Pubblicato da: remo | 22 febbraio 2009

1 – I miei libri [minchiate giovanili]

Voglio, o vorrei, ché ci sto ancora pensando, raccontare, qui, a puntate (ma cose brevi, cinque, sei capitoletti) la storia dei miei libri, come sono nati, a chi li ho fatti leggere, gli editing e i non editing, i grandi mal di pancia, quanti soldi ho guadagnato e quanti soldi ci ho rimesso, alcuni retroscena.
Magari senza fare nomi, non per altro: ho già tante altre grane di mio e poi l’iportante, in alcuni casi, è il problema; dire un nome e un cognome, spesso, serve a niente.
Magari serve a chi vuole scrivere, magari interessa.

Parto da lontano.
E’ il 1979.
Ho ventitré anni. Mia moglie (ora ex, sono risposato) è incinta. Io ho qualche problema di salute. Lavoro in fabbrica. Sono un sindacalista Cisl (metalmeccanico, carnitiano. Ho messo da parte l’idea di lavorare e studiare.
Una domenica prendo la macchina da scrivere Olivetti e inizio a scrivere una storia che non ho mai finito.

A settembre, svegliarsi alle cinque del mattino non è più piacevole degli altri mesi dell’anno, ma questo viale lungo lungo che conduce all’entrata della fabbrica è così pieno di foglie secche che, quando le calpesti, non ti fanno passare il sonno ma, almeno, ti fanno apprezzare un po’ la vita. Chissà, forse sto pensando così perché sta albeggiando, e poi mi sento allegro perché oggi è giorno di paga, e poi mi piace guardare il cielo quando in cielo ci sono, insieme, ancora per un po’, il sole e la luna… ma meglio non esagerare con queste felicità mattutine: il cancello d’entrata della fabbrica ormai è vicino

…. sono undici cartelle, in tutto, spazio uno. Con correzioni a penna biro.
Non continuai, non ricordo perché lo misi da parte, quell’abbozzo di racconto, ma non ricordo nemmeno perché non lo distrussi, perché io, dai venti ai trentott’anni, quando iniziai a scrivere “Il quaderno delle voci rubate” non ho fatto altro che scrivere e distruggere, scrivere e distruggere.

Da ragazzo, e anche poi, avevo scritto poesie, orribili.
Una di queste è citata nel romanzo interrotto dei miei vent’anni.
Ma risaliva a tre anni prima, quando di anni ne avevo diciassette (siate benevoli, quindi).

I miei occhi hanno pianto e le mie mani tremavano
ma a loro questo non importava
ed hanno preso la mia valigia, ed hanno preso i miei ricordi.
Il mio cuore palpitava di rabbia
ma loro hanno riso
ed hanno letto per la strada, deridendole, le mie poesie.
Il mio biondo amore mi è passato vicino
ma non mi ha riconosciuto
ed ho implorato sette volte la morte.
Poi un mio compagno è accorso in mio aiuto
ma anche lui è stato umiliato
e dalle mia lacrime e dal suo sangue è nato un fiume.
E i miei occhi piangevano e le mie mani tremavano
e loro ridevano di noi
e ci hanno insultati, denudati, picchiati
Ma dal sangue nasce un pugno
che è giustizia, vendetta e amore
e nulla, nemmeno loro
lo fermeranno.

Insomma, in quel libro interrotto, scritto a vent’anni, avevo riesumato una poesia scritta a diciassette, nel mio momento “comunista”.
Ricordo ancora che la scrissi e poi andai al bar, frequentato da ragazzi che militavano nel Movimento studentesco (erano stalinisti, quindi; io no, sempre stato antistalinista).
Comunque.
Dissi loro.
Scommetto che non la conoscete questa, è di Pablo Neruda.
La lessi.
Bella cazzo, disse uno di loro, con cui litigavo spesso (io gli dicevo, Viva gli anarchici e i trotzkisti, abbasso Stalin).
Sorridendo, gli dissi: L’ho scritta io.
Gli piacque lo stesso.
A vent’anni, certe minchiate piacciono.

Stesso anno. Sono a Cortona. Ammazzano il maiale. E’ inverno, fa u freddo infame. Siamo tutti davanti al camino, che riscalda. A un certo punto mi bruciano gli occhi, così esco e vado in aperta campagna.
Fa freddo, sì, ma mi piace sentire il vento sulla faccia, e penso una cosa, che scriverò quel giorno stesso

Se il vento fosse nero, io l’amerei lo stesso
se invece fosse rosso, l’ammirerei per ore
se il vento fosse piccolo me lo porterei appresso
e se fosse una donna io ci farei l’amore.

Minchiate giovanili, insomma.
Di cui però ero consapevole.
Solo una ventina d’anni dopo, nel 1994, decido di provare a scrivere una storia.
Il quaderno delle voci rubate, insomma.
Il mio libro quasi fantasma, che è uscito solo a Vercelli.
Ma ne dirò tra qualche giorno, se interessa.

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Responses

  1. Sì, interessa :-))

  2. idem
    …ciao faccino di annalisa!

  3. ciao Remo! ricordo di aver letto anche un tuo libretto di poesie all’inizio degli Anni Novanta, che circolava tra i collaboratori della Sesia… o sbaglio?

    Giovanni

  4. ciao Giovanni, che piacere risentirti dopo anni
    scrivimi, mi farebbe piacere sapere che fai e dove sei (in svizzera?); hai pubblicato altre cose di cinema?
    comunque, sì, girava un libretto con mie poesie.
    c’erano anche quelle del post, più altre, dei miei trent’anni.
    di quei libretti ce ne saranno ancora una ventina di copie.
    li ho usati tutti per bruciare la legna del camino…
    ciao giovanni

    e un saluto a ginni, annalisa e a chi passa da queste parti

  5. Se il vento fosse nero, io l’amerei lo stesso
    se invece fosse rosso, l’ammirerei per ore
    se il vento fosse piccolo me lo porterei appresso
    e se fosse una donna io ci farei l’amore.

    … un Cecco in erba….
    Raccoglierò.

  6. è un sondaggio? sì, mi interessa

  7. E’ bellissimo Remo “Il quaderno delle voci rubate”.
    Lo faccio “girare” perchè mi è piaciuto tanto.
    Buona giornata.

    p.s. anche io amo il vento, anche adesso che sono una cornacchiona, e per me porta con sè tutti i colori. Dicono che siano i matti ad amare il vento…

  8. Ciao Remo…
    Proprio tu mi hai regalato “Il quaderno delle voci rubate” – senza dedica perché ci dovevi pensare e forse ci hai pensato troppo!
    :-)
    Non lo dico per dire: vita vissuta, sentimenti veri, forti, il senso della vita di paese, la provincia che sai raccontare benissimo… durezza e commozione che si alternano.
    MLR

  9. Che bella idea! Continua, please.

  10. però, remo, lo sgozzo del maiale era una festa. all’alba e con un freddo cane, ma che odori e che sapori. noi si cominciava facendo colazione con il fegato e cipolla. e poi la braciola cotta sulla piastra della stufa… eh, bei tempi senza gotta!

  11. interessa sì, tra l’altro ce l’ho e andrò pure a rileggerlo.
    ed è bello sconoscere la vita, i sentimenti, le emozioni dell’essere a tutto tondo che sta dietro le parole di chi scrive.
    grazie di raccontarti.

  12. “conoscere”!… una malefica esse involontaria. mi scuso.

  13. Sa di antico il mio piccolo bar:è sotto i vecchi portici, nel cuore di questo paese, proprio vicino alla grande piazza dove si svolgono i comizi,si va al mercato oppure in Municipio..

    eh se interessa, interessa sì.

  14. interessa a troppi. allora cambio la mia dichiarazione iniziale con un “nun me ne frega ‘na mazza”. però tu racconta lo stesso, remo
    ps: scherzi a parte, tanto mi è piaciuto questo post che ne ho fatto una specie di clone nel blog…e scusa se approfitto

    http://enricogregori.splinder.com/

  15. Siamo tutto orecchi.. (occhi?) insomma, quello.

  16. interessa..ma, senti un po’ vai a fare una presentazione sabato?

  17. melania, no.
    ne farò una domenica a marzo, della raccota di racconti Tamarri, a Modena
    ciao

  18. Dove Remo?

  19. modena…bè è più vicino, almeno per me. facci sapere quando e dove.


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