Pubblicato da: remo | 5 giugno 2009

Il quartiere

La scrittura, io credo, deve essere un po’ come il respiro e il respiro, lo sa soprattutto chi fa yoga, “comunica”: se ci si avvicina a una persona agitata si può, respirando lentamente, aiutarla a ritrovare la calma.
In altre parole: io me ne frego abbastanza, in certe pagine almeno, della punteggiatura: perché quando voglio trasmettere ansia le virgole son di troppo e le caccio via (e così ho fatto nei miei libri).
Comunque.

L’incipit è questo.
Noi eravamo contenti del nostro Quartiere. Posto al limite del centro della città, il Quartiere si estendeva fino alla prime case della periferia….
eccetera
A leggerlo in fretta, come si vantano alcuni che leggono un libro al giorno, si corre il rischio di non far caso all’elemento nostalgico che è contenuto nell’incipit: Noi eravamo contenti del nostro Quartiere… il Quartiere si estendeva…
se si estendeva, evidentemente, qualcosa è cambiato quando il narratore racconta.
Poi, stessa pagina, si prosegue con la descrizione del Quartiere e di Firenze
Panni alle finestre, donne discinte. Ma anche povertà patita con orgoglio, affetti difesi con i denti. Operai, e più propriamente, meccanici, mosaicisti. E bettole, botteghe affumicate e lucenti, caffè novecento.

Eccolo il grande scrittore: Vasco Pratolini ti fa respirare Firenze (ci son libri, oggi, ambientati a Firenze, ma potrebbe essere Milano, ché Firenze è solo una citazione….).
E poi, proseguendo, siamo sempre alla prima pagina, ecco l’effetto maestoso:
La strada. Firenze. Quartiere di Santa Croce.
Ogni punto ha un suo perché, qui. Tre entità, un’unica entità, ma tre entità comunque:
La strada, punto. Firenze, punto. Quartiere di Santa Croce, punto.
La punteggiature come pausa, anche.
Fermati un attimo scrittore, ad ammirare.

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Responses

  1. Ammirano anche i non scrittori. Più di un attimo.
    Grazie Remo.

  2. Proprio così.
    Mi piace quando il punto ha il suo perchè.
    Mi piace assai.

  3. se posso…
    la descrizione della squadraccia che si muove per Firenze, ch’è la Morte che s’aggira per la Vita, in Cronache di poveri amanti: anche lì, c’è solo da esser sbalorditi.
    anche l’incipit del Quartiere, però :)
    e.

  4. Grazie!
    la lettura di questo post mi ha rasserenata.
    e non sto esagerando.

  5. davvero ,rasserenata è ,oggi ,parola grossa e cpaita di rado…occorre più Tempo per ripredere fiato ,quello del diaframma …grazie
    Tinti

  6. Stile.
    Adoro lo stile del punto.
    Secco.

    Ma ti dirò Remo, questa storia delle virgole che se non ci sono trasmettono ansia, mi ha intrigata una cifra.
    E se queste due virgole non le avessi messe?
    Bisogna saper mettere le virgole però, per poterle togliere.
    Sembra facile…
    Buona notte:)

  7. per favore, Remo, non mi intrigare Silvia con i punti e le virgole, che poi chi la tiene più? :-)

    lo so, sembra un o.t., ma non abbiamo detto che qui siamo come al bar di Luca?

    buon sabato a tutti gli avventori (da quando non si sentiva più la parola ‘avventori’?)

  8. così, cara morena, posso raccontare un retroscena del primo editing, appunto de Il quaderno, che mi fece Laura Bosio. Mi diede consigli preziosi, per esempio, aggiungere un capitolo, qualche indicazione qua e là; mi consigliò di togliere la parola “avventori”, troppo desueta, ma fu l’unico suo consiglio che non accettai: anche Luca Baldelli e i clienti di quel piccolo bar, in fondo, son desueti.

  9. ah, delizioso retroscena. grazie.

    e poi mi piace sapere che ogni tanto ci si può impuntare su alcune decisioni.

    e poi l’uso delle parole dipende anche dal contesto in cui vengono usate e dall’ambientazione che ha il romanzo.
    quindi, anche se non useremmo mai ‘avventori’ parlando con la vicina di casa, potrebbe essere invece la parola giusta in un altro ambiente e in un altro periodo.

  10. è Pratolini o ricordo male? Bè, se è lui c’è ben poco da stupirsi, secondo me. Semplice, efficace, descrittivo, privo di orpelli. Ottimo, insomma

  11. già, vasco pratolini. ero convinto d’averlo scritto (grazie enrico)


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