Pubblicato da: remo | 22 dicembre 2008

il dono di Monia (e altro)

questa poesia correva il rischio inosservata, tra i commenti; è un dono di Monia (che la scorsa estate, ricordo, mi diede una grossa mano per i Raccontiaquattromani).

No, non c’è la morte.
Neppure questa pietra è morta.
E non è morto il frutto che è caduto:
tutto in vita ritorna al tocco delle dita,
tutto respira al ritmo del mio sangue,
del soffio che lo sfiora.
Così, quand’anche la mia mano seccherà,
nel ricordo vivrà d’un altra mano,
e tacita la bocca serberà
il gusto delle bocche che ha baciato.

( José Saramago )

Poi, vi segnalo questa recensione.
E’ sul nuovo libro di Alessandro Zannoni, che è bravo, credetemi, che in questo blog a volte interviene firmandosi Alessandro, che ora fa parte di una casa editrice che mi piace (la cui “anima”, se non sbaglio è Luigi Bernardi), e che in passato, sto parlando sempre di Alessandro Zannoni, con lo pseudonimo di Michelangelo Merisi aveva pubblicato libri autoprodotti, autopromuovendoli e facendosi apprezzare.

Su Facebook (e su Nazione Indiana, ma non ho seguito bene) c’è stato uno scontro, tra due persone che conosco e stimo, Eva Carriego e Franz Krauspenhaar. Sarei voluto intervenire, ma non l’ho fatto. A volte nella rete non è possibile capirsi e scattano così le imncomprensioni e anche le offese.
Nella rete non si può discutere come si potrebba fare davanti a un caffè, un bicchiere di vino.
La discussione, comunque, era questa.

Chi sono gli scrittori, oggi?
Io so che, a prescindere, vengo visto con sospetto da chi non ha pubblicato, e con sufficienza, da altri.
E qui mi fermo, augurando buona giornata.

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Responses

  1. “Io so che, a prescindere, vengo visto con sospetto da chi non ha pubblicato, e con sufficienza, da altri”.

    spieghi meglio?

  2. credo che la tua frase finale, remo, sia legata al tema della discussione che citi. Ho letto un po’ ma capito poco… e non ho voglia di leggermi tutto altrimenti finisce che leggiamo e discutiamo ma non scriviamo più.
    mi sembra che molte discussioni qui in rete servano a poco se non a distoglierci da altro.

  3. grazie monia.
    Una bella visine delle cose, di certe cose. Per salutare, da qui a poco, il ritorno della luce.

  4. enrico,
    penso che un po’ tutti quelli che scrivono (diciamo l’ottanta per cento) vengono visti con sospetto da chi non riesce a farsi pubblicare (prendi due aspiranti scrittori, coi manoscritti bocciati; diranno entrambi peste e corna dell’editoria; prendili un anno dopo, uno magari ha pubblicato e l’altro no, anche perché l’editoria non può pubblicare tutto, bene, uno dirà ancora peste e corna l’altro, magari dirà che lui è stato valorizzato da un editore coraggioso: una storia vecchia, quindi, infinita) e anche con sufficienza da chi vivacchia o ha ottenuto qualche consenso.
    lessi anni fa di uno scrittore che aveva fatto il botto, migliaia di copie col primo libro (e contratto, poi, con un grande editore per il secondo); commentando una discussione sulla piccola editoria parlò di cifre da sfigati, leggendo (su un forum) che qualcuno non arrivava a vendere mille copie.
    ma son di corsa, e l’argomento è interessante e di non facile trattazione, appunto, di corsa.

  5. Caro Remo, quelle beghe lì tra “scrittori” mi fanno pensare a quelle persone che mentre fanno l’amore con l’amato/a intanto pensano alla lista della spesa o a quello che devono fare dopo… mamma mia, che stress! Se uno invece di scrivere in pace, o per scrivere, deve avvelenarsi l’anima così e intossicare anche i poveretti che si avventurano per caso a leggerli… io direi di lasciar perdere… ;-) Non ho facebook e non so del litigio, ma dando una scorsa veloce al post su Naz. Indiana concordo (per quel che conta il mio parere, cioè fortunatamente zero) con Carriego e Iannozzi.
    Sulla morte… sì, bella quella poesia; e sicuramente sarà molto intenso il libro di Morena (ne ho lette tante recensioni positive in giro). Ma io in questi casi, per un certo tipo di morte, penso a mia nonna. Che ha perso suo figlio (mio zio; il mio zio preferito, che mi adorava ricambiato), suicida a 28 anni. Una parte di lei è rimasta bloccata a quel giorno: 28 febbraio 1988. Come una parte di me. La camera di mio zio è rimasta esattamente com’è stata lasciata 20 anni fa. Viene pulita regolarmente e con cura, ma nulla è stato tolto o spostato. L’unica che ha il permesso di “violarla” sono io (in qualità di nipote preferita di quello zio), che posso dormire in quel lettino singolo in cui dormiva lui, quando vado a Piacenza dalla nonna. Se apro l’armadio sento ancora l’odore di mio zio. Questa per me è la morte, l’aspetto della morte che non potrò mai accettare. Non potrò mai accostarvi romanzi o poesie. Altre morti le accetto più facilmente e non le escludo dal mio orizzonte… (scusa, oggi sono stata un po’ bastian contraria ;-)

  6. l’hai scritta tu la poesia per tuo zio, ora, cara ilaria.
    una poesia fatta di parole e di cuore, di cose vere insomma.
    un abbraccio

  7. @ remo:
    andrai di corsa, ma ho capito. beghe da cortile, più o meno. ne ho lette tante anche io e sentite pure. anche a me, pubblicando, mi è capitato di avvertire un’aria di sospetto, come se per far uscire un libro mi avesse raccomandato il presidente della repubblica. non mi ha raccomandato, perchè se lui fosse disponibile avrei altro da chiedergli

  8. Ciao diretur, e non ho risposte edotte, vorrei solo dirti buon natale, qui, ciau, manu

  9. Segnalo la mia in merito, con una polemica anche, sul ruolo dell’autore oggi:

    http://biogiannozzi.splinder.com/post/19367337/Sciopero+dell%E2%80%99autore+tra+acc

    Una polemica che al di là di tutto fa riflettere, e direi non poco, sul comportamento di certi autori, sulla libertà di espressione, e sul terrorismo webbico che alcuni credono di poter spargere in giro come se nulla fosse. Inutile sottolineare che la gravità dell’accaduto è a dir poco inconcepibile.

    Buone Feste,

    Iannozzi


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