Pubblicato da: remo | 5 ottobre 2008

le ambizioni, il tempo, la morte. E il mare

Sono andato a vedere il film Parigi, di Cédric Klapisch (in un vecchio cinema di Vercelli: eravamo in quattro; oramai o multisala o sky).
Ci sono andato perché mi piacciono i film francesi, mi piace Parigi, mi piace Juliette Binoche (splendida in Film blu e ne Il paziente inglese).
Allora.
Nell’ultimo post avevo scritto che prima ho poi avrei manifestato le mie ambizioni.
Posso farlo in due modi. O parlando della mia famiglia, oppure del film.
Chiudo gli occhi e improvviso, ora.

Due mesi fa. Mio padre incontra una delle persone più ricche della città. Parlano, perché si conoscono da anni. Mio padre, che certe volte dice la prima cosa che gli passa per la testa e va fuori tema, dice:
Senta, tanto fra un po’ d’anni io e lei saremo sottoterra, lei con tutti i suoi soldi, io senza.
Andiamo indietro nel tempo. Il 1930, o comunque da quelle parti.
Mio nonno, cioé il padre di mio padre, gioca a carte. E quando il gioco si fa duro i duri osano. Bene, mio nonno Beppe giocò e perse la casa, in una sera.
Da piccoli proprietari, ma la casa non era piccola, divennero mezzadri.
Eppure io so che non ne fecero una tragedia. Se penso a una persona allegra spensierata io penso a mio nonno. Fumava come un turco, o pipa o toscani. Sorrideva sempre, non si radeva quasi mai, e quando è morto, aveva 89 anni, è morto bene: mentre lo portavano all’ospedale di Cortona, per via di una peritonite, disse: Andate piano, che devo morire soltanto io.

Anche nel film Parigi si parla della morte.
Che fa un uomo giovane quando sa che può morire?
Fa tre cose.
Guarda dalla finestra la vita degli altri. Si interroga, immagina. E’ l’unica cosa che lo interessa, dice.
Poi rincorre i ricordi, frugando tra le vecchie fotografie. E telefona a una vecchia amica, e avrebbe voglia di dirle, Gaurda che ero innamorato di te.
E poi pensa che vorrebbe fare l’amore ancora una volta, perché forse, dice, io non lo farò più.

I soldi e il successo, ecco, quando si cerca di “spendere” bene il tempo, i soldi e il successo sono delle grandissime minchiate.
Ho un’ambizione io: non sprecare il mio tempo.
(Poi certo mi piace scrivere e per continuare a scrivere i miei libri debbono avere un po’ di mercato, altrimenti non trovo editori).
Ecco, mi piacerebbe scrivere, questo sì, in un posto dove il cielo e meno grigio rispetto a quello padano e dove magari c’è il rumore del mare.
Non sarà facile, ma ci proverò.
E comunque: fa bene anche solo a pensarci (per esempio al mare del Salento).
E buona domenica

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Responses

  1. Va bene. E’ la volta che vedrò il Salento. Quando ti verrò a trovare. :-)

  2. da monte sant’angelo sul gargano a taranto io vengo con te, scegli tu il posto. però anche in sicilia o sulla costiera amalfitana…
    qui a nord ci rimane solo l’istria. la costa orientale, però. da questa parte solo turisti rompiballe, tipo lignano o rimini.
    ciao
    marco

  3. Il lusso di oggi, quello vero, è il tempo! E leggere e scrivere richiedono tempo, silenzio e solitudine: veri, maledetti lussi.

    Il Salento non lo conosco, ma ti propongo le Marche per il tuo “ritiro dello scrittore” (lo sai che in America,e non solo, affittano dei cottage nei boschi a scrittori in cerca di ispirazione?): vita mondana sulla costa, tranquillità sulle colline e piccoli magnifici paesi ricchi d’arte. E tanti, tantissimi teatri.

    Qualcuno ha detto che non c’è fame se i figli sorridono…mah! Io sorridere alla vita l’ho imparato da grande, che da piccola mi hanno insegnato la paura…Strana domenica. Ciao.

  4. **Ho un’ambizione io: non sprecare il mio tempo.**

    ecco è sempre stata anche la mia.. io ho una idea sullo sprecare il tempo… io credo che far soldi e soldi e soldi sia spesso uno sprecar tempo, ci si priva del viverlo il tempo…
    certo lavoro sodo, perchè il mio lavoro mi piace assai, e ho dei sogni che voglio realizzare

    il tempo che mi concedo per una chiacchierata, una cena , un libro, il disegnare, un non far niente e ascoltate nusica a tutto volume … beh questo tempo è molto ben speso è quello che mi ricoda la mia dimensione e non mi permette di dimenticare chi sono

    il mare lo vivo per molta parte dell’anno e quando la vita mi porta tra palazzi strade e palazzi, mi manca l’aria e e brucio il tempo, per il ritorno

  5. Il discorso del tempo è strano, sembra sia il desiderio del secolo avere tempo. Una di quelle frasi che trovi in rete di Seneca l’avevo riportata da qualche parte, dice che non è vero che non abbiamo tempo ma che ne sprechiamo tanto, un pò credo sia vero, da un paio d’anni cerco di ritagliarmi frammenti di tempo per le cose che ritengo importanti; sono sempre ritagli è vero, ma sono quelli che in me si dilatano per importanza e finiscono per occupare tutto lo spazio. Far fruttare al massimo i frammenti, è tutto ciò che mi propongo.
    Ti auguro momenti fruttiferi nei luoghi dei tuoi sogni
    :)
    Elena

  6. il tempo è gratuito, quando lo si conquista rinunciando al superfluo. anzi, fa risparmiare. parecchio, visto che agoniamo soprattutto al superfluo e al modaiolo.

  7. scusate:
    agoniamo… il…. il
    pensavo ‘puntiamo’

  8. scuasate, ma oggi non è giornata.
    agoniamo?
    agogniamo, ovviamente.
    ho capito. oggi non scrivo più e non andrò più a letto all’alba.

  9. Il tempo. A volte mi sembra di aver vissuto mille vite a volte di dover ancora cominciare. Con la mente faccio tremila cose, di fatto poche. Ho imparato a convivere coi miei limiti.
    Però, accantonato anche il desiderio di una casa in campagna, di una cosa sono certa: se ci arriverò, svernerò vicino all’acqua, per quel che resterà, acqua di mare perchè la salsedine mi fa sentire ragazzina. Sardegna, nuorese o cagliaritano o Puglia, da Gallipoli a Otranto seguendo tutta la costa, se non la massacreranno con un’edilizia feroce. Ho già in mente due o tre paesini. Magari potremo bere un tè nero tu e un tè verde io che quello nero mi stecchisce. E magari dire anche niente.
    Buona domenica remo.

  10. la questione tempo è sempre nei nostri pensieri, semplicemente perché non riusciamo a non pensare in termini di ‘cose da fare’. L’idea che si possa anche sospendere l’azione e soprattutto la progettualità, un po’ ci uccide. In fondo è un Dio pure questo. L’unico vero problema legato al tempo è che, sempre più, si avvicina il momento della nostra non-esistenza. Per il resto il tempo non si spreca mai: si vive. Un po’ male, un po’ bene; al sole, in ombra. Lo riempiamo di cose, sono quelle che a volte ci pesano.
    Non ho più voglia nemmeno di pensare che avrei potuto essere/fare/diventare: tanto quel che non è stato, non c’è. Ma se adesso inseguissi anche un bel sogno o un bel ‘fare’, mi perderei l’ulivo qui fuori che pare parlare alle nuvole. Sembra sentimentalismo ma vi assicuro che non lo è. E’ che io il cielo lo guardo raramente.

    buona domenica a tutti
    roberta

  11. Sì.
    Ciao Remo, buona domenica.
    E.

  12. il tempo, remo.
    e la serenità.
    non è facile, no. ma ci si può provare.
    ti ho rubato lo spunto, e ne ho scritto da me.
    lo sai quanto sia anche mio, questo pensiero.
    ps
    vedo che la grandezza è di famiglia, da te..
    :-)

  13. Posso dire che il commento di Roby mi è piaciuto una mucchia? Bè l’ho detto.

  14. fui accanito giocatore d’azzardo. imparai che c’è solo una cosa più difficile del saper perdere, ed è il saper vincere. e poi che la peggior sconfitta è perdere il tempo.

  15. Pensare che il tempo sia la cosa più peziosa che hai: lo fai quando tutto intorno a te si appanna e la vita si allontana dalle tue vene lasciando al suo posto il ghiaccio che avanza…quando porta via ogni riferimento al calore e all’amore, e non rimane altro che il buio…
    E allora ti attacchi disperatamente a tutto ciò che ti riporta la speranza di altro tempo, di altra vita.

  16. Il tempo che ci fa paura, che non vogliamo sprecare, è il tempo pensato/declinato al futuro; quando mi metto in quest’ottica, anch’io mi dico sempre che l’unica cosa che veramente desidero è non sprecare il mio tempo, la mia vita. E da qui nasce anche una certa ansia, e qui entrano in gioco le ambizioni, tutte cose volte al futuro. Quando mi metto in un’altra ottica, e considero il tempo per quel che è, cioè un tempo presente, tutto questo sfuma, non ho più l’assillo dell’ambizione di fare bene, non sprecare il tempo ecc; mi sento già a posto: lo sto vivendo e valorizzando semplicemente rendendomene conto… forse perché ho sempre paura di non avere tanto tempo davanti e voglio gustare quello che ho.

  17. il tempo trascorso a leggere questo post non l’ho perso di sicuro… non ci sono più i nonni di una volta!
    ciao remo
    stefano

  18. Bella la storia del nonno di Remo. Fumava, non a caso, il sigaro o la pipa. Ci vuole tempo per assaporare anche il gusto del fumo.
    Io le pipe (dai ciocchi di radica) me le facevo anche. Avevo tempo. Ero ricco. Ho dilapidato il mio capitale, che non era fatto di quattrini, ma di tempo. Ho giocato anche io una partita da stronzo, sul primo tavolo che mi è capitato, senza cercarne altri.
    Non a caso ora fumo solo merdose sigarette, che bruciano in un lampo.

  19. @ carlo:
    sì, da come ragioni si capisce che ti sei fatto tante pipe

  20. @ enrico
    mi aspettavo dove saresti andato a parare. La specifica sui ciocchi di radica l’avevo messa apposta per te. Ma non è servita a nulla …
    :-)

  21. Da tempo ho imparato che ogni giornata potrebbe essere l’ultima passabile. Per cui cerco di non sprecarla. Di non riporla impolverata, ma neppure di bruciarla, che due cose non amo: la rinuncia e gli eccessi.

    Un mio caro amico è andato a morire a Livorno. Era mezzo siculo e mezzo toscano, ma da troppo tempo se ne stava in val padana, nella nebbia. Mi mandava sms in cui scriveva: peccato, il mare non lo vedo, non esco più se non in barella e mi caricano subito in ambulanza. Forse è meglio godersi ogni paesaggio, stando bene, giorno per giorno, senza rimandare più e poi dai, che non ci sono più quelle belle nebbie di una volta, che vedevi sbucare biciclette nere dalla bambagia, quasi d’incanto e da bambina mamma mi comprava sempre ombrelli rossi ( che sennò, chi ti vede?)

    Non ho visto “Parigi”, dopo “Un giorno perfetto” e ” Il papà di Giovanna”, sono andata a vedere ” Mamma mia”. E cantavo.

  22. Molto interessante il tuo punto di vista su un argomento di tale importanza. mi sono venuti in mente 2 amici passati oltre intorno ai 50 anni, ho pensato al loro tempo, a come l’hanno vissuto e ancora una volta mi ritrovo a considerare quel “modo” assai più importante del “quanto”…sono morti giovani ma hanno vissuto intensamente, dilatando il tempo, viaggiando fuori e dentro, sperimentando e impegnandosi, amando e lasciando ricordi così vivi da sconfiggere la morte, che poi, è solo un’altra forma di tempo.
    ciao

  23. si la cosa che più spaventa nella malattia è quella di non poter fare più l’amore
    lo andrò a vedere Parigi, quando sarò pronta
    il Salento è bello un pò troppo ventilato per i miei gusti
    ciao Remo

  24. Beh, Bassini, “dalla Padania al Salento”, il titolo glielo do io, per il resto faccia lei ;-)

  25. anch’io vorrei scrivere ascoltando il rumore del mare.
    un giorno lo farò. mi fa bene pensarlo :-)

  26. E’ qualche giorno che voglio vedere il film Parigi. Perchè come te amo la città, certo cinema francese e pure la Binoche.
    Ancora non l’ho visto..ma oggi sei la seconda persona che leggo e che lo recensisce..e un amico mi ha mandato una mail invitandomi a vederlo..
    Una congiuntura :-)

    ..e, detto per inciso, tuo nonno era proprio uno gajardo!

    Elisa

  27. Arrivo qui per vie tortuose. Ma è vero, è proprio un bellissimo post. Ci si accorge a un certo punto di quello che è davvero importante e spesso c’è qualcuno che ci aiuta a farlo. Ho sempre pensato di aver perso,nella mia vita, tempo e occasioni, ma se penso a quello che, alla fine, è davvero importante, forse non è così. Grazie per queste belle riflessioni.

  28. Triana tesoro dove sei? Che bello vederti. Un bacio grande, grande.:)


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