odio e amore (no potho riposare)

Hesse:
Quando odiamo qualcuno, odiamo nella sua immagine qualcosa che è dentro di noi.
Per me questa è una grande frase.
(Giustamente, Martin Luther King diceva che l’odio è il peggior stato d’animo, stupido anche: chi oda regala io suo tempo alla persona che odiamo).

E questa (parto con questa versione, perché in sovraimpressione c’è la traduzione) è una grande canzone, d’amore e sarda.

L’ho sentita per la prima volta a Vercelli, durante un concerto del coro di Nuoro, penso una quindicina d’anni fa.
L’ho risentita qualche estate fa, in Sardegna, d’estate, e rimasi colpito dall’intensità con cui veniva cantata, eravamo solo un gruppo di persone che aspettava la notte.
L’amico sardo che la cantò la cantò ad occhi chiusi, commosso.
E l’ho risentita un’ora fa, vedendo il video che Paola Pace (attrice che ama poeti come Esenin e Campana e che ama savare tra i ricordi) ha proposto su facebook: nell’interpretazione – l’ultima – di Andrea Parodi.

buon sabato

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Informazioni su remo

scrivo. Ultimi libri pubblicati: Lo scommettitore (Fernandel 2006); La donna che parlava con i morti (Newton Compton 2007, fuori catalogo); Bastardo posto (Perdisa Pop 2010); Vicolo del precipizio (Perdisa Pop 2011); Buio assoluto (Historica, 2015); Vegan. Le città di dio (Tlon, 2016); La notte del santo, Time crime

12 thoughts on “odio e amore (no potho riposare)

  1. Bellissima canzone, Remo. Bellissimo testo (poesia pura) e bellissima musica. Fra l’altro, se si lasciano aperti i due video contemporaneamente l’effetto è notevole.
    Buon sabato anche a te.

    Milvia

  2. Roma la capitale, Roma la più bella città del mondo. Roma.
    Qualche verità e qualcosa di oleografico. Qua sto, e sono dentro Roma e Roma e dentro me.
    Però riesco a essere distaccato e considerare che il romanesco è un dialetto e non una lingua. Il sardo è lingua, e la lingua fa cultura.
    La sardegna ha canti e canzoni (come quella proposta da remo) che sono arte. La tradizione musicale romana ha ballate, stornelli e qualche (secondo me) punta di vertice. Ma complessivamente non regge (musicalmente) il paagone con la canzone napoletana o sarda.
    Ma è giusto così.
    Il pezzo proposto da Remo lo conoscevo proprio nella versione di un Andrea Parodi ormai alla fine. Non era più lui, tranne che nello sguardo e (vivaddio) nella voce che dai Tazenda alla sua carriera solista ne hanno fatto un patrimonio sardo e universale come il nuraghe.

    Solo a titolo di contributo linko (se i miei figli dicessero “linko” gli sigillerei il televisore per 3 mesi) una cosa romana (abbastanza buona) e una canzone d’amore di un gruppo rock che fu tra i miei preferiti di sempre. Penso, anzi, sono convinto che quando ai grandi del rock “scappa” una ballata, essa contiene elementi poliedrici che la rendono imperdibile…spero.

    http://it.youtube.com/watch?v=yiW8uX2vzB4&feature=related

    http://it.youtube.com/watch?v=mN6ZK1TvtBI

  3. Verissimo. Di solito ciò che critichiamo sono le nostre stesse debolezze. D’altro canto lo specchio riflette la nostra immagine… quella più intima.

    Buon fine settimana.

    Rino.

  4. La frase ha così condizionato la via vita he ogni volta che cozzo on qualcuno che mi manda in bestia cerco subito di capire cosa ho fatto di uguale.

    La canzone l’ho divuta stoppare…


    est coro meu.

    …buona giornata

  5. Bella canzone. Poetica, grande.
    No, io non odio quello che mi assomiglia. Odio chi mi fa del male. Ovvio poi che ritrovi nel male anche me stessa. Non esistono infiniti modi di fare del male. Di quello che si colpisce si perisce.
    Quello che tu sottolinei è forse il fastidio della pari identità. Scoprire in altri il proprio difetto e vederlo amplificato se insieme e cercare perciò in un contesto chi è diverso da se stessi.
    Si fugge da ciò che vediamo allo specchio, è vero, ma non per odio. Per paura della deflagrazione. Io scappo davanti agli idealisti, agli ipersensibili. Insieme finiremmo come in Albergo ad ore di Pagani.

    Gregori è un bacchettone. Sigilla, lui. Ma che ti sigilli???
    Conoscevo uno che sigillava, poi usciva con la maglietta di suo figlio addosso per andare a cuccare.

  6. @gregori
    dipende con che cosa.
    Se mi sigillano la bocca, guarda che digito lo stesso. Che fai, mi leghi anche le manine? :-)

    Per carlo se passa di qui: ma Parodi non è un tipico cognome genovese?

  7. penso che l’odio sia un enorme spreco, di tempo ed energie.
    comunque.
    il fastidio sì, quello ci sta, e sì, lo si prova davanti allo specchio di un altro che ti riflette esaltando cose che non vorresti vedere.
    o anche viceversa davanti a qualcosa di talmente estraneo da te da cozzare con quello che credi giusto e naturale.
    ma a me dura poco. subentra l’accettazione, alle volte.
    o l’indifferenza.
    forse sono troppo pigra.

  8. Ah sì: conosco benissimo, e da sempre, il meccanismo di cui parla Hesse. Un meccanismo che, apparentemente, ti mette al sicuro dalla consapevolezza dolorosa dei tuoi limiti e difetti, proiettandoli sugli altri: ma ti chiude in una corazza di autocommiserazione e incomprensione e astio, che soffoca.
    Auguri, Remo. E guarda qui: http://contaminazioni.splinder.com/post/19433844/Il+Premio+Dardos+a+Contaminazi
    E’ un’indegna catena, ma prendila come un modo per farti sapere quanto ti stimo.

  9. Soprattutto se vediamo nell’altro una parte di noi che fatichiamo ad accettare…

    Ciao, Grande Remo !

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