dicono che faranno una città

Dicono che costruiranno una città, tra la collina e il mare, fuori dal tempo.
Faranno case di legno, coi camini.
Ci saranno le auto, ma resteranno fuori, in quattro grandi parcheggi.
Dentro la città solo qualche bus elettrico e tante biciclette.
Non ci saranno computer, in questa città, ma due sale cinematografiche, una con prodotti commerciali, l’altra con vecchi o introvabili film per appassionati, e non ci saranno antenne, perché si ascolterà solo la radio, e non ci saranno telefonini, ma cabine, a ogni angolo, e ci saranno feste tutte le sere, fino a tardi ma non fino a tardissimo, e verranno organizzate però a nord, ché a sud, dove è stato realizzato un parco, ci sarà un posto, un bar con una libreria, per chi, non amando né feste né balli, potrà gustare, così, il silenzio, e pazienza se in lontananza sentirà le note di una fisarmonica o di un violino.
E non ci sarà plastica, in questa città.
La spesa si farà con le borse che si usavano una volta, le penne saranno solo stilografiche, i rasoi con le lamette intercambiabili.
C’è tanta gente che sta chiedendo, di questa città.
Gente che vorrebbe incontrarsi in piazza, e poi decidere cosa fare la sera.
Perché la sera, in questa città, si faranno cose.
Ci saranno circoli di lettura, ma anche sale dove la gente potrà giocherà a carte, o a tombola.
O studiare. O raccontare storie. O pensare alla città.
Nessuno, in questa città, mostrerà i propri muscoli o il proprio sapere agli altri.
Si cercherà, in questa città, di fare come fanno i bambini dei villaggi indiani, che quando hanno contrasti parlano e poi parlano e parlano ancora finché non si son chiariti.
E i vecchi saranno i re di questa città.
Avranno rispetto e compagnia.
Così che gli ultimi capitoli lascino un buon ricordo.

————-
Mi spiace ma wordPress blocca i commenti con due link.
Ripropongo quindi il commento di Clelia Mazzini, bloccato per qualche ora.
————-

Carissimo,

il tuo “sogno” me ne ha fatto venire in mente un altro, di Pasolini* (vedi qui, in cui si respirano le stesse atmosfere di quelle – rarefatte – che ho ascoltato leggendoti.

Complimenti e un saluto caro per te e i tuoi ospiti.

Clelia

* Si tratta di un testo di Pasolini intitolato “La recessione”, messo in musica da Mino di Martino per Alice (è disponibile anche un video su youtube) dove al termine della breve intervista con Augias, dedicata a Pasolini, la cantautrice presenta integralmente il brano).

Annunci
Questo articolo è stato pubblicato in Uncategorized da remo . Aggiungi il permalink ai segnalibri.

Informazioni su remo

scrivo. Ultimi libri pubblicati: Lo scommettitore (Fernandel 2006); La donna che parlava con i morti (Newton Compton 2007, fuori catalogo); Bastardo posto (Perdisa Pop 2010); Vicolo del precipizio (Perdisa Pop 2011); Buio assoluto (Historica, 2015); Vegan. Le città di dio (Tlon, 2016); La notte del santo, Time crime

30 thoughts on “dicono che faranno una città

  1. di questa città mi basterebbe questo:

    ***Nessuno, in questa città, mostrerà i propri muscoli o il proprio sapere agli altri.
    Si cercherà, in questa città, di fare come fanno i bambini dei villaggi indiani, che quando hanno contrasti parlano e poi parlano e parlano ancora finché non si son chiariti.
    E i vecchi saranno i re di questa città.
    Avranno rispetto e compagnia.
    Così che gli ultimi capitoli lascino un buon ricordo.***

    penso che sarebbe abbastanza anche per sopportare il resto che è nella mia città

    amo l’utopia, forse l’unica realtà possibile

  2. A quest’ora di domenica vorrei proprio raggiungerlo un posto così, e rimanerci dentro in ascolto profondo, fino a tardi,
    luigi

  3. E magari in alcuni quartieri le case potranno essere dipinte da cima a fondo come uno vuole e farne delle opere d’arte?

    Io credo che a girare l’Italia bene, qualcosa del genere lo si trova per davvero. Poi non avrà tutte queste belle cose che hai scritto e la plastica si sa che è ovunque come la cocacola. Però certi paesini dai quali i giovani non sono fuggiti tutti oppure sono tornati dopo le incursioni nel mondo globale, in cui la terra e l’atigianato rappresentano il pane quotidiano, esistono ancora. E i vecchi sono al bar, nella piazzetta, a commentare il mondo, snocciolando la storia mentre le giovani spose passeggiano con i bambini. Ecco perchè gli inglesi e gli americani comprano a man bassa nel centro italia. Se potessi lo farei anch’io.

  4. Il paradiso del quacchero.

    Ci sarà qualcuno che introdurrà illegalmente la plastica, che verrà redarguito e considerato un sovversivo, allora si formerà un gruppo di sostegno segreto intorno a tale spacciatore di plastica ed inizierà la repressione.
    Non credo in Rousseau. Al massimo in quello Doganiere.

  5. hai ragione silvia, ci son posti
    (la nostra amica zena per esempio non sta mica attaccata al pc, ha altro da fare; dove vive lei c’è un poeta – vero – che regala pergamene, con i suoi versi; se le porta appresso in bicicletta, per il paese).
    proprio in un paese invaso ora da americni e inglesi anni fa la plastica fu bandita da un’ordinanza del sindaco.
    durò un po’ di tempo, la cosa.
    e comunque dovremo capirlo, prima o poi: o la plastica o la diossina nei nostri polmoni.
    e novara – qui lo dico da giornalista – che non è, tutt’altro, la città dei sogni è all’avanguardia come raccolta differenziata. con sindaco della lega nord.

  6. Questa te la rubo, Remo :)

    E direi che questa città ciascuno può cominciare a costruirla, “in sé”.

  7. Se mi assicuri che anche la televisione sparirà, o magari ci sarà solo in sale dove le persone possono incontrarsi per vederla insieme, e che si potrà parlare e parlare e parlare, allora, e per una volta senza dubbi, vengo anch’io.
    Ciao remo

  8. Carissimo,

    il tuo “sogno” me ne ha fatto venire in mente un altro, di Pasolini* (vedi qui: http://www.nntp.it/cultura-filosofia/1415443-pasolini-alice-tempi.html ), in cui si respirano le stesse atmosfere di quelle – rarefatte – che ho ascoltato leggendoti.

    Complimenti e un saluto caro per te e i tuoi ospiti.

    Clelia

    * Si tratta di un testo di Pasolini intitolato “La recessione”, messo in musica da Mino di Martino per Alice (è disponibile anche un video su youtube – http://www.youtube.com/watch?v=tYJF5DBBHZE – dove al termine della breve intervista con Augias, dedicata a Pasolini, la cantautrice presenta integralmente il brano).

  9. @ remo:
    a beh, questo mica è un bastardo posto, cazzarola!
    dai, andiamo e ti nominiamo sindaco. se non altro la pianti di girare in bici e ti scarrozzi con un’auto del Comune di Bassinopoli

  10. Bisogna dare a cesare quel che è di cesare. Senza pensare a Peppone e Don Camillo, in tante aree esistono molte anime che non sono classificabili sotto uno stesso colore. A pensarci bene, forse tutte.
    La città ideale forse sarebbe quella in cui basterebbe il buon senso e la gestione del buon padre di famiglia. Ma questa davvero è fantascienza, perchè sarebbe un altro mondo. RE è una città che sta mutando profondamente. Mantiene dei picchi di eccellenza nel sociale, ma deve fare i conti con dei mutamenti profondi e gravi che ne minano la qualità della vita nelle fondamenta. Tutto è in evoluzione, continuamente, ma ci sono cambiamenti di cui si sarebbe fatto volentieri a meno, penso alla camorra, fortemente presente sul territorio. Sono preoccupata, non nego e poi vorrei capire.
    Non sapevo di questa storia del poeta:) Me la farò raccontare. Chissà che un giorno non lo incontri anch’io e non mi regali una pergamena.
    Basterà un bacio?
    Buona giornata.

  11. mah. e magari non si tromba ad alta voce, non ci s’inciuca, non si fanno feste, ci si veste armani & co. per non rovinare l’immagine, e se a uno scappa una scoreggia vien espulso.

  12. visto che sto cercando casa..
    me lo fai un fischio, caso mai?
    porto un contributo di due adolescenti impegnati (sempre ammesso che la polizia non me li massacri nel frattempo visto che stanno occupando i rispettivi licei) due cani grandi e due gatti.
    ci volete? siamo casinisti ma allegri
    :-)

  13. Io come al solito ero stata disattenta, e poichè leggo che si ascolterà solo la radio, sto già facendo le valigie.

  14. le feste, si fanno.
    marco, solito provocatore
    e magari si muore come hai spiegato tu, in un tuo romanzo, che si dovrebbe morire: a casa. come una volta.
    il trombare c’entra poco.
    va bene muti o con l’urlo.
    ma a me queste righe sono venute in mente proprio pensando ai vecchi.
    ho passato, due settimane fa, ore in un pronto soccorso.
    funzionava tutto.
    e c’erano i vecchi.
    basta guardarli, negli ospedali, nelle case di riposo, come stanno oggi che tutto funziona.

  15. ah, e i nostri vecchi sono morti in casa.
    anche se in una città di merda.
    li abbiamo accuditi noi tre.
    basta per il punteggio in una casa popolare?
    :-)

  16. diffido sempre delle ‘città ideali’. prefeirei abitare fra gli hamish.
    per i vecchi è un’altro discorso, ma sarebbe lunga.
    ma ora che mi viente in testa, l’hanno poi spostata la casa di riposo di vercelli? dal centro in periferia, intendo.

  17. ognuno di noi ha una città ideale, marco.
    io ne ho tante.
    in toscana, nel salento.
    poi, magari, restano ideali.
    indro mantanelli si addormentava pensando alla fiorentina, immaginava che giocasse.
    io a volte cammino per cortona, primadi addormentarmi.

    cara morena,
    una vita fa ero in un paese dimenticato da dio, in sicilia. isolato. alle sei di sera tutto il paese era in strada, sembrava festa. e mi dissero di spaghettate a mezzanotte, gente di età diverse.
    stesse cose le ho riviste anni dopo, a nuoro.
    un gruppo di cinquantenni (qualcuno più giovane) che, a rotazione, si invitavano nelle rispettive case.
    non vado oltre, il lavoro mi attende, ma… ecco ho un ricordo di quando ero bambino e tornavo a cortona: la sera la gente andava a “vegghia”, così dicevano.
    famiglie che si trovavano insieme, a caso nella casa di qualcuno. a mangiar castagne e parlare.
    la sera, ora.
    vado in giro per vercelli: sono pochi i bar, la gente è a casa.

  18. d’accordo su tutta la linea.
    il mio concetto di “narrare” si abbevera ai contastorie della “vegghia” o, come di dice da me, della “fila”. ce n’era qualcuno/a capace di “ipnotizzare” con le sue storie uomini, donne, vecchi e bambini. per ore.

  19. La stilografica? Troppo tecnologica, voglio la penna d’oca!
    E quel modernista di Gutemberg co’ suoi libracci, vuoi mettere i codici miniati dei fraticelli?

    Non credo a questi tristi presepi a sorriso obbligato: la plastica è un’ottima ed utilissima invenzione, però se lo fate, ‘sto posto in cui comandano i vecchi ancor più bacucchi di me, vi supplico, non toglietemi un oggetto contorto ma leale: il termosifone. In questi giorni è consolazione non picciola che abbia iniziato il suo lavoro da stakanovista.
    Quella modernista della mia gatta aveva imparato da sola dove passavano i tubi sotto il pavimento, e quando vedo un MacDonalds mi rassereno; quei furbacchioni delle Hostarie in cui noi boccaloni andavamo hanno imparato che è meglio tener puliti i gabinetti.
    Però avete ragione, un bel posto è un bel posto, difatti domenica mattina vado a Milano, bellissima e quasi sopopolata città: i verdisti di ogni genere, dal SUV al triciclo, sono partiti per quel paese sperduto distante 80 chilometri, solo tre ore per arrivarci e cominciare la solita litigata coi vicini. Alla sera, per il rientro, ci metteranno un po’ di più, facciamo tre ore e mezzo, ma vuoi mettere, un bel week end a Bischerolo di sotto?

    grazie Remo e saludos
    Solimano
    P.S. Ma perché chi sa deve tacere, e non mostrare quel che sa? Lasciamolo parlare, si vede subito se sfoggia soltanto o ama quel che sa, e magari ci fa comodo. Se poi c’è chi non sa che rosica invece di essere curioso di imparare, lasciamo che rosichi! O no?
    E anche per i muscoli, chi ce li ha, beato lui! Le donne lo guardano, poi forse ne parlano male, ma intanto lo guardano, ottime darwiniste magari senza saperlo.

  20. la fabbrica, dovresti provarla caro solimano.
    ne ho scritto bene, lì ho visto solidarietà, schiettezza nei rapporti, scontri a viso aperto.
    ma ho visto il rovescio della medaglia.
    ho visto sfottere un gay, da farlo piangere.
    ho visto mostrare i muscoli, una sorta di rivalsa:
    guarda quello, con le mani da donna, crede di fare ancora l’impiegato.
    c’è chi è forte e non li mostra i muscoli.
    o solo quando serve.
    precisazione.
    non faccio nessun appunto ai blog che ho linkati, a tal proposito.
    certo, a volte un po’ di spacconeria ci può scappare, anche al sottoscritto (forse per questo amo i miti.
    gente come luisito bianchi.
    o come corrado vivanti (curatore della stroia d’Italia Einaudi). poteva dire, a lezione, ho conosciuto pavese, sono amico di le goff.
    lo venivamo a sapere.
    per questo era grande).

  21. Tanto per chiarire.
    Ho fatto sette estati in fabbrica intessute di turni di notte, fra i quindici e i ventidue anni: spazzino, manovale, operaio, operaio specializzato. Perché servivano soldi in casa e perché volevano che studiassi, e ho studiato.
    Reputo scorrettamente furbo il tuo modo di argomentare, perché anche se non fosse stato così agli argomenti si risponde con argomenti, non col pedigree. Sto con gli addolorati e i sofferenti, non con gli sfigati ed i tristi, la c’è la differenza.
    Solimano

  22. Forse avessimo dato retta a chi ha cominciato a parlare di decrescita in tempi non sospetti (oggi forse diventerà obbligatoria, ma non è la stessa cosa) ci saremmo avvicinati, dico solo avvicinati, al luogo dove le tue parole ci portano.
    Ma purtroppo ci sono gli uomini, che usano la plastica e non sanno farne a meno, che si telefonano con il telefonino e non sono mai veramente soli, che vanno a comprare le sigarette in macchina che si fa prima…

  23. solimano,
    apprezzo la tua gentilezza, e il tuo tono mai caustico.
    sei un maestro, tu, nell’argomentare.
    per esempio, tuo commento – col pedigree – del 6 luglio 2008:
    Se fossi nato Rom vorrei essere più figlio di me stesso che di mio padre.

    saludos
    Solimano

    dragus, grazie.
    mi sa che Toro seduto ci aveva visto giusto… morirete sepolti dai vostri rifiuti.

  24. Confermo e ringrazio per la tua tentata denigrazione.
    Se fossi nato Rom vorrei essere più figlio di me stesso che di mio padre.
    Siccome sono nato italiano, ho voluto essere più figlio di me stesso che di mio padre, e lui, che mi voleva bene, ne è stato contento: con me parlava in italiano, con la mamma in dialetto.
    Non ero una cosa sua, e voleva che diventassi mio. Il contrario di Abramo con Isacco.
    Delle due l’una: o capisci e sei in malafede, o non capisci e sei in buona fede. Preferirei per te la prima alternativa, ma credo purtroppo che sia vera la seconda.
    La tristezza e la sfiga sono solo sofferenze autoprodotte, però fanno comodo: “Non sono io ad essere triste, ma è il mondo ad esserlo”. Il dolore è vero: persone, eventi, malattie. E’ meglio sopportarlo tacendo, tanto più in rete.
    Che farci, Remo? Io non piaccio a te e tu non piaci a me. Per fortuna il bosco è grande!
    Con ciò passo e chiudo, denigra come vuoi, questa è casa tua.
    saludos
    Solimano

  25. Pingback: » Dicono che faranno una città oraSesta

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...