come vengono le storie

Fabrizio De André raccontava che l’idea per scrivere La canzone di Marinella gli venne leggendo un trafiletto anonimo di un giornale locale di Alessandria.
Si leggeva, nel trafiletto, che una prostituta, rincasando, era scivolata nel fiume, ed era annegata.
Ecco, io credo che certe storie nascano così. Da uno spunto: ché le storie, invece, se sono tratte dal vero sono cronace, se invece sono ispirate a cose già viste o lette sono storie disoneste, e se invece sono l’ammirazione e la descrizione del proprio ombelico sono patetiche.
Quando parlo dei bar, e delle storie sentite nei bar, non penso, poi, a una loro codificazione in racconto; sono gli spunti, che servono, bastano quelli: ma vanno bene anche gli auotobus, i treni, le finestre: vedendo dall’alto si possono cogliere storie…; oppure i ricordi: avvolti dalla memoria che, minuto dopo minuto, si oscura, anche se impercettibilmente, anche lì, o forse soprattutto lì, nei ricordi, si annidano spunti.
Insomma: per scrivere non serve avere avuto una vita avventurosa come quella di Rimbaud.
Può bastare quella di Pessoa, movimentata dentro…
E ci son canzoni che sono storie in miniatura, questa per esempio

Ma di Lella, son convinto, i romani preferiscono la versione di Lando Fiorini.

Segnalazione.
Recensione della mia raccolta di racconti Tamarri su Via delle belle donne.

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15 pensieri su “come vengono le storie

  1. D’altronde, da quello che ricordo, la parte più avventurosa della vita di Rimbaud cominciò intorno ai 24-25 anni, quando ormai aveva smesso di scrivere.

  2. ma la sua fuga dalla famiglia e dal perbenismo, caro aitan, inizia a sedici anni (non per altro, sono andato a rivedere dopo il tuo intervento, che mica ricordavo anche se l’ho studiato, e tanto, per un esame di letteratura.
    e poi. durante uno dei suoi viaggi conobbe lo scapigliato vercellese, Augusto Franzoj…)

    non ricordo dove, cara cristina, calvino scrive: e fu così (vado a memoria) che trovai il contesto.
    alla fin fine c’è solo una cosa onesta da fare: scrivere degli ambienti che si conoscono.
    e se si vuole scrivere un giallo sarebbe meglio vedere un commissariato prima (…. di scrivere certe vaccate)

  3. le storie sono belle quando nascono per caso. guardando e pensando. un flash e via.

    ecco, il commissariato m’intimorisce. ne ho visti però. ma le vaccate sono sempre dietro l’angolo

    e buona giornata

  4. Oh, ora si è aperto il link alla recensione,ieri non andava.
    Mi stavo chiedendo il senso del nodo scorsoio in copertina, dalla rece non lo colgo. Mi toccherà leggere il libro…
    ;)
    ciao Remo

  5. Si deve scrivere soltanto di ciò che si conosce bene. Esperienza e testimonianza. O dirette, oppure acquisite tramite documentazione. E’ infantile scrivere di ciò che non si sa, tranne nel caso in cui ci si chiami Salgari, allora si può anche inventare ( ma quanti Salgari esistono, in grado di dar forma all’immaginario, tenendo conto che tale immaginario è sempre più limitato, perché lo si può smentire e/o ridicolizzare?)
    Sto rileggendo “Le città invisibili”, per lavoro.
    Onirico.
    In realtà assai concreto, perché ogni città è l’anima recondita dello stesso posto, con più strati di anime sovrapposte. Ecco, di dove si dovrebbe parlare: sempre dello stesso posto, come si parla,alla fin fine, sempre della stessa persona: noi stessi che guardiamo l’altrove.

  6. Sì, le più belle storie nascono da un’idea semplice. Poi nessuno vieta che lo scrittore si informi e si documenti prima di stendere la versione definitiva.

  7. remo, concentrati sui canti delle mondine che è meglio :-)
    i romani apprezzano la versione della schola cantorum, ma la canzone nasce dal duo “edoardo (de angelis) e stelio (gicca palli)”. fecero un solo album intitolato “il paese dove nascono i limoni” (1972) e poi si separarono. Edoardo formò insieme ad altri la Schola Cantorum e si portò dietro la sua “Lella”.
    serve altro?

  8. enrico rileggi: ho scritto versioni
    so chi è de angelis e penso che la sua più bella canzone sia La casa di Hilde.

  9. no enrico non bleffo.
    de angelis (lo vidi intervistato in tv, gli chiesero di Lella, e non parlò della schola canturum) per me ha scritto dua canzoni che sono storie in miniatura, Lella appunto e La casa di Hilde; so niente di lui.

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