Pubblicato da: remo | 21 ottobre 2008

era nudo, era vecchio

Una volta all’anno mi tocca: devo fare dei controlli, da anni.
Malattia ereditaria. Niente di che.
Prelievo del sangue, altro.
Nei giorni precedenti i controlli divento intrattabile. Non sopporto gli ospedali, e pensare che mia figlia si è appena laureata in medicina.
Comunque.
Anni fa vado a fare questi benedetti controlli. Dal momento che io mi perdo dappertutto figuriamoci in un ospedale, seppur piccolo come quello di Vercelli.
Ma tant’è.
Mi persi e girai a vuoto, per un po’.
Poi vidi quegli occhi, che mi guardavano.
Fu la prima cosa che vidi e… scusate se ora vi sembra che io non sia chiaro.
Ma fu – per davvero – la prima cosa che vidi.
Passando davanti a una sala, non so dire che sala fosse, so solo che era il poliambulatorio dell’ospedale di Vercelli, c’era un vecchio, nudo, che mi guardava. Attorno a lui dei camici bianchi. Certo, la porta si era aperta all’improvviso e io probabilmente stava passando dove non si dovrebbe, ma quegli occhi me li sento ancora addosso se ci ripenso.
Era nudo, era vecchio, e attorno a lui c’era gente che lavorava.
Mi guardava. Come guarda uno sconfitto.
Non ho più visto cose così.
Ma mi capita di vedere, o di sentire racconti che arrivano dai pronti soccorsi o dalla case di riposo di tante zone d’Italia. I vecchi sono ancora nudi, e ci guardano.
Noi aspettiamo, ché tanto tutto va bene. Fino a quando saremo anche noi, a guardare, chi passa.
E – forse – proveremo rabbia: la rabbia che prova chi è compatito e non vorrebbe, ma non può farci niente.
(So bene che non bisogna generalizzare. In tanti centri, magari piccoli, c’è una buona politica, c’è attenzione per gli anziani. E in certe regioni è meglio che in altre.
Però un po’ dovunque stanno sicuramente meglio gli anziani benestanti. Il problema è quindi duplice. Di natura culturale, anche perché si tende a rimuovere il problema rinchiudendo la morte e la vecchiaia in strutture. Ma anche di ceto sociale. E si tuoni pure contro il centro destra, oggi, ma non mi pare che il centro sinistra si sia distinto più di tanto).

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Responses

  1. vivo per buona parte dell’anno in giordania, paese di quel medio oriente così poco considerato di questi tempi e la prima cosa che mi ha davvero fatto riflettere è stata la cura e l’amore che hanno dei vecchi
    i vecchi non sono nudi, ma sono vestiti sempre di affetto , di rispetto e considerazione
    anche se la povertà è profonda non sono mai nudi
    ai vecchi ci si rivlge sempre premettendo la parola “abui” padre mio, anche se è persona sconosciuta oppute “ommi” madre mia

    è un fatto culturale, un ripsetto antico per chi è stato prima di noi e ci ha permesso di essere nel bene e nel male quello che siamo

    una delle immagini piu’ belle che mi tengo dentro è mia figlia di soli 5 anni che cammina in un viale dell’ospedale di amman, dando la mano al suo nonno, come se volesse proteggerlo

  2. Avrei scritto comunque qualcosa dopo aver letto questo tuo scritto ..ma trovare Renato in fondo che commenta con le parole della bravissima Mariella Nava mi ha convinto del tutto. Renato è da oltre un trentennio una sorta di “fratello” che puntella ogni mio sentire…e so di tutte le sue sensibilità e accortezze dello stare al mondo. E’ un momento della vita che, se siamo fortunati, attraversiamo tutti e dovremmo esservi più attenti e riguardosi da quando siamo cuccioli. Sempre più il nostro andar di corsa ha relegato questa stagione della nostra vita nell’angolo. E non serve trovare quegli occhi dispersi e persi dentro una camerata d’ospedale..basta pensare al proliferare delle badanti in queti nostri giorni. Vengono tutte dall’est, si prendono cura dei nostri “anziani” ma il cuore dovremmo darglielo sempre noi..come una volta quando tutti le famiglie vivevano tutte insieme. Noi presi dalla nevrosi quotidiane dimentichiamo il bisogno primario dell’uomo. L’amore. Quello serve fino all’ultimo alito di vita.

    Un saluto

    Elisa

  3. ..mi scuso per gli errori..
    pure qui tutto di corsa..:-)

  4. grazie elisa,
    ciao

  5. Mio padre mi guardò così una volta. Avrei voluto urlare ma non ho potuto, soprattutto per lui.
    A volte mi chiedo a chi rivoglerò io quello sguardo.
    Congratulazioni per tua figlia:) Spero che sia motivata e coraggiosa e che provi passione per il suo lavoro.
    Tratta merce delicata.
    Buona giornata

  6. Entrambi i miei nonni materni sono stati in casa con noi fino all’ultimo giorno. Non riesco ad immaginare loro. Non riesco a immaginare nessuno rivolgere quello sguardo. E’ ingiusto.

  7. e lo sguardo
    nudo anch’esso
    come il cuore

  8. Era nudo, era vecchio, e attorno a lui c’era gente che lavorava.
    Ed io ora ho freddo, ho tanto freddo, che non c’è nulla che mi possa riscaldare…
    bacio
    remo

  9. non nel caso specifico che non conosco, ma quando si parla di malasanità si fa riferimento anche a una procedura chiamata in gergo “pigiamizzazione del malato”. egli, che con due stracci addosso e se è nudo è ancora peggio, viene così messo in una condizione di sudditanza psicologica di fronte all’istituzione. si mostrano le magagne fisiche del malato per far dimenticare quelle strutturali dell’Amministrazione.
    Per il resto sì, destra o sinistra, per il paziente che non può permettersi di pagare la politica consueta è sovente quella di prenderlo nel didietro.

  10. Bello questo post…
    Bello nella sua tristezza.
    La consapevolezza del “un giorno”….
    Il desiderio insieme alla paura di arrivare alla vecchiaia, possibilmente in modo dignitoso.

  11. I vecchi, i bambini, le donne, gli uomini. Negli ospedali la nudità è comune a tutti, è un modo di spersonalizzare il corpo. Di renderlo oggetto. Oggetto di cure spesso tutto tranne che amorevoli. E’ un retaggio ignorante e di comodo. E’ una sensazione di smarrimento e di fragilità estrema. Va combattuta Remo. Scrivici un pezzo. O un racconto.
    ti abbraccio
    E.


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