e lei piangendo gli regalò parole

Scriveva poesie, racconti.
Le e li regalava agli amici, alle persone che le piacevano.
E le piaceva tanto sentire che le sue parole, quando venivano lette, ad alta voce o in silenzio, arrivavano al cuore.
Regalava parole, lei, le sue parole.
E aveva un diario segreto: di lacrime e amori.
Un giorno – pensava – vorrei regalare anche queste pagine.
Aveva – poi – un dubbio: sulle lettere che scriveva agli amici; lettere che, ma era un segreto solo suo, prima di affrancare e spedire, fotocopiava così da conservarne un’altra copia;  potrò, si chiedeva, regalarle un giorno ad altri?
Pensava: le tengo, così le regalerò quando sarò vecchia.
E viveva felice, di scrivere e farsi leggere e regalare le sue parole.
Che importa un libro? che importa guadagnare?
A lei bastava questo: regalava parole, e si nutriva, poi, di un complimento di una lacrima, di un grazie.
Scriveva per gli altri.
Per il loro sorriso.

Sì, lo sapeva, quel ragazzo era innamorato di lei, da anni.
E lei, a lui, non aveva mai donato una parola (né carezze, mai).
Pianse tutta notte quando seppe che lui era morto, così giovane, così infelice.
Scrisse la lettera più bella, quella che nessuno mai avrebbe letto, una sola copia stavolta, scrisse piangendo: ché da lei e da loro, da quella carta e da quelle parole, si sarebbe dovuta separare, per sempre.
Quando stavano per chiudere la bara sorprese tutti: con un gesto veloce della mano infilò la lettera più bella nella tasca di lui.
Nel buio più buio, forse.
Dove le parole si possono toccare.

(un episodio visto nell’agosto del 2005.
nella bara c’era il mio giovane, infelice fratello Moreno.
lei, piangendo, gli regalò parole)

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Informazioni su remo

scrivo. Ultimi libri pubblicati: Lo scommettitore (Fernandel 2006); La donna che parlava con i morti (Newton Compton 2007, fuori catalogo); Bastardo posto (Perdisa Pop 2010); Vicolo del precipizio (Perdisa Pop 2011); Buio assoluto (Historica, 2015); Vegan. Le città di dio (Tlon, 2016); La notte del santo, Time crime

10 thoughts on “e lei piangendo gli regalò parole

  1. Quando è morto mio padre, una donna che conosco di vista ha messo una cosa dentro la sua bara, non lo so che cos’era, anche qualche lacrima è gocciolata dentro, sul corpo del vecchio leone. Non puoi dire che Moreno era infelice, l’ho visto con il suo cane, era felice con poco, anch’io ho un fratello fragile, Mario, in una famiglia è devastante.

  2. No comment.
    Dolcissimo.

    Quando morì mia nonna paterna, anch’io ho fatto una cosa del genere, con un frammento di un libro che mi aveva regalato lei, presago di molte cose…
    Le parole sono viatico. Fanno la via verso un posto che non è bastardo, se hai amato e sei stato amato.

  3. Le bare sono depositi di pensieri eterni.
    Un tempo mettevano un soldino.
    Io ci ho messo fotografie, oggetti.Assurdi nontiscordardime in cose scoordinate.
    Mio padre mise a mia madre un foulard di mussolina di lana ( che non aveva mai indossato) e una crocetta d’oro, tra le mani, che le aveva regalato suo papà.

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