parole nuove

Questo post di Alcor mi ha fatto venire in mente tre cose.
La prima.
Che la parole nuove Cesare Pavese, così ho letto in un articolo di una terza pagina di non ricordo quale giornale anni fa, le segnava in un quadernetto, così feci la stessa cosa anche io, e cominciai, ricordo, con Il male oscuro di Giuseppe Berto, che mi insegnò almeno cinque nuovi vocaboli.
E che la parole nuove è giusto conoscerle, è giusto leggere, è giusto imparare, ma occorre poi dosarla la cultura acquisita.
La seconda.
E ho il ricordo di uno storico, di cui son stato allievo, Corrado Vivanti; non esibiva mai il suo sapere, parlando, ma leggendo Machiavelli e Guicciardini sì, e lo ammiravo, io, per questo.
La terza.
E mi ricordo un collega giornalista, anni fa.
Aveva un chiodo fisso: essere assunto in una grande testata.
Le ambizioni è giusto coltivarle. E lui le coltivò, non facendo mancare nulla, lui, alle sue ambizioni.
Amicizie influenti, e va bene. Iscrizione alla massoneria, boh, magari andava bene. Infine – era un po’ paraculo ma non era male – coltivò anche il suo sapere, utilizzando, per l’appunto, il vocabolario.
Ogni settimana, cercando a caso, imparava cinque parole nuove, una al giorno insomma perché il sabato è un prefestivo e la domenica si va a messa e poi si riposa, le trascriveva, e qui va bene, le usava anche nel giornale locale in cui lavorava.
Dirige un Bingo, oggi.

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2 pensieri su “parole nuove

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