quelle scuse, perché?

Nell’ultimo post ho chiuso scrivendo:
buona giornata (e scusate).
Silvia, nei commenti, mi ha domandato: Perché ti sei scusato?
Perché tanta gente non vuol sentir parlar di morte e sofferenza.

Quando assunsi la direzione del giornale cambiai tutto, spaventando i miei editori. Cambiai la grafica, portai la pagina delle lettere a pagina due, pretesi pezzi più brevi (massimo 3mila battute), vietai le foto di posa, nella pagina di cultura chiesi la trattazione di argomenti non solo locali.
(Stamattina al bar ho incontrato Carlo Macrì della Banda Osiris. Mi ha raccontato che al festival della letteratura a Mantova ha conosciuto Pennac, han fatto un’esibizione insieme, poi sono andati a mangiare insieme, Pennac e la Banda. Ecco, se Carlo avesse tempo e voglia mi piacerebbe se raccontasse di Pennac sul mio giornale)
E quando in prima pagina pubblicai un’intervista (anonima) prima a due donne omosessuali (il tema era: vivere la propria omosessualità in una piccola città di provincia) e poi a due prostitute, arrivarono lettere anonime e aumentarono le proteste.
I miei editori pensarono (suppongo): Non potevamo fare una scelta più sciagurata.
Fortuna che non lo pensarono i miei giornalisti… che invece si appassionarono al ri-cambio.
Successe questo.
Che dopo un mese arrivarono, come arrivano ogni mese, i conti del distributore. Erano di aprile 2005. E dimostravano che, rispetto all’aprile 2004, c’era stata una crescita. Sostanziale.
I miei editori mi fecero i complimenti.

Tre mesi dopo succede questo. In prima pagina io lancio un appello per una bimba rumena (che ora è la mascotte del giornale). Malata. La bimba viveva e vive in Romania. Alcuni amici di famiglia vennero da me, proponendomi di lanciare una sottoscrizione così da permettere a questa bimba di farsi curare e operare in Italia (a Bologna).
Qualcuno disse: è una battaglia persa. Una città bigotta come Vercelli risponderà negativamente, dirà che vengono prima i problemi dei bimbi italiani, dirà insomma: che si faccia curare in Romani quella bimba malata.
E invece successe che ci fu una gara di solidarietà bellissima.
Dal politico della Lega Nord al militare della caserma di artiglieri al no global: tutti a contribuire.
In redazione arrivò una pensionata: posso dare solo 20 euro, disse, ho una pensione di 600.
Poi una madre. Mio figlio, disse, ha ricevuto questi 50 euro in regalo per il suo compleanno e ora vuole regalarli lui a.
Una società di atletica raccolse soldi, li spedì al giornale con una lettera che iniziava con un auspicio: Che tu possa correre felice.
Ci feci il Tirolo più importante della prima pagina.
Insomma, in poco tempo raccogliemmo 15mila euro e la bimba fu operata al Rizzoli di Bologna (dove – e qui lo sottolineo con piacere – il medico che la operò, venuto a conoscenza del caso, rinunciò alla sua parcella).

Nel frattempo continuavo a monitorare le vendite del giornale, numero dopo numero.
Bene, notai una cosa. Che ogni volta che in prima pagina noi scrivevamo di questa bimba e pubblicavamo la sua foto (col consenso della famiglia) le vendite calavano. Saremo usciti venti volte, con il volto, prima imbronciato (perché questa bimba, a sei anni, sapeva) poi sorridente. E tutte le volte c’era qualcuno che, vedendo la prima pagina, preferiva comprare altro.
Poi è vero: la gente, sui giornali, cerca le disgrazie altrui.
Se certi giornali son giornalacci è perché devono sopravvivere: non siamo in Spagna dove i giornali nazionali aprono con pagine e pagine di politica estera.
Ma certi argomenti fanno un po’ paura.
E io questo lo capisco. Specie a chi li ha vissuti come un incubo, per mesi e mesi.
E buona giornata

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36 pensieri su “quelle scuse, perché?

  1. Grazie per la spiegazione. Hai ragione, la gente ha paura, anzi è terrorizzata e se non esorcizza nelle sciagure altrui fugge a gambe levate. Spesso, non sempre. Mi fa piacere sapere che l’omosessualità fa meno paura oggi rispetto a ieri malgrado le feroci discriminazioni che ancora si riscontrano, ma mi dici che forse qualcosa sta cambiando. La malattia e la morte sono argomenti spinosi e delicati: sappiamo tutti di essere appesi ad un filo, ma toccarlo con mano ci cambia i connotati. Si diventa altro. Allora le strade sono due: o ci si aggrappa a questo filo con tutte le forze possibili o lo si lascia andare. Comunque sia, ci vuole un coraggio feroce al di sopra di ogni ragionevole dubbio. E si guarda un albero. In silenzio.
    Buona giornata remo.
    Non ci hai detto come sta il tuo gatto pirata:)e tutta la famiglia degli animalini, che nessuno si deve sentire escluso.

  2. io credo per come sono fatta a saltapicchio di amare i giornali a saltapicchio…ehehe, nel senso che mi piace nelle pagine di un giornale leggere di umanità… ma non di un solo tipo, e avere la possibilità di confrontarmi con realtà che poco conosco e che mi mettano in discussione… un giornale a me simile, che si limitasse a darmi conferme al mio pensare sarebbe poco stimolante
    è vero le disgrazie altrui fanno notizia, allontanano forse le proprie… ma si dimenticano anche facilmente, non ho mai letto il tuo giornale, ma adesso son curiosa!!!

    una cosa che mi ha molto colpito del medio oriente è che i giornali che vendono di piu’ sono quelli che hanno piu’ pagine “politiche” …sia politica interna, sia estera… e ora negli ultimi anni sono fiorite le pagine “letetrarie”, c’è una riscoperta degli antichi poeti-cavalieri, quelli che amavano le donne il vino e il vivere.. e poi si dice che il medio – oriente è il terzo mondo…ma…

  3. in italia, più o meno da sempre, le pagine dei quotidiani maggiormente lette sono quelle di cronaca nera e di sport.
    del secondo non dico. della nera dico, perché è quel che faccio.
    non mi piace la psicologia d’accatto, ma è abbastanza probabile che leggere delle disgrazie altrui sia esorcizzante. è come quando al cinema ridi di fronte a una scena di sesso o a una scena horror. ridacchi per scacciare l’imbarazzo.
    purtroppo o per fortuna, non so, smisi praticamente subito di imabarazzarmi davanti ai morti ammazzati e ai loro parenti. non che sia felice dell’evento, ci mancherebbe. ma l’evento c’è. come c’è la macchina occupata da 4 ragazzi che finisce contro un albero. non esulto, ma lavoro. per me è lavoro. quindi non sono in imbarazzo, non ho tempo di imbarazzarmi. e se mi imbarazzassi lavorerei male. e questo sarebbe scorretto innanzitutto per le vittime dell’evento, poi per il lettore e, in fondo (molto in fondo) per il giornale. sarò cinico, ma almeno non ridacchio.

  4. Osservo chi viaggia con me sui mezzi pubblici, la maggior parte delle pagine dei giornali che vedo è vero, sono quelle di cronaca o di sport (la maggior parte non TUTTE, c’è qualcuno che legge anche di politica e udite udite di cultura), molti però leggono libri, e questi non so cosa leggano poi sul giornale, se lo leggono. Non mi convince troppo devo dire la spiegazione dell’esorcismo delle proprie paure, io resto sempre dell’idea che un certo gusto del macabro e del sensazionale ci sia, sotto sotto, purtroppo..
    le scuse, nemmeno ne parlo, mi viene spesso di farle :))

  5. @ elena:
    nel senso che quelli che leggono la cronaca sono avulsi dalla cultura?
    nel senso che chi legge la politica, invece, ha il gusto del pulito?
    nel senso che quelli ai quali interessa la cronaca nera hanno stappato lo spumante quando sono venute giù le torri gemelle?
    nel senso che il giorno che salta in aria Falcone è più chic leggere la recensione sull’ultima fatica di un poeta del Burghina Faso?

  6. mah, io il giornale (i giornali, di solito ne leggo un paio) lo guardo più o meno tutto.
    salto abbastanza a piè pari le pagine economiche (tranne in casi particolari. la mia è noia e perplessità, non disinteresse totale) e dello sport alle volte vedo i titoli.
    dio, non è che sto lì ad approfondire tutto allo stesso modo, ma almeno un’idea me la faccio.
    e anche le pagine culturali, mica le venero. do un’occhiata veloce a tutto e poi scelgo quello che mi interessa.
    sui mezzi leggo libri, più maneggevoli. e se vedo qualcun altro che fa la stessa cosa, confesso che non ho pace finché non ho carpito il titolo.
    :-)

  7. ognuno ha le sue fisse, io ho quella del leggere i gionali, di alcuni la versione online, di altri almeno 3 o 4 la versione cartacea, mi piace sfogliare le pagine, e anche l’odore della carta, mi piace pure piegarlo e mettermelo sotto il braccio..
    leggo anche io un po’ di tutto, meno, lo confesso, la pagina sportiva… sono ignorantissima di sport!!
    e mi piace leggere la cronaca, anche quella “noir”, in alcuni giornali è scritta meglio della prima pagina e ci si trova la vita quella di tutti i giorni.. quella che ti passa accanto e spesso si fa finta di non vedere e e ci si scansa..

  8. Chi legge abitualmente il quotidiano, più o meno legge tutto. Ognuno con la sua scala d’interessi. Io, ovviamente, ho le mie priorità. Diverso se leggo “Il Piccolo” ( che è il trisettimanale locale), perché bisogna distinguere. Si leggono in modo differente. Se leggo il quotidiano: primo politica italiana, secondo articoli di costume e riflessione sociale, terzo…cerco le pagine di cronaca locale e gli spettacoli e le conferenze.Se ho tempo mi rilasso con la cultura. Obtorto collo: la politica estera ( per capire, a volte, quella italiana) e le pagine di economia. Salto la nera e lo sport. Non m’interessano e comunque son cose che vieni a sapere comunque, perché tv e parrucchieri ti fanno una testa tanta. Che mi dà anche fastidio, perché si dà anche più importanza di quel che meriti a certa gente e fatti annessi e connessi.
    Del giornale locale leggo tutto. Anche le lettere dei cittadini ( o forse prima quelle…). Pure i necrologi. Il rapporto con il giornale è diverso. E’ cronaca di famiglia, di qualsiasi cosa si parli. Non c’è un volto che non sia noto, situazione che non si sappia. Se c’è una novità( che non va) il numero successivo è la rivoluzione…:-)))
    La cronaca nera è della porta accanto. Le dichiarazioni dell’amministrazione nulla di impensabile. Non si butta via niente, come il maiale. Neanche la pubblicità, che si trovano indirizzi di nuovi bar/ristoranti/negozi che liquidano tutto. Prodotti diversi, lettura differente. I libri, in viaggio o a casa con calma e pace. Per i giornali va bene anche il bar, il posto di lavoro nelle pause, la strada…

  9. Te Remo, hai scritto ‘sta cosa:
    “non siamo in Spagna dove i giornali nazionali aprono con pagine e pagine di politica estera.”
    E sono, come dire, rimasto stonato:
    lo so che non siamo in Spagna, ne sono appena tornato, però, chi dice che se si facessero dei giornali così, qui, non si venderebbero?
    Non sarà un luogo comune, un cinico rimando dei potenti a.. tanto in Italia sono tutti coglioni, ci diamo l’Isola dei cornuti e loro son tutti contenti?
    Una volta, quarant’anni fa, qui, in questo bastardo posto, luogo comune era che la Spagna era paese povero, rozzo, arretrato co’ quei cazzi de corride, gitani e polvere, donne co’ la mantilla e la pettinina…poi sono arrivato a Barcelona, la prima volta, e ti ho trovato ‘na maraviglia di metrò del 1906 che girava ch’era un piacere, e gente istruitissima,
    per dire sui luoghi comuni che fanno comodo.
    MarioB.

  10. Vedi Mario,
    se tu chiedi a cento persone come dovrebbe essere proposta l’informazione otterrai come minimo duecento o trecento risposte.
    tutti sanno.
    lasciamo perdere la spagna, e andiamo negli stati uniti dove le grandi testate perdono copie (e non si sa se è clpa o meno di internet).
    bene, negli stati uniti quella che si salva è l’informazione locale.
    che non è solo pettegolezzo.
    anzi, pettegolezzo un cavolo.
    quando in un paese di 500 abitanti muore una persona giovane o meno giovane ma comunque nota la notizia più importante è quella.
    discorso grande, questi sono solo appunti sparsi…

  11. Il senso che stai dando tu alle mie parole non è quello che ho dato io, enrico, e mi stai attribuendo cose che non penso
    ho descritto ciò che vedo, specificando anche che non so cosa leggano sui giornali coloro che leggono i libri sui mezzi pubblici, e se li leggano, può darsi che si abbuffino di cronaca, e la cronaca non è di per sè sporca, dipende da come viene scritta. Certo quando leggo cose tipo “massacrato a colpi di mannaia dal patrigno” (è un esempio, ma cose così io ne ho viste) qualche senso di schifo mi viene, non posso farci niente, e in quel caso io mi rifiuto a priori di leggere l’articolo
    Penso solo che chi legge “solo” cronaca non è detto che lo faccia al solo scopo di esorcizzare le proprie paure, il sospetto che lo faccia “anche” per un certo gusto del macabro a mio parere c’è, e non c’è da prendersela da parte di chi scrive cronaca, credo che faccia parte di certa natura umana. Non si tratta di essere più o meno chic, per quanto mi riguarda questa cosa è veramente molto lontana da me
    Elena

  12. è strano, però, ho sempre pensato che le disgrazie altrui – con particolari in evidenza – scatenassero la morbosità del popolo lettore
    ora scopro il contrario

  13. Elena,
    penso anche io che Enrico abbia esagerato nel risponderti (magari pensava a un’altra Elena…).
    sinceramente, però, quel titolo
    massacrato a colpi di mannaia dal patrigno
    se è vero, se è successo davvero, che altro titolo bisognerebbe fare?
    ucciso ferocemente dal patrigno
    non avrebbe lo stesso effetto.
    il lettore, come dice eva carriego, ha il gusto del macabro.
    prendere o lasciare, il giornalismo – dovunque – è così.
    andate a rivedere certe foto de la stampa o di repubblica, magari foto di guerra.
    oppure.
    andate a vedere quand’è che i giornali vendono tanto ma tanto.
    la morte di lady d. per esempio.
    non occorre ricorrere a statistiche: chiedete all’edicolante.
    pensate che i giornali vendano di più quando dario fo vince il nobel?
    piuttosto, un buon giornale deve cercare di informare, senza andare alla ricerca del negativo a tutti i costi.
    le campagne stampa contro i rom sono vergognose.
    non le notizie di cronaca (se vere e riportate, come recita il codice deontologico dei giornalisti, in modo essenziale: senza sbrodolare, insomma).
    eva carriego: ci sono argomenti che la gente non vuole leggere.
    il macabro va sempre bene: purché degli altri.
    quando scatta una sorta di immedesimazione (la malattia fa sempre paura) magari si preferisce pensare ad altro.
    una vecchia regola, tratta dal giornalismo anglosassone, diceva che ogni prima pagina deve contenere almeno un fiore.

  14. Ieri sera sulla 7, a 8 e mezzo, c’era una trasmissione sui media abbastanza interessante. Hanno parlato molto di blog, di crisi delle testate in tutto il mondo e di internet.
    Sembrava fatta apposta.
    Buona giornata

  15. Qualcuno di voi deve prendere dalla biblioteca lo Zibaldino di Guareschi ( io impossibilitata)e cercare un racconto che si chiama “giornalismo” ( mi pare): in questo discorso ci sta come il cacio sui maccheroni, credete. Quanto mi fa ridere Guareschi…

  16. no no no. io ho chiesto chiarimenti e ora ho capito. non ho altro da aggiungere perché sottoscrivo pressoché in toto quello che ha scritto remo. magari prendo un po’ più le distanze dal giornalismo anglosassone che, proprio sulla cronaca, ha una tendenza eccessiva a spiare dal buco della serratura.

  17. Non tutti i lettori sono affascinati dalle notizie truci. Sono facili, per gente elementare. La morbosità non è mai intelligente. Sta a una testata scegliersi il target.

  18. nel vercellese, per anni, ha fatto notizia un violentatorte di donne anziane.
    domando: si deve o non si deve dire alla gente in che mondo viviamo?
    (flavia, per favore: le notizie truci, credimi, interessano anche a chi a tre lauree, anzi, son quelli che si scandalizzano di meno)

  19. @ remo:
    ma non ti sei ancora abituato all’idea che sui giornali e sui giornalisti ne sanno molto di più quelli che giornalisti non sono? e quanto sei tosto, figlio mio!

  20. mi considero persona non elementare ..ho fatto persin l’università e una serie di master:)))
    e devo dire che le notizie truci le leggo sì, quando vivevo a Austin (Texas, che è uno degli stati piu’ violenti in assoluto, dove tutti portano la pistola..), erano le prime notizie che leggevo e che cercavo… un piccolo controllo se c’era il mio vicno di casa, magari morto ammazzato:)))

    a volte ho letto notizie “truci” che erano meglio di qualsiasi noir perchè la realtà supera sempre l’immaginazione a conti fatti.. ed è con quella che abbiamo a che fare..

    l’intelligenza credo stia nel come si leggono e nell’uso che se ne fa…

  21. Un violentatorte di donne anziane è uno che salta addosso alle crostate di mele?:-)))
    Le notizie truci fanno cassetta, come un brutto film. Tutti ne possono parlare, in ogni luogo. Ecco perché interessano molto, ma per favore, non contano niente. Attraggono per morbosità e distolgono l’attenzione dalle notizie che contano veramente ( politica,economia, costume,cultura). Permettono a chiunque di parlare del nulla, dal punto di vista contenutistico e fanno comodo ad ogni regime. Sono non notizie. Fuffa.Scrivere mesi di Cogne, o di Erba, oppure di Perugia…a che serve? A nominare come se fossero persone di famiglia…Olindo e Rosa? Amanda e quell’altro, che ho già rimosso, perché se non ne parla la tv o la radio non leggo, salto a piè pari, come se fossero amici o personaggi di una fiction? La cronaca nera serve a riempire i giornali di *niente*. Un niente inutile e pessimo, che crea personaggi, protagonisti del *male* che non meritano gli onori della cronaca. Nessuno sono ( meno di nessuno, spesso) ma li si fa diventare degli eroi, negativi, ma tali.Non meritano tutta questa attenzione. Si toglie spazio alle notizie importanti, alle riflessioni più ricche e corpose. All’intelligenza. E se qualcuno usa tre lauree per leggere di questa roba, che le usi per incartar frutta e verdura al mercato.
    Capisco però che venda ed ecco che i giornali sono spesso porcherie.Roba da leggere che valga, poca.
    Di uomini… lombrichi, in effetti, in giro se ne trovano tanti. Basta girare con una canna da pesca ed usarli per prendere i cavedani al fiume.
    Ai lombrichi qualche trota abbocca, ma è una trotaccia, gesùgiuseppemmaria! Giusto roba da dare al gatto. Con un lombrico si piglia quel che si prende con la cronaca nera, insomma.
    A parte gli scherzi: la cronaca nera non è né sobria, né seria. E’ spettacolo. La cronaca nera sta alle notizie come la De Filippi sta alla tv. C’è un mucchio di gente che li segue, persino con tre laureee, quattro diplomi, sei licenze e anche il patentino per andar per funghi. Purtroppo.

  22. In qualità di giornalista e di consigliere del sindacato cronisti romani, esprimo il più sentito ringraziamento a Flavia per il suo disprezzo verso la cronaca nera. Fosse il contrario, infatti, avremmo davvero il dubbio che si tratti di una cazzata.

  23. Lo sapevo che t’incavolavi. Nei tuoi panni lo farei anch’io. Sei un mago della nera :-))) La cronaca nera non è *una* cazzata, ma un cumulo. Alla gente però piace. Se la tenga, io continuerò ad ignorarla, perché non me ne può fregar di meno. Non ho detto che non sia scritta bene, intendiamoci. Non è una questione di qualità di scrittura. E’ forse la parte più romanzesca d’un quotidiano, come stile,la miglior produzione “letteraria”,i miei complimenti formali, per cui tu puoi essere il più bravo giornalista d’Italia, non ti tolgo i meriti, non metto in dubbio le capacità dei cronisti, ma è la concettualità che sta dietro a farmi andare in bestia. Dar rilevanza alla cronaca nera serve a depistare l’attenzione dai problemi reali del Paese, per cui del bordello di Perugia o della fine che hanno fatto Erika e Omar non voglio sapere assolutamente niente. Che vadano a farsi f…riggere. Faccio uno zapping schizoide per evitare notizie del genere, tanto quanto per sfuggire all’Isola dei Famosi.

  24. vedi Flavia, il fatto è che la cronaca nera è anche storia.
    ignorarla significa bendarsi gli occhi.
    e un vero giornalista si fa soprattutto nella cronaca nera.
    e si manifesta nella cronaca nera.
    la morte di pasolini è cronaca nera.
    la morte di aldo moro è cronaca nera.
    la pedolfilia è cronaca nera.
    la violenza sulle donne è cronaca nera.
    la violenza sugli handicappati è cronaca nera.
    quali di queste cose non ti sembrano importanti?
    poi, ripeto, è importantissimo come la si racconta la cronaca nera.
    il come, le parole.
    però, anche qui.
    ci sono gradi diversi di sensibilità.
    quel che è truce per me magari non lo è per te.
    ti faccio un esempio.
    anni fa su Panorama, Laura Maragnani fece un pezzo in cui si parlava dei danni che subiscono alcune persone “senza pelle”, troppo sensibili, da mamma tv, o dal cinema.
    bene, raccontò, la Maragnani, di una ragazza che non si faceva sfiorare da nessun uomo dopo aver visto un film del neorealismo.
    c’è un comune senso del pudore che la carta stampata deve interpretare, e non è facile.
    è facile, certo, poi sparare sentenze, dire.
    ma mi chiedo: perché solo sui giornali?
    e la monnezza che c’è nella rete o in tivù anche solo di notte?
    e comunque, cara flavia.
    io la cronaca nera l’ho incontrata, professionalmente.
    pensa: sono uno di quelli a cui non frega niente di niente delle notizie con morti ammazzati o altro.
    ma conoscendola, la cronaca nera, ho imparato ad apprezzarla.
    la cronaca nera è il furto di due mele al supermercato.
    è dire cosa ci sta dietro.
    poi c’è la cronaca nera urlata, ma La notte ha chiuso e i tabloid scandalistici non fanno breccia in Italia: e poi siamo sempre qui, a dire male di noi.

  25. @ remo:
    il suddetto sindacato cronisti romani è lieto di proporre le sua canditatura a membro (nel senso di affiliato Flavia, non temere) onorario benché lei sia operante nelle nebbiose brughiere vercellesi……….o bastava dire che al Corrriere della Sera i pezzi di nera li facevano scrivere a Dino Buzzati

  26. @gregori:accetto la candidatura a membro se tu fai uno dei due testicoli :-P
    E poi voglio sapere perché mi vuoi mandare a girare per le risaie! Come se non bastasse la mia nebbia.

    Battutaccia a parte.
    Quel che dici, Remo, è vero. La morte di un uomo politico, di un magistrato, di uno scrittore o di un giornalista con una connotazione politico/ideologica non è soltanto cronaca nera. E’ ben altro. E’ un fatto eclatante, che non è che la punta dell’iceberg di un discorso ben più ampio, che ha un contesto di riferimento di rilevanza politica, ideologica, economica, storica.
    Un delitto qualsiasi può essere il pezzo d’un puzzle per un’indagine di costume assai seria, di uno studio sociologico.
    Altri delitti apparentemente “senza pretese” ( per citare De Andrè) possono avere risvolti molto meno banali del previsto.
    Non solo, il cronista può essere utile alle indagini, essere il più valido aiuto per le forze dell’ordine per fare chiarezza e giustizia.
    Il giornalista di nera è uno scrittore con i fiocchi.
    Ma fare della cronaca nera il pezzo forte di un tg, d’un programma televisivo, di un quotidiano è fumo negli occhi. E’ non voler parlare di argomenti ben più difficili e scabrosi. Si sottolinea il lato morboso e scabroso. Si fa un… telefilm con il brivido del veramente accaduto. Si scrivono i particolari su come abbiano ammazzato tizio o caio. Per darlo in pasto a gente a cui delle indagini sociologiche importa un piffero, vuole il gusto forte. Al tg, sul giornale e al cinema.
    Si può trarre spunto da un fatto o più di cronaca nera per fare altro, come ben dici: parlare di violenza sui deboli, di violenza a sfondo razziale o classista, di involuzione delle istituzioni e dei contesti sociali a partire dalla tanto decantata famiglia, ma interessano, siamo sinceri, meno persone di quelle che vogliono sapere quante coltellate ha dato Erika a suo fratello. Per cui io la salto. Mi può colpire la cronaca locale, perché ci si conosce tutti. Quella nazionale, molto meno. E non mi piace la tv che vi si sofferma. Non perché m’impressioni.M’indigna lo spazio che le si dà. L’intervista al serial killer,il rapinatore in tv, il libro di memorie dell’assassino non mi trovano come fruitore.
    Non la scriverei, no. Non ne sarei capace. Non mi piace il gusto del sangue.

  27. Ma tra parentesi hai fatto riferimento a me.Rileggi.

    Io avrò la muffa , ma tu hai il muschio. Vai bene giusto per il presepe. Conservati fino a metà dicembre.

  28. Quando si parla, si scrive e si vede di tragedie e fatti di cronaca io ho memoria di Vermicino. Non dimenticherò mai, ero in treno diretta a La Spezia, ad ogni fermata gli altoparlati davano notizie a quanti metri era riuscito ad arrivare il contorsionista, il vigile del fuoco, l’archeologo…La mia percezione del dolore, della tragedia cambiò allora, a distanza di 3 anni dal delitto Moro di cui ho vivido ricordo (strano che non ricordo mai nulla) ma che non mi pare ne venisse parlato alla fermata dei treni. Ed era il rapimento di Moro. Nel ’78. Delitto politico, delitto importante. Tutti riconoscono che da quel giugno dell’81 il raccontare e il percepire di fatti di cronaca e di dolore è mutato. E’ scatattata con la rappresentazione in diretta la partecipazione collettiva, l’immedesimazione, l’esorcizzazione del dolore. La cronaca, la notizia, si raccontava da sè, moltiplicata per milioni di teste, di pensiero, di sentire, raccolte davanti ad un video nostop in trepida attesa. Ci hanno accusato per questo, che Alfredino sia morto per il peso dello scalpiccio di miliaia di persone, per il transito di mezzi pesanti che alla fine hanno portato solo danno. Io non ho strumenti per giudicare l’operato di allora. Lui è morto e da quel momento, mi pare che non vi sia più stato pudore per nulla. Eppure credo che proprio nei casi di cronaca nera il pudore sia necessario, per non scadere nel volgare, nell’eccesso, nel macrabro a tutti i costi, perchè se è vero che il colosseo rimane un luogo in cui piace sempre andare è pur vero che alcune persone non si riprendono più da condanne errate o da pollice verso, malgrado la loro innocenza. E diventano martiri, ancora, oggi, dove l’informazione dovrebbe aiutare a capire. Credo. Penso ad Onofri, marchiato di un reato terribile. Poi c’è il caso Cogne. Orribile per come è stato gestito a livello mediadico. Poi penso a Garlasco di cui dopo un mese di impazzimento nazionale, in cui non si parlava d’altro, non si è più sentito nulla. Per fortuna dico. Ecco, questo voglio dire: è bene che le cose si sappiano, è bene che si sappiano nei dettagli se possibile, è bene raccontare bene magari, la buona scrittura la si apprezza ovunque, ma far leva sui bassi sentimenti, speculare sui dolori altrui e sulle bassezze altrui lo ritengo bieco e mi manda in bestia a volte.
    Quelli del mestiere sapranno bene che dire, ma io che sono solo lettrice e spettatrice non posso che indignarmi di fronte a certe operazioni di marketing fini e se stesse che con l’informazione non hanno nulla da spartire.
    E dovevi scrivere tutta sta’ roba per dire solo questo? Mi chiederete. Sì, che io non ho il dono della sintesi, per cui portate pazienza anche voi.
    Buona serata.

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