Pubblicato da: remo | 14 ottobre 2008

la ragazza e la signora

Un ricordo. Avrei dovuto scriverne quando “la signora” morì, due anni fa. Invece quel ricordo l’ho rispolverato solo ora, forse ispirato dalla discussione precedente: certo, un grande scrittore, un grande artista può anche essere una merda di persona, e va bene così. Ma se non lo è, è comunque meglio, credo.
Buona giornata

Era il 1980 e qualcosa.
Ero sull’autobus, a Torino. Tipica giornata invernale uggiosa e triste.
Non ricordo che ora fosse, ricordo il grigiore. E l’autobus, che da via Po va verso via Cernaia e la stazione di Porta Susa.
Sull’autobus vedo una signora non più giovane.
La riconosco.
Ha due occhi bellissimi.
Ha un bell’impermiabile, un ombrello. La memoria, oggi a distanza di anni, mi dice che fossero entrambi verdi, ma non ci giurerei.
Ha un’espressione dolce, stampata in viso.
Mentre la guardo ri-penso alle mie serate, da ragazzo, davanti alla televisione in bianco e nero. Io e mia madre, che magari fa la maglia e intanto sente e ogni tanto alza gli occhi e guarda.
Lei, la signora dell’autobus, era Luisa, la mamma di
Ombretta sdegnosa del missipipì, non far la ritrosa e baciami qui.
Era la moglie di Franco, protagonista di Piccolo mondo antico, che diedero in tivù una vita fa.
Vecchio, vecchissimo film riproposto poi dalle televisione (quando c’erano due canali, più La Svizzera qui al nord).
Caso vuole che in quel periodo sto studiando Fogazzaro. Oltre a Piccolo mondo antico, stavo leggendo Piccolo mondo moderno, Il santo, Malombra.
E sto studiando il modernismo, corrente che, ai tempi di Fogazzaro, sperava in un rinnovamento della chiesa ma che dalla chiesa riceveva solo minacce, ché la Chiesa in Italia ha sempre ragione, sempre (e i politici in Italia le dan sempre ragione).
E guardo, con ammirazione, quella signora seduta, che sorride a niente e a tutto.
Guardo, insomma, Alida Valli.

Succede che nell’autobus ci sia una ragazza che ha tutta l’aria di non essere di Torino. E’ maldestra, anche: rischia di cadere, quando l’autobus fa tappa a una fermata.
Vedo che chiede cose, chiede informazioni, ma le chiede a mezza voce, è timida, non è punto bella, perché se lo fosse stata, bella, sarebbe stata attorniata da maschietti generosi in indicazioni, ed è grassoccia, veste male.
Di Torino so poco, penso, ma magari quel poco che so può bastare, penso ancora avvicinandomi a lei.
Dove deve andare?
Sono stato anticipato: da Aliva Valli che si è alzata e, come me, ha visto spaesamento e timidezza stampati sul volto di quella ragazza.
Vedo che la ragazza le risponde qualcosa, piano, vergognosa.
Ci son persone che abbassano il capo per nulla, come se avvessero peccato.
Venga che l’accompagno io, dice la signora Alida Valli.
L’autobus si ferma.
Vedo che scendono insieme, la ragazza e la “signora”.

Annunci

Responses

  1. che strano ci si stupisce più di una cortesia che di una cattiveria…comunque hai fatto bene a raccontarlo.io ricordo sempre con piacere quelle due o tre persone cortesi che ho incontrato nella vita.ciao*

  2. la signorilità è uno stato della mente. è un modo di essere che prescinde da ceto e quant’altro.
    è disponibilità, cortesia, gentilezza. è apertura e sorriso, è serenità interiore.
    forse implica sicurezza di sé, in un certo senso. la tranquillità che è il contrario della paura, della diffidenza.
    che nasce dal non sentirsi minacciati abbassando la guardia, dalla capacità di mettersi in gioco senza timore di perdersi.
    ho conosciuto contadine, domestiche, operaie, persino puttane, molto più ”signore” di tante borghesi piene d’arie. e, incredibile dictu, persino borghesi ”signore”. :-)
    alida valli nacque borghese, visse da attrice, passò per puttana. ma fu una donna vera, libera, e ”signora” fino all’ultima fibra del suo essere.

  3. un gesto semplice, lontano da luci e dalla ribalta, un gesto di grande e nello stesso tempo quotidiana umanità
    forse essere una “signora” significa conservare ancora l’attenzione all’altro

  4. “certo, un grande scrittore, un grande artista può anche essere una merda di persona, e va bene così. Ma se non lo è, è comunque meglio, credo.”

    Rimango sempre deliziata dal tuo modo delapalissiano di chiudere una discussione, Remo :-)

  5. Ciao Remo.
    Molto spesso le solitudini si attraggono terribilmente tra loro, spesso si incontrano, dentro quell’autobus come in milioni di altre situazioni diverse, dove puoi perderti in un niente, anche se sei nella tua zona.
    Mi sembra quasi di vederla quella scena che hai descritto…

  6. chissà, magari la signora da giovane era come la ragazza. Probabilmente non è vero, ma mi piace pensarlo.

  7. scusa se doppio:
    mi hai fatto ricordare quelle cinque o sei volte che sono stata in autobus a Torino. Nella maggior parte dei casi sono stata ‘abbordata’ da persone anziane, che avevano voglia di parlare. Pochi minuti di viaggio e tutta una vita data in pasto a una sconosciuta, perlopiù ‘furesta’.

  8. (c’è così bisogno di gentilezza: come inclinazione benevolente, tensione positiva all’altro….
    Ciao Remo.
    z.)

  9. Non era una “signora” qualunque, era Alida Valli, e forse da persone come lei ci si aspetta che possano anche essere meno sollecite di altre a intervenire in circostanze così “banali”. Non è un discorso che “fili” molto, razionalmente, ma viene spontaneo. E be’, mi fa piacere, perché Alida Valli l’ho vista anche recitare a teatro (era già parecchio anziana) e mi piacque. Ma la ricordo in particolare in una fiction di tanti anni fa con Mariangela Melato: fu lì che la scopersi e mi colpì il suo modo di recitare quel personaggio e la sua espressione. Sapere che era anche gentile e non si dava delle arie è bello…

  10. Alida Valli era bellissima.
    Il tuo ricordo la vede in una situazione “normale”: non è su un palcoscenico, ma su un autobus. Non è sotto le luci della ribalta, è una persona qualunque in un momento banale, tra l’altro non più giovane e sulla cresta dell’onda per le masse. In quel momento non recita, si mostra per quel che umanamente è, in una situazione non dissimile a quella della ragazza. Sono entrambe su un autobus, l’attrice non è scesa da una limousine per soccorrere qualcuno e in posa plastica, per cui io vedo nel comportamento delle due donne un momento di affabile casuale corrispondenza. Normale, insomma. Direi a gea della Garisenda di non avvolgersi nella bandiera tricolore per così poco. Un fatto di ordinaria gentilezza, tra donne. Si è portati a pensare che chi ha successo debba avere un rapporto con gli altri distaccato e arrogante. Non è così. Lo scorso anno andai ad un recital di un paio d’attori, nella biblioteca della mia città. Non c’era palcoscenico, ovvio, eravamo seduti in circolo attorno agli artisti ( molto noti) in piedi al microfono. Lei mi guardava con insistenza e mi sentivo in imbarazzo. A fine spettacolo si avvicina, si siede e mi chiede: “ha una manicure particolare, mi piace. Resto qui un paio di giorni, mi accompagna a farla uguale?” Era una ricostruzione con le punte color mattone, rispetto al resto dell’unghia, più chiara. Una cosa fatta da una ragazzina, più per suo piacere e per far pratica che mio, mai rifatta, dopo. Tanto che la tenni non più d’un mese. Insomma: presi appuntamento e l’accompagnai, in un buco di centro estetico qualsiasi, dove per poco non pulirono il pavimento con la frangia, a forza di inchini fuori luogo.
    Scesi da un palco, c’è da stupirsi se *non* sono normali e non del loro opposto. Senza citare la signorilità o meno delle puttane, di cui non ho pratica, non ho niente da raccontare ( non ne conosco) e che mi pare fuori luogo.

  11. flavia hai scritto
    si mostra per quel che umanamente è, in una situazione non dissimile a quella della ragazza. Sono entrambe su un autobus, l’attrice non è scesa da una limousine per soccorrere qualcuno e in posa plastica, per cui io vedo nel comportamento delle due donne un momento di affabile casuale corrispondenza. Normale, insomma.
    —————-
    Allora, Alida Valli non era l’unica donna in quell’autobus; ce ne saranno state altre venti. E ci saranno stati altri 20 uomini.
    Fu l’unica che notò l’imbarazzo della ragazza, non solo, le disse, La accompagno io; il che mi fa supporre che sia scesa una fermata o due prima.
    Poi.
    SCrivi ancora.
    Si è portati a pensare che chi ha successo debba avere un rapporto con gli altri distaccato e arrogante.
    ————–
    Allora, qui ho due esperienze. Una diretta, come giornalista e direttore di un giornale.
    Ho incontrato, in teatro, fiuor di galatuomini. Glauco Mauri e Gipo Farassino, per esempio. Poi, da direttore, ho vissuto dei racconti delle mie giornaliste.
    Enrico Ruggeri è una persona fantastica.
    Paolo Conte, pure.
    Fabrizio Bentivoglio lo stesso.
    Poi ci sono una ventina di teste di minchia che, in quanto persone famose, fanno capricci, si lamentano, sono sul volgare schifoso. Comunque non era questo il discorso. Alida Valli fece quello che a Torino e in tante città del nord non si vede fare. Al centro e al sud, invece, succede un po’ più spesso che la gente ti chieda, ripeto, Ti chieda, Ha bisogno?
    a me è successo in umbria e in puglia, due anni fa.
    in piemonte mai.
    —————
    la signorilità delle puttane. è un argomento che non è facile da risolvere in un post o
    d in un commento.
    però c’è, l’ho vista, nei tre anni in cui ho fatto il portiere di notte.
    (così come non c’è, ma mi fermo).
    ———————–
    La mia, Flavia, è una semplice testimonianza.
    Non ti capisco.
    Giuro che non ti capisco.
    Ricordo una bella testimonianza che fece Mariastrofa sul blog di Gabriella Alù.
    Raccontò che Goliarda Sapienza lo incoraggiò a scrivere, fu generosa insomma.
    Allora, è chiaro che non è l’unica donna scrittrice che ha inconraggiato altri, Goliarda Sapienza.
    Ma i gesti belli vanno segnalati, raccontati.
    Come quelli brutti.
    Io racconto e mi poiace quando Pier Michelatti mi racconta di De André. Han suonato insieme, girato il mondo.
    Si vice raccontando ed ascoltando, anche.

  12. E’ vero, i gesti belli vanno segnalati perchè hanno un valore per chi li riceve. Ma capisco, credo, cosa vuol dire Flavia. Alida Valli in quella situazione si è comportata in un un modo che personalmente considero “normale”, e che forse cessa di esserlo nel caso specifico proprio perchè lei era Alida Valli e in quanto attrice e famosa ci si poteva aspettare, per i motivi che hai detto, che fosse una persona maleducata volgare e arrogante (e d’altra parte certi atteggiamenti negativi come lo è anche l’indifferenza si possono riscontrare anche da chi non è famoso, vedi le signore che non hanno mosso un dito).
    Mi capita spesso, spesso veramente, di soccorrere (spontaneamente) persone in difficoltà sull’autobus, non credo affatto per questo di essere una persona speciale, lo faresti anche tu Remo, ne sono sicura, e molti altri che intervengono in questi commenti, e nessuno lo scriverà mai in un post. Credo sia questo che voleva dire Flavia.

  13. Elena ha colto nel segno. Se si è “signorili” ( ma forse è una parola grossa, semplicemente educati) si fa quel che è adatto all’occasione. In quel frangente: due donne sull’autobus, di cui una Alida Valli, si sono guardate con simpatia. Ti dò atto che, in quel giorno, in quel momento, la Valli è stata più gentile di altri, ma chissà…forse aveva più tempo. Nel mondo dello spettacolo, come in qualsiasi contesto, ci uomini e caporali. I Caporali sono mezze tacche umanamente parlando, sempre. Gli Uomini sono tali in ogni ambiente. Di Conte ho un buon ricordo (ottimo e anche del fratello, alla prima biennale mettemmo insieme, tra i poeti, Conte, Paoli e Vecchioni). Di De André mi piace la biografia di Viva, che dice molte verità anche scomode, per chi ha mitizzato il personaggio ( che non perde in tal modo il suo fascino, soltanto che Viva ne svela gli aspetti più comuni, con l’aiuto degli amici della gioventù, tra questi Villaggio).Incoraggiare qualcuno *bravo* è giusto e normale.
    Stiamo parlando di Berselli, di un uomo con una cultura elevatissima, non di uno scribacchino qualsiasi. Giusto segnalare i bei gesti, sì.
    Sulla disponibilità della gente nelle varie regioni ho già scritto. Non mi pare così importante differenziare.
    Sulla signorilità delle puttane, ripeto, non saprei e neanche m’interessa.
    Il guaio è che a me interessano forse di più gli impiegati del catasto, le casalinghe di Voghera, gli insegnanti di Matera ( per fare rima), gli operai di Treviso, gli artigiani di Salerno : insomma, quella gente comunissima che fa girare il mondo facendosi un mazzo tanto nell’assoluto anonimato.Di cui la politica tutta, ad esempio, si disinteressa. Tanto che deve aiutarsi da sé, sopra gli autobus della vita, per non finirci sotto.Tutti i giorni.

  14. io apprezzo il racconto.
    il ricordo che pare esser di pochi attimi fa e condensa un duplice e diversissimo vissuto che si affianca e si tende la mano in un momento che normale o meno, è semplicemente bello.

  15. A proposito di come principia questo post, ricordo sempre un vecchio amico, pittore, che spesso sbottava:
    “non capisco cosa c’entri la bellezza di una tela con quella di chi l’ha dipinta!”
    Buona giornata

  16. siccome faccio lo stesso mestiere di remo, è capitato anche a me di conoscere personaggi noti. alcuni grandi persone, altre grandi merde.
    quelli noti che riescono a essere con naturalezza grandi persone sanno che, in fondo, siamo tutti “gente”.

  17. due donne sull’autobus, di cui una Alida Valli, si sono guardate con simpatia.
    No Flavia, non è andata così.
    su facebook, dove è replicato questo intervento, ci sono stati altri commenti.
    una persona ha scritto: mi ha colpito la frase
    Ci son persone che abbassano il capo per nulla, come se avvessero peccato.
    insomma, ribadisco.
    1, alida valli si comportò da signora
    2, lei sì altre persone no
    3, alide valli forse fu più attenta di altri
    4, certo che sì, bisognerebbe essere gentili sempre col prossimo, macosì non è.
    non voglio scomodare la sociologia, basta la cronaca.
    si ricorda qualcuno di una bimba che chiede aiuto in autostrada (perché l’auto della sua famiglia è andata fuori strada) e le macchine passano e nessuno si ferma?
    la sociologia ci spiega che questi sono meccanismi purtroppo umani.
    e che solo qualcuno riesce a non fare quello che fa il gruppo.
    bene, alida valli, quel giorno fece quello che non fecero altre 40 persone.
    dimostrando sensibilità.
    e personalità.

  18. decompressioni,
    è che a volte si va oltre.
    si perdona a chi fa arte quel che non si perdonerebbe a un nostro parente.
    conosco un certo scrittore, molto bravo e molto quotato.
    lo leggo.
    ma non mi farei mai imbrattare un suo libro da un autografo.

  19. Ho seguito un pezzo di intervista dell’89 credo, trasmesso alcune sere fa. Bella. Molto. Alida intendo. Anche se quello sguardo così pungente a me ha sempre fatto un po’ paura. Anche quando apriva ad un sorriso smagliante e senza veli. Forse questo di lei sconvolgeva più del resto, a guardarla sembrava che non avesse paura della vita Alida. Eppure nessuno ne è privo. Alida mi pare che sia sempre stata abbastanza anticonformista e staccata dal mito, per cui non mi stupisco che sia stata gentile con la ragazza. Come non mi stupisco che nessun altro abbia aiutato la fanciulla. A volte lo si fa per distrazione o perchè si è presi dai propri pensieri, a volte si è adirati, a volte ci si abitua a pensare ai fatti propri a prescindere e non si guarda ciò che si ha attorno. Cosa che mi capita deov ammettere e di cui mi rammarico, ma tant’è. Al Sud è vero, nell’essere più “impiccioni” sono molto più cortesi e affabili. Alida Valli era di una bellezza incredibile. La ricordo in certi fermo-immagine e toglie il fiato.
    Citando il mitico Totò, Signori/e si nasce. Poi si può diventare più o meno educati, ma la signorilità è una bellezza interiore, non la si compra, nè la si impara. Ed è merce molto rara. Alida, (Baronessa Alida Maria Altenberg) oltre ad essere cortese, mi da l’impressione che fosse anche una “signora”.
    Ho conosciuto delle prostitute molto, molto signore. Grandi donne. Ho conosciuto donne terribili e grette malgrado la loro ricchezza e cultura, perchè nemmeno la cultura in certi casi salva.
    Per colpa di Fogazzaro ho rischiato di chiamarmi Ombretta. Mi sarei buttata dal primo ponte, non me ne vogliano le Ombrette.
    Le grassocce fanno sempre fatica a trovare abiti decenti. Lo so. Adesso la moda è più attenta per fortuna, ma abbiamo passato anni terribili alla ricerca di una 46/48 che non sembrasse un sacco di juta nero/blu/marrone. Al posto di Alida probabilmente anche io avrei aiutato la ragazza, proprio perchè timida e grassoccia appunto. Difendo la categoria. Se fosse stata secca, manco per una ceppa. Io non sono una signora.
    Di recente era entrato nella mia vita un signore che signore lo era davvero, malgrado certe intemperanze che potevano far sembrare il contrario. A lui il mio pensiero.
    Buona giornata.

  20. che belle cose che stai dicendo Remo.
    bacio

  21. E si notano gesti in chi fa arte che non si noterebbero se fatti da un nostro parente. Alla fine è vero quello che dice enrico, e scelgo coloro che, artisti o no che siano, si sentono come siamo, gente.

  22. @ doriana:
    oh sì. è il luciano rispoli dei blog
    :-)

  23. io sarò stupida, remo, o fuori dal mondo, ma la vicenda che hai narrato mi ha dato soprattutto la misura della sensibilità di una gran donna.

  24. Un bar di Milano, nei pressi dell’Istituto dei Tumori, anni fa.
    In coda, alla cassa per pagare i nostri due caffè, mia sorella mi spiega la situazione critica della zia che siamo appena state a trovare. Cerca termini semplici, ma scivola in un linguaggio medico che mi frastorna e rallenta i miei riflessi. Le monete di resto mi cadono per terra, oddio con tutta quella gente. Il signore dietro di noi le raccoglie per me. Si figuri – risponde al mio ringraziamento. Vedo solo un naso spugnoso sotto un folto ciuffo castano- brizzolato.
    Ma hai visto chi era? una volta fuori, mia sorella.
    Guardo oltre i vetri mentre il signore gentile ripone il portafoglio. Mimì metallurgico, proprio lui.
    Giancarlo Giannini, un signore.
    Un ricordo sepolto, grazie.

  25. mi fa piacere ginni, ché poi è il mio preferito tra gli attori italiani

  26. Silvia mi fa sempre sorridere. Scegliere chi aiutare e chi no e dirlo con ironia è cosa nostra un po’ padana ( non siamo buonisti).

    Allora, Remo. Su facebook le risposte sono state di un altro tenore rispetto alla mia e ciò fa quasi presumere che se l’hanno detto su facebook…ogni commento sia superfluo. Sono testarda, che vuoi, la fama altrui non mi manda in sollucchero. Mi lascia tiepida, alla mia età. D’altra parte nasco nella città di cui Eco ha detto più volte che se passasse il padreterno per strada farebbe voltare la gente per dire: chi si crede di essere quello lì! Non faccio eccezione.
    Mi pare si parta da un (pre)concetto : che la persona famosa si rivolga agli altri con sufficienza, tranne nel caso in cui sia signorile. A parte che un attore, insomma…è un attore, non il Presidente degli Stati Uniti. Spesso è una persona che fa bene il suo mestiere, restando modesta sotto altri aspetti, non gira con la scorta e il gorilla, se trattasi di attore d’altri tempi per giunta,che la metà delle persone su quell’autobus non avranno neppure riconosciuto…
    Per me è stata semplicemente corretta, da lì a farne oggetto di una speculazione filosofica per dire quanto siano gentili al sud rispetto al nord mi pare una forzatura. Saviano docet, a sud non c’è soltanto gentilezza. Ci vuole coraggio, per vivere onesti ed integri, al sud. E non si tratta di coraggio “morale”,ma di vera e propria spavalda dignità, che mi fa pensare che, al sud, più che di gentilezza ci sia bisogno di grande forza per esistere e resistere.
    Si va fuori tema, però.
    Domani nella mia città s’apre la Biennale di Poesia. Quasi 30 anni fa ne vidi gli albori e le premesse. Eravamo quattro o cinque ragazzi che volevamo portare la poesia in città. La fama letteraria in provincia. Due anni fa è persino arrivato Derek Walcott.Sono ancora commossa a ricordarlo, un Nobel a parlare con i ragazzi delle scuole, a prendere un caffè con dei provinciali…ma se lo avesse fatto con sussiego, probabilmente qui l’avrebbero snobbato, che per carattere noi mandrogni non reggiamo le chiappe a nessuno.Chiedi conferma a Bona ( a proposito, ho comprato il suo ultimo libro, STUPENDO è dir poco).
    Avevo circa 25 anni quando lessi mie poesie nella stessa giornata di Luzi. Seduti all’aperto, in un cortile, a leggere un pezzo io ed uno lui. Mi sentivo morire dentro. Ero assai meno di zero ( come adesso)e lui era Luzi. Invece mi tenne la mano fino ad un attimo prima di leggere, perché mi aveva visto gli occhi sbarrati. Non dirmi che fu un signore *perché* era Luzi, o *nonostante* fosse Luzi.
    Fu un signore e basta, di quelli che non hanno bisogno di dire quanto siano magnanimi e alla mano.
    Vale anche per la politica.Ci sono baroni e gente defilatissima e quasi timida. Per lavoro avrai conosciuto penso molti uomini politici.Io, alcuni, per colpa della militanza. Di alcuni ho il ricordo di insopportabili tromboni ( ma non ne faccio i nomi), di altri ne ho un’immagine malmostosa ( di uno in particolare parlo in uno dei racconti che usciranno), di altri ho un ricordo più che ottimo. Mangiammo con un tizio, una sera, che chiacchierò amabilmente.Quando si alzò, andandosene, qualcuno disse: simpatico, quel compagno! Non si era neppure presentato. Era Tortorella.
    Invece c’è tanta gente che, qui si dice così, è talmente tronfia per poco che quando cammina taglia l’aria col ciapi del cu. U alla francese, che non so scriverlo con la tastiera, nella casella dei commenti.Non traduco, che si capisce lo stesso.

    Per Slvia: chiamarsi Ombretta è bellissimo ovunque, tranne in Veneto che te diventi subito un’ombreta de vin! :-D

  27. evidentemente non sono riuscito a spiegarmi bene.
    lo ribadisco per l’ultima volsta.
    è stata l’unica su quaranta.
    tu dici, flavia, si parte dal preconcetto.
    io non parto da nessun preconcetto.
    dico che le mezzacalzette se la tirano di più di quelli che vangono.
    sud, nord e centro: ci sono diversità.
    io racconto quel che vedo.
    e so anche questo, cerco di ascoltare.
    quando dei ragazzi siciliani son venuti da me a dirmi che Vercelli è, io li ho ascoltati.
    con attenzione. cerco di capire con gli occhi degli altri.
    ma tu, per favore, dì pure la tua, ma non mettermi in bocca pensieri o parole che non son le mie.

  28. Appunto, tagliano l’aria con le chiappe.
    Quanto a…
    Vercelli *è*.
    Secondo me non c’è bisogno di aggiungere altro. E’. E’ stata pane e lo è per molti, da ogni dove. Chiamalo poco.Vercelli è provincia, che ha dato dignità a chi altrove non l’aveva.
    Mi piace Vercelli, mi somiglia.
    Anch’io guardo con gli occhi miei e quelli degli altri e t’assicuro che, come tutti i miopi, da vicino non mi sfugge assolutamente niente. Chi vive nella nebbia da sempre, se non sa guardare, ha finito di campare. Vercelli ha dato lavoro, ha ricevuto quanto ha dato, spero.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: