un’amica

In università conobbi una ragazza speciale. Mi colpì. Non ricordo perché cominciammo a parlare, prendere caffè insieme, fare qualche passeggiata per via Po.
Ricordo perché mi colpì.
A lezione, quando i docenti sentivano come si chiamava, la guardavano e le dicevano: Scusi, ma lei è mica la figlia di…?
E lei secca: No.
E invece lei era la figlia di…
Suo padre era un pezzo grosso di una importante case editrice, un intellettuale, anche; ma lei non voleva che si sapesse.
Son vent’anni che non la vedo.
La sento una volta all’anno, credo.
Parliamo, diciamo cose contro Berluscono e contro la sinistra, ridiamo, ci promettiamo di fissare un incontro, poi per mesi e mesi e mesi più nulla.
L’ultima volta mi ha detto.
Guarda, guadagno mille euro al mese, ho una macchina scassata e non me la passo proprio bene, ma almeno faccio quello che piace a me, la mia vita è questa.
Si occupa di cose d’arte, lei.
Ma il punto è un altro.
Mille euro, e ceti mesi non avere i soldi per pagare la bolletta, ma alzarsi al mattino e dire vado a lavorare, sorridendo.
Gran cosa no?
(Il peggio del peggio el peggio è guadagnare mille euro e lavorare nello stress).

Io, quando conobbi questa ragazza, ero un disoccupato.
Facevo lavori saltuari. Per esempio pulire soffitte o cantine. Mi ero appena licenziato dalla fabbrica. Contando i soldi che avevo da parte mi ero detto, Mi bastano per due anni di libertà.
Parenti e amici dissero: E’ impazzito.
Quella ragazza fu una delle poche che mi disse: Hai fatto bene. 
Per questo la sento ancora. 

Buona giornata
 

Segnalazione.
Su Blog & Nuovole è on line la prima storia.

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23 pensieri su “un’amica

  1. sono pochi, e preziosi, quelli che capiscono che alle volte per non morire dentro devi rivoltare la tua vita come un calzino.
    e che la sicurezza economica è sì importante, ma non al prezzo esorbitante dell’infelicità.

  2. Tutti mi dicono scegli una facoltà seria anche se non ti piace molto, trovati un lavoro con il e sei a posto.
    Io guardo chi mi da questi consigli, annuisco e poi mi dico “meglio ammazzarsi per sbarcare il lunario e fare una cosa che ti piace che trascorrere una vita con i rimpianti”.
    ciao remo
    Francesco

  3. Un bell’incontro di mentalità simili.
    Sì, penso anch’io che sia meglio far qualcosa che piace e guadagnare poco ( si adeguano i consumi) piuttosto del contrario, ma, come hai sottolineato, più spesso si guadagna poco e si svolge un’attività che non piace, o, risvolto grottesco, qualcosa che piaceva un tempo e poi non piace più oppure non si riesce più a sostenere per motivi vari: salute, mutate condizioni di famiglia, cambiamento strutturale di quel tipo di lavoro, situazione economica personale e del Paese…Le cose cambiano. Ed anche noi. Io rifiutai, a suo tempo, di frequentare ragioneria per mirare all’impiego in banca. Allo stesso lavoro in banca dissi no quando me lo offrirono nonostante avessi fatto altri studi. La sola idea di stare dietro uno sportello a contare i soldi degli altri mi faceva orrore. Adesso, quando passo davanti a una banca mi viene il magone. Non solo, ho un amico bancario mandato in pensione quest’anno, avrà un paio d’anni più di me. Lo odio :-)

  4. ciao Remino,
    a me capita di vedere per la prima volta una persona e nell’istante che la guardo mi piace, e le volte che riesco ad approfondire quell’amicizia, mi dice che anche per lei è uguale, (a pelle) poi mi rendo conto che abbiamo tante cose in comune.
    bacio

  5. Facciamo il conto di quanti siamo a stare nel peggio del peggio?
    meglio di no.
    sorridiamo quando non lavoriamo e l’estratto conto è finito smarrito tra i ricordi perché un/a figlio/a dietro ci ha fatto un disegno e scritto “mama ti volgio bene”.
    ciao Remo.
    e saluti anche alla tua amica!

  6. Io sono l’ultima che dovrebbe intervenire sull’argomento perché con un figlio a carico non si scherza poi tanto, in quanto a spese. Non che con una famiglia si sia obbligati a guadagnare cifre astronomiche, però diciamo che gli alti e bassi economici possono diventare un incubo…
    Premesso questo, dopo undici anni da dip.inizio davvero a credere che per ognuno c’è un limite, una soglia oltre la quale il rapporto tra lavoro e busta a fine mese non torna più sotto ogni angolazione. E si, è vero che ci sono molte persone che fanno mestieri che non piacciono, dove non si sentono realizzati o che comunque non danno nulla, a fine giornata. Non vorrei sembrare insensibili, anzi. Lo so benissimo. Eppure credo anche che la percezione della fatica, del non sentirsi, il peso di una giornata di lavoro insensata, vuota… insomma, credo che quelle cose lì alla lunga si pagano. Che non vuol dire desiderare di mollare tutto e amen, vuol dire non essere nel posto giusto evidentemente. Anche se, ripeto, oggi come oggi è durissima pensare di lasciare un certo posto magari un minimo sicuro, per lanciarsi in qualcosa che può piacere mille volte di più ma non ti potrà dare det.garanzie economica… è durissima. Eppure ho come l’impressione che accettare di schiacciarsi ogni giorno di più, zittirsi, chinare la testa.. non so, mi sembra un vivere male alla fine perché otto ore di lavoro e più (se ci sono distanze) nell’economia della giornata contano molto, e finiscono per ricadere anche nel tempo trascorso fuori..
    Un abbraccio,
    Barbara

  7. oggi come oggi sto bene, la mia nonna Colomba direbbe:-At sì riveda!- ma …ma…

    per arrivare, per inseguire un sogno, perchè volevo fare solo quello che faccio ora e senza avere padroni, ho pensato di schiattare molte volte…

    e non sono i lavori diciamo “umili” che mi hanno fermato o fatto paura, a volte era l’atteggiamento delle persone, quello mi ha ferito molte volte
    se fai un lavoro “umile” si pensa che tu non sia in grado di fare altro perchè sei un pezzente…

    ma ai sogni non riesco a rinunciare come all’utopia è il mio futuro e stringendo i denti ce l’ho fatta… e il mio passato ora è anche il mio futuro
    chicca

  8. Solo per dire che me l’hai fatta sentire amica anche mia quell’amica tua (e non ti dirò della curiosità di sapere chi fosse suo padre).

  9. ciao, mi è piaciuto il tuo modo di parlare di lei…un’amica. Avrei letto ancora…
    francesca
    P.s. (ti ho incrociato su facebook ti invierò un invito) :)

  10. Io a mille non ci arrivavo tutti i mesi, comunque era bello prendere la busta paga, però non ce l’ho fatta, a lavorare nello stress. E le ore non era detto che fossero otto, e certo se erano dieci o dodici i mille si superavano anche, però no.
    Bisogna anche, purtroppo, poterselo permettere, di dire no, io per fortuna potevo, ma non tutti possono.
    Ciao Remo (ho iniziato Il quaderno, eh).

  11. La tua amica era per caso giapponese e si chiamava Satori?
    Io sto aspettando la mia “Satori”. Da tempo. Ma ci vuole anche coraggio a chiamarla. E soprattutto ad ascoltarla.

  12. questa mia amica mi è venuta in mente mentre scrivevo il post precedente, dedicato a gianrenzo morteo.
    io avrei dovuto laurearmi con lui.
    prima di lui avrei dovuto laurearmi con corrado vivanti, che però era stato trasferito a perugia.
    morteo, invece, purtroppo morì.
    e questa mia amica lo seppe leggendo Repubblica, mentre era in sardegna.
    mi telefonò e mi disse, mi spiace per Morteo, perché era una degna persona, e mi spiace per te; la laurea, dopo anni di fabbrica e di università, tu la meriti più di ogni altro.
    poi aggiunse: sai che facciamo?
    intendeva dire: sai che faccio?
    fece questo fece: parlò con suo padre e, infrangendo una regola di vita che si era imposta, domandò a suo padre di intercedere per me; e cioè: chiedere a un certo docente di prendermi come laureando.
    suo padre così fece e lei mi telefonò.
    mi disse: hai un appuntamento per il tal giorno, sei contento?
    non ero contento.
    il tal giorno non potevo, nel modo più assoluto, per motivi di lavoro.
    così non mi presentai e lei si arrabbiò, mi telefonò adiratissima e per due anni non mi rivolse più la parola…

  13. aveva fatto per me quello che non aveva mai fatto né avrebbe fatto per se stessa, insomma.
    ma io non potevo, giuro che quel giorno non potevo.

  14. Senza togliere nulla alla tua preziosa amica, con la quale spero ti sarai scusato per non esserti presentato:)che ha fatto una bella scelta di vita, credo ci sia una sostanziale differenza tra lei, che sa comunque che alle sue spalle c’è una famiglia certamente benestante e una persona che senza nulla e senza rete, decide di non scendere a compromessi di sorta e tenta di realizzare il sogno.
    Poi, per una come lei, che di certo avrebbe avuto molte più possibilità di vita, scegliere quella più libera e svincolata a costo di “fare la fame” le fa onore. Ma il cognome è sempre lì a imperituro ricordo delle sue origini.

  15. allora sono tra i fortunati!
    anch io mille euro al mese (alle volte scarsi) contratto che scade a fine mese con un punto di domanda grande come una casa, e mezzo stipendio che se ne va solo per l affitto. punto di 15 anni che va avanti pregando, però al lavoro ci vado contenta. non tanto per il lavoro in sè, piuttosto perché mi lascia un numero di ore libere tali da farmi “vivere” quello che voglio con più libertà di altri.
    che poi alle volte si paghino le bollette e altre no, e che a fine mese si vada avanti a minestrone (un sacchetto di un chilo può riempire tre cene)quello è un altro discorso, fa pure bene alla linea…
    la differenza? che io, come tantissime altre persone, non avevamo e non abbiamo possibilità di scegliere.
    così è.

  16. Anch’io ti avrei detto: hai fatto bene.
    perché sono le scelte che ho sempre fatto anch’io.
    anche la mia cantina, comunque, è uno schifo. Se è per questo, pure la mia scrivania :(

    ma cerco di non stressarmi ;)

  17. Remo, hai rimediato due inviti a pulire cantine. Ocio! Che cosa se ne fa uno dei nemici quando ha degli amici così? :-)))
    Ha ragione chi ha detto che comunque c’è chi può scegliere e chi no. Io non guadagno molto, ma a volte egoisticamente mi dico: mangià me, mangià el me asu, ovvero: quando mangio io mangia anche il mio asino, nel senso che non devo mantenere nessuno ( non ho figli, senza pentimenti in merito), tranne uno yorkie di 3 kg scarsi, così che nel budget, tegole sulla testa permettendo, solitamente ci stiamo.

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