che è piccolo e che tutto si sa

Nel paese – che è piccolo e che tutto si sa – è successo questo nei giorni scorsi.
Il postino l’ha vista in giro, sulla sedia a rotelle, che sfrecciava.
E si è preoccupato, il postino: metti che attraversi, sbadata, la strada.
E si è chiesto, il postino, se l’han lasciata uscire dalla casa di riposo oppure se è lei che, svelta, esce e va a spasso, e poi, ma con delicatezza, si è anche interrogato, sempre lui, il postino, se per caso la signora, visti gli anni, non abbia magari qualche disturbo senile…
Fanno brutti scherzi certi disturbi: si sa da una vecchia maestra che, in un paese non vicino, va in giro e dice cose sconce e parolacce…
E io quando ho sentito il racconto ho ri-pensato a Il piano finito della Allende: il vecchio che, quando viene prelevato per essere rinchiuso,  si sbottona i calzoni e prende a masturbarsi…
E son ricordi, pensieri, questi, che ne trascinano dietro altri mille…
(Mia zia, demenza senile, ricoverata in istituto non riconosce nemeno mia madre; le dice Buongiorno, oppre, Cosa vuole?; mia madre, che un giorno, va da lei, ed è di fretta; è morto il fratello più piccolo; mia zia è agitata, dicono le suore a mia madre che sono ore che chiede, Dov’è Quinto?, appunto, il fratello che è morto, a 500 chilometri di distanza).
Comunque.
Succede che poi – nel paese che è piccolo e che tutto si sa – una ragazza veda, pure lei, la signora che, sedia a rotelle, sfreccia.
Guarda la ragazza e dice: Il tabacchino, ha già chiuso il tabacchino, e adesso dove le trovo le sigarette?
E torna, piuttosto incavolata, me veloce, verso la casa di riposo.
(Ed è successo per davvero. Postino e ragazza, ora, son tranquilli).
Buona giornata

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11 pensieri su “che è piccolo e che tutto si sa

  1. ecco, la demenza senile è quello status per il quale essere in una piccola provincia o in una metropoli è esattamente la stessa cosa. sei coi tuoi fantasmi e con il tuo mondo.
    ricordo lo zio (romanissimo) di un mio amico. fece in tempo a rendersi conto di avere l’alzheimer. “mi sto rincoglionendo – disse – ed è bellissimo”

  2. Anch’io ho sentito questa storia, Ma a frammenti, non sapevo che il postino e la ragazza fossero tranquilli adesso. Bene bene…

  3. Mio figlio di anni quasi otto vede il nonno (mio padre ottantasettenne) che sempre più smemorato dorme placidamente fino a tardi, si alza con comodo, legge un po’ (confondendo i libri l’uno con l’altro, spesso ricomincia libri di cui era già a metà), mangia, si rimette a letto, si rialza, guarda un po’ la tV senza capire molto (è sempre più sordo), poi cena e se ne torna a dormire, e lui commenta: il nonno sì che fa una vita sana.
    Non so se abbia completamente torto..

  4. Non si dovrebbe ma a pensare alla vecchia che sfreccia sulla sedia a rotelle mi viene da ghignare, oddio, così vecchia ( anch’io) e così infantile.

    Maaaaa, l’hai letto il racconto di Ginni ( Sandra Mastore) sul mio blog? Scrive bene, questa donna.

    Ho pubblicato un libretto di racconti. In uno dico qualcosa, in modo sommario, di persone come quella che hai descritto. Ho trascorso, due anni e mezzo fa, quasi un mese in una casa di riposo,in centro città, che offre anche servizio di assistenza breve a chiunque sia solo ed in condizioni di salute non buone. Concordai con la direttrice la mia permanenza fino a guarigione avvenuta dopo il primo e spero unico intervento chirurgico della mia vita. Ero in una camera singola, a parte e venivo servita lì, ma poi andavo in giardino e in terrazza e mi avvicinavano sia le persone ricoverate che gli assistenti, per parlare, che con me si parla bene. C’era una signora carina carina, con una nuvola di capelli bianchi e ricci, che era “il giorno della marmotta” fatto persona.
    Ogni mattina mi chiedeva chi fossi, perché ero lì e mi raccontava la sua vita. Tutti i giorni. Alla terza volta, sorseggiando il the, l’anticipavo. Ero io a raccontarla a lei.
    Io ho una pazienza infinita.

  5. Nei paesi è così, gli abitanti che si conoscono si preoccupano degli altri, quelli nuovi o giovani pensano al concreto. Anche nei paesi c’è modernità.
    I vecchi si conoscono e chiedono di questo e di quello. Duro da spiegare che non ci sono più.

  6. Caro Remo :-)
    ciao un abbraccio forte. Ho davanti una piccola montagna, dove ci sono ancora i sentieri della Prima Guerra Mondiale, e dove negli anni di po vertà del dopoguerra si faceva contrabbando di sigarette e cioccolata e dadi per il brodo con la Svizzera. C’ è ancora la neve perchè è ghiacciata. Io ho contrasti interiori tra Vita e Morte, la Malinconia del tempo che passa. Le Personne care perse lungo il Per Corso…
    Mi è tornata in mente anche questa lettera di Pier Vittorio Tondelli alla sua Maestra
    Lettera di Pier Vittorio Tondelli

    alla maestra elementare Wanda Gherpelli

    Bo 3/6/85

    Carissima Wanda,

    ti ringrazio d’esserti ricordata di me. E’ un segno di grande attenzione e di affetto che mi lascia commosso. Vorrei tranquillizzarti: non cerco né gloria né la cattiva strada. Se avrai la pazienza e la benevolenza dileggere qualche pagina del nuovo romanzo ti accorgerai di come io stiamaturando e – da certi punti di vista – crescendo. Io credo – sinceramente – che stiamopercorrendo la stessa strada, così come tanti altri milioni di persone di buona volontà – l’Unico problema è che veramente le vie della salvezza sono infinite così comei cammini della Provvidenza. Io credo che, sebbene su percorsi un tantino differenti – differenti come gli uomini – camminiamo con lo stesso passo. Tu non lo crederai ma – che lo abbia voluto o meno – ho fatto del bene e portato a molti “emarginati” che mi hanno scritto e cercato in tutti questi anni la forza di cercare un riscatto umano, la volontà di essere se stessi al di là dei giudizi della gente. Alcune persone hanno trovato in alcune pagine una ragione per andare avanti e dare un senso alla propria vita. Ti sembrerà strano, ma è andata proprio così. Vedi dunque che tutto dipende dalla imperscrutabile volontà dell’Altissimo

    Con tanto affetto Pier Vittorio T.

    (pubblicata in Bollettino parrocchiale di Correggio, febbraio 1996)

    Ti e Vi abbraccio forte.
    Davide Fent

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