gli auguri scomodi

Copio e incollo un post, di Stefania Mola, che apparve un anno fa su La Poesia e lo spirito.
Penso vada bene e andrà bene: anche tra uno e più anni.
Va bene per chi crede, va bene per chi non crede.
Buona lettura, buona vigilia.

Natale 1985

Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.
Io, invece, vi voglio infastidire.
Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.
Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.
Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!

Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.
Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.
Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.
Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.

Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame. I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce”, dovete partire dagli ultimi.

Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano.
Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.
I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge”, e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio.
E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.

Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.
don Tonino Bello

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Informazioni su remo

scrivo. Ultimi libri pubblicati: Lo scommettitore (Fernandel 2006); La donna che parlava con i morti (Newton Compton 2007, fuori catalogo); Bastardo posto (Perdisa Pop 2010); Vicolo del precipizio (Perdisa Pop 2011); Buio assoluto (Historica, 2015); Vegan. Le città di dio (Tlon, 2016); La notte del santo, Time crime

11 thoughts on “gli auguri scomodi

  1. c’è un punto che stride però, come sempre.

    E poi i vari don del mondo farebbero bene a inviare questi pensieri ai loro capi, che il seme dell’ipocrisia il più delle volte lo coltiviamo sul balcone di casa nostra.

    ciao
    buone feste, comunque

  2. Hai ragione, Remo, questi auguri scomodi sono ancora validi e continueranno ad esserlo. E sono per tutti.

    Tonino Bello – come Luisito Bianchi, Zeno Saltini e molti altri – non era un “don” qualsiasi. Coltiviamo sul balcone di casa soprattutto il seme del pregiudizio, e lui era uno di quelli capace di sradicarlo.

    Buon Natale. :-*

  3. e aggiungerei che dovremmo coltivare sul balcone di casa anche il seme del sorriso e portarne i giro i frutti.
    e concordo con roby, comunque.
    ma voglio salvare la sincerità del pensiero di chi l’ha detto.
    la speranza è una delle cose che non dovrebbero mancare.

    Un augurio di serenità e pace del cuore per te remo, e per chi passa da qui.

  4. ho conosciuto don luisito bianchi.
    la sua voce è flebile, ma dice grandi cose; e si è complicato la vita nel dirle.
    e fanno in modo che la sua voce non si senta.
    se vogliamo fare un discorso sull’ipocrosia cominciamo, magari, dai politici di sinistra, dai bertinotti (e ferrero) che si commuovono per luxuria all’isola dei famosi, o di quelli che diventano poi “uomini di potere”.
    sono d’accordo sull’ipocrisia, ma penso che in questi casi sia sbagliato il puntamento dell’indice.
    queste “voci” vengono isolate, queste voci sono comunque esempi.

  5. Negare per credere.

    A chi è cresciuto sorvegliato dai pastori, la libertà altrui appare come specchio del proprio fallimento.

    Mi viene una domanda( di quelle scomode che fanno i bambini..): ma se l’angelo annunciò la strage degli innocenti e la necessità di fuggire perchè la sacra famiglia non avvertì anche gli altri del pericolo?
    Voi che avreste fatto?
    Sareste scappati lasciando gli altri a morire?

  6. Mi associo a Enrico. L’uomo viene sempre prima del prete, del politico, dello scrittore o dell’analfabeta. Don Milani valeva 100 Bertinotti.

  7. mi piace: ‘mondo graduale’ e ‘sorvegliato dai pastori’. Non mi piacciono quei ‘contro-auguri’ lassù, lo ammetto. Ma è una cosa personale, ovvio. Non mi piace nemmeno il pregiudizio ma credo di averne una pianta e nemmeno tanto piccola qui in mezzo al rosmarino: è un peccato, per il rosmarino, per il mondo e anche per me. Ma cresce bene e ho finito per volerle bene come a tutte le altre erbacce. Che non esistono erbacce, la scala di valori è la nostra. Va bé, la mia.
    La mia testa confusa fatica a passare dalla parola all’atto: cos’è speranza?
    Per esempio io spero che non si passi al nucleare. Sono fuori tema? E spero pure che si smetta di parlare di vite ‘soppresse’ e bidoni della spazzatura.
    Non è per puntare l’indice, in assoluto il dito più sciupato dai lavori domestici che ho.
    E’ che non mi torna niente: salvo gli auguri e la buona volontà di tanti uomini che hanno, come me, i limiti dell’essere Uomo. Ma non ignoro la loro grandezza, che è la coscienza del non essere infallibili. Questo li distingue dai grandi capi e pure da tanti di noi.
    Perdonate questa stanchezza natalizia.
    Un abbraccio a tutti e a tutte.

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