E Luciana?

Ho cambiato bar, ieri mattina.
Desidera?
Un caffè ristretto, grazie.
Poso un euro, in attesa del caffè, e mi giro verso i clienti, ai tavolini; ci sono sei sette persone, ma conosco nessuno penso, del resto, penso ancora, questo è un bar nuovo.
Mi ri-giro, e il caffè è servito.
Appena porto la tazzina alle labbra mi sento sfiorare da qualcuno, sulla spalla.
Qualcuno che, appena mi volto, mi dice: “E Luciana?”.
A questo punto il… sogno è finito.
Era un sogno.

Il bar esiste. Io pure, ho il sospetto di esistere.
Chi mi ha detto “E Luciana?” non so.
Nei sogni a me capita spesso di vedere persone senza volto, oppure di ricordare un volto che sembra una foto terribilmente sfuocata.
E Luciana?
Esiste?
Quante ne conosco?
Nemmeno una, ho pensato ieri mentre andavo a lavorare.
Devo dire la verità: durante il giorno non è che ci ho pensato molto.
Prima di arrivare in redazione ho incontrato un avvocato (che non è il mio), poi, a parte due telefonate a due amiche, una che sta in Romagna e una che sta invece nella mia città, non ho fatto altro che lavorare, rispondere al telefono, rispondere alla posta elettronica, il mio solito giorno di lavoro, insomma, che inizia un po’ prima delle 11 di mattina e termina verso le 23 tra menabò, riunioni, titoli da passare.

E Luciana?, mi sto domandando ora, da un po’, che è notte fonda e il cane e il gatto, stranamente, stanotte dormono e non fanno avanti indietro dal giardino scambiandomi per il loro portinaio.
Forse so chi è Luciana.
C’è una Luciana nella mia vita, e forse è anche la donna più importante della mia vita.
C’è un ma:
ma io, questa Luciana, non l’ho mai vista.

Era duro il lavoro nei campi per i mezzadri. Una giovane copia, Franco e Nella, lavorano in podere con viti, ulivi, grano. Si sono appena sposati.
E’ il 1955.
Nella resta incinta. Ma lavora anche. Ha trent’anni, è da quando aveva sei anni che porta al pascolo maiali o pecore. Ed è una donna forte: sa sollevare da terra una balla di grano da un quintale e se la porta sulle spalle.
Roba da uomini: forti.
E’ incinta, certo, e un po’ si riguarda, ma deve comunque lavorare.
Non mangi se non lavori, quando sei a mezzadria.
Sotto il sole o la pioggia. C’è abituata, lei.
Una sera, però, si sente male. Franco corre, chiama il dottore che arriva, visita Nella e le fa una visita ginecologica, perché vede che ha perso sangue.
No, non ha perso sangue: ha perso la bambina.
La chiamarono Luciana, nata morta (e prematura: doveva venire al mondo a gennaio, credo, del 1956).
Era l’autunno del 1955 quando sotterrarono il corpicino di Luciana nel cimitero di Sant’Angelo vicino a Cortona.
Un anno dopo, settembre 1956, sono nato io.
Per caso.
Certo tutti nasciamo per un caso. Un incontro tra due persone.
L’incontro casuale delle due persone che mi hanno messo al mondo avvenne perché Luciana lo consentì, morendo prima del tempo.
Nasciamo tutti per caso.
Io per un caso, come tutti, e per Luciana.

foto-bassini

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Informazioni su remo

scrivo. Ultimi libri pubblicati: Lo scommettitore (Fernandel 2006); La donna che parlava con i morti (Newton Compton 2007, fuori catalogo); Bastardo posto (Perdisa Pop 2010); Vicolo del precipizio (Perdisa Pop 2011); Buio assoluto (Historica, 2015); Vegan. Le città di dio (Tlon, 2016); La notte del santo, Time crime

26 thoughts on “E Luciana?

  1. … e per Luciana.
    racconto che mi ha toccato,forse perchè anch’io mi ritrovo a campare per una circostanza simile
    buona giornata

  2. Ci sono cose che crediamo di non sapere, e ci sembrano nuove, e poi una piccola luce qualunque, casuale, ce le rende.
    Quando crediamo di aver dimenticato, forse lo volevamo anche, non illudiamoci, dimenticare non si dimentica nulla,si metabolizza.
    Forse OT, ma ma è quel che mi ha fatto pensare.

  3. Oddio, quando scrivi così starei ore, giorni a sentirti raccontare, Remo. Poi all’argomento sono particolarmente sensibile.
    Convivo da sempre con un pensiero, che da sottile sta diventando negli anni una certezza: sento, so, che nella mia storia familiare c’è qualcosa che mi sfugge, un segreto antico, un interrogativo che intravedo nella nebbia. Non so cosa sia, ma so che c’è.
    Una certezza: niente, dico niente, nella vita ( apartuire da quella intrauterina) ci attraversa senza lasciarci un segno. Siamo una ragnatela di storie, insomma. Ciao.

  4. oh beh, un po’ di brividi mi son venuti.

    comunque, i ‘casi’ non esistono, io credo.
    giriamo e giriamo e andiamo esattamente dove dobbiamo andare.
    buona giornata
    sta uscendo il sole

  5. Nei sogni c’è sempre qualcosa che ci appartiene, è l’inconscio della nostra anima.
    Hai fatto un bel sogno Remo, raccontalo ai tuoi genitori, li farai felici.
    Ciao
    dory

  6. Una storia molto toccante… anche io ho un fratello (o sorella) mai conosciuto, perso in un modo simile. Dovevamo nascere noi, chissà per quale motivo. Un abbraccio P.s. Scrivi sempre in un modo incantevole!

  7. Mi è venuto il magone. Accidenti, che sono a lavorare e non voglio.
    Ci sarebbe tanto di dire e mi pare tutto superfluo.
    Un abbraccio
    Buona giornata

    p.s. la foto è bellissima:)

  8. comprendo bene. un paio d’anni prima di me ci fu “roberto”. almeno così mia madre mi ha sempre detto che l’avrebbero chiamato, se fosse sopravvissuto. in realtà nacque cadavere e io il fratello non ce l’ho. o, meglio, non ce l’ha lui. meglio per lui. e un bacio a luciana

  9. Lo chiamavamo affettuosamente Gippo. Era ancora nella pancia di Cristiana (mia moglie) e poi una notte, mentre eravamo in vacanza alle Canarie, successe di tutto. Un bell’ospedale quello di Lanzarote comunque, anche se non l’ideale per finire una vacanza.
    Ogni tanto immagino Gippo che nuota nell’oceano Atlantico. Forse è ancora là, forse è un pesce, forse un delfino (penso a un recente racconto di Enrico). Poi è nato Francesco, mio figlio che ora ha otto anni. Per caso, come te, come me, come tutti. Poi Francesco avrebbe voluto un fratellino, e noi avremmo voluto darglielo. Ma anche questo (che non ebbe mai un nome) si fermò in qualche posto che non era il suo. Un extrauterino. Mi ha fatto pensare pensare sempre quasi a un extraterrestre (sarà l’assonanza). Un UFO. Che invece che in mare vaga ancora nello spazio. Forse si è perso là.

  10. Bellissima la storia di Luciana, mi ci sono riconosciuta. Il mio mancato fratello si chiamerebbe pietro e si sarebbe trovato a metà strada tra me e sisso. Da bambina mi sono trovata a chiedere ai miei se sarei nata lo stesso, loro mi hanno risposto di si perchè desideravano a tutti i costi una bambina. Però quel fratello che non c’è mi manca. Sarà stupido ma è così.
    Elisa

  11. Il mio primo figlio, Marco è nato il 31 marzo, è vissuto 30 minuti.
    Alessia è nata l’anno dopo, il 12 giugno e Marta l’anno dopo ancora, il 3 luglio. Le vedo crescere ben ma non posso fare a meno di pensare che la loro vita poggi salda sulla morte di Marco.

  12. Devo confessarti una cosa, Remo: quando apro il tuo blog spero sempre di trovare qualcosa come il post di oggi. Anch’io, come altri che hanno scritto qui, trovo che quando racconti di queste cose e in questo modo dai davvero il meglio di te.
    Un pensiero alla tua mamma: ho avuto la sua stessa esperienza e so che cosa vuol dire. Io ho un rapporto speciale con la figlia che è nata (anche lei un anno dopo, anzi neanche 11 mesi dopo) perché suo fratello Pietro le ha lasciato il posto, e immagino che anche tua mamma ti abbia amato in un modo speciale, non di più o di meno dei tuoi fratelli, ma in un modo diverso.
    Un abbraccio forte,
    Barbara

  13. Storia amara, perdere un figlio così…

    Io sono nata invece dopo una serie di aborti voluti ed illegali. Da stupidi che s’amavvano troppo e non sapevano molto della contraccezione.
    Mio padre in collina, per la guerra partigiana, mia madre che non voleva farsi carico da sola d’un figlio a poco più di vent’anni. Mi disse che fece un aborto tardivo ed era chiaro che fosse un maschio, mia madre mi disse ( mi raccontava tutto, da ragazza, ero la sua migliore amica, spesso più matura di lei) che sembrava un bambolottino di plastica, come quelli minuscoli ,che si vendevano ai miei tempi nelle tabaccherie. Penso che i miei non abbiano, da adulti, mai smaltito del tutto quella rinuncia da sventati. Io pensai spesso che avrei avuto un fratello nato in tempo di guerra e molto più grande di me, che nacqui che i miei erano già più che trentenni. Spesso l’ho desiderato. Un fratello ragazzo, un fratello uomo che mi proteggesse ( invece ho sempre dovuto farlo da sola). Tanto che, intorno ai 16 anni, qualche volta, con qualche ragazzotto maleducato conosciuto a ballare, l’ho fatto risorgere dicendo: ghigna ghigna, che adesso arriva mio fratello, che ha quasi 28 anni e ti spacca tutti i denti…

  14. Ogni volta che ti leggo mi chiedo quale sia il tuo segreto, come fai. La risposta forse e’ arrivata: tu vedi oltre, oltre le cose, oltre i confini di questo mondo, oltre le persone. E’ questa la magia che traspira dai tuoi scritti e appartiene solo a te. Ce la concedi, ogni tanto, con questi post e con i tuoi libri. In attesa di Bastardo Posto, un bacio grande a te… e alla piccola, tenerissima Luciana.

  15. @ gregori

    oh sì, lo stupefacente aiuta. e anche qualche bicchiere di GM dice un amico che mi consiglia per le poesie.
    ma in verità non ho ancora provato. scrivo già fesserie di mio anche senza aiuti esterni :-)

  16. bello e commovente. sembra che tu ti senta un pò responsabile della sua mancata vita, ma il sogno ti dimostra che lei vive dentro di te.

  17. se il figlio che non volli fosse nato, lui avrebbe più di trent’anni, e niccolò e antonia non sarebbero mai arrivati.
    ero giovanissima, non in grado di badare a me stessa figurarsi a un bambino.
    lo lasciai su un tavolo di cucina ai ferri di un delinquente mascherato (s’illudeva di non essere riconosciuto) che qualche anno dopo era secondo in ordine alfabetico nella lista degli obiettori di coscienza alla neonata legge 194.
    all’epoca la mia maggiore preoccupazione era quella di aver fatto soffrire mia madre.
    poi negli anni ogni tanto ci ho pensato.
    rimpianti? non lo so. penso di aver fatto l’unica cosa giusta, in quel momento.
    però ricordo ancora ogni attimo.
    e non è bello.

  18. e tu mi fai ricordare tante cose. abbiamo età differenti, ma spesso mi sembra di riconoscere quello che descrivi.
    e poi c’è chi nasce e si trascina dietro una frase: ‘sei nata per sbaglio’. me lo hanno detto ridendo e scherzando per anni.
    cazzo c’è da ridere.
    : )

  19. Una storia avvincente che nn a tutti è dato poter scrivere con questa immediata realtà…sentire voci per molti è sintomo di un male oscuro,per altri,come la scrivente sono pensieri forti espressi ad alta voce per cuori attenti e menti svelte.Certo, quando queste voci nn prendono il sopravvento sulla realtà…a volte nella notte più cupa dell’anima quando hai il coraggio di guardare tra le ombre dei tuoi ripensamenti dai corpo ai sogni inespressi e alle paure che ti hanno tenuto per mano tutto il giorno e comincia ad usare sensi notturni e ti trasformi. Io temo di sentire quella voce,fosse anche una,perchè la riconoscerei nn tanto in un evento casuale che di colpo ha preso forma,ma in un amore nn vissuto.Sì,proprio quello,sai quegli amori che ti hanno preso tutto l’essere ma che alla fine nn hai goduto e così ti rincorrono per tutta la vita per trasformarsi in un rimorso o in un dolce rimpianto. Sorry Remo ho sproloquiato come al mio solito ma alla fine volevo dirti che quella voce sei riuscito a farmela sentire…ed è stato bellissimo!!!

  20. Racconto split molto gradevole e intenso. Scorre fluido e in poche righe racconta e sintetizza tutta una vita (che nasce) e che muore (il fato). Io sono convinto che la ns. vita sia fatta da segni e da sogni, la cosa più bella è trasformare i segni in parole d’emozioni e di significato. Penso tu ci sia riuscito con estrema facilità e leggerezza… Spero Luciana torni per farti finire di bere il caffè…
    Ovviamente, scusa se mi ripeto, complimenti.

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