Pubblicato da: remo | 13 gennaio 2009

un diverso male di vivere

ci son momenti in cui nessuna storia mi appassiona, nessun libro.
li sento falsi.
tutti.
i peggiori sono i miei, son cacca.
ma non reggo nemmeno quelli che sono definiti (e sono) capolavori.
sfoglio La strada di Cormac McCarthy.
non provo né angoscia né senso di morte né nulla: ma vedo solo la tecnica: delle parole che uno scrittore ha sapientamente dosato per stupire, stupirci, e invece di vedere il libro vedo lo scrittore.
(succede come mei film: quando invece del personaggio si vede l’attore che recita).

ci sono eccezioni: e non sono storie.
in questi momenti ci sono comunque pagine che mi colpiscono sempre.
scritte per gli altri oppure dialoghi tra sé?
non lo so, ma so che sempre, almeno queste, le leggo e ri-leggo con piacere.

le trovo comunque vere.

Non riesco ancora a scrivere con naturalezza nella mia stanza nuova perché il tavolo non èall’altezza giusta e per scaldami le mani devo chinarmi. Bisogna che ogni cosa sia conforme alle mia abitudini.
Dimenticao di dire che facendo il bilancio semestrale abbiamo scoperto che l’anno scorso ho guadagnato circa 3020 sterline, lo stipendio di un impiegato statale; una sopresa per me che mi sono accontentata per tanti anni di 200 sterline. Ma credo che calerò di molto. Le onde non venderà più di 2000 copie.

… dubito di poter scrivere con qualche profitto. Nella mia mente fluttua una nube. Sono troppo cosciente del mio corpo e sbalzata fuori dal solco della vita per tornare al romanzo.

… dio come vorrei sapere se riuscirò a portare a fondo questo libro. Fin’ora è un’accozzaglia di frammenti.

pagina 210 e 211 di Diario di una scrittrice, Virginia Wolf (Minimum Fax).

Diario?
Lotto strenuamente contro la tentazione di cominciare un diario. Non che agli altri, non servirebbe neanche a me, probabilmente. Meglio, molto meglio lasciare che ogni giorno scompaia senza memoria, come se ognuno fosse un bimbo nato morto.

Autocritica.
Riletto la Malora. Mi pare di aver piantato i paracarri e non aver fatto la strada.

Ageing.
Invecchio: lo deduco da tanti fatti, il più importante dei quali è quello che mi piacciono forsennatamente le sedicenni.

Morte sul lavoro.
Ieri pomeriggio, un urlo m’ha rigato il cuore: la tebbia si è arrestata, un manovale ci ha lasciata una gamba, a quattro dita sopra il ginocchio. Trasportato all’ospedale di Ceva, ci è morto nela serata, per il tetano che il pulviscolo ha iniettato nella ferita.
L’ho visto caricare: il bavaglio che portava contro la polvere e che non gli avevano tolto era un presagio del lenzuolo che a sera gli hanno tirato sul volto grigio.

Fascino.
Conosciuta, a distanza, la giovane signora Prandi. Essa è l’amante di un prete. Personaggio.

da Tutti i raccontidi Beppe Fenoglio, Einaudi

Hanno, la Woolf e Fenoglio, in comune un (diverso) male di vivere.
Quello della Wooolf è dento di lei; quello di Fenoglio va e viene, dalle strade delle laghe al suo sguardo triste, ma non solo.

buona giornata

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Responses

  1. e il male di vivere, comunque sia, se genera scrittura è spesso scrittura ‘buona’ appunto perché ‘vera’.
    e questo mi pare dica già tutto.

    [comunque mica è vero che i tuoi libri sono cacca. io non lo penso]

  2. I LIBRI, I FILM E LE CAnZONI POSSONO ESSERE per noi una cosa o un’altra a seconda del momento in cui li “assumiamo”

  3. Ellamadonna, Bassini, non sono cacca. Lei è uno dei migliori scrittori italiani sul mercato, me lo lasci dire. Anche quando scrive appunti su un blog…

    M’incavolo con te, perché adotti spesso quella linea buonista, che stride con la piemontesità militante :), ma non spararle grosse. “Cacca” è ben altro.

    Quanto al male di vivere: credo sia impossibile scrivere senza esserne affetti. Si manifesta in modi diversi.I libri che suonano falsi *sono* soltanto tecnica. Oppure l’autore teme di mostrarsi, perché sa che se metti in luce una ferita aperta, c’è chi corre a versarci del sale.

    Splendido il pezzetto di Fenoglio sulla morte sul lavoro.Una punta suprema, poi torna ad essere uomo, un po’ rimbambito, anche..quando si scopre bavoso dove e come non si deve. Sincero, però. Ecco chi non teme di mostrarsi.

  4. “La massima sventura è la solitudine, tant’è vero che il supremo conforto-la religione-consiste nel trovare una compagnia che non falla, Dio. La preghiera è uno sfogo come con un amico. L’opera equivale alla preghiera, perché mette idealmente a contatto con chi ne usufruirà. Tutto il problema della vita è dunque questo: come rompere la propria solitudine, come comunicare con altri. Così si spiega la persistenza del matrimonio, della paternità, delle amicizie. Perché poi qui stia la felicità, mah!Perché si debba star meglio comunicando con un altro che non stando da soli, è strano. Forse è solo un’illusione: si sta benissimo soli la maggior parte del tempo. Piace di tanto in tanto avere un otre in cui versarsi e poi bervi se stessi: dato che dagli altri chiediamo ciò che abbiamo già in noi. Mistero perché non ci basti scrutare e bere in noi e ci occorra RIavere noi dagli altri. [Il sesso è un incidente: ciò che ne riceviamo è momentaneo e casuale; noi miriamo a qualcosa di più riposto e misterioso di cui il sesso è solo un segno, un simbolo].”
    (Pavese, 15 maggio 1939)

    Ecco, questo è un altro male di vivere che mi fa suonare i campanelli in testa. Mi verrebbe da tappezzarci le città con queste righe, soprattutto certi giorni.

    Sono monomaniaca, lo so.

  5. “Mio padre talvolta si allungava sul divano davanti ai suoi libri, lasciava cadere il volume o la rivista che teneva in mano e si perdeva a lungo nei suoi pensieri, nei suoi sogni. Gli si dipingeva sul viso un’espressione completamente diversa da quella che affiorava nell’atmosfera scherzosa e allegra dei battibecchi famigliari, uno sguardo introverso, e io capivo con angoscia, soprattutto da bambino e nella prima giovinezza, che lui non era felice. Oggi, a distanza di tanti anni, so che questa infelicità è lo stimolo più forte che trasforma un individuo in uno scrittore.
    […]
    Per me, essere scrittori significa prendere coscienza delle ferite segrete che portiamo dentro di noi, così segrete che noi stessi ne siamo a malapena consapevoli, esplorarle con pazienza, studiarle, lasciarle emergere alla luce e fare di questi traumi e di questi dolori una componente essenziale, una cifra della nostra scrittura e della nostra identità che padroneggiamo coscienti.
    […]
    Scrivo perché non sono mai riuscito a essere felice. Scrivo per essere felice.”

    (Orhan Pamuk, La valigia di mio padre)

    Capitano, a volte, quei momenti in cui nessuna storia ci appassiona. Poi passano.
    Io però volevo dirti che l’ultimo libro che ho letto nel 2008 è stato “La donna che parlava con i morti”, e che l’ho amato così tanto che non ho potuto recensirlo, né commentarlo, né niente. Non capita molto spesso, che non possa scrivere di un libro perché mi parla troppo dentro, alla pancia più che al cervello.
    Dunque grazie :)

  6. Ciao Remo
    permettimi di scrivere non dire “sempiezzi” come il padre diceva il padre di Natalia Ginburg (permettimelo in maniera amicale) sei un BRAVISSIMO SCRITTORE (senza piaggeria, i nostri contatti potrebbero chiudersi qui, ma penserò sempre questo e lo penserò sempre di più leggendo Tue Opere)… il mio Maestro Pier Vittorio Tondelli, che come qualcuno ha scritto “ha voluto morire la morte che ci siamo scelti, per quanto strana appaia agli altri, è un diritto umano inalienabile. Tondelli ha voluto morire nel silenzio, nella famiglia e nella religione cattolica, ed aveva il pieno diritto di farlo. … ” io che sono cattolico di retroguardia, sapevo di questo Suo Senso Religioso della Vita, seppure negli abandoni o nelle sofferenze. Lui
    che come scrive Giovanni Dall’ Orto
    “Dal successo di Altri libertini Tondelli fu certo spiazzato. L’editore Feltrinelli fece evidentemente pressione perché cavalcasse l’onda del successo, perché un anno dopo fu scodellato Pao Pao [8], ricordini di un anno di naja. Per molti di noi fu una delusione: Pao Pao è un libro esile, senza profondità, un raccontino scorrevole, di gradevole lettura ma senza passione.
    Benché narrativamente robusto trovo senza anima anche Rimini, del 1985 [9], un super best-seller da 100.000 copie, da cui fu tratto anche un film, costruito con la sicurezza e l’abilità di chi ormai conosce a menadito il mestiere dello scrivere. Un romanzo di consumo come Via col vento o come quelli della Fallaci.
    Ora, quale scrittore non darebbe l’anima al diavolo per vendere 100.000 copie di un romanzo di consumo? Quanti passano la vita nel vano tentativo di imbroccarne uno?
    Tondelli non era uno di questi scrittori. Il fastidio che trasuda da Camere separate verso quel che aveva scritto fin lì, l’insoddisfazione che lo porta a sognare di “scrivere libri per dieci, venti persone”, mostrano che in lui c’era il desiderio di essere non (o non solo) uno scrittore che sforna best-seller, ma uno scrittore che esprime qualcosa. Quel “qualcosa” che né Pao Pao né Rimini ahimé contengono… ”
    Io amo tutta l’ opera di Pier Vittorio… ma ho l’ Anima Sensibile tagliuzzata, non sò se scriverò, ma leggo, leggo, leggo,,, e i Libri sono la mia coperta di Linus, compagni, Amici, la mia droga…
    La letteratura non salva, mai. Tantomeno l’innocente. L’unica cosa che salva è la AMORE fede e la ricaduta (che è come il temporale) della Grazia

    (le ultime parole scritte da Tondelli con mano evidentemente tremante di notte in ospedale nel retro della propria copia di Traduzione della prima lettera ai Corinti di Giovanni Testori) …
    E’ vero, ma in tante giornate a me, a Lui, a Tante e Tanti la Letteratura e Libri hanno e continuano a salvare… poi definitivamente Ti salva la Fede (ma questa è un ‘ altra Storia)…
    PS Perdonate magari la confusione, giornata pesante
    Un abbraccio forte
    davide

  7. @ Marina: “la valigia di mio padre”, piccolo e prezioso me lo sono portato dietro per mesi in borsa, inseparabile. Una perla.

  8. Non che sia la persona più adatta. Di scrittura me ne intendo poco.
    Però la scrittura è una forma d’arte.
    Ed anche nel caso della scrittura ci sono imbianchini e pittori.
    Ed il pittore ha dentro due cose essenziali: un grande cosmo caotico (esempio il male di vivere), e la tecnica.
    Alle volte il grande caos trasmette lo stesso senza una gran tecnica. La tecnica fine a se stessa non trasmette invece altrettanto bene.

  9. Splendida citazione di Monia.
    Il male di vivere s’incontra in Pavese, perché è palese e trasfigurato senza perdere d’identità. In me porta traccia di Montale perché lo mette, spudoratamente in piazza ed io amo le confidenze nude. Non mi piace tergiversare su ciò che è o su ciò che è stato. Abbiamo parole per scrivere sia in modo sommesso che urlando la nostra identità del momento.


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