Pubblicato da: remo | 7 dicembre 2008

un amore così grande

Il 2 dicembre ho scritto…
Pure in un piccolo giornale di provincia, a volte, piovono storie.
Ieri per esempio. Riunione di redazione.
Me ne raccontano una: che è vera.
La storia di un perduto amore, ma inseguito per tutta una vita.
Accanto ai pezzi di cronaca e alle indicazioni sui cinema, le messe pubblicheremo questa storia (ma ci stiamo ancora lavorando).
Dico solo questo, ora.
Che mentre me la raccontavano ho pensato: In fondo in fondo, seppur con varianti, è una di quelle rare storie di amori inseguiti per una vita, che però sanno già di “già visto” e di “già letto”.
Al tempo stesso, però, mi son reso conto, sempre quando me la raccontavano, che stavo ascoltando con attenzione, affascinato da questa storia.
La vita è.
E come tale va raccontata, credo. Anche se va in replica.


La storia, per sommi capi, sfumata, è questa.

Si conoscono prima della seconda guerra mondiale. Hanno vent’anni.
Lei è una mondina.
Lui viene chiamato al fronte ma, al fronte, ha reazioni nervose, è troppo sensibile, va fuori di testa insomma, e lo rimandano a casa.
Si è comportato come un codardo, e poi non è più lo stesso, e poi è da richiudere con quelli che non sono sani di mente, e poi la famiglia si vergogna di lui.
Così, quando lei, la mondina, chiede di lui, le dicono che è morto.
Lei forse non ci crede, ma non è del posto, non può andare a fondo, è povera.
Si trasferisce, va lontano, e non si sa, lontano, che vita abbia fatto…
Si sa che poco tempo fa, nella casa di riposo dove lui è ospite, e vive in un mondo tutto suo, arriva una signora, elegante.
L’ex mondina. I suoi avvocati sono riusciti a rintracciarlo.
E lei è lì, per lui, dopo sessant’anni.
(Il titolo che ho fatto a questa storia è Un amore così grande)

mi è sembrato vero il verso di De André
e lui che non ti volle creder morta
bussò cent’anni ancora alla tua porta

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Responses

  1. De Andrè era un poeta, non uno scrittore di canzonette, e i poeti scrivono cose vere, non preconfezionate. L’arte si replica, ma ogni volta con qualche variante, anche infinitesimale, che ce la rende sempre interessante e viva.
    Come le nostre vite.

  2. hai ragione Carlo ma mi dai lo spunto per raccontare una cosa, di De Andrè: leggeva i giornali locali.
    La canzone di Marinella gli fu ispirata da un trafiletto di un giornale (credo Il Piccolo di Alessandria) che riportava della morte di una prostituta… scivolata nel fiume.
    ciao Carlo

  3. Chiudo il tuo libro,
    snodo le mie trecce,
    o cuor selvaggio,
    musico cuore…
    con la tua vita intera
    sei nei miei canti
    come un addio a me.
    Smarrivamo gli occhi negli stessi cieli,
    meravigliati e violenti con stesso ritmo andavamo,
    liberi singhiozzando, senza mai vederci,
    né mai saperci, con notturni occhi.
    Or nei tuoi canti
    la tua vita intera
    è come un addio a me.
    Cuor selvaggio,
    musico cuore,
    chiudo il tuo libro,
    le mie trecce snodo.
    Sibilla Aleramo a Dino Campana, Mugello, 25-7-1916

  4. leggendo un po’ qua un po’ là per la mia ricerca – perennemente a metà strada – sul manicomio di Volterra, mi sono ‘imbattuta’ in tante cartelle di internati, che altro non erano che soldati scioccati da quello che avevano visto o fatto.

  5. ci scriviamo (almeno) un racconto a quattro mani, Roby?
    meglio: scrivine tu.

  6. nei giornali cosiddetti nazionali è raro che possano trovare posto storie di questo tipo. ecco, in sostanza, cosa invidio ai quotidiani di provinicia che, giustamente, guardano più alle persone che non ai fatti.

  7. Una bellissima storia d’amore.
    Che rabbia però, che tristezza…

  8. sono qui con le lacrime agli occhi.
    e non è colpa del lambrusco…

  9. ci sono occasioni in cui non bisogna vergognarsi di commuoversi. Questa storia è una di quelle occasioni. Accidenti a te, Remo, farmi uscire le lacrime con 16 righe (le ho contate), e dire che non ho il pianto facile

  10. Manca, De Andrè..

  11. bella la storia, bella la tua scrittura. mi piace pensare al tuo giornale di provincia come ad un nido dove si rifugiano le rondini smarrite. ciao, tornerò a trovarti
    anna


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