Pubblicato da: remo | 7 aprile 2009

Colonia (crescendo si diventa cosa?)

La prima cosa che dissi, appena vidi mio padre e mia madre alla stazione, fu: Il prossimo anno ci torno.
Ricordo che sorrisero.
Ricordo che poi mostrai le unghie a mia madre: No, non me le ero mangiate. Poi a casa andai da mio fratellino, che aveva pochi mesi e stava sul passeggino, Fabrizio…
Io continuavo a dire che mi ero proprio divertito.
E invece erano stati uno schifo quei venti giorni in colonia.

Di notte, se ti scappava la pipì erano… cavoli.
Svegliare la signorina non andava bene; andare in bagno senza avvisare la signorina non andava bene; farsela addosso aveva conseguenze mica da ridere: urla e, per punizione, niente bagno al mare.
Ci andavamo di nascosto in bagno.
Se ci beccava il vicedirettore era un calcio nel culo assicurato.
Eravamo i figli del popolo, i figli della Montecatini, evviva.
Sveglia al mattino con musica e tutti di corsa in bagno, a lavarsi i denti.
C’era un problema: fare la cacca.
Allora (ma questo l’ho capito dopo): avevano la fissa della masturbazione, credo.
Altrimenti non riesco ancora a capire la logica dell’irruzione: sì, irruzione. I bagni erano senza chiusura e tu, quindi, quando la facevi cercavi, con mani e piedi, di tenere la porta chiusa (il massimo della comodità). Perché sapevi che, all’impovviso, succedeva, e succedeva spesso, che il direttore, facesse irruzione, spalancando la porta…
A parte questo, e il cibo scadente (primo, risotto;  secondo, pomodori e patatine; era patatine come quelle dei pacchetti, una sottomarca, di sicuro, che a noi, però, piacevano), la vita in colonia non era poi così male: bagni, docce collettive, passeggiate, la sera, dopo cena, o tutti a cantare o, una volta a settimana, il film.
Il film, già. Mica era sempre festa.
La proiezione era  a sorpresa. O il solito western accolto dagli applausi (quanti saremo stati?, sui duecento penso) della folla di ragazzini da 6 a 10 anni, oppure, e non restava che guardare il cielo e pensare ad altro, ecco che, per la gioia e la cultura e l’avvenire dei figli degli operai della grande Montecatini, in via del tutto eccezionale proiettavano anche degli interessantissimi documentari sui prodotti (concimi, il famoso 10, 10, 10; 10 di azoto, 10 di fosforo, 10 di potassio) della grande mamma che dava il lavoro ai nostri padri.
(Come faccio a ricordare io del 10, 10, 10; lo raccontavo, poi, una volta a casa, a mio padre che, orgoglioso, mi spiegava…).
Ci sono andato quattro anni.
Raccontando bugie a tutti.
Ai miei, Si sta bene, andiamo pure a cavallo, dissi loro.
Ai compagni di colonia: dicevo che mio padre era un ufficiale a cavallo, tanto mica erano di Vercelli.
Ricordo di aver ricevuto lo zoccolo di qualche signorina in testa, qualche volta.
Ricordo le belle pinete della Toscana.
Ricordo le cartoline postali che, quando scrivevamo, erano soggette a censura: Guai a chi osava invocare: Mamma, vienimi a prendere.
Ricordo l’infermeria: ci andai una volta, c’era una suora grande e grossa, gentilissima. Eravamo ricoverati in due, io e una bambina, stessa stanza.
Passai due giorni belli, poi arrivò la cattiva notizia: Stai bene, sei contento di tornare a giocare?, mi fece la suora.
Non ricordo, no, nessuna masturbazione di gruppo. Ma ricordo un gioco: quando la signorina dormiva ci abbassavamo i pantaloni e fingevamo che le nostre piccole minchie fossero chitarre, e suonavamo, cantilenando qualcosa, e ridevamo, poi, di quel nostro gioco.
Il momento più bello era quello del ritorno.
Via le divise azzurre, tornavamo a indossare i nostri abiti.
L’ultimo giorno nessna irruzione in bagno, cacata in pace, amen.
Poi il treno, a dir bischerate (credo, ma non ho ricordi).
Poi arrivavo a casa, e dicevo: Un altr’anno ci torno.
Boh.

Ci sono andato per quattro anni. Ho iniziato che ne avevo sette, ho finito che ne avevo dieci.

L’ultimo anno, il quarto.
Dopo il viaggio, appena arrivati, ci mettono a letto. Abbiamo ancora i nostri vestiti, durerà poco.
Mi viene il magone e, quando vedo che tutti dormono, senza ritegno mi metto a piangere; e singhiozzo pure.
Arriva Silvana.
Era stata la signorina del secondo anno, vede che piango, si avvicina, sorride, mi accarezza i piedi, sta lì con me finché non mi addormento. Mi aveva visto più piccolo, lei, e più vivace.
Magari l’avrà pensato anche lei che mica è vero che crescendo si diventa forti.

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Responses

  1. Sarai mica stato alle colonie di Calambrone, o giù di lì?

  2. una volta sola
    ma la ricordo anche oggi a distanza di anni
    non ho mai più voluto sentir parlare di colonie
    a dire il vero non so nemmeno se esistono ancora
    una cosa è certa
    piangono, piangono tutti
    ci sarà pure un perchè no?

  3. lido di camaiore, sandro.
    buona giornata

  4. Remo, posso?

    PER L’ABRUZZO

    Offerte di alloggio:
    Numero verde: 800860146
    E-Mail: ufficiovre@protezionecivile.it

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    intestato a: Croce Rossa Italiana Via Toscana, 12 – 00187 Roma.
    Coordinate bancarie (codice IBAN) relative sono: IT66 – C010 0503 3820 0000 0218020
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    – SOCCORITORE VOLONTARIO

    Ogni singolo volontario deve obbligatoriamente compilare ed inviare la scheda tecnica, inviandola all’indirizzo mail emergenzaabruzzo@modavi.it indicando in oggetto:

    “Scheda tecnica_volontario_nome_cognome”.
    Info: http://www.modavi.it/

  5. l ultima immagine passa lo schermo…

  6. al lido di camaioreeeee! la conosco benissimo. remo non prendermi per una stupida ma i miei mi portavano al mare al lido e io mentre passavo davanti alla colonia che era alla fine di quel bellissimo viale dei tigli chiedevo alla mia mamma perchè non potevo stare con tutti i bimbi che erano là dentro invece di stare con loro e solamente mia sorella! (che fra l’altro mi faceva sempre i dispetti, anche se era ed è più piccola di me!)

  7. I giorni più brutti della mia vita, in colonia a Spotorno, Sette Bagni, lunghe passeggiate sotto il sole. la cosa più sofferta era la sete, dopo le passeggiate, ci davano da bere con dei mestoli prendendo dai bidoni del latte acqua e menta, ne avrei bevuto un bidone, invece una tazza e via. Il peccato era una fissa, ma cosa vuoi fare a sette, otto anni, l’ultima sera bisognava fare un falò con i giornaletti o giornalacci, ma gli unici che li guardavano erano gli animatori che flertavano tra di loro, ma loro mica li bruciavano. Una domenica venivano a trovarci i genitori avrei voluto tanto dirgli: ” portami a casa” ma loro dicevano che avevo bisogno del mare e ci lasciavano la, alla sera si piangeva senza ritegno, come hai fatto tu Remo, una vacanza di merda.

  8. E’ stato il trauma più forte della mia infanzia, quella colonia marina e ventosa dei miei cinque anni. E’ da allora che soffro di continue sindromi da abbandono.

  9. Cesenatico. Papà statale: colonia con suore.
    Incubo.
    Ricordo solamente che vomitavo in continuazione e non mangiavo niente. Pensai che mi avessero abbandonato in mezzo a gente cattiva. Le suore non sono sempre gentili e la psicologia era ancora in là da venire. Sono tornata a casa così malmessa che mamma appena guardatami esclamò: mai più. Fu la mia salvezza. Ancora oggi se vedo bambini che fanno il girotondo sulla sabbia mi sento a disagio.
    Bella storia con un filo di malinconica tristezza.
    A volte si guarda alla nostra infanzia anche così.
    Ciao Remo

    p.s. c’è da dire che le colonie fecero fare del mare a tanti bambini le cui famiglie non si sarebbero mai potute permettere un soggiorno sulla costa. A volte per motivi di salute, (allora eravamo gracilini) era importante fare del mare. Per l’odio come diceva la mia noni. Aveva ragione, però…
    bacetto

  10. bobboti non avevo letto. Se vuoi vengo a farti compagnia volentieri nella tua bellissima terra.

  11. in collegio tutta l’infanzia e l’adolescenza
    pessimi ricordi
    per tutta la vita il desiderio di cancellare.

  12. AAA!!! SE POTESSI CONTATTARE I MIEI VECCHI COMPAGNI DI COLONIA DEL 1951-52-53
    CASA AL MARE DELLA MONTECATINI (lido di Camaiore -LU)
    SE QUALCUNO PER CASO DOVESSE LEGGERE QUESTO MESSAGGIO

    LA MIA EMAIL-novarobisconti@alice.it

    Contattatemi

    Novaro Bisconti -Piancastagnaio Via Gramsci 490 (SI)

  13. Mi farebbe piacere ritrovare le compagne/ni di colonia, ma purtroppo, non ricordo con precisione gli anni, presumo siano tra il 1964/65/66/67/68, ero alla CASA AL MARE DELLA MONTECATINI (LIDO DI CAMAIORE) LUCCA. Ricordo le divise rose con il pagliacetto sotto, il costume terrificante rigorosamente nero e di lana, sia per noi femminucce che per i maschietti, le zoccole di legno e cuoio e… un introvabile e stupendo zaino in tela e rifiniture in cuoio e….la voglia di tornare a casa dalla mamma.
    noblesse-oblige@virgilio.it

  14. Sono stato alla colonia della Montecatini di Lido di Camaiore negli anni 1959-60-61-62-63 li ricordo con simpatia, in spiaggia tutti sotto al tendone, il bagno di pochi minuti con le signorine che formavano un cordone oltre il quale non potevamo andare, le passeggiate tutti in fila per tre con gli zoccoletti ai piedi, le merende nella splendida pineta………… vecchi e cari ricordi…………….

  15. Ciao Rosanna, sono della prov. di Novara. Abito a Omegna,sul lago d orta. Ho letto tutto e tutti, piena condivisione! ho incominciato il ” giro delle colonie della Montecatini nel 1964 a Marina di Massa. Ponte di legno BG nel 1965 e 1968. Lido di Camaiore nel 1966,1967 e 1969. Chissà sè esiste ancora il vicino Ristorante Arlecchino? DANIELE Classe 1959.

  16. Bene Signori e signorine,con piacere ho letto i vostri commenti
    per me commoventi, (Ricordi di infanzia indimenticabili per me).
    Ho un bellissimo ricordo della colonia,(o casa al mare della Montecatini,scritto sul tetto del vecchio ospedale militare costruito nel 1917.)
    Purtroppo la nostra bella Colonia e’ stata abbattuta circa trenta anni fa,
    e’ rimasto solo uno spazio verde al posto della pineta, con ancora un metro della siepe sempre verde che divideva la pineta dal pronto soccorso.
    al posto della colonia hanno costruito dei fatiscenti negozietti.
    se a qualcuno venisse voglia di vedere le foto della colonia di lido di Camaiore,le potete trovare e vedere nel mio sito di facebook (Novaro bisconti.)
    attenzione! la foto e quella dell’abbazia Cistercenze di Abbadia san Salvatore.

    Tantissime buone cose a tutti, e tanta felicita.

    novarobisconti@alice.it

  17. C’ero anche io negli anni dal 1959 al 1963. Non sapevo che prima fosse un ospedale militare. Certo è che i ‘luoghi’, certe strutture edilizie, a volte influiscono anche per la conformazione sulla vita di chi viene ospitato: e la vita, in colonia, era certamente tutta programmata da mattino a sera, come una caserma appunto.


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