ronda fascista (in replica)

Io, e che ci vogliamo fare?, non amo gli assemblamenti: feste o cortei che siano. I cortei mi piacciono: ma senza di me. Comunque. E’ tempo di cortei, ora. Io dico finalmente. Che ne ho le cosiddette piene di ragazzi rincoglioniti da grandi fratelli, veline, vestiti griffati.
E poi. Mi sembra di ravvivare il clima ripescando questo vecchio post.
Io in un corteo. Qualcuno l’avrà già letto sul vecchio blog.
Ronda fascista.

Era il tempo delle mele, dei radicali che facevano comizi, dei militari del servizio di leva obbligatorio in libera uscita, delle ronde.
“Occhio la ronda” dissero alcuni militari che, quella sera d’estate di un bel po’ d’anni fa, erano in piazza a sentire un parlamentare radicale che aveva richiamato una alta percentuale di belle ragazze e, quindi, anche di militari.
“Occhio la rondaaaa”, troppo tardi. Uno di loro, mescolato ai manifestanti, non aveva sentito e fu prontamente preso in consegna dal terzetto: reo di non avere il basco in testa. Ché i militari, allora (oggi non so) il berretto dovevano averlo sempre in testa.

Il comizio stava prendendo una brutta piega.
E’ una provocazione fascista, urlò un radicale dal palco, e la piazza rispose con un boato di disapprovazione e uno slogan, poi: ronda fascista, ronda fascista, ronda fascista.
Aveva un che di musicale, quello slogan, pensateci, immaginatevelo: rondafasci(piccola pausa)sta.
Era un comizio radicale, sì, ma i presenti erano tutti di sinistra, anche estrema.
E nacque una manifestazione spontanea: tutti dietro ai tre della ronda (ronda fascista, ronda fascista) con l’obiettivo di liberare il militare beccato senza basco.
Ronda fascista ronda fascista dalla piazza alla caserma, dove il poveraccio fu messo, credo, agli arresti.
Ci asserragliammo davanti alla caserma, la presa della Bastiglia volevamo fare.
A presidiare l’ingresso, così da evitare la presa, furono mandati dei militari, ché prima c’era una guardia sola.
Baionetta in canna, urlò un ufficiale.
No, urlò un altro, aggiungendo, Via le baionette.
Ne intervenne un terzo: Baionetta in canna. E quelli sudati a togliere mettere, mettere togliere.

La folla, che pretendeva giustizia e la liberazione immediata del militare, rispose con uno slogan – creativo -: ronda fascista. Anche i militari mandati a difendere la caserma e il suo onore erano così definiti, dal libero arbitrio di quel movimento spontaneo di un centinaio di persone. Anche loro erano “ronda”.
“Fascista” naturalmente.
Ronda fascista ronda fascista con una sola variante: quando il parlamentare radicale si presentò per dire che aveva ricevuto rassicurazione dalle autorità militari che per il poveretto prelevato dalla ronda (fascista) non ci sarebbero stati provvedimenti disciplinari la folla si ribellò, e – attenzione che c’è la variante – urlò: radicali borghesi, radicali borghesi, radicali borghesi.
(Poco musicale: durò poco).

C’ero anch’io.
Davanti, ma non urlavo. Però c’ero.
Non urlavo perché ero dispiaciuto. Perché tra i militari che, baionetta in canna, facevano la guardia e avevano il compito di difendere la caserma c’era un amico mio. Un romanaccio, lontano parente di Venditti, mi aveva detto.
(Proprio quel giorno c’eravamo divertiti. Mi aveva raccontato di una lettera che un altro militare aveva scritto alla sua assicurazione, dopo un incidente. Iniziava così: Cara assicurazione, io sto bene e così spero di te).
Quando qualcuno gli gridava, magari sputacchiandogli in faccia, ronda fascista, lui mi guardava come a dirmi: chemminchia c’entro io, che son pure comunista?
Io con la testa gli rispondevo con un gesto come a dire, chemminchia ci posso fare io?
Comunque.
Dopo due ore ecco che dalla macchina della questura, lì a controllare, scendono quattro tipi che vanno a presidiare pure loro la caserma.
E io ero sempre in prima fila insieme agli anarchici e a un mio amico (che è adesso fa il medico, è un diesse, ha sposato una di forza italia, medico pure lei, e, a quel che mi dicono, son tutti e due un po’ stronzi).
Ronda fascista anche per i poliziotti della questura: ormai lo slogan era quello.
Tra i poliziotti, però, ce n’era uno che, ora ripensandoci, penso e dico che aveva parecchie cose in comune con schwarzenegger.
L’altezza, per esempio. E i muscoli. A un certo punto questo tipo comincia a menare cazzottoni e calci a vuoto, all’aria insomma. Minchia: una cosa che faceva paura. Altroché Bruce Lee.
Io e l’amico mio (ora medico, pare stronzo) però siam duri e puri e restiamo fermi.
L’altro amico mio, il militare messo di guardia, però mi fa: Girati.
Mi giro.
La folla è scomparsa.
Anarchici, radicali, marxisti leninisti, democristiani che non sapevano cosa fare: tutti, ma tutti tutti, al solo vedere schwarzenegger che menava calci e pugni al vento erano diventati centometristi. Ed erano spariti.
A schwarzenegger, che si stava dirigendo verso di noi con un’espressione punto carina, io e l’amico mio (ex amico, ora medico, pare stronzo) dicemmo: Adesso andiamo.
(Lo dicemmo con una certa educazione. E rispetto).
E in fretta, disse lui, annuendo.
Forse era anche il tempo del film Per grazia ricevuta, non ricordo bene bene.

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7 pensieri su “ronda fascista (in replica)

  1. Il titolo andava bene anche con un post nuovo di zecca. (Tra parentesi, non era difficile ricordare nemmeno quello “vecchio”; riletto molto volentieri. Anzi, “con piacere”.)

  2. Forse nel titolo c’è una esse di meno.
    L’hanno scampata bella i due (uno ora medico, pare stronzo) potevano essere al posto dell’aria.

  3. Tutta la mia solidarietà ai centometristi.
    Il popolo è mobile, qual piuma al vento.Mai esporsi troppo per la volubilità popolare, se non si è più che un buon surfista della politica.
    L’unica occasione a rischio botte l’ho vissuta come addetto stampa di partito ad una seduta comunale publica su una centrale di smaltimento rifiuti, che avrebbe dovuto sorgere alle porte della città. Uscii tranquilla, con il vicesindaco e gli assessori. Il sindaco era già scappato dal retro.La folla era inferocita. Qualcuno si beccò un cazzotto e ad un assessore fu assestato un calcione nel sedere. In una città in cui *non succede quasi mai niente* . E menomale. Per mia fortuna nessuno mi guardò né per il lungo né per il largo, perché non trattavasi di folla acefala che mena a caso ed io non contavo.
    Per il resto: ieri contestatori, oggi notai, chissà se in un vecchio libro hanno una pansè, o ancora un santino del Che…

    Bellissimo film, “Per grazia ricevuta”, con Manfredi, lo ricordo. Sempre se ricordo bene titolo in abbinamento al film.
    Anche mio nonno paterno accompagnando mia madre all’altare ( dopo sei anni di fidanzamento a quei tempi, Anni Quaranta, cosa rarissima) continuava a dire: sei ancora in tempo a tornare a casa…intanto la sposa non aveva neppure il vestito bianco. Come il padre del film, insomma ( ma è *quello*?)

  4. In quegli anni facemmo anche cose positive. Ad esempio nacquero i PID ( proletri in divisa).Movimento sostenuto da LC che aveva lo scopo di migliorare le condizioni dei militari in caserma. Tanti finirono a Gaeta.
    Mi ricordo che la domenica prendevamo il treno e andavamo ad Albenga a ” fare servizio d’ordine” ai giovani militari che volevano partecipare ai comizi.
    …E non sempre si scappava… e non tutti sono diventati stronzi…

  5. grazie a quegli anni, infatti, medicina democratica per esempio raccontò cose raccapriccianti dei manicomi.
    grazie a quegli anni cambiarono cambiarono, soprattutto, le condizioni degli operai in fabbrica.
    ho intenzione di dirne, ancora.
    ché il sessantotto non fu solo una cosa di studenti molto folcloristica.
    e chi dice che il terrorismo nasce dal sessantotto vada a rileggersi tobagi.
    grazie renato

  6. chissà perchè il tema “inceneritori” rende collerici i più tranquilli dei cittadini!!! Anche io ho assistito ad assemblee al limite della rissa tra consiglieri e assessori comunali, da una parte e semplici cittadini, dall’altra. Non avrei mai pensato che persone tranquille, padifiche potessero trasformarsi in “barricaderi”… La mia considerazione è: vai a toccare il loro orticello e sono c@@i amari!!!Mai pensato che il 68 fosse una cosa solo di studentelli, da lì sono partite tante riforme che negli anni 70 hanno cambiato la nostra società in modo incredibile (diritto di famiglia, sanità, autonomie locali, manicomi, solo per elencarne alcune)
    ELisa

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