Pubblicato da: remo | 8 ottobre 2008

il clima

Non ho mai detto in vita mia Voglio andare a vivere all’estero.
Ora invece ci penso, a volte.

Stazione di Vercelli, sono alla biglietteria.
Torino Porta Nuova solo andata, grazie, dico.
quattro e ottanta, mi risponde il dipendente delle ferrovie dello stato.
grazie, buona giornata.
….
provo di nuovo: arrivederci.
….

In Francia questa estate mi son stupito tante volte: paghi il pedaggio autostradale e ti senti salutare.
Non solo.
Viaggi, sei in corsia di sorpasso, e nessun deficiente da dietro ti fa i fari perché vuole che tu gli lasci la strada libera.
E mi sono stupito due anni fa, in Spagna.
Anche lì: la gente ti saluta. O risponde o saluta per prima.
Ma nelle autostrade spagnole – magari è un caso, non so – mi è successo di andare in bagno, cosa che si cerca di evitare pensando alle nostre autostrade, e di constatare, dieci volte su dieci, magari mi manca l’undicesima, che chi era andato in bagno prima di me aveva lasciato tutto pulito.

Ma non c’è solo questo, oggi, in Italia.
C’è un clima strano, oggi, in Italia.

Sono sul treno delle 16 e 13 minuti che va verso Torino.  Nonostante due tamarri che alle mie spalle sparano cavolate sui rispettivi computer e quelli degli altri, “Jo è fulminato minchia, non sa cos’è skype, e fa solo casini, minchia, se vedi il suo pcci ti viene un colpo”, riesco a leggere (King).
Stazione di Santhià, stazione di Santhià: niente da fare, i due tamarrini, gel e orecchini e tatuaggi vari, non scendono alla stazione di Santhià.
Scendono alla fermata successiva, Chivasso.
Una ragazza, tra i venti e i venticinque, alla mia destra li guarda con uno sguardo che non so interpretare. Sdegno, interesse? Non so.
Prima che scendessero i due tamarrini ha dovuto parlare forte al cellulare per farsi sentire da mammà: No, non voglio pasta stasera, falla solo per papà, io mangio verdure.
(Penso, dovrei farlo anche io).
Comunque, siamo a Chivasso, stazione di Chivasso, treno regionale delle (non mi ricordo) per Torino Porta Nuova è in partenza.
Sale gente.
Salgono anche due nomadi. Sono giovani, sono vivaci, insomma fanno un po’ di casino, perché scherzano tra loro, restando in piedi.
Osservo la ragazza: è come ipnotizzata. Le fissa, con attenzione.
Almeno due, tre minuti.
Sa, suppongo, che io la sto guardando.
E in effetti, quando si stanca di guardare le due nomadi, gira la testa verso di me, ma senza guradarmi dice: Che schifo.
Poi riguarda le due nomadi.
Le guardo anche io. Stanno ridendo. Le guardo meglio: sembrano pulite, ordinate, i capelli non sono unti.
Non danno fastidio a nessuno.
Guardo la ragazza.
Mangerà verdura stasera.
Il clima, il clima è questo, oggi.

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Responses

  1. Sai cosa? avresti dovuto parlare alla signorina No pasta. Forse non trovando, come evidentemente supponeva, in te un alleato le sarebbe venuto qualche dubbio sulle sue certezze ‘televisive’. In Italia si parla troppo e troppo poco! E a proposito di Italia, ieri sera guardavo un servizio sui marittimi, facevano vedere gli stipendi, il cronista diceva: ecco, 1100 euro. Poco dopo dicono che un mozzo ne prende 1500. Bene. Perché nessuno viene a chiedere il cedolino agli insegnanti? Sarei stata orgogliosa di mostrare il mio di 1289!E pensavo che tutto sommato invece di far studiare il violoncello a mia figlia (10 anni di sacrifici e spese più la scuola normale obbligatoria fino al diploma superiore) mi converrebbe iscriverla al nautico.

  2. che schifo davvero.

    (io quest’estate mi sono innamorata di bilbao. tutte e dico proprio tutte le persone che ho incontrato, di ogni età erano gentilissime, disponibili a darci qualunque tipo di informazione, ad aiutarci, etc etc.)

  3. Vivo in Finlandia da quasi quattro anni e ho girato un po’ (non solo in Europa), cercando di avere uno sguardo critico e senza pregiudizi (per quanto mi é possibile).
    In tutta sinceritá noi Italiani eccediamo un po’ troppo nel pericoloso vezzo di idealizzare gli altri popoli. Soprattutto perché giudichiamo magari dopo una vacanza.
    Avendo visto l’Italia e l’Europa da fuori, sono convinto che, mediamente, la vita che potremmo condurre in Italia e negli altri paesi europei sarebbe piú o meno la stessa. Rimangono delle differenze tra paese e paese, ma non sono necessariamente tutte a svantaggio dell’Italia.
    Il difetto maggiore che rimprovero a noi Italiani é il dar troppo peso all’apparire e poco alla sostanza; mi spiego: ad esempio il voler giudicare una persona da come é vestita.
    Con il Barzini ammetto peró che effetto di questa preferenza nell’apparire é anche la nostra eccellenza in campi in cui l’apparire é fondamentale, come teatro, pittura e arti in generale, ma anche moda e design.

  4. flavio, è vero, l’erba del vicino attrae.
    ma.
    lentezze burocratiche (l’Irlanda era come noi, no?.
    disservizi sanitari.
    raccomandazioni.
    clientelismo e familismo.
    ora questo razzismo ingiustificato.

  5. eh, il clima non promette molto bene. si vede da tanti segnali, ma ciò che mi preoccupa di più è che in pochi sembrano notarli (i segnali).
    maleducazione e intollerenza nei confronti degli altri sono il modus vivendi di molti, troppi, italiani. sarà così anche all’estero, questo non lo so, ma qui è così. e famiglie che non si vedono tra loro. questo mi dispiace molto. forse da questo modo di fare deriva poi il resto, quello che tu vedi sul treno

  6. aspettate la futura e inevitabile miseria, e poi vedrete. a pancia vuota e con il gas tagliato, altro che rom!
    cassandra? spero di no, ma i segni ci sono tutti.

  7. io ci vivo per molto tempo all’estero e in italia vengo come turista ormai, e a volte se non fosse per gli affetti…

    proprio ieri scrivevo sul mio blog di questo…clima e vorrei lasciarti una parte di una lettera che mio padre mi mandò tanti anni fa… è il mio commento a questo clima per me quasi insopportabile…

    “””……………………..
    non giudicare mai, il giudizio appartiene all’arroganza e all’ignoranza, cerca di conoscere se puoi, altrimenti ascolta, ascolta con gli occhi con le mani, con le orecchie, annusa i visi che incontri e regalati la loro compagnia.
    ti ricordi chicca il viaggio a tangeri?
    eri spaventata e avevi paura del profumo speziato delle zagare e dei gelsomini e cercavi di chiudere il naso per non sentire, e poi hai scoperto che le zagare sono fiori bellissimi e i gelsomini hanno invaso la tua casa nuova.
    non privarti degli incontri, dell’inaspettato, del non conosciuto, non privarti della curiosità della mente …””

    ciao Remo e buona giornata

  8. sono d’accordo. é anche vero che ogni paese ha i suoi problemi. ricordo a dublino le strade le domenica mattina, sporche di vomito e urina dapertutto, ma è indubbio che noi stiamo peggiorando. e il razzismo mi spaventa profondamente.

  9. Ho preso spesso il treno per Chivasso negli ultimi giorni.
    Ciao, Remo.

  10. – morena,
    hai ragione; il problema è che sembra d’essere attorniati da ciechi. e poi – pallino mio – da politici-intellettuali-giornalisti che parlano magari di zingari, senza sapere: nel bene e nel male (perché il problema di vivere vicino ai campi nomadi a volte c’è: solo che si tratta, per lo più, di case popolari)
    – marco (perché non ti manifesti come facevi una volta?) io credo che ci sia già una forte crisi economica: per una parte della popolazione. poi c’è un’altra parte che sta bene e si lamenta. poi altri strati e substrati.
    ma io, ieri, in treno, ho visto che la prima classe era abbastanza frequentata, anche da ragazzi. precisazione: sono andato in seconda, come sempre.
    – Chicca: GRAZIE
    – Cinas, i deficienti sono un’unica razza, mi disse una volta Corrado Vivanti, docente di storia, israelita, a proposito di una persona, israelita
    – Anfiosso, magari la prossima volta andiamo a mangiare insieme; ieri sera a Torino una mia amica mi ha portato in un cinese: il miglior cinese in cui io abbia mangiato, da sempre. anche per il prezzo.
    ciao anfiosso

  11. francamente me ne frega poco dei convenevoli (seppur di minima civiltà) con sconosciuti di passaggio. capisco che un “buongiorno” sia di basilare educazione, ma sopravvivo senza. e sopravvivo senza verdure

  12. dei convenevoli (per esempio gli sbaciucchiamenti, oppure le strette di mano dettate dal protocollo) faccio a meno anche io, enrico.
    ma il saluto non è una questione di gentilezza o di forma.
    allora, se uno non saluta nessuno nessuno a me sta bene.
    c’è coerenza.
    ma vedere che si salutano solo certe persone mi dà fastidio.

  13. che schifo, sì. E mi danno talmente tanto fastidio certi atteggiamenti che se rimango zitta mi sento quasi male. Non salutano? Mi viene fuori da dire (sempre con un candido sorriso) “è così difficile dire buongiorno?”. Oppure, nel secondo caso (spaventa tanto anche me il razzismo), me ne sarei uscita con qualcosa del tipo “scusi, che problemi ha?”. Lo so, non ci guadagno niente, ma tacere mi fa sentire un po’ come loro.

  14. NON HO PAROLE

  15. @ remo:
    lì concordo

  16. A dublino ho visto anche io strade sporche e degrado, ma non c’era persona che non venisse spontaneamente a soccorrermi se mi vedeva cercare spaesata un indirizzo, un conducente d’autobus si fermò nel bel mezzo del suo percorso, dispiegò la mia carta sul volante e si mise ad indicarmi la strada con calma e gentilezza, non vedevo l’ora che ripartisse avevo paura che gli altri passeggeri mi linciassero, ma non è successo, neanche il minimo cenno d’insofferenza. Non è giusto idealizzare gli altri paesi, però delle differenze ci sono e pure evidenti. Non so che clima che ci sia oggi negli altri paesi. Ma quello che c’è nel nostro, con tanti salutisti razzisti privi di domande nella testa, mi fa davvero paura.

  17. Remo, conosci i Piemontesi. Riguardo al saluto, dico. Più forte di noi, con gli sconosciuti. Quest’estate uscivo dalla biblioteca. Due uomini ammiravano il mosaico dell’ingresso, bello, è lo stema della città. Alzano la testa e fanno, a me che stavo passando: buonasera. Io non ho risposto. Loro parlottano insieme e dicono: qui non usa rispondere a un saluto. Mi son sentita stupida. Avevano ragione, ma è anche vero che qui usa salutare soltanto chi si conosce. Se ti saluta per strada o in un luogo pubblico un estraneo…lo guardi con sospetto. Quanto al fatto del treno credo sia più grave. Immotivato. Non dal comportamento, né dall’aspetto. Soltanto rabbia dentro e ricerca d’un capro espiatorio facile e te lo dico io, che non ho simpatie per i nomadi, come ben sai.

  18. I Piemontesi sono timidi, schivi e diffidenti…volevo dire. Qualche anno fa andai a Modena, scesa dal treno mi ritrovai intorno alcune persone che mi chiesero dove volessi andare, perché sembravo spaesata ( cercavo un taxi o una fermata d’autobus per l’Ospedale). Ne fui risentita. Non interpretai l’interesse suscitato dalla mia presenza come un tentativo di aiuto, lo sentii come un’eccessiva confidenza, una forma di…maleducazione. Tanto più che si avvicinarono tutti uomini. Mi chiesi persino se non fossi vestita in modo troppo appariscente. No, avevo una maglietta nera ed una gonna beige e nera. Lunga. Non potevano avermi scambiata per una tipa appena arrivata magari dall’est, per colpa del mio aspetto poco mediterraneo. Questione di mentalità. Forse erano soltanto persone cordiali e disponibili. Io mi sono sentita “aggredita”.Sono andata in centro, a vedere il Duomo, era luglio e saran state le 14.30 e mi sentivo occhi curiosi puntati addosso: una città di provincia, una persona, donna sola, sconosciuta, che s’ aggira nel gran caldo può destare curiosità. E pensare che un tempo mi lamentavo di Torino, da studentessa. Vidi un uomo star male in Via Roma e nessuno che si fermasse a soccorrerlo. Mi fermai a chiedere aiuto ad altri, mi risposero: vai per la tua strada, non sai neppure di chi si tratti, che ne sai non ci sia un complice poco più in là e non sia gente che vuole soltanto raggirarti in qualche modo. Una mentalità s’assorbe, s’impara. Se a vent’anni volevo soccorrere uno sconosciuto, a quasi cinquanta ho provato un immenso fastidio che qualcuno volesse in qualche modo prestare attenzione a me. E’ una ritrosia che non riesco a dominare e che io non sono poi così chiusa e riservata. Semmai sono l’opposto, racconto, sono espansiva con chi conosco, anche via blog cerco la vivacità comunicativa eppure…se sul treno qualcuno accenna a volersi sedere accanto a me per attaccar discorso…l’istinto mi suggerirebbe di alzare i tacchi ed andarmene a sedermi altrove. Un saluto forse sarebbe il massimo che la persona potrebbe ottenere.

  19. lavoro col pubblico da trent’anni, e ho sempre salutato e sorriso. non per ottenere benevolenza, ma perchè credo che sia giusto e bello. sarà che sono cresciuta a camminate in montagna (quello che ora si chiama trekking), e sui sentieri se ti incroci ti saluti. sarà che ho avuto macchine particolari (con la 2cv in tutta europa un colpetto di clacson con gli omologhi era prassi), sarà che semplicemente trovo che costi poco e dia tanto.
    sono abbastanza schiva e ombrosa, come persona, e non sbraco con gli estranei (spesso neanche con le persone care), ma penso tuttora (nonostante quotidianamente combatta con maleducazione sgradevolezza e supponenza) che la civiltà la cortesia e la disponibilità siano segno di forza e non di debolezza.
    ma, come silvia, alle volte ho difficoltà a tacere, pur conscia dell’assoluta inutilità di un mio intervento. come silvia, non voglio essere complice silenzioso delle brutture.

  20. Ohi, Ohi, ma qui c’è un sacco da leggere!!! Il geco è arrivato da poco, passa a trovarlo, chissà se trovi qualcosa di narrante…

  21. Lavoro con il pubblico da più di 30 anni anch’io. Il rapporto che si stabilisce è intenso, per cui deve essere il più possibile disteso e cordiale, perché bisogna collaborare. Non so però se fossi allo sportello di una biglietteria se saluterei. Forse lo farei come un automa, avendo un rapporto di pochi attimi con una quantità notevole di persone… Io, come utente, lo faccio sempre. Mi presento ad uno sportello raramente,però. E’ normale che io saluti, nel mentre l’altro spesso è preso dalla routine del suo servizio e non lo fa ,così come saluto il postino che, invece, non sempre si ricorda di me, ma non saluto gli sconosciuti, persino se gentili. Non mi riesce naturale. E se qualcuno bloccasse il traffico su un autobus per farsi spiegare qualcosa con una cartina in mano…protesterei. Bisogna rispettare gli orari. Non mi pare disponibilità, ma pressapochismo.
    Diverso è l’atteggiamento di disprezzo mostrato dalla ragazza sul treno. Molto differente. Non è riservato, non è diffidente, è animato da un facile pregiudizio. Distinguerei ben bene le due cose.
    E’ vero che il clima è nervoso e intollerante. La situazione socioeconomica del Paese non è delle migliori ed emerge il lato meno socievole dell’essere Italiani.

  22. Una delle prime cose che mi ha colpito quando sono tornata a vivere in Svizzera, è stato il saluto. Qui tutti ti salutano, la commessa al supermercato ti augura “buona giornata”, il postino che incroci uscendo di casa di dice “buongiorno”, qualunque impiegato o commesso ti saluta quando arrivi, ti ringrazia, ti risaluta quando ha finito con te. Se tu una volta te ne dimentichi, ti senti una merdina…
    Per non parlare delle toilette nelle autostrade e nei luoghi pubblici in genere… Poi certo, il razzismo c’è anche qui, gli africani sono “i negri spacciatori” tutti indistintamente, i turchi, gli albanesi, gli extracomunitari in genere sono mangiapaneaufo e ci sono persone che li vorrebbero fuori dal paese a calci in c..o.
    Questo per dire che tutto il mondo è paese, ma qualche paese è diverso, questo sì.

  23. A vent’anni volevo fermarmi in Svezia perchè lo ritenevo il paese più civilizzato al mondo e poi c’era una luce pulita che era un incanto. Forse non è l’unico, io ho viaggiato poco, ma di certo rimane tra i più vivibili ancora oggi. Adesso non so però se andrei a vivere in Svezia, forse sì, forse altrove ma per motivi diversi dai miei vent’anni. Ovvio. Ma poi penso che qui starei bene bene se alcune cose fossero diverse, nemmeno tantissime, ma importanti, che l’Italia è magnifica. L’educazione non esiste più da tempo. Pochissimi salutano, chiedono permesso, lasciano il passo, chiedono per favore. E sono di tutti i ceti sociali, di ogni razza e religione. Forse per loro è stata questione di rigore che altri non hanno conosciuto. Il resto è pura cafoneria o, come temo, nuovi costumi. Adesso si usa così. I bambini non ne parliamo. Allora…i soliti discorsi. Se almeno Cruditè e tutti quelli come lei, non si girasse a dire che schifo davanti a due zingare, potrei anche accontentarmi di non ricevere saluti, nè cortesie, nè gentilezza. Ma ho come la strana sensazione che le due cose non siano così disgiunte e lontane tra loro. E questo m’inquieta molto perchè non ci vedo facile rimedio. Allora mio malgrado, temo ch sarò costretta ad emigrare in Australia malgrado la fauna più terrificante del pianeta.

  24. Forse a Cruditè una chiacchierata con Remo avrebbe aperto qualche orizzonte. Forse davvero tutto si riduce ad un enorme buco nero nel dialogo (vero) tra le persone, anche e forse soprattutto di età diverse.

  25. No Remo, rispetto cio’ che dici e le tue sensazioni, ma non e’ tutto cosi’. E non e’ tutto bello fuori dell’Italia. Io nel mio piccolissimo cerco di battermi perche’ la gente, i vicini di casa, i colleghi, il barista, le persone che frequentano la mia stessa palestra, rispondano al saluto. Cerco di regalare un sorriso e magari di lasciare strada a chi ha la freccia alzata da ore e non riesce a immettersi. Certo, poi auguro la peggior dissenteria della storia a chi guida scooter come fosse Valentino Rossi al Mugello, ma siamo umani, Remo, tutti. Italiani e non italiani. C’e’ chi pensa: che schifo, di due ragazzine nomadi. Io alle volte lo penso di ragazzine italianissime conciate come slave costrette alla prostituzione. Insomma, son momenti, atteggiamenti, stati d’animo. Non ci condanniamo, non condannarci. E complimenti a te e a Francesco Giubilei per “Tamarri”.

  26. laura,
    io racconto quello che vedo.
    ho visto “cose” in francia e spagna, e le ho dette.
    ho dette “cose” sul sud, e qualcuno mi ha attaccato.
    ho raccontato che un conto è prendere il caffè a Vercelli e un conto è prenderlo nel Salento: a Vercelli, sembra che tu, in alcuni locali, faccia un dispetto, nel Salento, dopo due, tre volte che vai, ti salutano e ti danno dl tu. e nel Salento a me è successo che m’hanno offerto un caffè, il titolare intendo, dopo una settimana che lo conoscevo, a vercelli dopo vent’anni di caffè non mi è mai capitato.
    ad avignone sono entrato in un bar, c’era la coda ai servizi. il titolare ha aperto anche quelli riservati a lui e ai suoi familiari. a cortona (il mio paese, ci tornerei di corsa) in un bar c’è scritto: servizi riservati ai soli clienti.
    ah.
    sul saluto.
    quando assunsi la direzione del giornale dissi che c’erano due gravi mancanze che mi avrebbero fatto imbestialire.
    i giornalisti che fanno comunella con queli di altri giornali (preferisco un buco) e la mancanza di educazione nei confronti dei lettori.
    bene, la segretaria, i giornalisti hanno cominciato a rispondere al telefono in modo umano.
    buongionro, sono.
    la gente disse che al giornale c’era un altro clima.
    poi.
    dire oggi che schifo a due zingare ben vestite e che non fanno niente di male è grave.
    significa che si ha il cervello pieno di cazzate.
    e scusa il tono, Laura, ma sono di corsa.
    ciao

  27. scritto una cavolata: anche se fossero state malvestite.

  28. Non è detto tuttavia che il vercellese chiuso e poco avvezzo alla cordialità sia poi peggiore di chi ti accoglie a sorrisi e pacche sulle spalle. Io distinguerei tra l’essere espansivi e la disponibilità. L’ho provato sulla mia pelle. Fanfaroni ed allegroni, quando ho svuto bisogno…si sono volatilizzati. Persone che si erano fino ad allora limitate ad un rapporto apparentemente riservato e scontroso, si sono presentate all’uscio e sono state di estrema utilità. Mi è capitato in occasione di lutto e relativamente a questioni di salute. Chi fa il barista e non ti offre il caffè fa il suo lavoro. Non è lì per offrirti qualcosa. La mentalità piemontese è così: ognuno al suo posto. Però se devo dir la verità, al mio capezzale, tra le persone che, nella settimana di ricovero in semintensiva, si sono alternate ( dalle sette del mattino alle otto di sera e ogni giorno, rispettando i turni, si erano scritti una scaletta per non sovrapporsi e la seguivano rigidamente, al minuto spaccato e tutti muniti di permesso scritto dal primario ) e nel contempo si sono occupate di casa e cane…due terzi sono piemontesi. Come me. Una di queste persone mi ha persino pulito il sedere. Ci vediamo quasi ogni giorno, ci si saluta e si dicono due parole appena sul lavoro. Non usciamo insieme per un caffè da circa un anno. E’ una donna giovane e poco espansiva. Fa i fatti, però. Ciancia poco, sorride ancor meno, ma c’è. Quando conta…c’è. Anche se non soltanto non mi offre facilmente un caffè, non ricambia neanche i regali a Natale, perché è atea. Si ricorda del compleanno, al massimo.

  29. Io dico che dipende tanto da noi che il clima intorno sia migliore.
    Ho 46 anni e la cattiva abitudine di sorridere sempre a tutti, di dire buongiorno, di dire grazie..questo da quando ero piccola. Il sorriso è contagioso, anche quando stai da schifo e ti costa, perchè tra quelli che c’hai intorno troverai chi ti prenderà per matto ma pure chi si sentirà coccolato..un po’ “a casa”.

    A Parigi ci sono andata due volte e ho trovato più cafoni che qua.

    E’ questione pure di incontri e di fortuna :-)

    p.s Bello questo tuo luogo..ti ho scoperto da Elena :-)

    Abbracci

    Elisa

  30. Per quanto riguarda il saluto potremmo adottare la soluzione che vige nelle Forze Armate: renderlo obbligatorio!
    Peró dovremmo anche istutuire dei ranghi sociali per le prioritá di saluto.
    Ad esempio una persona ben vestita non é tenuata a salutare due zingarelle malvestite, oppure l’avventore, anche se ben vestito, é comunque tenuto a salutare il barista che gli sta facendo un favore servendogli il caffé.

  31. Volentieri, remo!
    Cia’,
    d.

  32. @Flavio: batti anche i tacchi, nel saluto (da) ufficiale?

  33. @Flavia: i tacchi li battono gli ufficialetti di complemento! Io al massivo batt(ev)o la stecca. E la fiacca (d’obbligo quando servi la Patria).
    Comunque i tacchi che dissugellano la mia attenzione sono quelli femminili. Specie se saputi portare.


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