un pensiero improvviso

Ogni tanto la domanda, Perché scrivo?, me la faccio. E (mi) rispondo sempre in modo poco convincente. Mi dico: Non mi hai convinto.
Comunque.

Da tre anni la mia vita, redazione oppure a casa (come ora, che è notte fonda) è davanti al computer (mac in ufficio pc portatile a casa).
A volte succede che quando io sono al giornale magari corregga qualche bozza di cose letterarie, a volte succede che a casa lavoro per cose di giornale. Pochi minuti fa ho lavorato per cose di giornale.
Allora, vediamo quel che resta della mia settimana, tolta la parte che passo davanti al pc.

Uno. Il percorso che faccio a piedi tutte le mattine per andare al giornale. Un percorso a tappe. Caffè al solito bar con barista siciliano che, a differenza di tanti padani, è sempre allegro. Ieri mi fa: Remo, minchia, ma lo sai che nelle ultime settimane ho dimezzato gli incassi? Ma sta minchia di crisi, me la spieghi, ché io mica la capisco. Poi, seconda tappa, tabaccaia. Sigari e sigarette. Se mi succede di incontrare qualcuno che mi… intrattiene prima di arrivare in redazione mi faccio il terzo caffè (il primo primo me lo preparo in casa appena sveglio, poi lo bevo guardando posta elettronica e le notizie del giorno) in un altro bar, stavolta a caso.

Due. Quasi tutte le sere, finito di lavorare, faccio un giro di una mezzoretta. D’estate in bicicletta, ora a piedi.

Tre. Quasi tutte le sere (a volte non posso per problemi lavorativi) dopo mangiato porto a spasso il cane (se non ci sono io provvede mio padre).

Quattro. Quando chiudo il giornale la sera tardi (lunedì e venerdì) ceno (ancora più tardi) in pizzeria.

Cinque. Quando non sono di chiusura vado i birreria: a leggere. Ce n’è una in città, dove a volte si fa un fatica, ce n’è un’altra, in un paesino, che è più tranquilla di una biblioteca.

Sei. La domenica pomeriggio è l’unico frammento di settimana che mi concedo lontano dal computer. A volte vado via. Magari a Genova. O in Monferrato o in Valsesia.

Sette. Quando posso e se posso vado al cinema. O a teatro. Potessi, ma nessuno può, credo, andrei al cinema (o a teatro) tutte le sere. Ho scritto che nessuno può farlo. Io, una vita fa, l’ho fatto: andavo al cinema tutte le sere. Finito di lavorare in fabbrica (alle 22) correvo i bicicletta (7 chilometri) per arrivare alle 22 e 30 quando la proiezione iniziava o stava per iniziare.

Otto. l martedì sera mi faccio un’ora di yoga. Dalle diciannove alle venti.

Allora, sono a yoga.
A yoga uno dovrebbe avere la mente sgombra. Io invece, che vivo di fretta e scrivo di fretta, arrivo e mi porto dietro la fretta: magari mi sono cambiato in ufficio mentre parlando al cellulare.
Comunque.
… inspirare profondamente, prima l’addome e poi il torace, poi espirare.
… inspirare profondamente, concentrasi sul respiro, e poi espirare con forza, e quando espirate pensate che tutte i pensieri cattivi, le negatività se ne vanno espirando,
dice l’insegnante (che è anche uno scrittore e un insegnante di scrittura creativa).
insomma, uno a yoga dovrebbe pensare a.. non pensare.
sentire il proprio corpo, le sensazioni, il respiro.

solo che oggi, invece di restare concentrato su repiro e sensazioni corporeee, è arrivata la solita domanda: Ma tu perché scrivi?
ed è arrivata anche una risposta, che ho trovato soddisfacente.
sono talmente stufo di me stesso e della mia vita che ho bisogno di sentirmi sulla pelle la vita di altri, ho bisogno di un luca baldelli, di un’anna antichi, di clelia, di limara.

adesso portate la caviglia all’inguine….

adesso guardo qualche blog poi:
Nove. Se non scrivo o correggo bozze solitamente l’ultima ora della notte, dalle 4 alle 5, la dedico alla lettura.
in questo momento sto leggendo Senza luce di Luigi Bernardi, edizioni Perdisa.
non penso si trovi facilmente, specie nei piccoli centri.
ma credetemi: è davvero, davvero bravo.
ho la sensazione – netta – che la sua scrittura sia davvero speciale.
magari ne parlerò.

buona giornata

Dimentico una cosa. Ogni giorno apporto varianti ai punti Uno, Due, Tre, Quattro, Cinque, Sei, Sette, Otto e Nove. Quando non posso (per esempio in quest giorni, e così sarà fino a Matale) vado in crisi.
Poi.
Ho detto che vivo di corsa. Certo, ma mai come quando lavoravo in fabbrica. Del resto se non vivo di corsa mi perdo, e perdo tempo. Come ora, ma ora è notte, fonda, e me la godo e la respiro a pieni polmoni, la notte.

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21 pensieri su “un pensiero improvviso

  1. Quando scrivevo, non sul blog ma anche (e sopratutto) su cose mie, non mi ponevo questa domanda. Era bello, era un viaggio. Ora non ho più la stessa esigenza, non c’è più, paf! sparita! Ora scrivere mi manca. Mi chiedo: “perchè non scrivo?”
    Me lo chiedo spesso, come tu ti chiedi del contrario.
    Credo che se una domanda ci tormenta, c’è una risposta da qualche parte nascosta, dentro di se.

  2. senza luce è una bella lettura, Remo. A me è piaciuto. Io ora sto leggendo la nuova edizione di “lettere a nessuno” di Moresco. Ti dirò in seguito
    giorgio

  3. io ho una ‘visione’ di racconto in testa da due giorni.
    la vera domanda è: “perché non lo scrivo?”

    vivere di corsa è una sensazione che dovremmo imparare a buttare nel cesso, se mi è concessa l’espressione. D’altronde se il barista dice minchia, io potrò dire ‘nel cesso’ no?

  4. Hai mai provato, Remo, a scrivere per il teatro, per quel teatro che ami? ?
    Quell’equazione scrittura= recitazione piglierebbe una declinazione forse fruttuosa lavorando con gli attori.

    “Il Teatro vuole l’attore vivo, e che parla e che agisce scaldandosi al fiato del pubblico; vuole lo spettacolo senza la quarta parete, che ogni volta rinasce, rivive o rimuore fortificato dal consenso, o combattuto dalla ostilità, degli uditori partecipi, e in qualche modo collaboratori.”
    Silvio D’Amico Storia del teatro

    Ti va?

  5. Forse una delle tante risposte sta nei versi di Leo Ferré: La solitudine

    …”.Innanzitutto noi dobbiamo lavorare le nostre idee come se fossero dei manufatti.
    Io sono pronto a procurarvi gli stampi. Ma..
    la solitudine…”

  6. Sento sempre piu’ spesso scrittori che si pongono questa domanda. Maurizio de Giovanni e’ arrivato a dirmi che vuole smettere, perche’ non riesce a gestire la schizofrenia tra un lavoro normale, a contatto con la gente, e la magia di creare mondi che finiscono sui libri. Ma se scrivessimo (plurale perche’ anche se solo aspirante, pur sempre scrittrice sono) senza porci tanti se e tanti ma? Ci piace, ci appaga, ci intriga, ci aiuta a vivere. Non puo’ esserci nulla di sbagliato in tutto questo… e per inciso ti invidio i tuoi rituali quotidiani, molto meno caotici e stressanti dei miei.

  7. cara laura,
    ho dei rituali che poi s’infrangono con varie ed evtnuali. ho appena finito di correre fuori dalla redazione, di telefonare, di vedermi di corsa coi mie giornalisti. sul tavolo ho due tramezzini gamberetti e rucola, ma ho dieci, quindici minuti per stare qui, mangiare, e poi, fino alle 20-21, ho da fare: con la sensazione, bastarda e infame, di essere sempre in ritardo e di non riuscire a fere bene quello che devo fare. fortuna che poi arriva la notte, ecco lì lo stress sta lontano.
    sulla scrittura mi piace interrogarmi e torturarmi.
    credo – magari sbaglio . che mi aiuti… a crescere?
    e ascolto, con attenzione, chi s’interroga.
    io mi chiedo due cose, per esempio.
    ha senso, oggi, scrivere, quando ogni giorno aumentano quelli che mi chiedono di essere letti e trovo sempre meno gente che mi parla di libri da leggere?
    poi.
    per me è diverso. io per scrivere ho bisogno di stare in mezzo alla gente, di capire, rubare, scavare. e questo tempo, vedo, che è sempre meno.
    certo, in un piccolo giornale di provincia succede che la genta venga e mi racconti.
    ma non è la stessa cosa.
    vorrei, oggi, fare il portiere di notte, lavoro che feci quando studiavo.
    di notte, negli alberghi, piovono storie. poi da eleborare, certo, da vedere con occhi “particolari”.
    ciao laura

  8. alessandro, vorrei, mi piacerebbe.
    prima di scrivere il mio primo romanzo feci una serie di tentativi – patetici e infruttuosi – poetici e teatrali.
    quando scrivo l’ìinfluenza del teatro c’è già, forte, ora.
    cerco di vedere e di sentire, e cerco anche di captare quel che può essere fruito.
    cosa non facile, però.

  9. rouge,
    nel 1985 (o 1986, non ricordo bene, ora) c’era un giorno a settimana, il lunedì, che lavoravo di notte, tornavo a casa, dormivo un’ora, poi prendevo il treno (dove dormicchiavo, è chiaro) che mi avrebbe portato a porta susa, e di lì sarei andato a palazzo nuovo, a seguire le lezioni di corrado vivanti (fu lì che conobbi travaglio).
    e comunque.
    facendo il portiere di notte conobbi un uomo, un catalano. di notte mi faceva compagnia. dormiva un’ora, due al massimo. aveva settant’anni e fumava toscani, incessantemente. ma era di una calma incredibile. ricordo anche il cognome (era padre di un giocatore di hockey su pista che viveva in quell’albergo): Auladell.
    (se uno lo scrive in un libro la gente stenta a crederci)

  10. comunque, ora, ho un sonno bestia. peccato che col passare delle ore mi passerà. a mezzanotte, io, ed è sempre così, non sento nel modo più assoluto la voglia di dormire.

  11. Carissimo Remo,
    anch’io convivo quotidianamente “con la sensazione, bastarda e infame, di essere sempre in ritardo e di non riuscire a fare bene quello che devo fare”… Sarà che voglio/amo fare troppe cose? Sarà che mi/ci piace farle bene? Un abbraccio,
    Barbara

  12. ciao doriana (che tempo grigio eh?, in piemonte).

    cara barbara c’è un proverbio cinese che, più o meno, dice:
    il cacciatore che insegue due prede richia di perderle.
    bello, però non gli ho mai dato ascolto.
    ciao

  13. Ma non scrivi da stressato, Remo. Tutt’altro. Forse perchè è solo quando scrivi che riesci veramente a fermarti. O corri sempre perchè non vedi l’ora di avere il tempo di scrivere..
    Ciao :)

  14. Beh pensandoci un pò di stress si può intuire.. il giorno che non troverò nemmeno una letterina saltata dal titolo o dal corpo del post, ritirerò la rettifica … però mi preoccuperò anche un pò :)
    ciao..

  15. Anche io me lo chiedo perché scrivo, per me credo, e per il bisogno di evadere nei miei mondi. Ma leggo anche tanto, e lavoro, solo che il tempo non basta per fare tutto, come hai detto tu. Di notte dormo, non potrei resistere di giorno! Ciao

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