la vita e i racconti: nei bar

Allora è confermato, Bastardo posto, il mio quinto romanzo, esce a maggio. E’ la prima volta che pubblico due libri consecutivi con lo stesso editore, e cioè con  la Newton Compton (editore ccon cui ho pubblicato La donna che parlava con i morti).

Su consiglio, direi insistente, di alcuni amici, ho proposto Il quaderno delle voci rubate – tentar non nuoce – a due grossi editori, per una possibile ristampa. E’ un libro praticamente invisibile Il quaderno: uscì a Vercelli e solo a Vercelli nel 2002 (era un omaggio agli abbonati del mio giornale) e poi ha avuto una piccola risonanza in rete, perché ne ho regalate, ad amici e blogger, una settantina di copie.
Alcuni – e mi spiace che lo abbiano fatto -, alcuni dicevo (altre cinquanta persone o giù di lì) lo hanno invece acquistato on line, dal sito del giornale La Sesia di Vercelli.

La cornice (il contesto, la scenografia che sta dietro) del Quaderno è il bar, il bar di un paese che esiste solo nella mia testa: quel paese non è nient’altro che una sorta di sintesi dei luoghi della mie esistenza: Vercelli e Cortona.

Ho letto il primo libro di Steinbeck, in un bar, una mattina di gennaio; ho fatto il cameriere in un bar, avevo 17 anni; ho conosciuto la mia prima moglie in un bar (dopo una manifestazione studentesca); ho scritto parti de Il quaderno e parti de Dicono di Clelia, in un bar; ogni sera, con mia moglie Francesca, andiamo in un bar, a leggere.
Quando frequentavo l’università a Torino (il mattino) e lavoravo in fabbrica (il pomeriggio), prima di prendere il treno andavo al bar della stazione, lo gestiva un mio amico, aprivano prestissimo, ricordo che si incrociavano prostitute che dovevano rincasare e pendolari assonnati, io, prima di prendere il treno, mi condevo mezz’ora al bar.
Stesso rituale: un pacchetto di Ms, un caffè e poi un altro, due canzoni al juke box (era il 1983, mettevo sempre Vacanze Romane dei Matia Bazar e un De André a caso) e leggevo il giornale, ché poi sul treno avrei studiato.

Però non ero un elemento da bar. Uno che sta in un tavolino, legge, beve caffè, non è un elemento da bar.
Ma così facendo ho sentito storie, nei bar, e ho visto piangere, nei bar.

Dicevo di Bastardo posto, il mio quinto romanzo. Manca ancora la copertina, insomma c’è ma non c’è; ma per me è cosa quasi archiviata.
Certo, lo presenterò, sarò contento se il libro andrà bene e mi deprimerò per le critiche, ma è così, sarà così, tra una presentazione e l’altra (ne farò poche, comunque).
So di essere invidiato, da molti.
So che dovrei essere contento.
E invece, io, non lo sono e non lo sarà mai.
Forse per questo sto pensando  sto già scrivendo qualcosa di nuovo.
Un romanzo storico, “salgariano“, ed è una scommessa, devo prima prepararmi, studiare.
E dei racconti: tratti dalle cose viste e sentite nei bar, da quando avevo 17 anni a ieri sera.
Stavo leggendo un libro, ieri, sera, in una piccola e bella birreria di un paese vicino a Vercelli. Lo stavo finendo. E c’era una bella ragazza con una voce squillante che mi impediva di leggere con attenzione (Francesca no, lei era tutta presa un libro di Marco Venturino).
Quando ho finito di leggere la ragazza si è zittita: giuro: nemmeno una parola, poi.
L’ho guardata pensando, e parla no?
Nei bar succedono le stesse cose che succedono nella vita, insomma.
(Mi han detto, ma non s se è vero, che anche Piero Chiara frequentava i bar di Luino ed ascoltava storie…).

Dimenticavo: ho sognato amori, nei bar.

Vi segnalo Incipit, gioco narrativo, sul blog di Claudio Martini (autore de I racconti del ripostiglio, Besa editrice)

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12 pensieri su “la vita e i racconti: nei bar

  1. parlando con Francesca Bonafini, l’altra sera, ci siamo dette che ‘passare’ da questo blog è proprio come andare al bar di Luca.
    per me è così.

    ‘bastardo posto’ è un titolo bellissimo. spero che la copertina sia adeguatamente bastarda :-)

  2. E hai ragione: il bar è crocevia. Potrei raccontare la mia vita attraverso i bar che ho frequentato. Basta saper guardare e ascoltare, il bar è un osservatorio di minuta e prorompente umanità. Ancor oggi io ho ” i miei giri”, a seconda del’ora del giorno e dell’umore. C’è da prendere appunti.
    Credo che Piero Chiara lo facesse ( un inchino alla memoria, è uno scrittore che amo ed amerò). Mi sovviene dell’uomo velenoso, che sostava in quella latteria e morivano ad ad una le donne con cui si metteva…e le dicerie intorno al tizio dell’uovo al cianuro. I pettegolezzi assurdi sul San Carlone, poi, fatto con il coso del Colosso di Rodi, non ti sembrano chiacchiere da bar?
    Ricordo di una conversazione nell’astigiano, che ascoltai in un bar, era il 1980, credo. Uomini sostenevano che gli allunaggi fossero tutta una balla. Noi giovani si rideva di tanta ingenuità e di recente, invece, s’è detto che… forse forse…

    Invidia da parte di chi? Perché? Che fastidio dà chi cerca onestamente la sua strada ? Lo scrittore poi, mentre percorre la sua, offre agli altri i suoi pensieri. Prende poco e dona molto. E’ inconcepibile, l’invidia.
    Ho scritto dei racconti, molto *locali*. Per ora vendo con il passaparola. Nessuna promozione, ancora. Sarebbe un lavoro da correggere e rivedere, ma, per il suo scopo, così com’è, va bene. Ci ho guadagnato in sorrisi. Gente che vi si ritrova, riconosce personaggi, oppure si arrovella e mi chiede: ma chi era il dottore morto a 50 anni:-)? Fanno ipotesi, basate sul ricordo. Mai glielo dirò. E il bello è che son notabili come persone con la quinta elementare. Mi piace.

    Leggere al bar, sì, lo faccio anch’io, per allungare la sosta, se non sono in compagnia. Se sono con altri, parlo. Intanto osservo. Se sono da sola tiro fuori il libro dalla borsa e non molto, ma una ventina di pagine leggo, lì. Ora son “Le città invisibili”, Calvino.

    A me capita che qualcuno, sempre, mi chieda che cosa stia leggendo, specie cameriere e gestori. E io mostro e spiego. E intanto faccio loro una… radiografia.

  3. Eh sì, anch’io apprezzo molto le chiacchiere da bar, perché sono una curiosa e mi piacciono le storie delle persone. Funziona molto bene anche con l’autobus :-)

  4. Non vedo l’ora di leggere Bastardo posto.

    Il quaderno è un libro bellissimo, i tuoi amici, secondo me, hanno fatto bene a insistere. Pensa che un po’ di tempo fa volevo regalare un libro a un’amica americana che legge e parla perfettamente l’italiano. Ecco, avevo pensato proprio al Quaderno delle voci rubate. Ma alla mia copia ci tengo, e comunque l’ho prestata, al momento.

    Sono d’accordo con Rossana, l’invidia è inconcepibile (e stupida). Io, per quanto mi riguarda, ti ammiro :)

  5. fai bene, remo. per il quaderno, magari il nobel è troppo. ma l’invisibilità è troppo poco. aspetto al varco bastardo posto. come sai nella mia hit, al vertice, c’è lo scommettitore. vedremo se verrà scalzato.

  6. Remo caro, il quaderno delle voci rubate è malinconico, sussurrante, vero.
    L’ho letto come una poesia.
    Lo vedrei bene tra le tue mani mentre sorseggi un caffè, in un bar senza televisione e video giochi, sperso in un retrovia, tra fumi di stazione e tavolini stracolmi di viaggiatori…
    Sul retro una sigla importante, Rizzoli, Mondadori, Einaudi.
    Lo merita.
    Un bacio
    Simo

  7. “il quaderno delle voci rubate”
    è un gran bel libro,
    è una cosa a sé,
    pare scritto per colloquiarci dentro,
    per me è il più bello dei tuoi,
    fragile e lirico

  8. grazie a tutti, vedremo cosa capita (un’amica mi ha dato anche il nome di un editore francese, anzi no, il nome di un capo editor, ma prima vedo che succede in italia; andrebbe bene anche una casa editrice non blasonata; e io non ho pensato a una casa editrice piccola è per questo motivo: un piccolo editore che stampa un mio libro magari ne stmpa 1500 copie, o anche meno, con la speranza che 500 vengano vendute a vercelli; e questo non potrebbe capitare.
    né l’ho proposto alla newton, dal momento che alla newton già propongo libri, in media uno ogni anno e mezzo).

    no, per scrivere non occorre sare tanto tempo nei bar, per strada, tra la gente.
    ne basta poco di tempo.
    ma in quel poco tempo occorre aere occhi e orecchio.

    buona giornata

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