L’avessi visto, gli avrei chiesto scusa

Devo chiedere scusa a una persona, anche se non servirebbe, però mi sento di farlo.
Allora, la persona è Giulio Mozzi. Non lo conosco bene, per quel po’ che lo conosco dico che lo stimo. Il primo blog che ho seguito è stato il suo – e quando si segue un blog tutti i giorni ci si affeziona, tanto al blog quanto a chi lo scrive -, poi, col passare del tempo, ci siamo scambiati qualche mail – e una volta mi ha dato un consiglio davvero prezioso -, ci siamo incrociati due tre volte al salone del libro, dove però solo una volta, davanti allo stand di Fernandel, abbiamo parlato (di Luisito Bianchi, della sua Bottega di lettura, di Sironi, di libri belli ma che non vendono…).
Allora, al salone del libro, escludendo i tanti amici che ho visto e quelli che non ho visto, ho incontrato scrittori che mi sono cari, come Barbara Garlaschelli, Marino Magliani, Francesca Bonafini, Rosella Postorino e Roberto Alajmo (e ho conosciuto – un vulcano di simpatia e di umiltà, anche – Maurizio De Giovanni, autore di punta Fandango con i libri del commissario che parla con i morti).
Avrei voluto vedere e salutare anche Luigi Bernardi
e, appunto, Giulio Mozzi.
A Mozzi, l’avessi visto, avrei chiesto anche scusa. Scusa, gli avrei detto, se tante volte, con altri, ci siamo detti che tu hai il brutto vizio di rispondere a una mail su cinque.
Allora, Mozzi è uno scrittore, ed è soprattutto un talent scout (con Sironi, Einaudi stile libero, Vibrisse). Quante mail riceverà in un giorno da me, da gente più famosa di me, da illustri sconosciuti, da conoscenti che poi s’arrabbiano – giustamente – se lui non risponde?
Torno al salone del libro. Arrivo che è sabato, ho con me il computer portatile con tanto di chiavetta. Poi, sto peggiorando lo so. Ho con me anche numero due cellulari. A un certo punto, ero all’aeroporto che aspettavo Laura Costantini, mi sono detto: ho rispondo agli sms e alle mail, e non vado al salone, oppure lascio perdere.
Non è la prima volta che maledico posta elettronica, cellulari e quant’altro.
Vigilia di Natale: mi rivedo, dalle 10 del mattino fino alle 19 di sera a scrivere mail. Per poi accorgermi, giorni dopo, di non aver pensato ad almeno due, tre persone che mi sono un po’ più care di altre (ognuno di noi, ha, no?, delle gerarchie affettuose?).
Ecco spiegato perché avrei voluto chiedere scusa a Mozzi.
Perché sono in torto marcio anche io. Uno vede una mail, la lascia stare e pensa Poi la leggo, oppure la legge e pensa Poi rispondo, e intanto il tempo corre e arrivano altre mail ed altri sms.
Ci son quelle legate ai miei libri, a questo blog, a face; ci sono quelle dei lettori del mio giornale, che magari mi scrivono per problemi un po’ più gravi, a volte anche per criticarmi, duramente.
Stamani no, ho ricevuto una bellissima mail. Sono orgoglioso di essere il lettore di un giornale libero, grazie direttore, c’era scritto.
Siamo fatti male, siamo egoisti, chiaro: a quel lettore ho risposto, ringraziandolo.
Buona giornata

PS Anche tra i lettori del mio giornale c’è chi, magari per posta, mi manda un manoscritto da leggere. Settimane fa un signore, invece, si è presentato e mi ha detto, Guardi che regalo che ho per lei. Un romanzo, scritto da lui. C’è rimasto male quando gli ho detto, scusandomi, che per ora non ho tempo.

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3 thoughts on “L’avessi visto, gli avrei chiesto scusa

  1. ho circa ottanta collaboratori del giornale, caro anfiosso, credo che almeno la metà mi scrissero, e qualcuno approfittò degli auguri per dire altro.
    cavolo, dobbiamo vederci a torino, combinare per una sera, se ti va. ciao

  2. [faccio un discorso generale, ovviamente, che riguarda il “rispondere” e non il “chi risponde e chi no”]

    sì. come cresce l’esposizione (in rete e non) aumentano le mail, le telefonate ecc.
    io – nel mio piccolo – rispondo a tutti. a tutte le mail e a tutte le telefonate, anonimi compresi.
    quando ho davvero molto da fare scrivo: “ok, leggerò quello che hai scritto, dammi un po’ di tempo. e magari fatti risentire, ché è facile che mi scordi”.
    scrivere quello che ho scritto qui sopra mi è costato circa 3, 4 secondi.
    non è tanto, posso permettermi di spenderli, e potrò sempre permettermelo.
    credo sia onesto, rispondere, sempre e comunque.
    oggi ho risposto – tra le altre molte mail – a un ****** che mi proponeva un corso pseudo master di scrittura di una rivista truffa. non trascrivo, ma c’ho messo 3, 4 secondi anche per quello.

    il mio consiglio è: rispondere, rispondere sempre, anche con un “non ho tempo, riscrivimi”.

    non è solo educazione, è che – prima o poi – le parti s’invertono, sempre. magari non con le stesse persone alle quali non s’è risposto – capita anche questo, eh! – ma prima o poi…

    ciao Remo!
    e.

    [prima o poi ti scrivo :D]

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