un uomo che, lento, sale per la mulattiera

Quando percorro l’autostrada del sole – e vedo l’indicazione Pian del voglio – vedo anche un’immagine, la stessa: un uomo che si ferma ad asciugarsi il sudore della fronte, si accende un pezzo di toscano, e poi, lento, riprende a salire per la mulattiera.
C’è tanto verde attorno a lui. Ha fame, vede in lontananza, lui, una locanda, che conosce. Prosegue.

Mi sorella Silvia forse si ricorderà. Quando io ero ragazzo e lei bambina, e si faceva l’autostrada del sole da Vercelli a Cortona, appena si vedevano le indicazioni Pano del voglio ci toccava sempre la stessa litania: mio padre che, solitamente dopo un ah, esclamava: I buoi sono a pian del voglio.
Pensavamo, E’ scemo.

Chiesi a mio padre, anni dopo.
Mi disse che suo padre, mio nonno Beppe, andava a comprare i buoi a Pian del voglio; e che, giorni prima di partire, andava cantilenando in casa la stessa identica litania: I buoi sono a piandelvoglio.
Poi saliva sul mulo, si accendeva il toscano o la pipa, salutava e, lento lento lento, si allontanava.
Oggi ci si dilegua, allora no: ci si allontanava con lentezza.
Impiegava tre giorni per andare e tre per tornare, mio nonno, per percorrere tra strade e sentieri percorsi sconosciuti.
Oggi, da Cortona a Piano del voglio, tra strada e autostrada ci sono 174 chilometri.
Quando percorro l’autosole e vedo l’indicazione Piano del voglio penso: tra meno di due ore sono a Cortona.

Ieri su Facebook ho letto – casualmente – questa frase.
la nostra cultura funziona così: abbiamo mille strumenti per velocizzare vertiginosamente ogni nostra attività. possiamo fare cose fulmineamente, c’è un’enorme differenza già rispetto ai nostri genitori. eppure non abbiamo mai tempo.

(non sono d’accordo d’accordo… sul tempo).
(però di sicuro andiamo di fretta).

Piano del voglio
Piano del voglio


Io, tutte le volte che vedo l’indicazione Piano del voglio penso a quante strade, quanti incontri, quanti boschi, quante trattorie e quanti bicchieri di vino buono, e quanta neve o sole, e quanti sorrisi di donna o di bambino mia nonno abbia incontrato nei tre giorni che, allora, occorrevano, in groppa a uno stupido mulo, per andare da Cortona a Piano del voglio, o piandelvoglio, unica parola, come dice il mio vecchio.

buona domenica

dimenticavo: grazie Davide.

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6 pensieri su “un uomo che, lento, sale per la mulattiera

  1. Non sono stupidi i muli:)
    Io dico sempre ai 140 orari: che bello ci voglio tornare e finisco che non ci torno mai.
    Solo una volta ho deciso di uscire e andare a vedere, ma questa è un’altra storia.
    Bah, a me sono simpatici i muli.

  2. Credo che la fretta sia una disposizione dell’animo. Io di fretta non vado mai,non faccio mai nulla di corsa. Non è nella mia natura e nessuno mi ci costringe. Ho gesti lenti, pensieri rimuginati, tempi ottocenteschi. L’organizzazione permette di evitare il caos, quanto al “nostro” tempo, tutto dipende da noi. E’ possibile mi si veda in giro con un passo spedito, è il massimo che offro alla fretta, che con me ha vita grama. Contro il logorio della vita moderna, basta essere non troppo moderni.

  3. la fretta è un’esigenza a volte, flavia.
    c’è stato un periodo della mia vita in cui avevo obiettivi precisi, ma necessitavano di tempo che non avevo.
    si impara a correre, a risparmiare anche un solo minuto, a non sciupare il tempo e, appunto, a correre.
    che non significa stress, che è cosa diversa.
    significa fare tre cose anziché due in mezz’ora.

  4. Si può imparare, è vero. Hai ragione, si può diventare esperti di…economia temporale. Io non ci sono portata. Io preferisco rinunciare, abbozzare, mettermi da parte.Anche agli obiettivi, pazienza. Potrei al massimo fare da riposo del guerriero a chi li abbia. Riesco a fare una cosa alla volta, che per una donna non è il massimo, perché invece ti si richiede d’essere “provetta” oltre che sul lavoro, in casa o nel lavoro di cura. E poi amo l’ozio. Un ozio da riempire in modo personale, ma che assomigli più a far niente che a qualcosa. E’ una mia personale smania di ribellione ad una famiglia ed a una terra che mette il lavoro prima di ogni cosa ( con risultati a volte fasulli). A me, Remo, piace(rebbe) fare un tubo dal mattino alla sera, riempito qui e là soltanto di tranquille occupazioni piacevoli per me. Semplicissime, casalinghe o quasi,perché non amo per niente la vita mondana.
    Siamo sicuri che il tempo sciupato sia tale?
    A te non capita di metterti seduto ogni tanto e fissare il soffitto?
    A me piace. Con una tazza di tè in mano, o un bicchierino di porto, posso anche stare a naso in su a guardare nel nulla. Intanto ho un film in testa: la mia vita e quella altrui.

  5. credo esista una genetica che ci trasporta. E se a essa si associano ferite ‘antiche’, è difficile ribellarsi. Non vorrei perdere tempo eppure è la cosa che riesco a fare meglio. E se mi guardo indietro e faccio i soliti stupidi ma ovvi paragoni con questo e quello, mi chiedo: com’è potuto accadere, dove mi sono persa? E perché questa tentazione della stasi?
    Come adesso del resto.

    In quel paese lì tutto innevato mi piacerebbe perdermi ma chissà com’è davvero se adesso mi trovassi sotto il campanile. C’è un mondo che finiamo per guardare o ammirare da un finestrino, su uno schermo e la tentazione di fare il grande passo ce la coltiviamo soltanto per paura dell’odore di realtà…un po’ come quando al mare trovi quelle alghe terribili che mandano un odore nauseabondo: eppure il mare è lì davanti, meraviglioso ma ti viene da vomitare.
    Pensavo: quante cose hanno visto i muli!

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