Pubblicato da: remo | 15 ottobre 2008

ciò che si vede è

Ciò che si vede è, dice una bella canzone del banco del mutuo soccorso.
Forse.

Tre anni fa. Ho assunto da poco la direzione del giornale. L’ho messo sottosopra. Ho cambiato mansioni, orari, impaginazione, tutto. E ho preso una segretaria e l’ho promossa sul campo: giornalista, ché come segretaria valeva un tubo, mentre come giornalista ha fantasia e interessi per il segmento spettacoli-cultura.
Un giorno arrivo in redazione e la trovo che mi aspetta.
E’ stata testimone di un fattaccio.

Parentesi. Il mio giornale, come tanti giornali piemontesi, è periodico; esce (dal 1871) due volte a settimana. Ormai l’abitudine è questa. Nei giorni di chiusura del giornale si lavora come se fossimo un quotidiano, negli altri si cerca (o si dovrebbe) come un settimanale.
Allora, il racconto questa giornalista me lo fa di sabato. C’è tempo per scrivere del fattaccio: usciremo martedì, io quindi ne scriverò lunedì, oppure domenica.

Il racconto è questo.

Ho visto una gazzella dei carabinieri davanti alla tal farmacia, ieri sera. Hanno fermato una macchina, dentro c’erano due ragazzi giovani. A un certo punto ho visto che hanno spalancato la portiere di questa macchina, preso per il bavero il conducente e l’altro passeggero, avranno avuto vent’anni, forse meno, poi li hanno spintonato, urlando. No, non li hanno picchiato, ma facevano paura, credimi. E la gente che passava di lì diceva che non era il modo, quello, di trattare due ragazzi…

Scriverò un pezzo in prima pagina, le dico.
Scriverò che c’è modo e modo di fare i controlli.
(Fossimo stati un quotidiano avrei scritto tutto. La giornalista ex segretaria la conosco da una vita, è affidabile, seria).

La sera vado a mangiare da mio padre. C’è anche mio fratello Moreno, era ancora vivo. Gli racconto l’accuduto, lui mi ascolta, poi sbotta in una risata.
C’era anche lui nei pressi della farmacia.
E i due ragazzi fermati lui (purtroppo) li conosceva.
(Per la verità li conoscevo anche io).

Comunque. Il racconto di mio fratello.

Sono arrivati i carabinieri che hanno fermato la macchina con x ed y. Un carabiniere si è abbassato, x ha abbassato il finestrino, ha detto a x, scommetto che dentro la macchina hai un po’ di erba;
e x sai cosa ha fatto?, mi dice mio fratello ridendo.
Che ha fatto?, domando.
Gli ha dato un ceffone, per questo il carabiniere l’ha tirato giù dalla macchina…

Di quei ragazzi ne ho parlato nel racconto Tamarri, che uscirà, penso presto per Historica.
Son contento che esca quel racconto, tra un libro della Newton e un altro…
Scrissi niente, naturalmente.
E pensai: fortuna che non siamo un quotidiano.

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Responses

  1. ciè che si vede è …non so
    cioè che si vede è spesso quello che si vuol vedere sì
    ciò che sì vede è non tutto quello che c’è
    ciò che si vede è spesso in due dimensioni e gli manca la terza
    ciò che si vede è sempre senza prima e senza dopo
    io amo molto fotografare, a volte penso che se nasco un0altra volta nasco ricca e faccio solo fotografie!!
    e quando fai fotografie ti accorgi subito che quello che si vede raramente è
    dipende , dipende da un sacco di fattori
    dipende dalla macchina fotografica
    dipende dal soggetto
    dipende dal’inquadratura
    insomma dipende

  2. Una ventina d’anni fa ero in Questura per altri motivi. “Abbiamo uno della rapina a Trastevere di stamattina – mi disse un funzionario della Mobile – Lo interroghiamo. Vuoi assistere?”. Perchè no, mi dissi.
    Non era una novità, ma il colpo fu grosso e si
    spaventarono parecchio non solo i bancari, ma
    anche molti passanti che videro le volanti della
    Polizia sfrecciare a razzo nel rione. Andai
    nell’ufficio. Due poliziotti e, su una sedia, Rinaldo.
    Presero solo lui della “paranza”, ma era quello
    col bottino. Dentro una bisaccia aveva i 20
    milioni arraffati dalle casse della banca. Lui fu
    preso, ma gli altri due erano riusciti a fuggire.
    “Allora Rinaldo – disse un agente – Gli altri due chi sono?”
    “E chi li conosce?”, rispose il bandito di botto.
    “Non li conosci?. Ma va’!”
    “Mai visti prima”.
    Un codice d’onore, insomma. Non si deve
    tradire, non si deve fare l’infame. E, nel caso di Rinaldo, c’era anche il rischio che nel suo
    ambiente si facesse la fama del “gargarozzone”.
    Con questo colorito appellativo, a volte variato
    con “pellicano”, si definisce colui che tradisce i complici con lo scopo di tenere per sè tutto il
    bottino. Ma nel caso specifico, però, Rinaldo non
    correva questo rischio perché il bottino sarebbe
    stato restituito presto alla banca.
    “Ao’ – cominciò a scaldarsi un poliziotto – ci vuoi far credere che organizzi una rapina in banca
    insieme a sconosciuti? E annamo, no!”.
    “E allora? – rispose Rinaldo senza scomporsi – Ci
    siamo trovati per caso davanti alla banca. Tutti
    e tre la guardavamo. Poi ci siamo visti in faccia. Insomma sembrava proprio che avessimo la
    stessa idea. Allora, lì sul posto, ci siamo messi
    d’accordo per il colpo. Ma manco i nomi ci siamo
    detti. Se non mi beccavate, ci saremmo visti in
    un posto per spartirci i soldi”.
    “Ma te pare che crediamo a ‘sta storia”, fece un
    agente.
    “Dotto’, così stanno le cose”.
    Uno degli agenti guardò fuori dalla finestra. Non
    voleva fare quello che stava per fare. Ma con
    Rinaldo non sembrava esserci altra strada.
    “Vabbè, noi ci rinunciamo. Non riusciamo
    proprio a farti parlare. Forse potrebbe avere più
    fortuna di noi l’assistente sociale. Ci parli?”.
    Rinaldo aveva tutto il vantaggio nel perdere
    tempo. Per cui, anche pensando all’incontro con
    una donna gentile ed educata, acconsentì di
    buon grado.
    “L’assistente, per piacere”, chiese il poliziotto al telefono.
    Rialdo, nell’attesa, si rassettò. Una ravviata ai
    capelli, un’aggiustatina alla camicia. Per far bella figura, insomma.
    Ma quando si aprì la porta ci mise un attimo a
    capire la situazione.
    L’assistente sociale altri non era che un vice-
    ispettore alto circa un metro e novantacinque e
    largo come un armadio 4 stagioni. Senza
    nemmeno dire “buongiorno” arrivò da Rinaldo e
    gli servì un manrovescio da Guinness. Rinaldo volò con tutta la sedia contro la parete facendo un paio di giravolte che, anni dopo, avremmo
    scoperto far parte della breakdance. Provò a
    rialzarsi, frastornato. L’assistente alzò la mano
    destra a cazzotto. Un pugno che sarebbe stato
    una mattonata implacabile.
    “BBONNOOOOOOOOOOOO!”, urlò il bandito.
    “STATTE BBONOOOOOOOO”.
    Dopo un minuto, dei due complici, la polizia
    sapeva nome, cognome, indirizzo, numero di
    telefono, data di nascita, segno zodiacale,
    codice fiscale, autovetture di proprietà, musica
    preferita, il menù ideale, tendenze sessuali,
    titolo di studio, squadra del cuore, luogo di
    vacanze e taglia delle mutande.

    Questo è quanto. “Ma poffarbacco, non si fa così!”, escamerà qualcuno. Non so se si faccia così. So come sarebbe andata senza quel pizzone in faccia.
    La polizia avrebbe preso i precedenti di Rinaldo. Poi avrebbe segnato su un blocchetto tutti i nomi dei pregiudicati complici di Rinaldo in qualche rapina. Tra questi, moltissimi avrebbero avuto un domicilio vecchio e finito.
    Comunque la polizia avrebbe tentato di rintracciarli tutti (impresa pressoché impossibile visto che chissà dove cacchio abitavano ormai). Indi verificare se tra questi ci fossero i complici della rapina a Trastevere. Sempre ammesso che li avessero trovati e che dall’interrogatorio emergesse qualcosa.
    Un lavoro che, più o meno, avrebbe impegnato la polizia per un mese. Nel frattempo, i rapinatori, chissà che fine avrebbero fatto.
    Con il sistema “dell’assistente sociale”, in serata li presero tutti.
    Mi pare fossero a cena a casa di un ricettatore soprannominato Tippetoppe perché amava fare jogging. E quando lo raccontava, diceva “me faccio ‘na decina de chilometri ar giorno, avanti e ‘ndietro da piazza Sonnino a Ponte Milvio. Mica coro tanto ma, piano piano, tippetoppe, coricchio e me diverto”.

  3. Enrico sì hai proprio ragione, proporrei un waterboarding generalizzato…. al limite qualche bel elettrodo.


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