pausa sigaretta con pensiero incorporato

Ora racconto delle mie passeggiate al mattino, per raggiungere il giornale, o quelle serali, rare, per la città; o di quando vado in birreria, al supermercato, così da non sentire per venti minuti i telefoni che squillano alternati al cellulare e i toc toc alla porta del mio ufficio, con gente che, fuori dal vetro, mi fa segno che deve dirmi qualcosa di urgente…

Avrei avuto da raccontare molto di più quando prendevo il treno, andata e ritorno per Torino, e poi la sera e poi ancora di notte, lavoravo in un albergo.
Lì piovono storie.

E mi rimprovero. Di non avere abbastanza memoria, di essere stato disattento, spesso.
Avessi memoria e non fossi stato disattento (è una mia specialità ascoltare gli altri e pensare ai cavoli miei) avrei più cose da dire, qui, e storie da raccontare.
Certo, anche in un giornale di provincia, a volte, piovono storie.
Ma è diverso.

Bene, ho finito. Pausa sigaretta con pensiero incorporato.
Torno a lavorare.

PS A un portiere di notte, ma anche a un cameriere può succedere di pensare questa cosa qui

Di giorno, anche se il lavoro è tanto, io comunque ascolto. Ascolto sempre. Quando mi avvicino ai tavoli per servire, le persone continuano a parlare senza badare a me. Raramente s’interrompono. Pare quasi che la gente sia convinta che io sia sordo o che a me delle sue storie, delle sue confidenze, anche intime, non importi nulla. La mia riservatezza è un fatto scontato

da Il quaderno delle voci rubate, il mio primo libro quasi fantasma. L’han letto a Vercelli e pochi altri.

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15 pensieri su “pausa sigaretta con pensiero incorporato

  1. resto sempre ammirato per i tuoi lacerti biografici.
    è il gusto di raccontare il tempo.
    ma in te c’è qualcosa di più: è che tu racconti il lavoro. il tuo lavoro: quello concreto e quello mentale.
    non so : ho la netta impressione che i due si alimentino a vicenda

  2. come sai l’ho letto, perché i tuoi li ho letti tutti. per me il livello (alto) è una costante. questo è quello che mi ha colpito meno. ma è questione mia, il libro non c’entra. peraltro, scusa, ma vercelli quanti abitanti fa? perché se l’ha comprato tutta la città più qualcun altro sparso per l’Italia non sarà andato malissimo :-)

  3. In verità l’hanno letto pure in Lunigiana, come sai. E’ quello che ho amato di più.

    Avere l’orecchio sempre al lavoro credo sia parte della tua storia, di giornalista e di scrittore. L’importante è non farsi demolire da quel che ci arriva da fuori. Come diceva la strizzacervelli: confini porosi.

  4. Eh, sì: lo hanno letto anche in Emilia, posso testimoniarlo anch’io. E ache per me, come altri hanno scritto qui sopra, è, fra i tuoi, il libro che amo di più. Ma possibile che non possa essere ristampato?
    Lo meriterebbe (lo meriteresti) in pieno.
    Buona giornata, Remo.

    Milvia

  5. Io l’ho ricevuto proprio da te – e non mi hai fatto la dedica!!! – , l’ho letto e posso dire che l’ho amato molto, preferendolo agli altri. Per le storie, per la matefora del quaderno e delle voci… bellissimo!

  6. te lo diedi a siracusa?, vero maria lucia?
    allora, quando arrivai mi cadde il mio vecchio cellulare per terra.
    poi, a tarda sera, non facemmo in tempo ad andare all’anfiteatro, che avevo viisto una vita fa.
    poi fece brutto tempo.
    poi la sera, mentre tornavo a palermo, feci fatica a trovare un posto dove mangiare un panino.
    ma tra queste cose ci fu una bella giornata, difficile da dimenticare.
    tu e simona siete state eccezionali.
    l’ospitalità siciliana è eccezionale.
    ciao maria lucia

  7. L’ho letto anch’io, su segnalazione di Stefania, credo, scaricandolo dal tuo vecchio sito. L’ho letto prima ancora di conoscerti attaverso il tuo blog, incuriosita dal titolo: anche a me piace “rubare le voci”, ascolatare i discorsi degli altri è una vecchia passione. Acquisita da bambina, quando invece di dormire ascoltavo gli amici di papà che discutevano di politica; mantenuta negli anni dell’adolescenza (allora mi interessavano soprattutto i discorsi sull’amore); affinata nel corso dei lunghi viaggi in treno che settimanalmente mi portavano da Voghera a Venezia, dove studiavo, in tempi in cui sui treni la gente parlava e si raccontava le cose. E non è certo la stessa cosa che ascoltare metà della conversazione di chi parla di lavoro al telefonino! (anche se una volta era il tuo amico Marco Travaglio che dettava le correzioni di un suo libro!)
    Grazie, Remo, per la tua scrittura, per le cose che racconti e per la compagnia che attraverso di esse mi fai.
    A presto,
    Barbara

  8. Ecco.
    Questo è quello che mi incanta. Scorci di vita, flussi leggeri di parole che sono cariche, invece, di immagini e suoni, e tentativi di azione e gesti perfino sconsiderati. Viviamo come se cercassimo sempre tempo in più per cose in più, e a volte non ci rendiamo conto che basterebbe spuntare qualche voce dalla lista. Il tempo ci diventerebbe amico, piuttosto che falcidiatore impunito.

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