un certo “e.”, sui manoscritti

grazie a questo aggeggio qua ho conosciuto gente.
sulla destra, come potete vedere, ci sono alcuni link con la maiuscola, altri con la minuscola.
la maiuscola è di quei blogger che ho incontrato, almeno una volta.
allora, dal momento che perdura un senso di vuotezza (cioé: nulla di furbo da dire) sono andato a ripescare dal vecchio blog.
e ho trovato un post, di due anni fa, che però non era farina del mio sacco.
Sull’invio di manoscritti alle case editrici.
era un copia incolla, di un intervento sul forum di fernandel di un certo e., che poi ho conosciuto (in Puglia).
non dico altro di lui – se vuol manifestarsi lo faccia -.
so solo che è un giovane, bravo editor. e altro.
per esempio scrive.
(e poi. se ri-posto c’è un altro motivo. nel 2006 i visitatori del mio blog erano un decimo rispetto agli attuali; solo che allora avevo cose da dire, ora no, son come una pila scarica).

la premessa è ’sono un lettore, ma mica un lettore così, no, un lettore di professione’, nel senso che leggo inediti per due case editrici e stilo delle schede di lettura.
ora, tralasciamo l’ambiente – case editrici, editori, soldi pochi, telefonate e mail del tipo ‘oh ma non mi mandi più niente? che abbiamo litigato?’, chi sa sa e chi non sa non sa.
voglio parlarvi degli autori esordienti. me n’è venuta voglia leggendo Remo sul suo blog (e commentando anche lì)

comincio con una domanda – che se mi dilungo la lettura si appesantisce e poi non ti leggono più, e io lo so che faccio il lettore, mica cazzi:
di cosa scrivono gli esordienti?
che riferimenti hanno? (lo so, che son due, ma alla fine è la stessa domanda)

risposta:
quello che mi trovo davanti è un esercito di teledipendenti. Mi spiego e sintetizzo:
la maggior parte di loro scive su
a) tutti quelli/e che mi son scopata/o, perché se c’è riuscita Melissa P. ci posso riuscire anch’io
b) cartoni anni 80, Candy C., Goldrake, Lady Oscar
c) tutti i cartoni anni 80 che mi sono scopato/a
e) reality, esistenti o inventati
d) flussi di coscienza indecifrabili – ovvero non hanno presente cosa sia una struttura narrativa.

seconda premessa (l’ho fatta la prima, non ricordo?):
quelli che leggo non sono quelli che sono andati alla Holden, rappresentati dalla Nabu, pubblicati Fandango. Sono semplici ’scrittori’ col romanzo nel cassetto che non sanno che farsene e lo mandano in giro o autori già pubblicati da ‘noi’.

insomma – e qui finisco, magari riprendo in seguito, se interessa – si fa presto a dire che c’è un esercito di minimalisti in giro (ecco il perché del titolo moooolto intelligente), di gente che si mette a copiare Carver perché fa figo; o di novelli autori meta e fiction…
magari, vi dico, perché, almeno avrebbero dei riferimenti ‘letterari’ – poi i riferimenti posso piacere o meno, ma almeno uno dice ‘ok devo scrivere un libro, che copio? ma copio un libro, no?!

la verità?
quasi tutti hanno letto al massimo i promessi sposi. Poi hanno visto un bel pò di film e passano un bel pò di ore davanti alla tivì – diamine, almeno scrivessero dei simpson o di ‘avere vent’anni’ o blob (e qui faccio un pò lo snob). Che tutti scrivono e pochi leggono, che se uno legge e legge bene ci pensa mille volte prima di scrivere un romanzo.

e.

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27 pensieri su “un certo “e.”, sui manoscritti

  1. cioè.
    non so se te l’ho già raccontata, questa cosa.
    virginia woolf, che era virginia woolf, mica cazzi, ebbe una crisi creativa triennale dopo aver letto proust. pensava che a quel punto non avesse più senso scrivere.
    ora.
    una che ha letto proust E virginia woolf, che dovrebbe fare?
    :-)
    (esagero, è chiaro. però mica è insensato il concetto. discende direttamente da ”più so, più so di non sapere)

  2. Quello che dice e. mi pare interessante.
    Tutti scrivono e nessuno legge, si dice. Mi pare abbastanza vero.
    Non ricordo più dove l’ho letto, ma suonava più o meno così: tutti siamo stati lasciati da una fidanzata e ci siamo ritrovati a guardare la luna sospirando, ma questo non fa di noi degli scrittori (e non ci giurerei che sia scontato per tutti).
    Pier Vittorio Tondelli scriveva nel 1986 che “questi ragazzi (quelli di under 25) scrivono perché leggono” e poi “questa motivazione in un certo senso naive ha in sé una carica di vitalità e di presa diretta che la nostra letteratura adulta, ad esempio, è ancora lontana dal raggiungere.” E oggi?
    Che pensate?
    Mi piacerebbe che e. si riaffacciasse.

  3. Che già a scrivere dei Simpson bisogna sapere cosa si sta facendo. Bel post e presumo scritto con cognizione di causa. Ma è molto diffusa ovunque la superficialità no? Credo che sia una delle carogne che ci dobbiamo portare appresso nei giorni nostri. Perchè dici che sei scarico? Penso sempre al tuo blog come un luogo dal quale attingere uno spunto su cui riflettere o discutere con gli amici, in somma un bel luogo da frequentare.
    Forse sei solo un po’ stanco, vulcanico come sei.
    Meriteresti un po’ di riposo. Buona notte:)

  4. ciao Remo!
    be’: che dire?
    sono passati due anni e non sono più d’accordo con me stesso.
    era una cosa scritta di getto (in Rete, scrivo di getto; nel mio, scrivo riscrivo riscrivo ecc.)

    cerco di articolare meglio il discorso (sempre di getto, ma due anni dopo).

    1. ricordo che quando postasti la prima volta questa cosa, un’operatrice editoriale – tua lettrice – face un commento che non riuscii a capire subito.
    alla fine, ma solo alla fine capii: mi stava facendo notare che avevo scritto “pò” in vece di “po’”. ebbene credo che avesse ragione: non si può essere inesatti. non è il momento di esserlo.
    e questa cosa che scrissi di getto è inesatta.

    2. da tempo non faccio che chiedermi se le troppe cose che leggiamo (e vediamo e ascoltiamo e percepiamo a vario titolo), se le troppe cose che ci inondano, non siano dannose.
    la vita ci sporca; forse anche leggere ci sporca.
    giorni fa ho postato su milano-roma-trani questa cosa, da Otto e mezzo:
    “Siamo soffocati dalle parole, dalle immagini, dai suoni che non hanno ragione di vita, che vengono dal vuoto e vanno verso il vuoto. A un’artista, veramente degno di questo nome, non bisognerebbe chiedere che quest’atto di lealtà: educarsi al silenzio” (un Flaiano particolarmente amaro, ma esatto).

    3. se è vero che l’esordiente tipico è un lettore di best seller, è altrettanto vero che esiste un esercito di scrittori potenziali, di esseri umani che Carver e Salinger li han letti tutti, da cima a fondo (del resto è anche poca roba, poche pagine, no?).
    anche loro stanno scrivendo e stanno mandando i loro manoscritti alle 6.000 case editrici italiane.
    e a volte si rapportano (ci rapportiamo…) a queste letture come l’esordiente medio fa con Moccia o Brown. ma nessuno di noi ha – per dirne una – fatto lo sbarco in Normandia, come JD S.

    4. confermo, però – infine – un punto: se devi copiare un libro, copia le Nine Stories (o La vita agra, o Un’estate, o Se una notte d’inverno un viaggiatore, o Un weekend postmoderno ecc.). parlo di “tecnica” e volontà.

    infine. mi capita spesso, di questi tempi, quando parlo con qualcuno che condivide la nostra (mia, tua – Remo – e di molti dei lettori di questo blog) passione per i libri e la scrittura; mi capita spesso di farmi e fare questa domanda: se tutto è già stato detto, pensato, scritto, qual è il senso di ridire, ripensare, riscrivere?

    una risposta possibile può essere quella di Guido [Fellini] nella stessa scena di Otto e mezzo:
    “Ma che cos’è questo lampo di felicità che mi fa tremare e mi ridà forza, vita? Vi domando scusa dolcissime creature non avevo capito, non sapevo, com’è giusto accettarvi, amarvi, e com’è semplice. […] Ah, come vorrei sapermi spiegare… ma non so dire. Ecco, tutto ritorna come prima, tutto è di nuovo confuso, ma questa confusione sono io, io come sono non come vorrei essere, e non mi fa più paura. Dire la verità, quello che non so, che cerco, che non ho ancora trovato. Solo così mi sento vivo e posso guardare i tuoi occhi fedeli senza vergogna”.

    e, se c’è quel lampo di felicità, quella necessità di dire e dirsi, di essere Veri, forse si può anche non aver letto o non aver letto tutto. non so.

    e.

  5. L’ultima frase del post secondo me è una verità oggi come due anni fa: se leggi tanto, ma soprattutto se leggi BENE; se sai leggere, oserei dire – perchè si può anche leggere Dan Brown che se lo fai in un certo modo qualche meccanismo dentro forse te lo smuove pure, per esempio che ne so, la voglia di mettere in discussione tutti i dogmi che ci vengono propinati da ogni parte, che oggi come oggi non mi pare una cosa da niente, e se leggi di tutto perchè non ti basta mai, beh allora ci pensi per forza non mille, ma diecimila volte prima di pensare di poter scrivere un romanzo. Una cosa è sognare, l’altra è pensare di aver davvero scritto qualcosa che sia degno di stare in libreria in uno scaffale vicino a Roth e Pennac o alla Allende e a pochi passi da Proust o Dosto o Boll o Eco. Se poi ti metti a pensare: se pubblicano Moccia allora possono pubblicare anche me, questo non è utile. A meno che, ciò che si vuole ottenere sia soltanto essere pubblicati, e non scrivere qualcosa che abbia un valore.
    La frase di Otto e mezzo, beh, resusciterebbe pure un morto
    e grazie perchè ne avevo proprio bisogno
    :)

  6. Sì, sì, ci si gira e rigira intorno alle stesse vecchie cose che fanno alla fin fine stomacàr, c’ho il senso del rigetto, basta:

    “Perché ci vuole orecchio,
    bisogna avere il pacco
    immerso, intinto dentro al secchio,
    bisogna averlo tutto,
    anzi parecchio…
    Per fare certe cose
    ci vuole orecchio!
    Bisogna avere orecchio,
    bisogna avere il pacco
    immerso, immerso dentro al secchio,
    bisogna averlo tutto,
    anzi parecchio…
    Per fare certe cose
    ci vuole orecchio!”

    è Jannacci, sì

  7. ogni tanto qualcuno tira fuori la storia che è stato tutto scritto.
    certo che sì, bastano i classici (marziano guglielminetti diceva: la letteratura italiana? Dante, Petrarca, Boccaccio, dopo di loro il nulla), ma il contesto varia.
    sempre.
    finché la vita resterà sul pianeta la gente ascolterà e leggerà nuove storie d’amore e di morte.
    perché si ama diversamente e si muore diversamente.
    ——————————
    enrico però scrive una cosa che ho scritto anche io, pochi giorni fa. l’pho scritta su facebook.
    allora, per chi non lo sapesse, su facebook funziona così.
    si scrive un post e poi, dopo averlo scritto, si ha l’opzione di taggare, cioè coinvolgere, venti persone alla discussione (gli altri possono intervnire, ma le venti sono, come dire, invitate?).
    allora, più passa il tempo e più mi accorgo di una cosa.
    che cresce l’esigenza di tanti di farsi leggere.
    anche implorando.
    una volta chi scriveva scriveva per essere letto.
    oggi implora, quasi.
    —————————–
    torno a face (e mi scuso con chi face non sa cosa sia: non è una grande perdita).
    allora, giorni fa intercetto – del resto era pubblica – una conversazione tra un editore e un editor. che lamentano: oggi gli scrittori non sanno scrivere.
    allora.
    la bella scrittura certo che conta. ma chiedete a qualche editor anziano. ci sono libri riscritti, di grandi scrittori, che magari fanno strafalcioni. ma hanno una storia.
    poi.
    io leggo manoscritti e, senza beccare quattrini, a volte segnalo quel che leggo ai pochi editori che conosco.
    bene, faccio sempre più fatica. a volte propongo cose scritte da altri che sono valide ma gli editori hanno altro per la testa.
    non è vero che oggi si pubblica tutto.
    oggi è più facile essere pubblicati scrivendo cosette.
    e mi fermo, ora.
    ———–

  8. probabilmente, Remo, uno dei punti della questione è proprio questo: una cosa è scrivere, altra pubblicare.
    … e mi fermo anch’io qui.
    :)
    ciao!
    e.

  9. gea, hai ragione.
    guarda, quando riscrivo un libro io vado sempre in crisi perché, oltre a scrivere, ogni giorno cerco di leggere.
    se leggo Scotto Fitzgerald c’è una voce che mi dice, Lascia perdere, se leggo cosette, e siamo a rischio cosette, dico, Certe letture fan più male che bene.
    monia,
    quella frase di Tondelli (scrivono perché leggono) va ancora bene; io però credo che la tevisione e la rete abbiano imputtanito la scrittura. Spesse volte non si scrive dopo aver letto e vissuto. Si fa il verso (per questo ho ripostato il vecchio intervento di enrico).
    silvia,
    hai scritto
    è molto diffusa ovunque la superficialità
    hai ragione e lo diceva anche oscar wilde: il vizio supremo è la superficialità (per esempio: fare il verso, o vivere ascoltando il branco, a fare propri i luoghi comuni).
    io amo chi sulla scrittura si interroga.
    una volta ricevetti una mail e un racconto di un ragazzo; diceva, Io so scrivere.
    Fenoglio si interrogava…
    sono scarico, mi succede. vedrò di ricaricarmi. grazie silvia
    cara elena,
    no, hai scritto un bell’intervento, per nulla sconclusionato.
    no mario,
    non sono mai le stesse cose. ci sono continui ripensamenti e nuove dinamiche. gli aspiranti scrittori per esempio dicono, Gli editori non leggono. Oppure, Vengono pubblicati solo i raccomandati, eccetera. No, non è così. Magari è anche così, ma non è così. Fior di scrittori veri, in passato sono stati rifiutati dalla grande editoria. Vittorini bocciò Tomasi di lampedusa, la Ginzburg Primo Levi, Calvino disse no a Morselli (morto suicida). E’ la storia di sempre, insomma, quella dei rifiuti. Ma attenzione: le case editrici non sono delle panche di legno; le case editrici rinnovano gli arredamenti, oggi più di ieri. E quel che valeva due anni fa magari oggi è diverso. Chi legge i manoscritti in Italia c’è. Solitamente il lavoro di scouting è fatto dalla piccole case editrici a gestione familiare (io sarò sempre grato a Fernandel); solitamente nelle grandi case editrici un manoscritto – a meno che non venga segnalato – non viene letto da parazzoli, genna, castagnone; ma da dei ragazzi con poche esperienze.

  10. Beh,
    è certo che non mi sono spiegato bene,
    lo so che le cose cambiano, e sono stufo,
    e sento come tormentosa la continua tiritera di questi interrogativi:
    e non mi pubblicano e chi pubblicano e chi l’ha presentato e chi mi raccomanderà e perchè non lo leggi è tutta una mafia e via…..
    Io sentendomi frustrato, a volte,come autore, sono stufo di storie di frustrazioni e lamenti.
    Credo che bisognerebbe smetterla anche sui blog di dirsi queste cose.
    Viviamo in un mondo così composito, sfaccettato, confuso, di oggetti dal rapidissimo consumo, il libro di narrativa è ormai quasi solo oggetto, per buono che sia.
    Sarebbe bene, forse, fare altre analisi, magari di psicologia di massa, di mercato, socio politiche, probabilmente vedremmo un po’ più chiaro in questi plumbei giorni.
    Sarebbe bene piantarla col:
    Tutti scrivono adesso!
    Riceviamo un sacco di porcheria!
    Quest’affermazione altezzosa mette gli addetti fuori dal gioco.
    E se fosse un bene? Magari certa gente per scrivere meglio legge di più, si rialfabetizza.
    Peraltro un sacco di porcheria vien pubblicata, come da contrappasso.

    Ci sono caduti i grandi parametri, i canoni di valutazione e va bene così,
    cioè è così, o no?

  11. mario,
    hai ragione, ci si stufa di sentir parlare delle stesse cose e delle stesse lamentele.
    però la rete va usata anche come scambio di informazioni.
    a parte i grandi temi, ci sono tante cose da dire sull’editoria, e tutto ciò che ruota attorno (corsi di scrittura creativa; agenzie letterarie; ebook) nel male ma anche nel bene.
    cose che è sempre bene sapere.
    (però capisco il tuo stato d’animo. ciao mario)

  12. dice mariobianco:
    “Sarebbe bene piantarla col:
    Tutti scrivono adesso!
    Riceviamo un sacco di porcheria!
    Quest’affermazione altezzosa mette gli addetti fuori dal gioco.
    E se fosse un bene? […]
    Peraltro un sacco di porcheria vien pubblicata, come da contrappasso.

    Ci sono caduti i grandi parametri, i canoni di valutazione e va bene così,
    cioè è così, o no?”

    provo a rispondere:
    – non ci si accorge di quanta gente scriva finché non lo si vede dal vero. è una cosa che impressiona.
    ma non credo sia un male che così tanti scrivano; né un bene.
    porcheria è decisamente un giudizio soggettivo. quella che è porcheria per me non lo sarà per un altro.
    – ci sono tanti autori che scrivono bene. alcuni scrivono benissimo [autori anche giovani, sotto i 30].
    alla fine mi pare che siamo tutti d’accordo che non è importante cosa abbiano letto, ma come.
    non so se questo risponde a “Ci sono caduti i grandi parametri, i canoni di valutazione e va bene così, cioè è così, o no?”.
    forse non ho capito io a cosa ti riferisci con “grandi parametri”.
    ciao,
    e.

  13. Come abbiano letto, non lo so, ognuno arriva dove può.
    E’ tutto relativo alle proprie possibilità di fare, scrivere e agli altri d’intendere.
    I grandi parametri erano quelli di prima di sessant’anni fa, circa, dove esisteva, approssimativamente, un certo canone per la buona, l’alta scrittura.
    Dopo, è caduto il canone, ha ceduto perché i fruitori del prodotto sono divenuti moltissimi, è ognuno ha suoi gusti, a chi piace ‘na cosa, a chi n’altra, qualche anno fa erano in voga,e andavano alla grande i libri dei comici, adesso non so.
    E’ ‘na questione di formazione, d’istruzione, di allenamento.
    ‘Na volta stigmatizzavano i libri di Liala, non piacevano i libri di Scerbanenko, Simenon era solo un giallista.
    La voga, la moda conta, e condiziona noi, gli editori e quindi i lettori.

  14. Beh io direi che quello che hai scritto Remo è praticamente quello che penso anche io. E’ un luogo comune che tutti gli esordienti scrivono male e non leggono perchè in quel marasma ci sono anche autori validi che però non vengono ascoltati. E se nelle librerie finiscono libri che non danno niente a livello di profondità, emozioni, stile ecc. di chi caspita è la colpa? Personalmente sto cercando di arrivare ad una sorta di “pace dei sensi”, che tradotto vuol dire “rassegnazione”. Si scrive per essere letti, si scrive per se stessi, si scrive per dare qualcosa al mondo? Ecco per me tutte queste cose sono vere. C’è chi sogna di fare lo scrittore nella vita perchè si sente nato per quello. Ma certi sogni stanno diventando utopie riservate a pochi.

  15. @Elys
    sì, è un luogo comune che tutti gli esordienti scrivano male. e – se è pure vero che nel nostro Paese esordiscono centinaia di autori ogni anno – spesso esordire, essere pubblicati, comporta sforzi che vanno al di là della pura scrittura.
    perché? bisognerebbe parlare della struttura dell’industria editoriale, delle sue innumerevoli sfaccetature. io non credo che il punto debole della catena siano i lavoratori in nero(1), i “ragazzi con poche esperienze” – di cui parla Remo. anche perché le major non leggono e basta: la loro selezione non avviene sulla base dei manoscritti ricevuti e delle “autocandidature”.
    esiste un percorso classico in Italia, che va dal racconto al romanzo; dalla fanzine, rivista on-line, blog, alla pubblicazione in una major, passando attraverso una piccola casa editrice.
    giusto? sbagliato?
    per me non è questo il punto.
    il problema, oggi in italia, è che (come dice mariobianco), si dà spazio (quasi) solo alle mode, agli instant book, si cavalcano successi; poche, pochissime realtà sperimentano e rischiano realmente.
    quindi, se un autore è costretto a uniformarsi al gusto del momento per riuscire a pubblicare, c’è il rischio che lo faccia, che si uniformi.
    e, Remo, tu sai benissimo che non sono i “ragazzi con poche esperienze” che spingono in questa direzione, ma i responsabili editoriali e gli editori.

    (1)i lavoratori in nero sono però – di certo – un problema sociale, morale, umano

  16. enrico,
    sai bene che ti stimo e mi piace la tua capacità di andare in profondità; non solo: mi hai fatto delle osservazioni su un mio libro sfuggite ad editor più quotati ed esperti di te.
    però ora sbagli: generalizzi.
    io quando parlo di editoria so di quante case editrici sulle 4mila esistenti? una decina.
    posso dire: so di aver visto, so quel che si dice sulle altre.
    allora: ci sono della major che fanno leggere i manoscritti a dei ragazzini.
    e il problema non l’ho denunciato io, su questo blog, il problema è vecchio, da nni.
    tu dici che le major non leggono.
    io so che alcune leggono ma con tempi lunghissimi, anche anni.
    so di chi fa leggere.
    poi sul fatto che l’editoria non pubblica cose valide o sul fatto che la gente legga solo cose stupide: è tutto relativo.
    oggi escono 170 libri ogni giorno.
    tra questi, ci sono cose illeggibili. ma ce ne sono anche di leggibili.
    sellerio o fernandel, una grande e una piccina, pubblicano cose interessanti, di autori contemporanei.
    il problema è semmai un altro.
    un autore contemporaneo valido corre il rischio, oggi più di ieri, dopo la pubblicazione, di passare del tutto inosservato: perché resta poco in libreria, perché è…. in cattiva compagnia.
    le cagate hanno sempre avuto successo, del resto.
    ho fatto la tesi su Achille Giovanni Cagna, scapigliato.
    un paio di anni fa, mi pare mondadori, ha ristampato Alpinisti ciabattoni (che Gadda studiò e ristudiò, per l’espressionismo linguistico, le pennellate alla cagna, insomma).
    bene, Cagna scrisse un libro, 1920 o giù di lì, intitolato La rivincita dell’amore.
    stile liala, per intenderci.
    vendette in quegli anni, 50mila copie.
    ————-
    c’è una blogger, qui, enrico che mi legge e che ha un paio d’anni più di te.
    ha lavorato per una major (a casa, pagata poco).
    ha scoperto lei due manoscritti che sono diventati libri, di autori sconosciuti.
    elys, insisti, insomma

  17. enpi: io scrivo da sempre e perché non posso farne a meno. L’essere letta, pubblicata, è importante per me, significa esser riconosciuta e apprezzata ma è quasi un’altra cosa rispetto allo scrivere. Episodicamente mi dico che devo smettere di scrivere (di solito quando leggo qualche scrittore decente) ma smetto solo di pubblicare o mostrare, non smetto di scrivere. Lo diceva anche Rilke, se non puoi fare a meno di scrivere allora sei uno scrittore.
    Ho fatto anche io la lettrice per un po’, è stato istruttivo ma terrificante. Non facevo che domandarmi con quale coraggio si potessero proporre simili mostruosità.

  18. …poi sul fatto che l’editoria non pubblica cose valide o sul fatto che la gente legga solo cose stupide: è tutto relativo.
    oggi escono 170 libri ogni giorno.
    tra questi, ci sono cose illeggibili. ma ce ne sono anche di leggibili.
    sellerio o fernandel, una grande e una piccina, pubblicano cose interessanti, di autori contemporanei.

    Ecco un consiglio prezioso. Io non scrivo, leggo, non certo coi ritmi con cui legge la maggior parte di voi, ma la lettura rimane una delle cose che preferisco.
    Ma vi rendete conto di cosa significhi per uno che non è del “mestiere” entrare in una libreria e “pescare” un libro decente? Decente per lui ovvio. Da anni vado per tentativi, maldestri spesso, perchè scegliere un libro a caso senza conoscere nulla del genere che tratta o dell’autore è un’incognita. Leggere la copertina, le prime righe, quelle in mezzo, di traverso in largo e in lungo conta poco. Conta la linea editoriale che ci sta dietro. E io non ne sapevo/so un tubo. Allora ripiego sempre sui classici, sugli scrittori “conclamati” almeno così so di investire bene tempo e denaro, perchè leggere è un lusso spesso.
    La vita mi è cambiata sensibilmente da questo punto di vista quando ho conosciuto remo perchè mi ha aperto una finestra sui contemporanei. A lui va il merito di fare davvero divulgazione, sia per le frequentazioni del suo blog, sia perchè non si stanca mai di parlare di queste cose, di segnalare degli scrittori nuovi, di scambiare pareri coi colleghi come ha fatto anche in questo post.
    Credetemi, per una persona che non è del settore ma che vorrebbe orientarsi senza andare per tentativi a vuoto è un toccasana. Poi sono d’accordo anche con Mario, forse che si scriva così tanto è un bene, significa un bisogno enorme di comunicare qualcosa, di lasciare un segno e magari aiuta la gente ad alfabetizzarsi, però crea anche tanta confusione.
    Per cui oltre a ringraziare, mi auspico che questo confronto non cessi mai, perchè questo strumento avrà tanti difetti, ma di certo ha un grande pregio, mette in contatto persone/idee/pensieri ed opere che altrimenti non
    si conoscerebbero mai.
    Una manna.
    Fernandel me l’hai segnalata tu remo, ho comprato i miei libri a poco, belli, poche email, molta gentilezza e puntualità. Perfetto. Stesso periodo sono rimasta infinocchiata con un’offerta di Euroclub a dieci euro tre libri, con obbligo di acquisto di altri quattro nell’arco dell’anno. Acquisto subito per togliermi il pensiero, bei libri, classici ovviamente, mica è Fernandel. Sono ancora qui che aspetto, dopo 2000 email, silenzi inquietanti, dichiarazioni di smarrimento, invio, non invio e una mia firma che mi obbliga ad un acquisto che avrei già fatto ma che evidentemente altri si sono goduti. Questi puntano a vendere al chilo, infatti li ho obbligati a non inviarmi il loro libro del mese che spesso è carta straccia o, meglio dire, non incontrano i miei gusti.
    Tornerò a scrivere per dire che mi sono un po’ rotta le scatole della loro gestione per chiedere cosa contano di fare visto che io una scelta l’ho già fatta e devono attenersi a quella. Tutto ciò per sostenere che anche questo non aiuta la buona editoria creano confusione, di massa. Questi avevano un banchetto davanti ad un supermercato.
    Buona domenica:)

  19. Remo, cervavo un articolo su esor-dire del 2007, ma non lo trovo.
    nel frattempo copincollo questo (altro articolo sulla stessa cosa):

    “«Uno dei grandi problemi dell’editoria come degli scrittori è che questi ultimi non sanno assolutamente selezionare le case editrici a cui presentare i loro manoscritti»: ecco il punto d’inizio che Vasta ha proposto ai suoi conferenzieri e da cui è sorta un’interessante carrellata di presentazioni e idee editoriali, utili non solo agli scrittori esordienti presenti in sala e provenienti in gran parte dalla Scuola Holden, ma anche ai lettori che avessero voluto maggiore chiarezza nell’infinito mare di collane letterarie create dalla grande fucina editoriale, che si è infine detta disponibile ad accogliere la maggior parte di stili e generi di scrittura. Non sono mancate alcune secche critiche, forse anche un po’ esagerate, al mondo dei lettori e degli scrittori italiani: da un lato secondo Nicola Lagiola, impegnato da soli quattro anni presso la Minimum fax, il popolo italiano non sarebbe altro che «un popolo di megalomani che credono di saper scrivere ma che hanno in realtà addirittura poca esperienza di lettura», mentre dall’altra, secondo un più moderato Francesco Cataluccio, non solo il boom di scrittori non troppo dotati sarebbe colpa degli psicoanalisti che incoraggiano i propri pazienti a scrivere, ma anche il mondo letterario del secondo dopoguerra non avrebbe raggiunto livelli eccellenti come i precedenti o che possano tenere testa alla letteratura internazionale. Un quadro negativo degli scrittori esordienti, che non nega certo le capacità dei pochi eletti scelti dalle case editrici contemporanee: «è più semplice trovare scrittori esordienti che autori veri e propri – ha sostenuto Franchini – ma in realtà non c’è differenza psicologica tra un buon poeta ed un poeta scadente. Farsi leggere resta complicato per tutti oggi e, alla fine, chi vincerà di fronte al Tribunale della Letteratura nessuno può veramente deciderlo e saperlo»”.

  20. Una volta in fiera si avvicinò una donna allo stand del mio editore e disse:
    “Pubblicate poesia?”
    “Certo”
    “Posso inviarvi un mio libro inedito di poesie”
    “Certamente. Vuole acquistare il nostro libro, così capisce anche la nostra linea editoriale?”
    “Mi dispiace ma io non leggo poesia”.
    Grande.

  21. Grazie Remo! Io insisto, persisto e vado avanti. D’altronde la resa è solo per i deboli no? ^__^

    Per enpi: posso concordare sul fatto che spesso molti esordienti spediscano alle case editrici senza preoccuparsi, ad esempio, di guardare il loro catalogo, di informarsi sulla loro linea editoriale ecc. Ma non tutti sono così. Ci sono anche persone che spediscono a chi in teoria potrebbe essere interessato al loro lavoro. Ma il risultato non cambia. E’ difficile e per milioni di ragioni. E se gli editori seguono certe tendenze di massa, il circolo vizioso non si romperà mai. L’anno scorso ho partecipato ad una conferenza sul problema della vendita dei libri in Italia. Sono rimasta allibita quando ho sentito dire che “non è vero che in Italia l’editoria va male e che si vendono pochi libri. Insomma pensiamo ad un caso come Cento colpi di spazzola e alle tante copie vendute”. Ecco dopo questo me ne sono andata. Quella non è letteratura a casa mia.
    Sinceramente non sono neanche d’accordo sul giudizio che la letteratura del dopoguerra sia stata più scarsa rispetto alla precedente. Sicuramente ha avuto meno esempi di grandi scrittori rispetto al passato, ma ottimi autori, autori che ti restano dentro ce ne sono stati eccome. Un Fenoglio ed un Bassani ad esempio (tanto per citarne due riscoperti da poco).
    Il problema è che nessuno ha realmente voglia di cambiare le cose. Il problema è che non si vuole rischiare. Il problema è che anche chi fa la classica trafila, come la chiami tu, resta al punto di partenza. Se fosse vero il tuo discorso, io che ho lavorato per un settimanale, ho un sito e un blog da due anni e prima di spedire una cosa mi studio attentamente ogni casa editrice, avrei dovuto pubblicare, ma non funziona così. Anzi, avrei pubblicato in due casi se avessi pagato!

  22. Ciao Remo, tu dici:”Un autore contemporaneo valido corre il rischio, oggi più di ieri, dopo la pubblicazione, di passare del tutto inosservato: perché resta poco in libreria, perché è…. in cattiva compagnia.
    le cagate hanno sempre avuto successo, del resto”.
    Verissimo. Mi è successo. E mi è successo pure che questo è stato uno dei motivi per cui l’editore mi ha scaricato malamente. Mai più un contatto, un tanti auguri alle feste comandate, un minimo di curiosità per qualche mio nuovo eventuale lavoro. Eppure mi sembrava di aver trovato, prima ancora che un editore, un amico. Silenzio. Uguale a quello degli editori a cui ho ricominciato a mandare i miei inediti. Credo che esista una nuova categoria tra gli scrittori, quella dei pubblicati bene (non a pagamento, con regolare contratto) che dopo il primo libro si ritrovano nella condizione di “aspiranti scrittori”. Ma l’unica cosa che mi dà gusto aspirare sono le mie Marlboro.

  23. si fa sempre più interessante questa discussione.

    @francesco
    “mi dispiace io non leggo poesia” mi ha fatto molto ridere.

    @Elys
    sottoscrivo questa tua:
    “Il problema è che non si vuole rischiare”. vale soprattutto per le c.e.; ma spesso anche per gli autori.

    @gianluca
    incuriosisce quello che scrivi. di solito un editore ha un concreto vantaggio nel ripubblicare un suo autore. considera anche che tanti piccoli editori “chiudono” ogni anno; e/o si trovano in difficoltà economiche e ridimensionano i loro propositi.

    e.

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