Libri traditi (prima parte)

così, di fretta ché oggi son di fretta, vado avanti sui libri trovati in cantina.
due di loro sono amori ripudiati e poi ritrovati.

Il libretto rosso di Mao.
Avevo 13 anni, capivo una sega di politica. Sapevo che mio padre era comunista, ma che non bisognava dirlo, perché i comunisti, allora, li licenziavano.
A me Mao non è che piacesse molto: faccia troppo rotonda.
Meglio la barba bianca di Marx, il pizzetto di Trotzkij; ecco, vedevo in Trotzkij una specie di cugino di Yanez, meglio loro dei troppo impegnativi Lenin e Sandokan.
Comunque: quel libro, che io e un mio compagno acquistammo non mi ricordo bene dove, aveva il fascino del proibito.
La mia prof di italiano era fascista e in classe parlava male dei comunisti; mio padre e mia madre se mi avessero beccato con quel libro mi avrebbero fatto un culo tanto.
Allora, ricordo questo: lessi una pagina e non ci capii niente. Però a parte Mao, la copertina rossa era bella.
Bella e proibita, appunto; e io e quel mio compagno di scuola ci scambiavamo un cenno d’intesa: era in cartella o sotto il banco, alla faccia della prof che rimandò sia me che lui e che quando diceva la parola “comunisti” sembrava dover vomitare.
Un giorno io e quel mio amico, con un nostro compagno di classe ci vantammo di avere, oltre a certe figurine Panini, anche il libretto di Mao. Lui però ci disse: Occhio, che se vi becca la Pula.
Ah.
Non avevo paura della Polizia. Ma del culo successivo di mia madre sì. E quando due settimane dopo seppi che la Polizia, per davvero però, aveva fatto un’ispezione notturna a casa di un giornalista del Giorno che simpatizzava per i maoisti, decisi di gettarlo via.
L’ho ricomprato un cinque sei anni fa.
Mao non mi piace, ho in uggia lo stalinismo.
E non ho provato nemmeno a leggerlo.
La copertina però è bella: mi ricorda il 1969, un mio compagno di scuola e una vecchia prof fascista che in seconda media mi rimandò e in terza mi diede otto.
Era una gran brava persona: quando mi diede otto, ovvio.
(E poi: era “comprensibilmente” fascista, dal momento che i suoi genitori, ma questo lo venni a sapere anni dopo, erano stati fucitali dai partigiani comunisti).

Poi ho ripescato un altro libro tradito: David Crockett a Baltimora di Tom Hill.
Venduto, poi ricomperato, al mercatino dell’antiquariato. Ma questa la racconto un’altra volta.
Comunque. Tutta colpa di una donna. Cioè: una bambina: era sempre il 1969 e mi innamorai per la prima volta. Avevamo dodici anni.
Il mio tempo è scaduto.
A stanotte per chi di notte sta sveglio o a domattina, verso le dieci, quando mi sveglio dopo cinque ore di sonno.
E buon giovedì.

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13 pensieri su “Libri traditi (prima parte)

  1. enrico ripigliati: certe battute non sono da te.
    quasi quasi ti cancello il commento.
    non per altro, perdi fascino, poi è dura recuperare.
    un po’ come la borsa

  2. Rosso smagliante. Sovracopertina di plastica.
    Stampato a Pechino nel 1967, seconda ristampa nel 68 per l’associazione Italia-Cina Italia -Albania. Allora lo sventolavo con una certa aria di sfida.
    Ora sta li nella libreria con altri cimeli a ricordarmi quando avevo tanti sogni…

  3. mica ho capito.
    “era sempre il 1960 e mi innamorai per la prima volta. Avevamo dodici anni.”
    nel 1960 io avevo 4 anni.
    e tu pure.
    o mi sono persa qualcosa?

  4. minchia marina
    l’ho scritto che ero di corsa e tu subito a infierire
    1969
    corrego
    (non rileggo mai i post)
    ciao marina

  5. Anch’io, come Renato,
    libretto rosso plasticato piccolo, stampato in Cina,
    acquistato pre ’68 in libreria libertario-sovversiva di Via Sant’Anselmo,
    non so se l’ho buttato,
    credo che sia a casa di mio figlio.
    Frasi molto ambigue, interpretabili in vari modi, tanto da parere davvero lo stereotipico emblema dell'”enigmatismo cinese”.
    Lui, invece, teneva sul comodino un famoso, antichissimo libro di storia, filosofia, di condotta militare cinese, lo Xuan Tzu.
    Mao fu un grande imperatore,
    almeno sotto di lui i cinesi hanno smesso di morire di fame e la servitù del gleba finì.

  6. davy crockett a baltimora. Vecchie edizioni della fabbri. li ho ancora tutti. quali ricorsi fai rievocare carp remo

  7. giorgio,
    fu il primo libro che comprai, nel 1963 o 64, mettendo da parte le 10 lire e mentre le mettevo da parte andavo, tutte le sere, a vederlo in vetrina: temevo fosse l’unica copia, temevo lo prendessero altri.
    costava 150 lire e 150 lire, allora, eran soldi.
    mio padre, in fabbrica, guadagnava 80mila lire

  8. Io no, niente librettino rosso. Eppure l’età l’avevo, più o meno la tua, mi sembra di capire. Ma anche io Mao, mica lo capivo tanto e tutta questa esaltazione su di lui da parte di qualcuno. Un giorno questa storia andrà scritta.

  9. Nel 1969 mio padre era di leva nei Carabinieri e mia madre 17enne trepidava a casa sommersa dalle cartoline stampate con gli amanti a colori e le rose rosse in rilievo. Di me, neanche l’ombra.
    Han sempre detto poco di quegli anni, però.

  10. Ci sono libri che i “comunisti” dovevano leggere per forza, altrimenti non erano comunisti. Poi dentro all’apparato dovevano dire che gli erano pure piaciuti, nel contenuto, oltre alla copertina:)

    Io non so di cosa ho nostalgia adesso. Non ho copertine che mi piacciono, nemmeno quella di Linus che non molla mai.

    Però mica sono contenta veh! Manco un po’.
    Buona:)

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