Pubblicato da: remo | 15 dicembre 2008

tutto relativo

La prima cosa che non va nel giornalismo è il problema spazio-tempo.
La spazio è la prima pagina di un giornale oppure la scaletta di un telegiornale.
Si scelgono le notizie.
E il tempo è quasi sempre variabile.
A. C’è niente oggi.
B. C’è troppo oggi.
(Poi ci sono i giorni metà e metà, che sono i più, forse).
Ecco, metti che un uomo politico noto ma non troppo decida di annunciare al mondo che ha fondato un nuovo partito.
E metti che uno scrittore noto ma non troppo vinca un Premio quasiasi.
E metti che un’attricetta si rivolga al giornale o al tiggì per annunciare che si sposa per la sesta volta.
Se c’è niente oggi, rischiano tutti e tre di diventare famosi. Prima pagina con foto, e magari riquadro a parte, con passato, presente e futuro.
Se c’è troppo oggi, rischiano di diventare… dei trafiletti anonimi. O, peggio, di non essere nemmeno pubblicati.
(Fiuggi, 2003, lezioni ai praticanti, tra cui io, che dovranno poi sostenere l’esame da giornalisti. Tra i miei appunti c’è questa frase, di uno dei docenti. “L’obiettività giornalistica non esiste, si pensi alla tenaglia spazio-tempo”. Insomma, ho riciclato un ricordo).

Ma succede così in tanti altri campi.
Metti che in una casa editrice siano sommersi da manoscritti osceni; se ne arriva uno mediocre si convincono tutti che è arrivato un capolavoro.

Qualcuno potrebbe obiettare che esistono anche le raccomandazioni, che, si sa, son più forti della tenaglia spazio tempo.
Ma da quel che ne so (e quindi è molto relativo quello che io so) le raccomandazioni sono molto più pressanti in ambito sanitario rispetto, ma sì, torno lì, a quello letterario.
Il che non è mica un bene.
Un libro raccomandato ti costa dodici euro e poi magari lo butti; un medico raccomandato può costare un po’ più caro.

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Responses

  1. Ecco che arriva colei che di giornalismo non capisce una ceppa e chiede: ma non c’è una linea editoriale tale per cui, delle tre notizie per forza una è prioritaria rispetto ad un’altra? Un direttore di giornale “serio” può fregarsene del settimo matrinonio dell’attricetta oppure no?

  2. c’era un volta il giornalista che la notizia la cercava e che riusciva a trovarla sì da convincere il caporedattore a metterla in prima pagina (o comunque ben visibile) al posto dell’attricetta che si ri-ri-risposa.
    c’era un volta il caporedattore a cui andava di rischiare di mettere una notizia trovata dal redattore e mettere da parte l’attricetta che si ri-ri-risposa.
    Oggi il caporedattore del giornale A non rischia “perchè come si fa se poi i giornali B C e D la mettono bene?”.
    E certo, perché l’Italia è il paese dove ogni cittadino la mattina esce, va in edicola e copra: corriere della sera, repubblica, messaggero, stampa, sole 24 ore e un paio di settimanali. Poi li apre a ventaglio tuti quanti e analizza se e quante notizia abbia l’uno invece che l’altro. fosse così in Italia si vederebbero a occhio 30 milioni di quotidiani al giorno. Invece la copie sono circa 6 milioni, una copia per ogni dieci persone. e nel conto bisogna mettere i quotidiani sportivi (che vendono tantissimo) e quelli economici (tra i quali spicca il sole 24 ore che vende molto). Tirando le somme, i quotidiani cosiddetti generalisti si spartiscono una fetta esigua. da ciò deriva il fatto che lo scoop o il buco sono cose dei quali si accorge solo chi la mattina sfoglia 5-6 giornali, ossia il giornalista. Il lettore sa solo quello che c’è sul giornale che lui legge, se lo legge.
    questo andazzo è il prodotto di direttori coglioni, vicedirettori coglioni, caporedattori coglioni, editori coglioni e redatori ai quali pesa il culo.

  3. Quelo che mi fece molto male fu la tenaglia spazio/tempo, io non so cos’è,
    tuttavia il suo morso tenace, e feroce, avvertii,
    mi prese ‘na gamba,
    cercò di strozzarmi la carotide,
    però io con la mia Col 45 ci feci ‘n massacro tale, che la portarono direttamente
    al deposito ferraglie dell’ EffeBIAi.

  4. Grazie Enrico, ho capito.

    Mario:) simpatica l’idea del massacro.

  5. Ah, ho capito. INTERPRETANO il mercato. pure loro. C’è rimasto qualcosa d’altro oltre al mercato?

  6. I mercatini.

  7. i marchettari


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