Pubblicato da: remo | 11 ottobre 2008

Pavese. Un film in rete. Gli scrittori di serie A, oggi

Su Pavese, tra quel che ho letto nei commenti in coda al post precedente

io – da ottantenne quale sono – me lo ricordo, mentre passeggiava sulla collina torinese (o sulle colline, non so) mangiando ciliegie (o ciliege).
Ma era un ricordo delle Ginzburg.
Una di quelle immagini folgoranti che ti porti dietro tutta la vita: chissà perché.
Roby
è il suo mettersi a nudo senza ipocrisia in maniera a volte persino imbarazzante quello di lui che ho amato in maniera viscerale…
credo sia l’autore italiano di cui possiedo quasi tutto, è diventato negli anni la mia cassaforte, a volte mi ha fatto male, avrei voluto buttare le sue pagine dalla fienstra, ma sapevo che sarei corsa a riprenderle sempre e comunque
chicca (ma)

Pavese è stato il mio amore dell’adolescenza in cui il mondo nel bene e nel male si spalanca in tutta la sua grandezza e mistero. Lessi Il mestiere di vivere a cavalcioni di un muretto nel giro di pochi giorni e rimasi folgorata. Ne feci una tesina da portare a scuola. Credevo di aver scoperto qualcosa di unico e di grande e che fosse tutto mio. Da quel momento andai nella biblioteca di quartiere e lessi tutto quello che era disponibile. Le poesie del disamore mi hanno seguito per anni in borsa, ogni tanto ne leggevo una. Il vino triste rimane la mia preferita. Io parlo volentieri di lui e lo faccio come parlare di un amico che non ha avuto fortuna, perchè non penso allo scrittore, penso all’uomo, poichè il suo scrivere è servito per conoscerlo. Ogni tanto lo ricordo, come Mia Martini. Anime che sento affini, non così lontano da quel luogo in cui non conta spazio e tempo. Maggiani invece me lo ricorda fisicamente, forse anche per questo mi piace.
silvia (sgnapis)

mi ossessiona l’idea di quelle due ore che ha passato telefonando alle sue amiche, elemosinando un po’ di compagnia, prima di uccidersi. Ci penso e ripenso, come una moviola. Nessuna è andata. Nessuna. Provo a immaginare quelle ore, al “non scriverò più”, ai “Dialoghi di Leucò” sul comodino e alla finestra dell’albergo (vorrei vederlo quell’albergo, esiste ancora?)
Un’anima affine anche per me, senza dubbio, di pancia. Mi è capitato di pensare che quest’uomo morto due anni prima che nascesse mia madre mi è più vicino di tanti vivi che ho intorno.
Monia Casagrande

Segnalazione.

Torno subito: il primo film italiano scaricabile, ad alta definizione, in rete. E’ di Simone Damiani (mio contatto su Facebook)

E POI.
Su Face, nei giorni scorsi, ho intercettato uno scambi di battute, peraltro intercettabili da tutti, tra una mia amica attrice (Paola Pace, impegnata in uno spettacolo su Goliarda Sapienza) e un mio amico scrittore (Franz Krauspenhaar). E Paola che, stupita, diceva a Franz: Ma qui su Face è piano di scrittori. E Franz che confermava. Poi, non ricordo chi, ha detto (non importa chi l’ha detto, mi sembra Paola) “Ma scrittori di serie B”.
E volevo scrivere qualcosa, io, sugli scrittori di serie A, B, C e D, e mi sarei messo, io, tra quelli di C, ma poi ripensandoci bene non so mica dire, io, chi sono i veri scrittori di seria A, oggi.
Quelli che vendono?
Quelli che son bravi ma son per pochi?
E se lo fosse, metti, uno che non ha mai pubblicato o che è stato rifiutato o che…
E se volete dire dite…

buona giornata

E vi ricordo Direfarebaciare.

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Responses

  1. E se volete dire dite…:
    Viva la scrittura, viva Gutenberg!
    Il resto, suppellettili della mente.

    Rino, gutenberghiano

  2. a me piace pensare che uno scrittore di serie A sia un uomo di serie A. non sarebbe male mi pare.

  3. circa un mese fa, come presidente di una cosa, ho premiato boris pahor. 96 anni, mito sia come uomo sia come scrittore. tradotto in tedesco e francese da piccoli editori, candidato al nobel dalla germania benché italiano di etnia slovena (è nato e abita a trieste), legione d’onore in francia, Boris qui era un emerito sconosciuto fino al giorno nel quale è andato da fazio a chetempochefa. bene, lui scrive in sloveno e in italiano. necropolis lo ha scritto oltre 40 anni fa, lo ha inviato a tutti gli editori italiani e tutti, quando gli hanno risposto, lo hanno invitato a ‘farsi un giro’. poi, grazie a un giornalista de ‘il piccolo’ di trieste, l’ha visto fazi e l’ha pubblicato. un anno fa, quando boris aveva 95 anni. ora è un mito. lo chiamano ovunque, gli hanno dato il viareggio, napolitano lo vuole onorare con un qualcosa d’importante e lui dice no se prima non riconosce pubblicamente i dolori inflitti dal fascismo agli sloveni italiani .
    gira come una trottola, lucidissimo e pimpante, ora tutti vogliono i suoi libri (languenti da anni nel cassetto e sempre rifiutati dagli editori italiani) e lui sogghigna felice. e mena sberle etiche a destra e manca, nonostante sia piccolo, minuto e dolcissimo. quando poi tira fuori il telefonino, smanetta felice come un adolescente.
    vorrei dire molto di più, visto che ho l’onore di essere un suo amico, ma la pianto qui chiudendo con l’ultima frase di remo:
    “E se lo fosse, metti, uno che non ha mai pubblicato o che è stato rifiutato o che…”.
    marco salvador

  4. L’ho ascoltato a Mantova: straordinario. Grazie Marco.

  5. è strano, sarò anche citrulla, ma non ho mai pensato agli scrittori facendone una gerarchia di valori, ma facendone una gerarchia di sintonia, di capacità di farmi pensare, di mettermi in crisi, di farmi divertire, di regalarmi l’inaspettato, o emozioni che pensavo sepolte…
    mi spiego meglio se dovessi fare una classifica alla lettera – C – metterei paulo cohelo, non lo reggo, non mi dice nulla, è scontato, ma questo solo per me, perchè paulo cohelo è comunemente considerato di serie A …. e gli esempi sarebbero infiniti…
    Pavese era un maestro per me, un grande non so di che serie, ma per me in cima alla pila dei libri sul mio comodino, come altri scrittori che no so quale grado occupino e nememno mi interessa, ma che mi hanno raccontato il vivere, mi hanno fatto conoscere una parte di me che non volevo vedere…
    mi hanno aiutato a conoscermi e a conoscere…

    e poi beh io lo dico , non sarà mai sul mio comodino Moccia, o la Tamaro o Cotroneo… ma molti penseranno che sono in -A-…e allora?

  6. a monia: vispo, vero?
    a chicca: parole sante
    dunque. elio bartolini, altro amico scomparso, litigò ferocemente con elio vittorini per il lampedusa. secondo la mondadori ‘il gattopardo’ era una ciofeca, ed elio se ne andò sbattendo la porta.
    allora cominciamo una lista con i grandi a lungo considerati dei serie z.
    il molto citato e speigato caso (da remo) di primo levi.
    tomasi di lampedusa.
    boris pahor.
    aggiungete, please…

    marco

  7. A volte ho pensato che a decidere la qualità di uno scrittore fosse una elite di “esperti”. E’ così, vista da voi scrittori? Ovvero: chi deve pronunciare il nome di uno scrittore per consacrarlo? Citati, Ferroni, altri scrittori, D’Orrico, le vendite, le persone vicine emotivamente, o …i posteri. O nessuno se non sé stessi. Esiste lo scrivere per sé stessi, poi?

  8. Adesso mi preparo perchè oggi vado dal gerri 1 a pranzo e se arrivo tardi mi fa un cicchetto pazzesco. Ma poi quando torno, ripasso a salutarvi. Buon pranzo domenicale:)

  9. Pavese è per me qualcuno e qualcosa, luoghi che s’intrecciano al mio vissuto. Il Pavese che più mi ha affascinata è, strano a dirsi, prima di ciò che si evince dalla lettura delle sue opere, quello raccontato da Natalia Ginzburg, che già portava in sé il mal di vivere ed il proposito di uccidersi prima che la vita ammazzasse lui. Conosco bene le Langhe. Mio padre amava quella zona, da giovane per andare a caccia e da vecchio per dipingere en plain air, o per riposare, per vivere rannicchiato in un alberghetto la convalescenza. Conosco la casa natale di Pavese, l’associazione culturale che fa capo alla gente del posto. Le colline del Nuto mi sono entrate in corpo, così come la torta di nocciole ( *di* e non con, o la Nutella e le sue prozie più nobili e langarole) o il goccio di barolo, barbera o barbaresco ( un goccio, che bere non mi piace, per cui fingo d’apprezzare ciò che in fondo gradisco poco, ma riconosco bene). Sono purtroppo cresciuta in una filosofia della vita da rifiutare se indegna e non mi piace per niente. Filosofia paterna, troppo pavesiana.
    Sugli scrittori non ho niente da dire, se non che genio e fama non s’incrociano sempre. Valido per ogni contesto artistico, ma non è neppure vero il contrario, sarebbe fare del populismo.

  10. …e concordo con Morena Fanti. Non solo: un uomo moralmente di serie B è uno scrittore per lettori di serie B.

  11. Quale morale? E sulla base di quale conoscenza del vissuto? Mi sembra pericolosa ed inutile questa classifica. Si dice che Bettelheim fosse un pessimo padre, dovrò rinunciare a leggere i suoi scritti sull’infanzia? O strappare un libro nella mia vita fondamentale come “Il cuore vigile”?

  12. flaviablog: leggi il diario di edmond e jules de goncourt (sì, quelli del prestigioso premio). poi che fai, butti via tutti gli autori dell’ottocento francese (e non solo)?

  13. Nelle langhe ci feci il viaggio di nozze, tra bonèt e nebbiolo. Capisco Flavia e il languore che lasciano quei luoghi. Un incanto, almeno per me. Forse sarebbe stato il caso chiedere alla signora cosa intendesse lei per scrittori di serie A e scrittori di serie B. Pr quanto mi riguarda sono tutti scrittori, più o meno bravi, più o meno vicino alle mie corde, più o meno vicino alla capacità di farsi capire da meo io capire loro. Perchè è sempre uno scambio. E poi, oggi, chi è definibile scrittore? Colui che campa facendo solo quello, o colui che scrive un libro? O ne deve pubblicare almeno tre, così ci togliamo dalle palle le Marina Ripa di Meana, le Ventura, le Marini e i Totti di turno. Perchè purtroppo oggi c’è la scritturamania. Un tempo aprivano ristoranti, adesso pubblicano un libro. E Fede come lo definiamo e Vespa? Sono giornalisti che scrivono o sono scrittori che fanno occasionalmente, mica tanto, i giornalisti? O fanno entrambe le cose? Mi pare che i grandi di una volta avessero solo un modo per comunicare il loro sentire, il loro talento. Adesso non è così. Ci sono i libri, le testate giornalistiche, ci sono i blog, i forum e via andare. Molto scritto, molte idee, molto bagno di folla. Forse questo calarsi nel mondo in modo così massiccio toglie mistero. Su facebook è vero che c’è una miriade di scrittori. Sono lì e ci puoi dialogare quando vuoi. A me pare un grande privilegio. Di serie A. Magari lo potessi fare con Pavese. Magari.

  14. Flavia, scusami, tu spesso fai delle asserzioni assolutiste da me inacettabili.
    Tu dici:
    ” un uomo moralmente di serie B è uno scrittore per lettori di serie B.”
    Bene, allora Celine che io ritengo( e non solo io..) uno dei più grandi scrittori del Novecento fu deliberatamente filonazista e antisemita feroce.
    Come la mettiamo?

    Io credo che bisogni, anzi sia fondamentale, distinguere l’opera dalla vita privata di ogni artista, scrittore, pittore, musicista che sia.

    Anzi, Pavese, che ho ammirato alla perdizione, già si sarebbe incazzato per quello che è stato scritto qui.
    Non voleva, in modo assoluto, che si parlasse del sua vita privata.
    Lasciamo perdere suicidi, disperazioni d’amore etc,
    guardiamo l’opera!
    Lasciamo le jene, i ratti a rovistare nei cassonetti delle vita dei letterati.
    Mai confondere la vita con l’Arte, roba da romanticismo deteriore.
    MarioB.

  15. Mario porta pazienza anche tu però. Io concordo che affermazioni del genere sono provocatorie, ognuno poi la pensa come crede, ma nemmeno è giusto giudicare jene o ratti coloro che vogliono sapere della vita di un artista di cui sono innamorati. Mi pare offensivo e riduttivo e non ci sto. Un artista che si espone diventa per forza personaggio pubblico ed esposto quindi ad ogni tipo di analisi e di giudizio. Poi per suo volere magari non trapela nulla del suo privato ma ci sono note biografiche salienti per comprendere meglio l’opera dello stesso. I suoi percorsi il suo vissuto, avvicinano, stupiscono, sconvolgono, appassionano di più, aggiungono spessore. E se qualcuno ne vuole fare un metro di giudizio faccia come crede. Un genio rimane un genio anche se ha commesso le cose peggiori. Io adoro Picasso, da molti considerato un disgraziato egocentrico e sfrontato, odioso per il popolo femminile. Mica ho dovuto sposarmi con lui io a me rimane il provilegio di ammirarne la grandezza attraverso l’opera. E non mi frega una ceppa se ha fatto soffrire schiere di donne. Anche il lattaio di fronte lo fa e non è Picasso.
    Questo non per giustificare l’uomo, ma per osannare l’artista. Si possono seguire due chiavi di lettura in un artista e io credo sia giusto che una non s’immischi dell’altra. Ma non mi sento di massacrare coloro che vogliono conoscere entrambi gli aspetti. Jene, ma quando mai!

  16. dariodangelo: se è stato un pessimo padre, sì. Se ha scritto libri sull’infanzia dimostrando di non saperla crescere è una contraddizione vivente, uno scempio, direi.
    marco: quando tu mi segnali qualcosa, vado in brodo di giuggiole, ma l’Ottocento francese non lo butterò mai!
    Concordo con tutto quello che ha scritto Silvia nel suo primo intervento.
    Ricordo a Bianco che ho scritto un post su Pavese e il centenario sul mio blog ( vero, verissimo, non voleva si parlasse del suo privato, lasciò scritto che perdonava, di perdonarlo e di non fare pettegolezzi). Non li sto facendo,infatti. Su Pavese. Li farò sugli altri, senza tralasciarne neanche uno, ma non ora. Devo ancora cenare, per cui, Mario, ti lascio con un pensiero articolato: io amo “Viaggio al termine della notte”, è il libro più veritiero sia mai stato scritto, forse, su tante illusioni. In compenso odio ” Morte a credito”, trasuda l’aspetto deteriore di un trafficone. Che tuttavia pagò di persona. Chi mi fa più ribrezzo: chi ha strumentalizzato Céline proprio in virtù dell’antisemitismo, sia quando era ideologicamente da condannare essere contro gli ebrei, sia quando è tornato politicamente “quasi corretto”, allora persin l’Espresso l’ha mandato in edicola come un gadget da quattro soldi. Opportunismo edotoriale.

  17. editoriale, Dottor Watson,mi correggo: editoriale….:-)

  18. Ah…e linkato Salvador, con il rammarico di non averlo fatto prima!

  19. Belli i bianchi e neri, ti semplificano la vita e si addicono all’arredamento, peccato per quelle ombre che, a volte, si incuneano distratte tra salotti e cucine ed altre, invece, avanzano fin sulla porta, a scardinarne l’anima.
    A tacerne potrebbe sembrare rispetto, a parlarne parrebbe paura.

  20. Ho detto di jene e di ratti per eccesso,
    perchè troppo spesso si è speculato sulla vita privata di artisti per destare curiosità sciocche, morbosità, vendere di più, intessere leggende, fare films odiosi, infedeli.
    Ci vuole rispetto, per me, per la vita privata di chiunque.
    E sono stufo.
    Badiamo all’opera.

    MarioB.

  21. dipende anche dal periodo della tua vita, in cui ti avvicini a un autore. Per molte persone Pavese è un ‘incontro’ del periodo adolescenziale, complice forse la scuola (il che ora come ora sembra quasi una battuta). E in questa fase della vita ci si innamora perdutamente di un libro, fino ad attraversarlo: è quasi impossibile insomma non cercare l’uomo dietro alle parole. CRedo di aver letto molto di questo autore in passato e come sempre mi accade, molto ho dimenticato: ho trattenuto immagini, parole sparse secondo un bisogno che è mio e che poco ha a che fare con chi ha mosso tutto questo. Non credo comunque di fargli un torto, se dico che è come uomo che lo scrittore non ce l’ha fatta. Per noi, per noi lettori intendo, questo non è importante ma contribuisce semmai a dargli maggiore spessore ed umanità. Per noi non è importante, ma lo era per lui, evidentemente. Altrimenti non sarebbe andata a finire com’è andata. Di suicidio poi non mi piace parlare, perché il più delle volte è difficile cogliere il punto e anche perché a me, da sempre, colpisce la teatralità che spesso sta dietro ad atti come questi.

    No, non ci vuole rispetto per la vita privata di chiunque: perché dovrei averne per un Pinochet, per esempio? E’ vero però che grosso modo una buona parte degli esseri umani lo meriterebbero, ma questo è vero se si parla di atteggiamenti eccessivamente morbosi, di feticismo. Credo invece che sia naturale credere/illudersi/sperare che un’opera che ci colpisce profondamente sia un po’ lo specchio di chi l’ha scritta. Sarà che il vuoto che si crea dopo aver letto la parola fine, in qualche modo deve essere colmato. Si supera questo senso di dolorosa mancanza, illudendosi che lo scritto passi dallo scrittore all’uomo.

  22. Bene, riprendiamo l’argomento: Céline.
    Repubblica e non l’Espresso, ma la sostanza è la stessa, m’ha stupito quando, nella sua biblioteca, ha pubblicato “Viaggio al termine della notte”, un romanzo di un autore che non compare ( o perlomeno con compariva fino ad alcuni anni fa) nelle antologie scolastiche. Céline sdoganato? La cosa mi ha destato un filo di preoccupazione. Rivalutare Céline in un contesto di dilagante novello antisemitismo? Il fenomeno è un po’ rientrato, ma qualche anno fa era pericolosamente evidente. Così che è caduto il velo su un’opera interessante, d’un personaggio ambiguo, frutto forse soltanto di un’illusione politica dei suoi tempi. Céline ha creduto fosse il caso di… captare la benevolenza dell’invasore nazista. Il lato meschino di Céline. Che è un grande, “Viaggio” è la cronaca d’un disamore costruito a fatica per i valori tutti. ” Morte a credito” è un’occhiata sotto il drappo, che ricopre la putrefazione morale degli umani. Descritto in modo magistrale, ma anche troppo partecipato.Se il “Viaggio” mi ha lasciato una dolente consapevolezza aggiunta, “Morte” mi ha raggelato il sangue. Può essere che sia ciò che l’autore desideri provocare nel lettore. L’effetto però è intimamente spiacevole.
    Picasso: Silvia sai bene quanto non ami quell’ometto troppo sano,brutto e tronfio e cattivo, incapace di rispetto ed avaro, ma
    eccezionale nell’amare soltanto il suo Genio e la sua Musa, tanto che tutto il resto era secondario. Era nutrimento per la sua creatività. Una macchina produttrice di estetica bellezza. In grado di sterminare affetti ( compreso quello della figlia Paloma). Dovrei fare una recensione di alcuni libricini, scovati dai rigattieri, sulla vita privata di quest’uomo che, tuttavia, non ha scritto né trattati morali, né saggi di psicologia. Non ha fatto lezione sul modo di vivere,ha dipinto. Cose da vedere, gustare con gli occhi. Non ha veicolato nessun credo. Il suo privato resta tale, non s’intreccia al pubblico. Mi chiedo soltanto, in certe opere con contenuto morale, quanto fosse sincero. In “Guernica”, ad esempio, si stava beando del soggetto sociale, sapendolo di forte impatto o ci credeva veramente? Chi non ha rispetto per le persone che ha accanto, può averne per un soggetto sociale?
    Che ci voglia rispetto, o meglio ancora pietà per noi tutti, è vero. Piccoli e anonimi o famosi e importanti, ma si sa ,chi è personaggio non ha più diritto ad un privato. Così che di Simenon si sa che fosse instancabile non soltanto nello scrivere. Consumava donne, come consumò fogli, tuttavia in Simenon non c’è nulla che lo mostri, che lo esibisca. Simenon è discreto, non pontifica. Scrive e descrive. Gialli.Onestamente, con gran mestiere.
    Diverso il discorso di un saggista. Se mi vuoi insegnare come fare il bucato e indossi biancheria sporca e stracciata, mi spiace, dariodangelo, c’è qualcosa che non va nelle tue analisi o nelle tue teorie o in entrambe. Non è questione di bianchi e neri, che non s’addicono affatto né all’arredamento, né al vestiario. L’optical non è il mio genere.
    Cerco i grigi, che amo e distinguo tra freddi e caldi, che il grigio è uno dei colori più eleganti e ricchi di sfumature, ma non in chi mi mette nero su bianco quello che devo fare. Se sbaglia, personalmente, significa che stava scrivendo quel che non sapeva.

  23. Molto bello l’intervento di roby: ci piace, è vero, che il senso globale dell’operato di un artista sia lo specchio della persona. Non soltanto: il suo ritratto perenne, che passerà ai posteri con le sue fotografie sbiadite.

  24. flaviablog :-) potrei anche invidiare le tue granitiche certezze, poi penso alla mutevole morale dei popoli nella storia e guarisco.

    Ciao, Dario.

    ps “ma si sa, chi è personaggio non ha più diritto ad un privato”
    Chi lo ha stabilito? In nome di cosa? Per quale scopo? Guardare sempre e solo l’opera, su di essa “pontificare”… credo non ci sia altra strada se non il gossip

  25. Commenti molto lunghi e ora non posso leggerli. Ma per quel che mi riguarda il giudizio sulla persona può essere completamente staccato dal giudizio sullo scrittore, oppure farne parte. E poi si sta parlando di come scrive o cosa scrive? C’e differenza. Si può essere grandi scrittori e scrivere cose immorali (per chi?). Oppure scrivere grandi cose e vivere in modo immorale. No, non se ne esce. Poi ci sono i grandi uomini, cioè che reputiamo grandi uomini e grandi scrittori. Lì è più facile. Ma credo che tutto sommato come si combinino le due cose non sia nemmeno così importante.

  26. Richard Strauss (non Johan, eh, Richard. Johan — quello dei valzer — era bravo pure lui, ma non è di lui che adesso vorrei parlare) è universalmente ormai riconosciuto come uno dei più grandi musicisti dell’Occidente.

    Quando dico “universalmente riconosciuto” intendo dire che è ormai riconosciuto tale da destra, da sinistra, da centro e da tutti i direttori d’orchestra e cantanti di fama mondiale che si rispettino.

    Le opere di Richard Strauss (lo sa bene, chi le conosce) sono semplicemente sublimi.

    Beh, Richard Strauss come persona era un essere abbietto. Filo e molto più che filo-nazista.
    Klaus Mann che lo conobbe e parlò con lui scrive nelle sue memorie —- giustamente disgustato — cose atroci, di R.Strauss.

    Bene.
    Che facciamo?
    Gettiamo Richard Strauss nella monnezza?

    E’ solo una domanda, eh.

    Forse bisognerebbe cominciare a pensare seriamente che l’Uomo (la maiuscola non è casuale) non è un Monolito, ma un Prisma.

    Può dare e dire e produrre ottime cose per un verso ed esser capace delle peggio nefandezze per un altro.

    Lo so, l’idea (e soprattutto la pratica) non è facile da digerire.

  27. Condivido totalmente il detto di Gabriella
    MarioB.

  28. Per non dire, anche, del grandissimo Benvenuto Cellini che era un discreto fetente & assassino, e prese ad archibugiate diverse persone, per abietti motivi…
    MarioB.

  29. Di Pavese oltre ai suoi libri, amo il suo modo che aveva di essere, anche i suoi capelli alla “mascagna”.
    dory

  30. sì ha ragione gabriella.
    flaubert e dostoevskij non credo fossero dei simpaticoni.

  31. Va bene, separiamo vita e opera, non c’è problema.
    Però allora non riesco a non pormi una, anzi LA, domanda ( a volte non faccio altro che domandare, mi sa) : com’è che un fetente filonazista riesce a scrivere musiche sublimi? Com’è che un pessimo padre scrive ottime cose di pedagogia, qual è il passaggio dalla vita all’opera ( fermo restando che questa separazione, se proprio la si vuol fare, riesce facile per alcuni, ma la vedo difficile per altri, fra cui Pavese) ?
    Quando un fetente antipatico produce una qualche forma d’arte, mente, si snatura? Attinge alla parte migliore di sé? Cosa? Secondo me non si dovrebbe mai smettere di cercare i perché.

  32. O di Rousseau, che mise in orfonatrofio i suoi figli.
    Insomma, l’essere umano nasce sotto la stella dlela contraddizione.
    E va bé, tiriamo innanzi.

  33. Mi sembra ci sia del semplicismo di fondo e pensare che pareva mi fossi spiegata bene.

  34. Produrre un’opera, che sia disgiunta dall’intento pedagogico, non pregiudica il valore della stessa. Una pessima persona può produrre buona musica, buona pittura, così come buoni cavolfiori. Si valuterà la produzione oggettiva. Non sta mandando un messaggio morale, non sta indottrinando. Differente è l’opera scritta,il romanzo e lo è ancor di più il saggio, i quali, fatti di idee e soprattutto parole, veicolano un messaggio. Tale messaggio non può essere scorporato dall’operato stesso dell’autore. Lo rappresenta. Tant’è che Rousseau aveva torto ed i suoi principi educativi erano fasulli. Il buon fanciullo non albergava né nei suoi figli, né in quelli altrui.
    E’ anche vero che una persona moralmente ineccepibile può lasciare ben poco di sé ai posteri, se non tra le poche persone che l’hanno conosciuta, perché può non brillare in creatività. E allora? Abbiamo bisogno di belle opere come di persone oneste e abili, che non brillino per particolare produttività originale. Il bisogno sociale è di entrambe le tipologie umane. Tendenzialmente invece si preferisce chi inventa, crea, tanto da perdonargli molto sul piano relazionale. Si è indulgenti, come se la creatività fosse un’assoluzione. Non lo è. Ciò che è creato è un prodotto e null’altro. Se una buona musica è prodotta da uno stronzo, resta buona la musica e e classificabile l’individuo con il termine assegnatogli. Stronzo.

  35. Poi, dopo la morte, lo scrittore di serie b-c-d-e-f…. diventa un genio e così si piagnucola su Russello, per es., dicendo ah l’avessimo letto prima.

  36. probabilmente dirò una banalità,ma, uno scrittore dovrebbe scrivere la sua verità.ilsuo punto di vista se sincero servirà da confronto con altre verità,solo così avrà senso quello che scrive…tutti quelli che scrivono per motivi diversi per me sono scrittori di serie b.ciao*

  37. Non è per nulla una banalità. E’ una significativa verità. Resta il fatto che se una verità è magra concettualmente, avremo una narrazione di basso profilo contenutistico. Senz’anima. Di serie B. Stesa in bella forma ( a narrare in modo passabile, in buon italiano,s’impara…),ma vuota. Ciò non vuol dire non avere lettori. Un film nediocre può essere di cassetta? Sì.Uno scrittore mediocre può avere i suoi estimatori. Mediocri e persino tanti, in certi casi. Ognuno razzola nella sua aia, con polli come lui. Diciamo che, chi scrive, conosce bene i suoi polli. Chi scrive verità complesse o arcane, o in una forma volutamente sofisticata, avrà probabilmente un minor numero di lettori, che ha già in qualche modo identificato. Una scelta. A volte obbligata, ma tale.
    Tanto per spostare il discorso sul piano puramente “di mercato”.
    La riscoperta di autori dimenticati o poco amati in precedenza è la testimonianza di come il gusto possa avere una sua evoluzione, o , a volte, sia una questione di segnali. C’è chi è in sintonia perfetta con i suoi tempi e chi no. In compenso alcuni autori molto letti in passato sono quasi dimenticati. Alcuni non piacciono più, sono datati.Specie se erano superficiali. Se leggo, ora, Luca Goldoni, ad esempio, mi annoio. Un minore, un tipo da libelli, considerato molto arguto non molto tempo fa. Di lui ricordo soltanto una battuta sul rosso che compare in testa alle donne improvvisamente dopo i 40 anni, sempre state castane, brune, biondo cenere…Lo definì rosso menopausa. Mi fa sorridere ancora, perché è vero.

  38. capperi, in poche settimane leggo due volte di questo ‘rosso menopausa’: potere della rete. Sono contenta, almeno so da dove è partita quest’immagine che m’ha fatto arrovellare per giorni. Insomma, so che non è un’arguta invenzione di qualche – più o meno – anonimo navigatore. Ovunque mi giri, negli ultimi tempi, non vedo altro che rosse e a chiedermi: ‘ma che rosso sarà?’. Sul mio, quello che porto malamente in testa, soprassiedo…tanto il più delle volte non lo vedo.
    Questo mio profondo pensiero mi pare un’ottima chiusa a questa discussione. Tiriamo innanzi.
    Un saluto stanco stanco, che non so nemmeno più come mi chiamo ormai…e forse non è una brutta cosa.


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