qualcuno conosce una certa Fulvia?

Non ricordo, ora, l’esatto titolo del libro. Non sono a casa, ora. So che quel libro è su uno scaffale a sinistra della mia scrivania.
So che costava 50mila lire.
So che mi serviva per un esame su Dante, Petrarca e Boccaccio.
So che l’ha scritto Gianfranco Contini.
So che non è mio: è un prestito. Che vorrei restituire.

Palazzo Nuovo, Torino, è il 1983.
Seguo le lezioni di Stefano Jacomuzzi. Su Fogazzaro, Pascoli, il Modernismo.
Eravamo una trentina, certi giorni dieci, certi giorni cinquanta: va così l’università. Io, quell’anno – mio padre sarebbe orgoglioso di me, leggendomi, ora – non persi mai né una lezione al mattino né un turno in fabbrica, il pomeriggio.
In un mese invernale che non ricordo, forse dicembre, forse gennaio, arriva una nuova studentessa: e prende posto accanto a me e a una ragazza di Asti, Laura.
Si comincia a far gruppo, ma in buona sostanza siamo timidi tutti e tre.
Fulvia, che se non sbaglio (non credo di sbagliare) era di Agliè, aveva fatto il passaggio: da giurisprudenza a lettere. Per questo si era aggiunta in ritardo.
Era più brava, rispetto a me e Laura. Studiava di più.
A maggio decidemmo di dare l’esame tutti e tre insieme.
Fulvia passò per prima. Stefano Jacomuzzi s’illuminò d’immenso nell’ascoltare le sue risposte. E 30 e lode fu. Poi toccò a me: 28. Era il mio primo esame; il giorno dopo avrei festeggiato con le operaie del reparto confezione, in fabbrica, tutte più vecchie di me. Andò bene anche a Laura di Asti: 28.
Ci salutammo, finiva lì. Tre persone che si son conosciute, han dato un esame, e magari si incontreranno ancora oppure no. L’università è grande, il mondo, però, è piccino.
Io e Fulvia ci reincontrammo: Storia del Risorgimento. Altre lezioni, altri seminari.
Io ero sempre di fretta, lei era sempre sulle sue.

Un mattino arrivo a Palazzo Nuovo. Si entra, si gira a sinistra, dopo le bacheche, verso la facoltà di Lettere. Mentre cammino, sento qualcuno che mi raggiunge correndo, mi batte sulla schiena: mi volto: è Fulvia. Mi sorride, mi dice: Sai, ho pensato a te, in questi giorni, al fatto che lavori, che hai una bambina piccola, sai, volevo dirti che sei davvero bravo e che per qualsiasi cosa io per te ci sono.
Ne approfittai dell’amicizia di Fulvia: gli appunti delle lezioni che non potei seguire, poi, me li passò sempre, puntuale.
Poi dovevamo dare, insieme, l’esame di Letteratura: sul Purgatorio (docente Marziano Guglielminetti). Mi passò gli appunti, mi prestò il libro del Contini, costa cinquantamila lire, almeno tu risparmia, mi disse.
Poi successe che io per qualche anno mollai. Lei, invece si laureò presto. Ci sentimmo, dopo la sua discussione, non era molto contenta del voto finale, niente 110.
Anni dopo sono a Torino, in via Po.
Sono maledettamente di fretta.
La vedo con delle amiche, ride e scherza,ridono e scherzano.
Son tentato di raggiungerla, poi mi fermo: stanno ridendo e scherzando, sono amiche in una bella giornata di primavera.
Dovrei andare da Fulvia – penso in quel momento – e dirle cosa ho fatto io negli ultimi anni, e chiedere a lei
(un po’ come la canzone di Guccini: dieci anni da narrare l’uno all’altro, ma le frasi rimanevano dentro in noi…).
La guardai, ma non mi avvicinai.

ogni tanto vedo quel libro che mi prestò; dentro c’è la sua grafia, piccola e ordinata (il contrario della mia, a volte grande a volte piccola, sempre disordinata).
giorni fa sono andato nel baule dei ricordi.
le vecchie buste paga da operaio nemmeno ventenne (la prima, del 1976, era di 79mia500lire), le vecchie agende, di cui ricordo alcune frasi (“il mio compleanno oggi: 28 anni, 8 esami, una figlia”).
ho cercato in tutte le agende, alla fine, dove c’è la rubrica: e ho trovato Fulvia, ma, cazzo, niente cognome: allora ho cercato nell’agenda del 1983 e del 1984, e ho trovato anche Laura, la ragazza di Asti: niente, c’è solo scritto il nome).
Qualcuno conosce una certa Fulvia di Agliè, che si è laureata in storia del risorgimento, che era fidanzata, all’epoca, con un ragazzo che studiava giurisprudenza, e che era timida ma molto, molto gentile?

(Sono due anni che ripenso al suo cognome,e proprio non mi viene; era Fulvia, per me, e basta.
però ricordo molto bene il giorno prima del primo esame, quello del 30 per Fulvia e del 28 per me. Io che le telefono, lei che mi dice, sto ripassando e sto prendendo il sole, e cominciamo a parlare di Fogazzaro e del Modernismo e di Romolo Murri e di cosa faremo da grandi)

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12 pensieri su “qualcuno conosce una certa Fulvia?

  1. sono due grandi.
    pascoli non è il poeta del famciullino, e basta.
    c’è il pascoli sperimentatore, quello del senso dell’isolamento cosmico di perle come Alexandros.
    … il sogno è l’infinita ombra del vero.

    e così pure per fogazzaro.
    sminuito da Piccolo mondo antico.
    marina di malombra fu un romanzo innovativo per l’epoca. e Piccolo mondo moderno e Il santo sono due ottimi libri.
    per nulla superati.
    la tematica religiosa, per esempio. fogazzaro simpatizzava per una chiesa liberale, aperta al dialogo con i laici.

  2. Eh, no, no. Fogazzaro non smeriglia un bel niente! Non me lo toccate…

    “la vita è un oscillare eterno tra il cielo e l’inferno”

    Marina di Malombra, oh!

    Curiosità: ma come, il primo esame su Pascoli e Fogazzaro? Ma che, non si comincia dalle origini, Petrarca, Dante e Boccaccio etc…?

  3. era unesame di Soria della letteraura moderna e contemporanea.
    un piano di studi in ordine sparso, infatti.
    mi sa che funziona ancora così, cara monia.
    (te l’ho raccontato, mi pare di sì, che sono anche andato a vadere la casa di fogazzaro, sul lago di lugano)

  4. Malombra l’ho letto tanto tempo fa, neanche me lo ricordo più, purtroppo, maricordo che mi era piciuto tanto.

    @Enrico: ma più smerigliatore di Carducci, scusa? secondo me, eh.

  5. carducci è un fuoriclasse della smerigliatura, è vero. ma il Nobel non glielo assegnai io. Peraltro anche quasimodo e la deledda non mi sembravano fulmini di guerra.
    remo, ho “sparato” un po’: Malombra è una gran cosa e l’alexandros di pascoli è alta classe. In generale, però, mi ammorbano.

  6. Scusa eh, ma Facebook a che cosa serve? Aveva un cognome o lo aveva un conoscente comune…:-)

    Fogazzaro non smeriglia! Adoro Fogazzaro e ricordo anche un
    “Malombra” televisivo con Marina, Marina…?

  7. rossana, quando non ricordi un cognome fece non serve a una mazza.
    e poi mica c’è il mondo su face.
    dove lavoro io siamo in tredici.
    ci sono solo io.
    tra gli ottanta collaboratori, invece, ce ne sono una decina. e si tratta di gente giovane.

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