cose

cose di giornale.
Dico a due miei colleghi: Ma una verifica al campo nomadi l’avete fatta?
Risposta. Al campo nomadi… sinceramente, non ci ho pensato, dice uno.
Forse è meglio andare i due, dice l’altro.
Sono stupiti da questa mia richiesta.
Continuo a dire. Guardate, la sera magari alzano il gomito, ma di giorno sono ospitali.
Sono sconcertati i due.
Dico (un pelo adirato). Volete che vada io?
(Giuro: mi piacerebbe, ma non posso. Devo disegnare la prima pagina, occuparmi delle lettere, del distributore, e devo vedere gente).
Vanno.
in due.
Tornano.
Il più giovane mi dice: Che gentili che sono gli zingari.
Ah.

cose strane
Incontro una radical scic.
Mi fa, complimenti, ho saputo che il tuo libro è andato bene.
Io, così pare.
Lei, complimenti.
Pausa.
Lei. Dai, regalamene una copia, così ti dico.
Senza parole, io, dico niente.
Arrivederci.
Arrivederci.
Credo che guadagni almeno 4mila, forse 5mila. Al mese s’intende. E il marito pure. Certo: 9 euro e 90 centesimi son sempre 9 euro e 90 centesimi. Coi tempi che corrono.

cose così.
certi giorni ho quasi voglia di noia, anche se la odio.

cose di giornale, ancora.
A Vercelli, nei giorni scorsi, qualcuno ha preso un gatto e lo ha lanciato da un’auto in corsa. Il gatto, mezzo massacrato, ieri è stato operato in una clinica veterinaria. Grazie al fatto che io l’ho pubblicato sul mio giornale, grazie al fatto che la gente si è precipitata in redazione a portar soldi, per farlo curare.
Nei piccoli giornali si parla di cose piccole, insomma, ma fa piacere, a volte, poter parlare di queste cose piccole.

Chi ha simpatia per Rita Borsellino legga qua ed eventualmente firmi.
Buona serata.

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26 pensieri su “cose

  1. Mi son andate a genio queste “cose”.
    Ma, dimmi, com’era fatta la radical/chic?

    Dai, Remo facci un ritratto da scrittore che ha un po’ di tempo e non corre, scappa sempre via,
    anche se fosse pura fiction chissenefrega,
    facci un po’ di satira,
    dacci dei particolari di abito, gesti, costume e occhi,
    dammi un po ‘di colore!

    Mario:-))

  2. non sono l’unica ad avere una ‘gatta volante’; pure lei è stata lanciata da un auto in corsa ma è letteralmente planata sul parabrezza della macchina che seguiva. Dal comitato randagi è arrivata qui da noi. E portava ancora un collarino rosso, segno – me la racconto così – che stava in famiglia, in casa, al caldo. Poi magari si sono accorti che non era un giocattolo e che rispondeva con stizza – e graffi – a sollecitazioni varie: il gioco un po’ pesante del pupo di casa?
    Chissà.

    Zingari. In stazione ce n’erano sempre molti ma dipendeva dal fatto che a poca distanza si trovava il loro campo. E in genere il mattino presto erano tutti bambini o ragazzetti. Al bar non li facevano più entrare, a torto o a ragione. Quindi una mattina il più grandicello chiede al mio moroso – che stava entrando a farsi un caffè – se poteva comprare a tutto il gruppetto le brioches e gli allungò i soldi: non ricordo ma era forse una banconota da diecimila lire.
    Quando il moroso uscì, distribuì le brioches e con viso seriosissimo, disse: ‘il resto non te lo do’. Il ragazzetto lo guardò un po’ intimidito e rispose: ‘va bene, amico’. Ovviamente il moroso stava scherzando.
    Una volta litigai – nel senso ‘questionai’ – con una zingarella che avevo incontrato sul treno sia all’andata che al ritorno: praticamente l’avevo lasciata che sputacchiava contro i viaggiatori che non davano monete o, in alternativa, ti dava del ‘bastardo’. In un corpo così piccino faceva impressione quella ‘parolona’. Ovviamente mi ero presa della bastarda e in più mi ero dovuta sorbire la lavata di testa della passeggera filantropa di turno: ‘che non è mica colpa loro…sono i loro genitori che…bla bla bla’.E va bé, insomma per non rischiare di passare da razzista, dovevo accettare di essere letteralmente inondata dagli sputacchi di questa bimbetta dispettosa. La quale, al ritorno, mi s’avvicina invece dolce dolce e ci riprova con la storia della monetina. Sorridendo ‘tra i baffi’ mi viene spontaneo un ‘ma come, non ero una bastarda stamani?’. E lei si fa una risata sonora e solare come solo i bambini sanno fare.
    La morale è questa, credo: ho visto una bambina. Come anche nello sguardo del ragazzotto delle brioches, ho visto prima di tutto un ragazzo.
    Magari non si è capito ma li considero dei bei ricordi.

  3. capelli biondi, sessant’anni quasi, ma ne dimostra 49 da lontano e 55 da vicino.
    quando ti guarda ha una sorta di tic, sembra quasi ti faccia l’occhiolino, e tu magari pensi, questa ha pensieri peccaminosi, ma lei, bastarda, sa bene del suo difetto e del tuo pensiero, cosicchè, alla fine del tic, ti guarda austera, tipo madre superiora, ma comunque sempre di sinistra, ma di quelli che son di sinistra perché leggono, no, meglio dire comprano, il manifesto-larepubblica-l’espresso e mai, dico, mai, un giornale locale, perché in questa città,
    dicono,
    non succede mai niente,
    e in effetti loro di questa città sanno un tubo, sanno dei convegni dei cineforum delle mostre, ma che ci sono dei soci lavoratori di cooperative che campano con 800 euro, mica lo sanno loro, e lei non lo sa, però mi dice, fissandomi bene negli occhi, che è diventato tutto triste, eccerto che una volta invece, e parla ma io non l’ascolto, però mentre lei mi diceva della tristezza io ho avuto come un sospetto, che è questo, che cioè, dieci anni fa, o forse cinque o quindici, io l’ho incontrata e lei mi ha detto, anche in quell’occasione, che in questa città non capita mai nulla e poi mi ha detto, eccazzo sì, che mi ricordo, mi ha detto
    che tutto è diventato triste,
    insomma sempre triste è, però mario a questo punto mi devo fermare, perché vedi, quel che ho scritto è talmente vero che adesso mi viene il nervoso ché lei, la signora radical chic, prima mi ferma, poi mi chiede del libro, e già lì, poi si mette a parlare, e qui niente di male, poi dice che è triste, occazzo, poi mentre sto parlando io guarda l’orologio, e il tic stavolta, quello che sembra un invito scopereccio, lei lo fa all’orologio, eppoi mi guarda, e mi dice con gli occhi, avrai mica pensato che tra me e il mio orologio ci sia qualcosa?, tant’è che precisa, facendomelo vedere, che è un regalo di un suo vecchio zio, vede, perché mi dà del lei, mio zio comunista lo prese in unione sovietica, viaggio premio del partito, e io allora la interrompo e dico, mica belli quei tempi col pci che organizzava viaggi premio nella russia stalinista, e lei, che da giovane è stata stalinista e adesso è del pd ha un ultimo tic, ma mica scopereccio, no, un tic come dire da nobildonna che guarda una cacca, cioè me, che poi io dico male del pc e del pd, e son convinto, mentre mi saluta, anzi non mi salutano lei e il suo tic della malore e quel suo orologio che so mica, io, se era per davvero di suo zio o invece l’ha comprato dai russi profughi vittime del post stalinismo, orcu can
    ciao marioooo

  4. Bellissima:)DDD Lei e il suo tic.
    Buona notte:)

    Un fulmine in mezzo agli occhi a tutti coloro che lanciano gatti dal finestrino dell’auto in corsa.

  5. molto bello il racconto della zingarella, roby.
    bisogna conoscerli, poi un po’ ti fanno arrabbiare e un po’ no.
    io ricordo una sera al campo nomadi, aveva tra le gambe un bimbetto rompicoglioni. la madre se ne fregava che questo mi strattonasse i calzoni e mi saltasse sui piedi.
    io resisto per una decina di minuti, poi lo guardo serio e gli dico, adesso la pianti, altrimenti andiamo via.
    magia verde, si chetò.
    era una festa di natale, mancavano un paio di giorni.
    ero con delle volontarie (una di queste volontarie so che mi legge ma non interviene mai), i bimbi e le madri nomadi.
    verso le dieci di sera, quando stavamo per andare via, arrivarono gli uomini, ubriachi e spacconi. guardai quel bimbo, non era più vivace.
    o forse è solo una mia impressione, magari era solo stanco.

  6. tre frame e vita vera. io amo i piccoli giornali, locali, dove il coraggio/intraprendenza/intransigenza in positivo è una “cosa” da realizzare ben più difficile che nelle grandi testate.

  7. Chi dice “Zingari.” vomita disprezzo, razzismo allo stato puro, schifo anche. Non credo ci sia comunità più disprezzata e vilipesa. Ma, c’è un grosso ma, doloroso e scomodo e ingombrante. Non è facilmente difendibile una cultura in cui l’infanzia paga il prezzo più alto delle sue scelte. Non credo la tua fosse solo un’impressione Remo.
    Curioso. Come aggettivo, in letteratura in musica, zingaro ha una connotazione positiva per tutti. Sa di Libertà.

  8. leggendo il tuo ritratto radical chic non mi meraviglio che la signora in questione trovi tutto tanto triste. gli occhi vedono ciò che la persona sente, ciò che lei trasmette a se stessa.

    sto studiando (beh, ci provo) dei ‘pezzi’ di musica popolare e sto meditando di comprarmi un organetto diatonico e andare in giro a suonare, magari in un campo nomadi. che ne dici, remo? tu potresti raccontare storie e io riempirei le pause

  9. Adesso sì, che sono soddisfatto, oh, làààà, veramente ci voleva il particolare, la precisione, un po’ di graffio, ‘na morsicatura, il tic,
    grazie Remo grazie, me la rido,
    a presto,

    quelle lì se le trovo, le schivo,
    tanto ormai loro, col loro giudizio superficiale ed arcigno, mi hanno relegato nell’angolo degli scemi, o dei matti ed irresponsabili
    :-)))
    Mario

  10. Io con molti zingari ho avuto diverse esperienze dirette, tutte negative. Ma credo per questo di conoscere “gli” zingari? No, perché sono un’individualista (benché un po’ mi dispiaccia) e sono allergica a ogni categorizzazione troppo generica. Inoltre io tendo a imparare più dalle esperienze negative che da quelle positive, quindi a modo mio sono anche grata alla zingara che mi ha sputato in faccia perché non le davo soldi, o soprattutto ai ragazzini che molestavano me e le mie colleghe volontarie in quanto donne quando cercavamo di fare doposcuola a casa loro, aiutandomi a mettermi in discussione, io e la mia voglia di “essere buona” e così via. Quindi se penso alla parola “zingaro”, non è che mi ispiri una grande simpatia. Mi ispira domande (anche molto critiche) e interesse, però (che son cose più importanti di una generica o ideologica simpatia). Quindi (e anche dati gli orribili tempi razzisti in cui viviamo) mi fa piacere che su questo blog si parli spesso di zingari e se ne parli con rispetto. Perché io vivo male in un mondo in cui basta essere diversi per essere discriminati, spesso poi dalle radical chic del tipo che hai incontrato tu. Ma non lasciare che una persona che non stimi ti rovini la serenità così! Un abbraccio :-)

  11. cara ilaria,
    succede di avere esperienze negative con gli zingarim, con la sanità, con i politici, con i giornalisti, i napoletani, i cortonesi come me.
    quando si racconta, per me, va sempre bene.
    ché poi la pretese di oggettivare spesso è solo una pretesa.
    sugli zingari ci son due cose che non mi vanno.
    chi, ora, vede in loro la causa di tutti i mali. uno. chi ne parla male per sentito dire. chi generalizza. chi li ritiene degli esseri inferiori (non sapendo che hanno la musica nel dna, non sapendo che, per esempio tra i giovani, sono poco e niente diffuse alcune piaghe come droga o prostituzione).
    un mio amico giornalista (mi ripeto) un paio di mesi fa, eravamo a torino, mi disse: E’ innegabile che chi vive a pochi metri da un campo nomade magari ha dei problemi, ma adesso sembra che tutta Torino viva a dua passi da un campo nomadi.
    aggiungo questo. è vero, sputano in faccia. a volte fanno rabbia, specie quando fanno gli spacconi quando hanno bevuto. ma spesso è la società civile che sputa in faccia a loro. quel che è avvenuto poco tempo fa a pavia è emblematico.
    fatti sloggiare da dove vivevano, da anni. e l battaglia che giovanni giovannetti ha fatto al loro fianoc è altamente condivisibile.
    giovannetti non solo ha combattuto con loro; ma ha ospitato dei rom in casa propria.
    2. non mi piace nemmeno l’intellettuale a distanza, soprattutto radical chic, che li difende a prescindere. chi conosce davvero il pronlema dei nomadi è chi ci ha vissuto e li ha conosciuti.
    ———–
    è gente che ha subito di tutto.
    mariella mehr è persona che si dovrebbe conoscere.
    http://www.violettanet.it/poesiealtro_autori/MEHR.htm
    copio e incollo.
    Autrice di numerosi romanzi, quattro raccolte di poesia e diverse opere teatrali, Mariella Mehr è nata a Zurigo nel 1947, da madre zingara di ceppo Jenische e vive da molti anni in Toscana. Vittima dell’opera Kinder der Landstrasse (Bambini di strada), la Mehr è stata tolta alla madre nella primissima infanzia, lasciata in custodia a famiglie affidatarie, orfanotrofi, istituti psichiatrici, ha subito violenze, elettroshock, e a 18 anni, come era accaduto a sua madre, le hanno tolto il figlio. La Mehr ha fatto della denuncia della persecuzione del suo popolo in Svizzera (un fenomeno di cui si sapeva pochissimo fino alla fine degli anni Ottanta) il centro della propria scrittura. ……

  12. Finalmente senza sguardo
    il mio occhio mi lascia riposare
    cieca cerco a tentoni
    le membrane
    di giornate divenute insipide

    Resti del vedere mi insidiano
    pacco senza sentimenti
    ma a chi sto parlando nel destino?

    Sono il nido e nello stesso tempo
    il cibo di un capovaccaio.
    Sono affamata come tutto ciò
    che ha sognato la fedeltà di un uomo
    e l’erba del fanciullo.

    E ora?
    Una fuga nuova?
    Più precisa di qualunque altra passata.
    Prendila, prendi
    che esploda delicatamente nel tuo cervello
    che vi metta ordine, solo
    la musica sa levigare,
    mai la parola.

    mariella mehr

  13. a roma ci sono più campi nomadi che campi di patate. il discorso è complesso perché c’è chi si integra e chi rifiuta di farlo. c’è chi delinque e chi se ne guarda bene. quelli “bravi” sono bravi, non vedo il problema. più bravi, a occhio, dei due colleghi che hai faticosamente spedito a fare il pezzo. ma magari sbaglio.
    quanto alla radical chic mi astengo, tranne il considerare che, spesso, chi più soldi ha più tende a tenerseli. un tizio danaroso che conosco e che spende e spande in automobili, è capace di montare dei casini di inferno per spuntare uno sconto di 20 centesimi sui rasoi usa e getta.
    la solidarietà al gatto è episodio tipico dei giornali di provincia intelligenti. come sta il felino?

  14. Guarda, io sono sensibilissima al problema, tre anni fa quando Cofferati sgombrò i campi nomadi abusivi dagli argini del fiume Reno, e si dovette trovare un posto dove alloggiare queste persone, fu scelta proprio una struttura nel mio quartiere, perché era effettivamente adatta e comoda. Be’, non credevo alle mie orecchie: persone che credevo di conoscere bene, persone di sinistra come me, e anche gente che trovavi a messa tutte le domeniche, hanno cominciato a fare riunioni “contro i Rom”, a raccogliere firme, ad attaccare volantini… mi è toccato andare a un’assemblea al centro civico di quartiere per dire che trovavo assurda questa discriminazione a priori e son passata per l'”amica dei Rom”… :-O Da allora, nonostante appunto le brutte esperienze, sono diventata sensibile al problema, perché non accetto capri espiatori e i Rom né alcun altro devono esserlo. Poi che comunque ci siano dei problemi a capirsi a vicenda tra culture diverse, be’, questo è un problema e va affrontato…

  15. ah, e quelli che l’hanno lanciato non è che poi si sono schiantati con la macchina contro un platano? nel caso gradirei saperlo e magari leggere il pezzo sul tuo giornale. mi propongo anche per un commento intitolato “l’albero a cui tendevi il pargoletto cranio”

  16. io sugli zingari ho detto molto, non ho più parole… e tra un po’ mi toccherà impegnarmi coi meridionali, coi tempi che corrono… (ma l’avevo previsto, no?dopo gli stranieri, ovvio).
    Per il resto: buttare un gatto dalla macchina? ci vuole fantasia, però.
    I romanzi li chiedono sempre anche a me… ma non si è ancora diffusa la voce che ho fatto fortuna, pensa tu!
    Baci remo.

  17. no, in genere quelli non si schiantano mai e manco si riesce a prendere il numero di targa. Però c’è da augurarsi che qualche bestiola malatissima gli attacchi qualche oscuro morbo.

    Mariella Mehr credo di averla scoperta grazie a te, Remo. Credo comunque che la domanda sia non tanto ‘perché l’uomo fa questo agli zingari (che per me è una parola come un’altra, né buona né cattiva) o presunti tali’ ma ‘perché l’uomo è capace di fare questo?’. Anzi: ‘perché siamo capaci di fare così tanto male? In quale parte dei nostri geni sta – ben piazzata – l’insensibilità che ci rende capaci di commettere o accettare tali atrocità?’. Che un po’ di antipatia per questo o quello – bianco, nero, giallo o verde – la proviamo tutti ma da lì a godere nel saperlo torturato o ucciso ne passa (e qui il pensiero va alle varie dittature, pure quella nostrana). Ho sempre in mente le foto dello sterminio armeno…per esempio.

    Il buonismo però non aiuta.

    I cosiddetti zingari li conosco poco: li osservo dall’esterno, così come fanno loro con me (ma pure i miei vicini di casa li guardo allo stesso modo e mi stupisco quando mi rendo conto che sanno di me moltissime cose). Ogni tanto riescono a farmene una e ci rido, perché sono una ‘tordela’ e mi lascio abbindolare: è inutile, sono più astuti di me (parlavo degli zingari…ma anche i vicini non scherzano). Una cosa che mi incuriosisce da sempre, però, è questa divaricazione che mi pare di notare tra uomini e donne, che si nota prima di tutto nell’apparire: cioè in come si vestono e nel livello di trascuratezza e pulizia. Lo so, la pulizia è un’ossessione tutta ‘moderna’, e lo dovrei sapere bene, visto che ancora agli inizi degli anni settanta mia nonna affittava una casa senza servizi igienici ma con il famoso wc (leggi ‘buco’) fuori. E’ che quelle rare volte che vedo le donne – di tutte le età e con svariati bimbetti al seguito – insieme agli uomini, non posso non notare che questi sono ben vestiti, tirati, sicuramente più curati delle loro consorti…
    anche se devo ammettere che presa dal turbinio delle faccende domestiche, a volte sembro una di loro…no, neanche loro arriverebbero a tanto.
    Ovviamente era per sdrammatizzare un po’: mi accorgo di averne perennemente bisogno.

    Ok, mi fermo qui. Notte notte.

  18. Ho conosciuto la Mehr nel 2006, in Biennale.Belle poesie, persona interessantissima, aspetto paradigmatico. Sembra un uomo, neanche vestito da donna. E’ un po’ scioccante, a dire il vero. Rappresenta la sua storia, di cui è un ritratto vivente. Da pelle d’oca.

  19. L’orologio russo e il rublo con cui fare la spilla… tutti gli iscritti PCI portati in Unione Sovietica in cordata ( volo charter) l’avevano. Non era una gita premio, pagavano, per andarci e tornavano contenti del giro, qualcuno con il colbacco in testa e la speranza di avere una dacia in campagna , prima o poi. Parlo di qualche decennio fa e Stalin era morto da un pezzo.
    Molto più probabile l’abbia ereditato da uno zio che comprato dal mitico profugo. Dubito sul profugo.
    Come dubito che un radical chic da salotto ignori che qualcuno viva anche con meno di 800 euro al mese. Lo sanno tutti, persino i cani.
    Diciamo che a qualcuno importa e ad altri no.
    Il guaio è che le persone a cui importa non è detto che siano di sinistra. Ecco la vera tragedia ideologica :-)))

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