dolce morte

Dopo il caso in Belgio, un’altra anziana sana ha chiesto l’eutanasia. La donna, australiana, vuole morire accanto al marito malato terminale e la clinica svizzera “Dignitas” ha annunciato che la aiuterà in questo ultimo viaggio. Per il fondatore dell’istituto, Ludwig Minelli, il suicidio assistito è una “meravigliosa opportunità”. La struttura ha già praticato la “dolce morte” a oltre un migliaio di cittadini britannici. (Tgcom)

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9 pensieri su “dolce morte

  1. Che è soltanto GIUSTIZIA.
    CIVILTA’, ma nel nostro Paese ( e faccio fatica a scriverlo maiuscolo) la vita dev’essere di chiunque, tranne di chi la vive.

  2. Come ho già scritto in un mio post, non avrei mai pensato di dover difendere il diritto alla morte ma ancor meno (ed allargo il discorso all’ennesima vergognosa proposta di legge della repubblica italovaticana) avrei pensato di dover difendere la mia volontà dalla possibilità che il mio corpo possa sopravvivergli.
    E’ ormai evidente che il pieno possesso delle facoltà mentali non conta più niente, che il nostro corpo è una specie di bene pubblico del quale non possiamo disporre secondo la nostra coscienza. Possiamo scegliere la nostra vita finchè siamo in grado di gestirla da soli ma se domani perdessimo questa facoltà, o semplicemente scegliessimo che quella che stiamo vivendo non è più una vita che noi ritenessimo degna di essere chiamata tale, dovremmo comunque affrontare un destino scelto per noi da altri esseri umani.

    Arriverà il momento…

  3. dignità, oscillazione non antitetica tra vita e non vita, in una parola: libertà di fare del proprio corpo ciò che più aggrada. Ci sono passato da poco: 20 giorni fa ero praticamente in sospeso tra invalidità permanente (vita?) e fine eventuale. Si è aperta una terza strada (chirurgica) e sono di nuovo in corsa (integro come prima). Ma Dignitas l’avevp presa seriamente in considerazione. Ciao Remo, conosci il mio vero nome

  4. Mi sento in parte favorevole alla “morte dolce”, però ho come la sensazione che anche i controlli più scrupolosi ed estesi sulla salute del malato e la sua situazione economica potrebbero non essere in grado di esorcizzare quattro fondamentali preoccupazioni:
    la prima è che il dolore stesso che si cerca di fuggire puo’ essere motivo di tale scelta suicida definitiva…il dolore puo’ rendere irrazionale appunto la scelta… una donna inoltre non puo’ scegliere di morire col marito che è malato terminale solo perchè sarebbe doloroso restare in vita senza di lui…ci sono donne che continuano a vivere dopo il compimento dei 90 anni di età e che sono vedove da 15 anni che non se la passano malaccio…l’elaborazione del lutto spesso avviene in modo molto naturale, e la pace viene finalmente riconquistata dopo alcuni anni…la seconda preoccupazione riguarda la condizione economica del suicida, che non sempre si puo’ considerare nullatenente…quantomeno ha diritto ad una assistenza medica pubblica oppure ad una pensione di invalidità o vecchiaia o anzianità…in sostanza, siccome lo stato risparmia soldi dopo il suicidio di un anziano, la pratica potrebbe essere presto promossa come la più soave delle scelte anche se così non è…il problema etico potrebbe nascere se il malato invece lascia dei debiti ai vivi e se tali debiti impongono vite di grande sacrificio e di restrizioni a coloro che sono rimasti…se coloro che restano in vita fossero costretti a non avere un figlio oppure a lavorare incessantemente per pagare i debiti…ecco, in tal caso la scelta scelta potrebbe avere una finalità etica…il quarto ed ultimo punto riguarda la situazione penale di chi abbia fatto del male al malato terminale in vita; spesso i malati sono vittima di violenze, fisiche, psicologiche, sessuali, spesso sono vittima di errori medici, o al peggio di tentativi di omicidio…in questo caso la morte diviene l’unico modo da utilizzare per discolpare i colpevoli, per mandare letteralmente in vacca delle indagini, per cremare un testimone scomodo…questi sono i motivi per i quali non mi schiero contro la eutanasia o il suicidio assistito ma non sento profonda stima per coloro che assistono i malati a suicidarsi…

  5. ciao christian, ascolta questa storia.
    a un uomo giovane diagnosticano un malaccio che gli cresce nel cervello ogni giorno di più.
    un medico dice alla sorella di quest’uomo: vivrà due, tre mesi al massimo, soffrendo dolori lancinanti, sarà una tortura… se fosse mio fatello sa che cosa gli consiglierei signora? gli consiglierei di buttarsi giù dall’ospedale…
    la sorella di quell’uomo non seguì il consiglio del medico.
    tempo dopoperò mi disse: avrei dovuto, invece

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