percorsi

Faccio tre tappe, salvo varianti, ogni mattina, mentre vado in redazione. Per il caffè, che nove su dieci prendo allo stesso bar, per le sigarette e i sigari, dalla solita tabaccaia che sta vicino a piazza Cavour. Sono sulla stessa via bar e tabaccaia, via Verdi.

via-verdi

Quando arrivo in piazza, mi succede abbastanza spesso di incontrare gente. Il mio viso non è molto noto in città. Frequento poco i salotti, se mi invitano a cena solitamente faccio capire che preferisco stare in redazione fino a tardi, non fosse per le presentazioni dei miei libri che faccio specie nei paesini, la mia fotografia appare poco sul giornale che dirigo. Però ricevo tutti, e quindi un po’ di gente mi conosce. E in piazza, spesso, succede che io faccia una pausa, magari anche lunga. Gente che mi racconta, politici che mi raccontano. Cose a volte interessanti, a volte no.

Passata la piazza, imbocco corso Libertà, lo prendo proprio a metà. Svoltando a destra, bastano poi cinque minuti per arrivare al giornale.
Su corso Libertà faccio la terza tappa (non sempre, ma spesso). Entro in una delle tante panetterie e prendo della focaccia con cui, poi, pranzerò (magari aggiornando il blog) prima della riunione di redazione.

Son giorni che vado nella stessa panetteria. Solitamente la evitavo, c’è sempre calca dentro. Ho visto però che le due donne che servono, son giovani, meno di quaranta, sono veloci, e quindi anche se c’è calca si fa comunque in fretta. E poi: la focaccia è buona quasi quanto quella ligure. E poi: costa meno rispetto a un’altra dove vado-andavo sovente.

Non so voi, ma io in certi posto vado anche per i modi di fare, per la gentilezza, per qualcosa insomma che mi piace. Il caffè per esempio lo prendo al solito posto perché il barista siciliano spara simpatiche minchiate.
Remo, mi sembri un terrore con quella coppola in testa.
Comunque, ieri, in panetteria è successo questo.
Entra una donna che chiede soldi e non solo chiede i soldi: ma resta sull’uscio, tenendolo aperto. Penso: sarà una zingara, e non mi volto (ho appena dato della moneta a una ragazza straniera, prima di entrare), e aspetto il mio turno. La donna non chiede, ma la sua presenza si sente: perché c’è silenzio, dentro, perché c’è quella cazzo di porta aperta, e fa freddo.
Al mio fianco c’è una donna, giovane. Sta pagando, poi tocca a me. Mentre paga si gira, guarda la donna, e le dice: Posso comperarle due panini? Sento che la donna dice, Grazie. Interviene però una delle due commesse (magari è anche proprietaria, non so) che dice, alla giovane donna: No, lasci, ora faccio io un pacco con del pane per la signora.
Mi giro: non è una zingara. E’ una donna anziana, avrà ottant’anni almeno, che se ne sta lì, all’ingresso.

E comunque. Ho nostalgia di primavera. Da marzo a settembre faccio un giro lungo, in bicicletta, al mattino (dopo aver visto la posta elettronica). Prima di arrivare in redazione, dove mi attendono posta, grane, mail, telefonate, giornalisti, persone, faccio un giro sull’argine del fiume, che sembra rinascere, in primavera.

o23

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9 pensieri su “percorsi


  1. ho tagliato il post dove dicevo della svizzera, dove raccontavo (ri-raccontavo) di quando, una sera a ginevra, con amici entrai in un locale pieno di gente, ma non facemmo in tempo a ordinare perché quando si accorsero che eravamo italiani ci dissero che il locale era chiuso.
    era chiuso per noi.
    comunque, enrico. per dieci anni ho giocato a bowling, soprattutto per una squadra di Novara. Ho vinto anche qualche torneo, ma il bowling a livello agonistico richiede un allenamento quasi quotidiano: che non posso più permettermi da qualche anno a questa parte.

  2. Ehm, «per fare il giornalista non serve allenamento»…
    Ok, Enrico ha fatto una battuta (infatti ha fatto seguire l’emoticon con il sorriso) nel suo commento delle 21:22, e ok, ci sono così tanti esempi di giornalisti che fanno male il loro mestiere in testate importanti che viene quasi spontaneo credere che fare il giornalista sia facile.
    Ma non è vero.
    Mi ricorda un insegnante di lettere che avevo all’istituto tecnico, che diceva: «Sapete tutti parlare, vero? Allora sapete tutti scrivere». E questa era la sua motivazione nel dare il 6 politico ai temi di tutti, ovvero la sua giustificazione nel non perdere tempo a correggerli, e forse nemmeno a leggerli.
    Ma se gli articoli venissero letti, si capirebbe che Gianni Brera era un giornalista migliore di Maurizio Mosca, tanto per fare due nomi noti.

    Mi scuso per questa uscita, faccio il giornalista anch’io, e certe cose mi pungono nel vivo.

  3. @ guido:
    esatto. la mia era una battuta ma, per certi versi, anche autoironica nei confronti della categoria. ovviamente non è obbligatorio che tu lo sappia, ma ho iniziato a fare il giornalista nel 1975 e dal 1983 sono professionista. Ho lavorato 9 anni a “Il Tempo” e da 19 anni sono a “Il messaggero” dove faccio il caposervizio della cronaca nera.
    Nel merito, ti dirò, anche io preferisco di gran lunga Brera. Ma dovresti sapere che nel giornalismo, oltre ai pittori, servono anche i maniscalchi.

  4. Già, anch’io ho posti dove vado di frequente per la simpatia dei proprietari o posti tranquilli come il lungolago, dove posso passeggiare indisturbata con la mia “cagnola” Muna.
    L’episodio nel locale svizzero che hai avutoin Svizzera lo ebbe, parecchi anni fa, anche a mio marito durante il servizio militare a Merano (BZ).
    Addirittura, parlando in lingua tirolese, cominciarono con il chiudere porte e finestre con gli scuri……
    Mi auguro che adesso siano piu’ ospitali con le persone che non sono del posto.

  5. lanoisette
    ci sono appena stato nel luogo della foto.
    arbusti, poca acqua, il grigio del cielo.
    il grigio del nord, insomma, che rattrista, almeno un po’
    ciao

  6. Invece oggi a RE era una bella giornata di sole.
    E avevo voglia di aria pungente. Così ho parcheggiato in fondo a S. Pietro e in una via Emilia quasi deserta (erano le 14,30) mi sono incamminata sotto i portici, lentamente, cercando di guardarla con gli occhi di chi arriva la prima volta.
    In fondo per me ora, un po’ tutto è la prima volta.
    E con sopresa ho scoperto che era la festa dell’agricoltura e ho comprato un cavolo di 2 chili e una verza enorme da un signore così gentile che non sembrava vero. Poi sono passati gli sbandieratori e li ho seguiti per un po’ perchè mi piace il rullare dei tamburi e mi sono accorta che stavo sorridendo, perchè tutti mi sorridevano.
    O forse era per la giacca variopinta che indossavo.
    Aspetto la neve.
    Buona serata.

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