Pubblicato da: remo | 24 febbraio 2009

2 – Pensavo a uno scrittore…

Tra il primo romanzo interrotto, scritto a 23 anni, e l’inizio della stesura de Il quaderno delle voci rubate, pallottoliere alla mano, corrono quindici anni.
Per quindici anni il sogno di diventare uno scrittore io l’ho abbandonato.  Scrivevo e distruggevo copioni teatrali, poesie, un’infinità di primi capitoli di possibili romanzi. Poi scrivevo lettere agli amici. E avevo (ho ancora) agende piene zeppe di appunti con, anche, brani ricopiati da alcuni libri (Pratolini, la Allende, una pagina di Un uomo della Fallaci, tanto Pirandello, Artaud, Berto…).
Rifiutavo di leggere i contemporanei, forse perché volevo pensare a cose passate. Però scoprii Bukowski, quando ancora non era un’icona da quattro soldi dei compagni di sbronza.
Era, a mio avviso, altro: l’erede dei poeti maledetti o della scapigliatura.
Scandalizzare i buoni borghesi, insomma, ma non solo: meglio l schifezze, che si vedono, di un barbone rispetto alle schifezze, nascoste e mascherate, dei buoni americani.

Comunque: addio sogni di gloria letteraria, per anni e anni. Che poi: gloria letteraria, allora, per me significava una sola cosa: pubblicare un libro, non importa(va) con chi.
Insomma, quando a Vercelli vidi Lalla Romano e Vincenzo Consolo e Manlio Cancogni pensai che fosse gente fortunata. Scrivevano storie. Erano quello che io avrei voluto diventare,  ma senza riuscire.

… ma nella mia testa la figura dello scrittore non coincideva con le immagini di Lalla Romano, Consolo, Cancogni….

Ho una quindicina d’anni. Guardo la televisione insieme a mia madre che guarda e cuce.
C’è un film americano di cui, ora, non rammento, né l’inizio né la fine Nè il titolo.
Ma rammento – e bene – alcune immagini: dello scrittore che, ogni mattina, va a controllare la cassetta della posta per vedere se una casa editrice ha preso in considerazione un suo manoscritto.
Vede che non c’è nulla, guarda il vuoto, ma poi torna in casa: e continua a scrivere, lui.
Ecco, quello era per me lo scrittore. Nella mia testa lo è ancora.
Uno che aspetta. Uno che sogna. Uno che scrive.

E quando, avevo 38 anni giorno più giorno meno, comincio a scrivere Il quaderno delle voci rubate, non penso che lo finirò.
Non mi sentivo nemmeno all’altezza dell’aspirante scrittore che, ogni mattina, aspetta.
E’ per caso che iniziai a scrivere Il quaderno, che, ricordo, è un libro messo in vendita solo a Vercelli e che io ho regalato a tanto amici blogger. E’ per caso e non per caso, anche.
Ma di questo ne dirò, spero presto.

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Responses

  1. […] Articolo Originale: pensavo a uno scrittore… posted under Film, News, Rai, Spettacolo, […]

  2. Credo che sia molto bello scrivere storie. E’ un po’ come rinascere ogni volta, presumo.

  3. Un po’ ti invidio. Non ho la costanza dello scrivere e manco la capacità, e me ne spiace. La maggior parte delle storie che invento sono come spermatozoi che mancano l’ovulo: si perdono, chissà dove.
    un saluto.

  4. Io voglio solo leggerti, leggerti, per cui continua!

  5. mi è piaciuto tanto questo post.

  6. io son qui che aspetto ancora la copia che mi avevi promesso… ;-)

    baci

  7. Ho anch’io questa immagine dello scrittore… peccato che una persona debba anche andare a lavorare per mangiare…

  8. io sono felice di averlo avuto e di averlo letto.
    :-)

  9. Bel post. Mi riconosco in molte cose: l’attesa, i sogni, e anche l’aver abbandonato la scrittura per poi riprenderla (dopo 6 anni, nel mio caso).

    Simone


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