato sentito.
    ciao melania

    barbara, lo so, grazie.

    cara zena, lo so che tu ci sei sempre, un abbraccio ai tuoi argini e al tuo mondo che mi manca

    cara cristina, però a volte la stampa è coraggiosa, solo che non si vede; e certe volte il coraggio è nascosto in un trafiletto, scritto da qualche collaboratore coraggioso e passato da qualche caposredattore altrettanto coraggioso.

    ciao enrico,
    penso che non siam messi bene, oggi e che la stampa fa spesso danni. Se attacchi qualche potente ti vengono a chiedere, Come mai non hai sentito anche la sua versione? Ma quando la stampa parla dei poveri cristi questo dilemma non viene posto.

    nonsisamai,
    mio nonno perse una casa giocandola a carte. io avessi una casa potrei dire che magari la potrei perdere per questo processo. dal momento che una casa non ce l’ho… rischio comunque la mia macchina, quattro soldi quattro che ho in banca, e il pagamento di un quinto del mio stipendio a vita. ma son rischi che sapevo di correre,
    grazie comunque per essere spuntata in questo frangente, ciao

  4. faccio una cosa mai fatta.
    copio incollo un intervento su facebook (dove i miei post sono automaticamente replicati) di Paride Leporace, direttore (coraggioso) del Quotidiano della Basilicata, scrittore.

    Resisti Remo. Quel regalo misura la tua capacità di essere un buon direttore. I bocconi amari passano. Te lo dice uno che i vecchi editori hanno lasciato a piedi con una trentina di cause per diffamazione che hanno fatto la fortuna di quel giornale

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