Pubblicato da: remo | 1 novembre 2008

le teste di minchia, parte seconda

Il mio post sul gatto lanciato da un’auto in corsa (le teste di minchia vere) ho visto che è stato rilanciato da Placida signora (in Placidi appunti).
Oggi, inoltre, quel post è stato commentato da una blogger.
Quel post è rimasto così, in sospeso. Il gattino è morto.

Le teste di cazzo (vere) ci sono sempre state. Quando ero bambino mio padre portò in casa un gattino bianco. Mia madre, però, non voleva saperne. Dopo un paio di giorni quel gatti scomparve.
Non mi diedi per vinto. Lo trovai: mio padre lo aveva parcheggiato in cantina, dove c’era la grande caldaia per il riscaldamento, allora a nafta. Così tutti i giorni andavo da lui.
Finché un giorno scomparve.
Allora, io abitavo allora in un bel palazzo, ma i miei, operaio mio padre, donna delle pulizie mia madre, erano “custodi”. Non portinai, custodi. Badavano a riscaldamento, ascensore, pulizia scale.
Davanti al palazzo c’erano case vecchie, povere, senza servizi. Da paura.
Le case dei terun, chiamati della grande industria che ora non c’è più.
E io andavo a giocare sempre dai ragazzi terun, che mi vedevano come quello che stava nel bel palazzo, così come i ragazzi del bel palazzo mi vedevano come uno che sta coi terun.
Coi terun facevo cose brutte: furti di caramelle, scontri tra bande, piazzarsi sotto le gate dei palazzi per vedere i culi alle signore e altro.
Coi terun ebbi una brutta esperienza. Una vlta litigai con una bambina, avrò avuto sette anni. Le dissi, Puttana.
Lei chiamò suo padre, io me la diedi a gambe. Mentre correvo, sentii un rumore ai miei piedi, quacosa di secco che strisciava: suo padre mi aveva lanciato un coltello (e mio padre, a questo mio racconto, non ha mai creduto).
Comunque.
Una volta trovammo un gattino morto, abbandonato. Gli facemmo il funerale, con tanto di corteo e sotterramento (in un vecchio quartiere, la Furia, che ora non esiste più), preghierina finale e croce sulla tomba.
Un po’ per gioco e un po’ no, credetemi.
Furono loro a dirmi del gatto bianco.
Un signore, padre di famiglia, uomo del nord, cattolico, lo aveva ucciso con una badilata.
Tra i terun e i veneti e i toscani e i sardi arrivati a Vercelli c’era di tutto. Quell’uomo non era un disperato. Era uno dei pochi ad avere la casa coi servizi; sua figlia studiava; ripeto, andava a messa.
Però ammazzò quel gattino, che mio padre, evidentemente, avevo lasciato andare.
Quei ragazzi poveri e figli della povertà, coi genitori analfabeti, alcuni di loro coi genitori che la sera bevevano e li picchiavano, sono diventati… di tutto: uno di loro per esempio è un truffatore, un altro ha un’azienda.
Ma volevano e volevamo, perché anche io mi sento un po’ terun, bene agli animali.
Quel signore, invece, era, a detta di tutti, un brav’uomo, per esempio non beveva e non bestemmiava e la sera non adva a giocare a carte al bar, e sua figlia era una brava ragazza.
Le teste di cazzo si nascondo bene, e stanno dovunque, credo.
E col passare degli anni ho visto, per esempio, che anche la violenza sulle donne non ha collocazioni geografiche o sociali precise. C’è, a volte, tra i cosiddetti benestanti e istruiti.
Certo, magari tra i figli della povertà c’era qualche calcio in culo di troppo. Ma non voleva dire, quello.
C’erano più gatti e cani tra quelle case povere che non in quella dove stavo io.

Post frettoloso, anche oggi. E’ festa, la città è deserta. Mi attende la redazione.

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Responses

  1. Ma sai che proprio ieri ripensavo a quel gattino? Questi gesti di crudeltà pura, senza nessuna motivazione comprensibile dietro, mi sconvolgono sempre. E pensavo a un altro episodio che m’è rimasto impresso, accaduto poco tempo fa qui a Bologna: due ladri sono entrati nell’appartamento di una signora che viveva sola col suo amato cane: un vecchio cane lupo, ormai stanco e malato. Il cane dormiva sul balcone quando sono entrati. Hanno trovato solo pochi euro. Prima di andarsene con lo scarso bottino, hanno preso in braccio il cane e lo hanno buttato giù dal balcone, uccidendolo. Ti lascio immaginare le lacrime della padrona: quel cane era la sua unica compagnia. Questo gesto orribile perché del tutto “inutile” non me lo tolgo più dalla testa. Non so cosa ci possa essere nella testa di persone così, che buttano un gatto da un’auto in corsa o lanciano un povero cane da un balcone.

  2. grazie ilaria.
    te ne racconto un’altra, io, ora.
    tre, quattri anni fa, all’alba delle otto del mattino (dormivo da tre ore, io) mi telefona mia figlia (che vive con la mia ex moglie).
    deve andare in università ma sotto casa ha trovato un vecchio pastore tedesco, abbandonato.
    mi attivo io, chiamo un mio giornalist che, a sua volta, chiama un ragazzo, sensibile, che lavora in canile.
    e che preleva il cane lupo.
    lo fanno visitare, è vecchio, malato di cuore, triste, perché abbandonato.
    qualcuno se n’è liberato.
    rifiuta di mangiare.
    morirà.
    succede però questo.
    in autostrada qualcuno abbandona una bella dalmata.
    dal canile vanno a recuperarla e la mettono vicino al vecchio cane lupo.
    che è rinato.
    son diventati inseparabili.
    quelli del canile presero una decisione.
    chi vuole, deve adottarli tutte e due.
    son rimasti in canile, e ora non so dire se il vecchio lupo sia ancora vivo o meno.
    di sicuro ha vissuto bene.
    di sicuro qualcuno se l’era tenuto finché era giovane e sano e poi, quel mattino in cui mi aveva telefonato sonia, l’aveva scaricato.
    l’usa e getta fa danni: simili a quelli dei delinquenti di cui hai raccontato tu.
    buona giornata ilaria

  3. amaritudine…
    ne ho salvati anch’io tanti, ma la crudeltà alligna ovunque.
    che genere è il genere umano?…
    buona giornata anche a te, remo.
    cri

  4. Ciao Remo, se lavori : buon lavoro ; se no, buona festa.
    Tra le storie di cani c’è anche quella della mia adorata Pallina.
    Pallina era stata abbandonata su di una strada quando aveva pochi giorni di vita, una donna l’aveva lasciata lì ed era ripartita, dietro un’altra donna aveva visto la scena e ha raccolto quel batuffolo bianco e nero tremante, ma a casa sua non poteva tenerla, l’ha portata alla redazione del giornale “La Sesia”, sai Remo quel giornale che ha sede in via Sella 30, per fare un annuncio che fosse adottata.
    Per un giorno l’ha tenuta una redattrice, alla sera se la portava a casa e di giorno, sotto la sua scrivania. Il giorno dopo passo dal giornale e vedo quel batuffolo :” ma questa è la mia pallina” esclamo, (poco tempo prima un’auto pirata mi aveva ucciso la mia cagnetta).
    “Se la vuoi, io non posso tenerla così”. Prima di andare via l’ha portata a salutare tutti, anche se solo per un giorno, era diventata la mascotte della redazione. E’ da due anni che Pallina è con me, vivo in campagna, è un amore, si butterebbe nel fuoco per me, ha una grinta, attacca i cani dieci volte più grossi di lei, i cani non ti tradiscono mai. Buon cammino a tutti, pier.

  5. :-) Tutte le volte che sento certe cose mi commuovo. E poi mi si accusa che forse non provo gli stessi sentimenti per gli esseri umani. Non è vero, in reltà di questi mi terrorizza l’incapacità di usare l’intelligenza di cui dovrebbero essere dotati. E penso a quanto animali e bambini siano indifesi di fronte a questa incapacità. Mi commuovo allora o vado in bestia.
    Perchè non c’è da commuoversi di fronte alla storia del vecchio cane lupo, o di fronte ai bambini legati negli orfanotrofi rumeni? Ho ancora in testa un servizio di molti anni fa in cui inquadrarono un bambino che aveva due occhi che non scorderò mai più. Solo mio padre sarebbe venuto con me in camper per portarlo via da là, ma questa è un’altra storia ceh non voglio raccontare.
    Senza parlare dei soprusi e delle violenze perpetrate su gli uni e sugli altri.
    E chi non si commuove/indigna per me è una bruttissima persona senza ma e senza appello.
    Figuriamoci cosa posso pensare di coloro che gettano gatti dai finistrini di auto in corsa o danno badilate a mici indifesi. La badilata la renderei volentieri sul ginocchio destro per esempio, senza farci manco una piega. Sono una che non si fa gli affari suoi, che ferma i padroni che hanno canini al guinzaglio che tirano come matti e sembra che si strozzino con gli occhietti fuori dalle orbite. Li fermo per dire loro di comprare le pettorine così al canino non si spezza o danneggia la trachea. Così impara a stare al guinzaglio mi viene risposto, quando va bene e subito mi pento perchè per far vedere che sono dei padroni che sanno il fatto loro danno degli strattoni spaventosi con l’animale quasi impiccato. Ma vaffanculo! Fa il paio coi bambini rumeni legati al letto anche se questa è molto più grave. E poi non mi dovrei incazzare…
    Vado a controllare il brodo.
    Buona serata.

  6. Anche qui è tutto deserto. Bellissimo.

  7. anche qui è festa.
    orribile, una festa che temevo e che ancora adesso dimentico.. stamattina sono uscita per fare la spesa e mi son trovata davanti la città semi-deserta.
    io il culto dei morti non ce l’ho, e credo molte altre persone siano così.
    è una giornata così triste e grigia.. però ai “miei” morti io ci penso quando voglio, non un giorno all’anno, ed è meglio così per me :)

    le bestie, le bestie, non oserei mai far del male a una bestia, ma neanche mi sgomento tanto per quello che si vede in giro. mi fa schifo, sì… i padroni di pitbull, chi tormenta i gatti o i piccioni, quelli che vanno a caccia allora???

    però per me gli animali a cui tengo di più siamo noi esseri umani, ecco.

  8. pier emilio, sono in redazione, ora.
    devo fare attenzione a non pestare una cosina nera che si muove.
    una gattina di neanche un mese, che si sta affezionando al giornale ma che dovrà cercare casa.

  9. Io ho abitato fino a 14 anni in una casa di ringhiera e siamo più o meno coetanei. Due stanze, il cesso fuori ( non lo si può chiamare altrimenti), sul ballatoio e in comune con un’altra famiglia ( di sei persone, più noi tre, ). Noi però avevamo un alloggio “elegante” perché, anche se non dotato di bagno, aveva una bella porta di legno massiccio ( non si entrava da una porta a vetri, insomma). Abitavamo ancora lì quando mio padre, del nord,aveva l’aziendina con qualche operaio, la segretaria, il “viaggiatore” con il furgoncino, gli apprendisti. Diceva che “non bisognava fare il passo più lungo della gamba” e lì si stava, ad un secondo piano, portando su la spesa a piedi, nella borsa a rete. Lavorava anche di notte, perché faceva manutenzione alla Tartarici, alle argenterie locali e di pompe sommerse. Non c’era citofono, per cui chi lo cercava urlava in mezzo alla strada. Questo nei favolosi Anni Sessanta, in un quartiere della città che è ormai abitato dai marocchini. I terun stavano appena arrivando. Io abitavo in una casa vecchia, dove soltanto un paio d’alloggi per piano ( due piani) avevano tre stanze e un bagno personale ed era abitata tutto da settentrionali. Il primo gatto è arrivato che avevo tre anni, siamese, in una scatola da scarpe, regalo di un cliente del papà. Tempo un anno e diventò il Ras del rione, battendo quello in carica, Nerone, un grosso vecchio gatto nero. Per capire com’era la povertà del nord ascoltare le vecchie canzoni di Gipo Farassino. *Quello* era il nord proletario urbano. Non aveva le pezze al culo per dignità.Non per altro.

  10. Peggio del male c’è solo il non saper fare bene il male.
    E’ come quando si uccide un coniglio ed ogni tanto ci si ferma per rimproverarsi.
    Poi si ricomincia.

    (Cesare Pavese)

  11. E’ bello sapere che c’è un giornale che oltre alle notizie, comunica emozioni, grazie.


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