finché negli ospedali…

Ieri una signora, malata, che lotta per la vita, con dignità e forza, m’ha raccontato che è stata calpestata – è il termine giusto – in un ospedale.
Le han detto, Cosa pretende signora, tanto lei con la patologia che si ritrova…
Io credo che la civiltà di questa Italia si debba misurare proprio nei posti dove si soffre.
Le case di riposo, gli ospedali.
Dov’è la politica, dove sono i proclami, le promesse?
Sorge spontanea una domanda?
Succede anche in Francia, in Spagna, in Germania.
Mi dicono che succede: meno che qui.
E in Italia?
Non è così dappertutto ma finché negli ospedali (preciso meglio: in alcuni ospedali di alcune regioni) verranno trattati meglio quelli che hanno soldi e conoscenze, finché negli ospedali si sentirà dire a un anziano “come stai nonno?” significherà che siamo un grande paese incivile.
E senza speranza: perché io ancora devo sentire una forza politica che dica, con chiarezza, che la sanità italiana ha bisogno di una profonda rivoluzione strutturale e culturale: quella del rispetto.

(… e mi chiedo dov’è la sinistra. Mesi fa, nella mia città, ci fu un consiglio comunale aperto sulla crisi dell’ospedale cittadino. Ci andai.
Un consigliere comunale disse: Sappiamo tutti come vanno le cose a Vercelli. Chi non ha soldi è curato male, chi ne ha non ha problemi, perché si rivolge alle strutture private.
Era un consigliere comunale di Alleanza nazionale, ora PdL.)

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Informazioni su remo

scrivo. Ultimi libri pubblicati: Lo scommettitore (Fernandel 2006); La donna che parlava con i morti (Newton Compton 2007, fuori catalogo); Bastardo posto (Perdisa Pop 2010); Vicolo del precipizio (Perdisa Pop 2011); Buio assoluto (Historica, 2015); Vegan. Le città di dio (Tlon, 2016); La notte del santo, Time crime

7 thoughts on “finché negli ospedali…

  1. non ho capito, Remo,
    cioé:
    chi ha soldi si rivolgerebbe alle strutture pubbliche?
    Ha detto così. il pidiellino?!
    Mah….

    Mario

  2. Per ben tre volte in due anni gli bocciarono la richiesta d’accompagnamento. L’ultima volta, come le precedenti, esattamente sei mesi prima di morire, si recò accompagnato dal Figlio maschio e dal suo ormai esile corpo martoriato, a consegnare nuova documentazione presso la asl di competenza.
    “Ma non si vergogna?! Lei sta bene, viene persino con le sue gambe a far richiesta d’accompagnamento…”
    Così si sentì apostrofare da una dottoressa in quella fredda stanza d’attesa davanti ad altre persone.
    Quell’uomo non disse nulla, la guardò negli occhi e la seguì con lo sguardo sino a quando quel camice bianco scomparve dietro una porta di vetro.
    Non aveva problemi economici. Quell’Uomo, partito bambino dalla Lucania con la sorella maggiore, nel dopoguerra a Milano, aveva avuto fortuna, se l’era cercata la fortuna ed aveva poi, con i primi guadagni, saputo investire (“saranno le nostre pensioni”, aveva sempre ripetuto alla Moglie che gli è sempre stato accanto nell’attività commerciale). Quell’uomo aveva cresciuto i suoi tre Figli; aveva dato loro modo di istruirsi; detto loro persino una casa (lui che aveva vissuto da bambino in due stanze con nove persone, un maiale nel sottoscala e le galline in un altro); li aveva visti sposare ed aveva potuto vedere tre dei quattro nipotini… la Famiglia.
    La Famiglia c’era anche in questi momenti, soprattutto in questi momenti del bisogno. E quell’uomo soffriva. Era caparbio, lo era sempre stato. Non aveva mai chiesto niente ai Figli ed ora… si vedeva portato in braccio ogni mattina da essi per salire e scendere i tre piani di scale per raggiungere l’auto ed essere accompagnato alla quotidiana trasfusione all’ospedale del paese vicino. Non voleva vederli soffrire, non voleva vedere lacrime, non voleva rubare tempo alle loro vite… per questo aveva richiesto l’accompagnamento, previsto tra l’altro per la sua malattia: leucemia mieloide acuta, così avevano subito sentenziato i medici di Milano, Pavia, Bologna e Pisa.
    Quell’uomo morì, tre anni fa, un freddo marzo. Ma non quella frase… “”Ma non si vergogna?! Lei sta bene, viene persino con le sue gambe a far richiesta d’accompagnamento…”.
    La Moglie ed i Figli fecero causa alla Regione. Causa vinta, dopo tre mesi. Oltre all’indennità che fu riconosciuta, furono pagate altre spese. Quella dott.ssa rimossa.
    L’assegno che arrivò fu dalla Famiglia interamente devoluto al Policlinico S.Matteo di Pavia, struttura all’avanguardia dove si svolge un’intensa ricerca sulle leucemie. Struttura dove operano ancora “esseri umani” che trattano “esseri umani”, non malati da inserire nel ciclo della rottamazione.

    Papà, da lassù, già l’avrà saputo questa storia. So che non avrebbe mai approvato quella causa, ma confido, ora, in un suo sorriso ed in un suo perdono.
    Scusatemi, soprattutto te, Remo, se sono andato sul personale. Ma credo sia utile sempre combattere da una parte il malcostume e le defezione del sistema sanitario, dall’altro far emergere le “eccellenze”, che ci sono e sono la maggior parte.
    Buona giornata.

  3. queste che descrivi sono cose inaccettabili e intollerabili. leggo il commento di sandro e penso che ha fatto bene.

  4. dov’è la sinistra è una domanda che negli ultimi anni ha rivolto a tutti anche Pietro Ingrao. “La sinistra adesso è Prodi”, gli hanno risposto. E così ha spesso di chiedere. Non sia mai gli rispondessero “è Priebke”.

  5. Il paese è gravemente ammalato,
    e al momento non si intravedono
    medici e strutture ospedaliere
    capaci di risanarlo.

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