Pubblicato da: remo | 13 dicembre 2008

Un post… gregoriano (e in morte di Patrizia Salgari)

Vi segnalo un post che non ho ancora letto. Lo ha scritto Enrico Gregori. Interverrò da lui. Citando me e la nostra comune amica Barbara Garlaschelli, Gregori parla di vendite di libri on line e di vendite in libreria. Dove, si sa, da non so quanti anni i libri son diventati quasi come le Bic, penne o lamette non importa: oggetti usa e getta. Oppure: oggetti fantasmi.
La discussione avviene in questa sede (e il titolo del post e proprio… gregoriano, leggo ora).

Poi. Come sapete è appena uscito o sta per uscire Tamarri, raccolta di sette mie racconti. Tamarri è il più lungo, L’augusto, invece, è tra i più brevi. L’augusto è dedicato ad Agusto Franzoj, personaggio salgariano che conosco grazie a Felice Pozzo, che è di Vercelli e che è riconosciuto come il più grande esperto italiano di “cose salgariane”.
Posto ora un articolo di Felice Pozzo, pubblicato sulla pagina di cultura del mio giornale, pochi giorni fa. Un articolo sulla morte di Patrizia Salgari.

L’ultima di tante volte l’ho incontrata a San Mauro Torinese, con il marito e il fratello Romero junior, nel giugno scorso. E Patrizia Salgari stava bene, era allegra. Parlammo di un’iniziativa salgariana ad Arenzano, in programma qualche mese dopo. Io non potei andarci, ma lei sì e mi raccontò com’era andata al telefono. Aveva in animo, nei prossimi mesi, di sollecitare in qualche modo un’emissione filatelica per il 2011, quando sarà commemorato il centenario della morte di Emilio Salgari, di cui era discendente diretta. Suo padre, Emilio junior, era infatti figlio di Romero Salgari (1898-1931), terzogenito del romanziere. “E’ ingiusto che non esista ancora un francobollo dedicato a Emilio Salgari – diceva – Non è forse il creatore della letteratura avventurosa italiana?”.
Aveva ragione, naturalmente. Avevo intervistato lei e suo fratello per “La Sesia” nel settembre 2006. Aveva detto, in quell’occasione: “Portiamo questo cognome senza ostentazione, senza esibizionismo. Personalmente ne sono molto fiera e orgogliosa, ma è solo un fatto intimo. Dopo tutto, quei romanzi famosi non li ho mica scritti io.” Difendeva il fatto di essere, con suo fratello, che ha quasi 50 anni ed è scapolo, discendente diretta del famoso romanziere, perché i Salgari in Italia non sono pochi, ma discendono da altri rami. E nel farlo pensava a suo figlio Andrea, che oggi ha 16 anni e che un giorno sarà l’unico a poter vantare quella discendenza. Venne a Vercelli, con la famiglia, in quel 2006, in occasione del “Festival dell’Avventura”. Aveva prestato numerosi cimeli per la mostra salgariana allestita al Museo Leone e li avevamo scelti con cura, insieme a sua mamma Anna e a Romero junior.
Ed ora Patrizia Salgari, nata nel 1963, non c’è più. E’ mancata il 7 dicembre, a Montà d’Alba, stroncata in poche settimane da un male incurabile. E chi l’ha conosciuta non può fare a meno di ricordare con autentico rimpianto il suo sorriso, il suo carattere dolce e forte insieme, la sua ritrosia. E di pensare al destino inclemente che l’ha strappata alla vita persino più giovane del suo bisnonno Emilio Salgari che, nel 1911, rinunciò all’esistenza a soli 49 anni.

Felice Pozzo

Gli incipit di cui non si sa, intanto, son diventati 25.
Chi vuole, può spedirne al mio solito indirizzo di posta elettronica bassini.remo(chiocciola)gmail.com
Se son lento, scusate, passo venti ore al giorno davanti al pc, che sto correggendo-riscrivendo una mia cosa di cui ho già detto.

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Responses

  1. Era del 1963, come me…
    Era discendente diretta di Emilio Salgari, un grande della scrittura e della fantasia. Mi sarebbe piaciuto conoscerla. Grazie a Remo per questo post.

  2. Innanzitutto grazie dell’assist verso il mio blog. E poi, oh che bello! Ecco Remo, io e te abbiamo parlato tante volte del giornalismo e delle differenze tra quello “nazionale” e quello di “provincia”. Sappiamo che la differenza la fanno i fatti, ciò che accade. Non scelsi io di cominciare a fare la nera con le valanghe di morti per terrorismo e per grande criminalità. Mi capitò, e questo feci. Come tutti i mestieri, anche il giornalismo, lo si può far bene oppure male. Questa è la demarcazione più imortante, essenziale direi.
    Anni e anni, tuttora, a contatto con grossi fatti. Ma, cazzo, quanta invidia per il collega Felice Pozzo che ha conosciuto la discendente di Salgari! Bravo lui, bravo il giornale che ha pubblicato e che sicuramente ha regalato ai suoi lettori un po’ di magia.


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