Pubblicato da: remo | 6 settembre 2008

La donna che parlava con i morti: pareri

Da tempo, una stroncatura su Anobii.
(di un’attenta lettrice, devo riconoscerlo)

Una commessa frustrata, ossessionata dal ricordo del padre anarchico, frequenta platonicamente un ispettore di polizia, vedovo e tutto dedito al culto della moglie morta. Quando l’uomo sparisce, la donna si dà da fare per rintracciarlo e, aiutata da un anziano carabiniere, cerca di capire che cosa attirasse il suo amico verso con una donna che si dice che parli coi morti. Il ricongiungimento avverrà ma forse l’ultima separazione sarà definitiva.
Di questo libro mi ha indisposto il turpiloquio costante ed artefatto, nel vano tentativo di infondere vita a dialoghi legnosi, ma anche la trama, fumosa e difficile da seguire. E poi ho provato un’antipatia immediata per la protagonista, a mio avviso troppo sopra le righe per essere credibile, così come poco credibile mi è suonata la conversione dell’inafferrabile vedovo, per tutto il libro più ritroso del casto Giuseppe, poi inopinatamente trasformatosi in tenero amante, quasi – è il caso di dirlo – in articulo mortis.

Per la verità non posso lamentarmi, ché soprattutto sulla carta stampata (Pulp, Queer, Repubblica, Famiglia Cristiana) ho avuto solo recensioni positive.
Così pure in rete, per esempio questa, che ho appena letto.

Nella triste storia di una commessa anarchica, con un fardello di orgoglio e ricordi impressionante, c’è parte di un’Italia che oggi non si ritrova più.
L’intera recensione.

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Responses

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  2. caro remo,
    scusa se ciò che ti dico sembra interesse privato in atto d’ufficio, ma mi serve per completezza di pensiero. Anche io, finora, ho trovato una sola opinione negativa su quel che mi riguarda. E, nell’ambito degli apprezzamenti, ne ho trovati alcuni onestamente imbarazzanti.
    Sono arrivato così alla determinazione che l’atteggiamento migliore sia l’equidistanza e il profondo rispetto nei confronti di chi, comunque, decide de leggerci.
    Non è opportunismo, per carità. Ma è concedere al lettore la libertà di trovare quello che vuole in ciò che scriviamo.
    La “stroncatura” che tu riporti, per esempio, ci può stare. Ossia, partendo da una determinata ottica e da una determinata sensibilità, il tuo libro può fare quell’effetto. Come sai a me di effetto ne ha fatto un altro. Credo anche che tu sia un autore sul quale non si possano fare compromessi: o piaci tutto o piaci un cazzo.
    Posso sinceramente augurarti che gli estimatori siano di gran lunga più numerosi dei detrattori. Io appartengo ai primi, nonostante la “tua” provincia sia lontana da me anni luce.
    Ma “i primi” sono tanti, sono la maggioranza. Stattene sereno.

  3. non ce l’ho con la persona che mi ha stroncato; tant’è che nei giorni scorsi ci siamo scritti, ma per parlare d’altro (di don Luisito Bianchi).

  4. lo so che non ce l’hai con lei, mica sei cretino. ho maldestramente tentato di spiegare che, secondo me, ci sta anche la stroncatura specialmente se deriva da una lettura comunque attenta. colei che ti ha stroncato ha letto con grandissima attenzione, e poi ha espresso ciò che dal libro le è arrivato. meglio una stroncatura dopo una accurata analisi piuttosto che un complimento da chi si è fermato alla sinossi. almeno per me

  5. Esiste e conta il carattere, la formazione, l’istruzione del lettore ed infine il GUSTO, articolo sovrano delle nostre opinioni.
    Se tutti avessero gli stessi gusti non esisterebbe nemmeno questo mondo, forse.
    Meglio un’articolato commento come fu quello della signora che uno sfottò, nevvero?!
    Mario:-)

  6. ah, mi dimenticavo, Remo,
    a proposito di turpiloquio:
    ti ricordi che’na volta la parola “cazzo” non volevi scriverla, e adesso, invece,
    nei tuoi scritti ogni tanto compare,
    secondo me, adeguatemente!
    Mario

  7. mario, ti sbagli.
    la parola cazzo l’ho usata sempre.
    poco nel primo libro, ma poco non vuol dire mai.
    è una parola che, anche musicalmente, non mi piace, preferisco minchia, che è più dolce.
    ma farne a meno nei virgolettati significa dimenticare il registo del parlato.

  8. mi sbagliavo :-))

  9. @ a remo e mario:
    ma che nell’oggetto di conversazione! vogliono partecipare anche le signore e signorine ospiti del blog?
    casomai possiamo allargare (absit iniuria verbis)
    e stabilire se è più dolce fica o passera.
    :-)

  10. bell’oggetto

  11. Camilleri-io-narrante dice: Montalbano si guardò il cazzo…
    Izzo, sempre io narrante, avrebbe detto pene.
    E qua c’è poco da discutere: lo scrittore sceglio il registro, il lettore poi o apprezza o s’allontana.
    Certo che, per un bel po’ di tempo, c’è stata la gara a chi ne scriveva di più; ancora adesso, in certi libri giovanilistico-monnezzai va bene così.
    Sui virgolettati, mi pare che non si possa prescindere se si raccontano storie.
    Poi certo, in certi posti non si dovrebbe dire e magari non si dice.
    Molte donne non lo dicono, molte sì.
    Anna Antichi sì: ma nelle prime pagine.
    e comunque.
    a caso, pagina 97
    je dimo: facce scopà che te damo na fromma, scopamo e non je damo una lira.
    Sto fjo de na mignotta, gridò il Lenzetta.
    Ragazzi di vita, Pier Paolo Pasolini.
    (nella mia edizioni, ogni volta che i protagonisti dicon cazzo, c’è c…).

  12. che bello fare l’editing a pasolini. lui sarà più bravo di me, ma certamente io sono più romano di lui….quindi

    scopa’
    ‘na (fromma)?!!??!!!
    nun
    ‘na lira
    ‘sto
    fijo
    ‘na mignotta

    ps: non è che adesso ricordo il brano a memoria, ma siamo sicuri che fosse “fromma”?
    in romanesco non significa nulla. in realtà, invece, avrebbe senso “fronna”

  13. penso proprio d’aver copiato male, enrico

  14. Non si può piacere a tutti. Forse è meglio, secondo me, tranne per il conto in banca.
    Per il resto: non entro nella dottissima discussione. Secondo me i Genovesi sono i più divertenti, in fatto di parolaccia. E’ più rotonda. Quasi portoghese.

  15. Mia mamma pensa che i libri scritti da me e da Lory siano troppo ricchi di parolacce. Per dimostrarle che non è vero le ho fatto leggere qualche pagina di Enrico Gregori, qualcosa di Ammaniti, un passaggino di Veronesi, anche qualche dialogo di Anna Antichi (ovvero Remo). Oscurare la realtà dei fatti e dei linguaggi attuali per mantenere un registro alto sarebbe venir meno al mandato di uno scrittore o aspirante tale: ricreare la realtà che lo circonda con la propria fantasia. Ma senza cedere alla fantascienza e tantomeno alla censura.

  16. la città dove la parola ‘minchia’ è usata e abusata è Torino: l’ho sempre trovato buffo. Pensavo che la sua ‘patria’ fosse la Sicilia.

    Sulle critiche o stroncature: sarebbe bello riuscire a mantenere la distanza o l’equidistanza. Dipende ovviamente dal carattere ma credo che sotto sotto sia quasi impossibile non farsi influenzare. E molto dipende – secondo me – dalla fase della vita artistica che si sta vivendo: quanto si è ‘strutturati’ insomma nel momento in cui vengono mosse certe osservazioni. Certo, molto dipende dall’autorevolezza di chi le muove.

    Un lettore ‘comune’ (che non mi pare quello che tu citi)è comunque molto emotivo ed egocentrico: fatica cioè ad apprezzare qualcosa che non gli assomigli e che quindi lo fa faticare a mostro. Nel tuo ultimo libro ci sono cose che non mi sono andate ma credo che dipendesse sostanzialmente da una mia idiosincrasia per le citazioni (perdona questa opinione personale in un posto dove non c’entra affatto).

    saluti

  17. @ laura:
    grazie! e io che speravo che mamma tua mi invitasse a pranzo. e mo’?
    :-)

  18. mi hai fatto pensare a più cose cara roberta.
    per esempio.
    nella biblioteca della signora che mi ha stroncato c’è un libro, che ho letto per tre pagine, e che la signora giudica bello (tre stellette).
    io l’ho invece abbandonato perché in prima pagina, dico prima pagina, c’è un errore grossolano, una proposizione sbagliata.
    è nella mia libreria di anobii, ma senza voto.
    è colpa dell’autore, dell’editor, del correttore di bozze quella proposizione sbagliata? da quale che so di quella casa editrice la colpa è dell’autore e un po’, anche del correttore di bozze.
    non capisco però quelle tre stellette.
    però nella mia libreria di anobii c’è un libro, che anche io indico con tre stellette. e che, nelle pagine finali, ha un pronome personale sbagliato (un gli anziché le, o il contrario).
    sta di fatto che io a quel libro ho dato tre stellette per la storia e, credo, per la simpatia che nutro per il suo autore.
    magari ha fatto così anche la signora…
    sul fatto che non ti piacciano le citazione, cara roby, allora, è giusto, penso, che io non ti risponda.
    un libro deve “dire” da solo.
    però ricordo questo.
    una presentazione.
    spiego il personaggio di anna antichi, il fatto che sia così sboccata nelle prime 50 pagine del libro, e dico dell’aggressività che è figlia del senso di colpa, eccetera.
    alla fine viene da me una signora e mi fa, Sa che non avevo capito, ho provato fastidio nei confronti della sua protagonista quando ho letto il libro, ora capisco, ora le posso dire che mi piace e m sono sbagliata.
    allora.
    per me la signora non si era sbagliata leggendo.
    anna antichi le dava fastidio, giustamente.
    però non so.
    a me ad esempio il commissario Montalbano sta antipatico, e tanto.
    lui sa sempre, è perfetto tra le sue imperfezioni.
    però La voce del violino e La forma dell’acqua e Il cane di terracotta mi son piaciuti.
    E Madame Bovary?
    chiedo…

  19. Chi avesse voglia di perder tempo a leggere le vicissitudini editoriali (e non solo) che passò la Lolita di Nabokov apprenderebbe cose assai curiose e (viste con gli occhi di oggi) persino divertenti.

    Apprenderebbe per esempio che questo romanzo, giudicato estremamente osceno, disturbante e devastante, nessuno in America voleva pubblicarlo, e in Inghilterra fu pubblicato solo dopo un processo (penale. Sottolineo il “penale”) la cui sentenza negativa avrebbe significato grossi guai — ma proprio grossi, eh — sia per l’editore e per l’autore.

    Quale autore oggi rischierebbe di andare in galera — e non è tanto per dire, leggetevi le cronache dell’epoca — per un romanzo?
    L’Autore Medio di oggi si inginocchierebbe sui ceci, pur di esser stampato e risultar finalista al Premio Letterario Scricchianespole.

    E forse c’ha pure ragione lui. In fondo tiene famiglia, e scrivere è un modo per guadagnarsi la pagnotta.

    Ma lasciamo perdere questo tema, chè l’ultimo dei miei desideri è provocare un flame che il padrone di casa non si merita e che io cmq sarei troppo pigra per reggere.

    Ebbene e tornando al dunque.

    Lolita venne finalmente pubblicato per la prima volta in Francia da un editore di libri pornografici che per nostra fortuna nemmeno lo aveva letto, il libro di Nabokov, sennò lo avrebbe liquidato con “grazie, no. Non è abbastanza porno”.

    E noi oggi non avemmo Lolita. Forse. Chissà.

    …. Perchè in buona sostanza è questo il punto che mi interessa: in Lolita non c’è una, dico una una parola che si possa inscrivere nel turpiloquio nè punto nè poco virgolettato (chi ha mai detto che per esser credibili bisogna riprodurre le esatte parole di quello che sentiamo per strada o in tutti i giorni? Quella al massimo può essere cronaca — cosa rispettabilissima assai, ma che poco ha a che spartire con la letteratura) e nemmeno una scena una-dico-una che possa classificarsi come oscena.

    Eppure, Lolita è uno dei più grandi romanzi erotici del Novecento.

    No, il turpiloquio non è indispensabile, per scrivere un buon libro.

  20. Un buon libro per pedofili. Anche se è un capolavoro.

  21. Un libro per pedofili Lolita ?
    Ah beh, se è così.
    Vabbè.

  22. sono d’accordo con te, Gabriella.
    sono molto più erotiche certe descrizioni che, direbbe Calvino, restano nel “vago” che altre, inutilmente profonde e volgari.
    ci sarebbero alcune osservazioni da fare, non su Lolita, di cui so poco, ma su autori italiani che ebbero a che fare con la censura (ricordate Tondelli?).
    poi.
    mi sento un po’ come un imputato che deve giustificarsi ma il mio libro, meglio Anna Antichi, doveva, nei virgolettati e nelle prime pagine, vomitare quelle parolacce.
    il linguaggio come sintomo dell’aggressività provocata da un senso di colpa impossibile da riparare.
    è stata una mia scelta.
    poi sul marketing editoriale.
    c’è una grossa fetta di lettori che ama libri immondizia.
    ma c’è una bella fetta di mercato (il 55 per cento dei lettori, stando alla Fieg, è costituito da donne con più di 45 anni) ama libri non volgari.
    quindi il discorso, mi pare, è un po’ complesso.
    (Ma “In culo oggi no”, di Jana Cerna, non è un libro passabile con unb linguaggio necessario?)
    scusate la fretta, ma il cane sta incavolato, vuole uscire e la giornata è bella

  23. Il fatto che sia un capolavoro, l’ho specificato, non lo isola dal suo contesto, vecchio come il cucco, della (presunta) seduzione femminile istintiva e dell’imperitura bramosia maschile. Sarà che ho letto, a suo tempo, “I padri della fallocultura”, un libello di poco conto, ma capolavoro o no, me ne tengo fuori. Il protagonista è un pedofilo, pure idiota. Descritto magistralmente. Tale resta, però.

  24. Il turpiloquio nei romanzi è come il sesso, chi fa immondizia ci scrive romanzi interi, chi non ne fa…ne pratica un uso modesto, esattamente quanto basta a rendere il personaggio e/o l’azione. Non mi disturba in Ammaniti, ad esempio. Mi ha fatto cancellare la Campo ( R. non Cristina…)dalla lista degli autori da leggere, invece. E m’infastidisce siano spesso le donne a prostituirsi verbalmente, anche per iscritto.

  25. flaviablog, posso ridire “evvabbè” sperando che tu non te la prenda?

    Abbi pazienza: se mi dici che Lolita è il libro di uno sporcaccione pedofilo, che posso mai replicarti se non un misero “evvabbè”?!?!

    Ovvero: potrei dire triliardi di parole per argomentare qualcosa di diverso. Ma ricordo innanzitutto a me stessa che siamo nello spazio commenti di un blog-salotto, e questo sproloquio non lo posso proprio fare.

    Anzi, credo di essere già andata anche troppo fuori tema.
    Perciò mi limito a ripetere: “vabbè”.
    Ciao

  26. trovo poche cose più volgari dell’ipocrisia.
    e tristissimo il luogo comune che vuole le donne rarefatte e spirituali, al di sopra della pornografica terragnità del maschio. è un ghetto nel quale siamo state costrette per troppo, secondo me.
    sulla scrittura:
    l’unica distinzione grossa secondo me è tra chi scrive male e chi scrive bene.
    un grande scrittore sa rendere erotica una scena castissima, e uno pessimo può infarcirla di dettagli minuziosi e lasciare il lettore indifferente.
    il ”turpiloquio” può essere inutile (e come tale kitsch e volgare per definizione) o strumentale al contesto.
    ps
    jana cerna è deliziosa, remo.
    e anna antichi è un personaggio riuscitissimo che ho amato molto.

  27. Per Gabriella: ti rimando al mio blog. Ho specificato. Non è il *libro di un autore pedofilo*. E un romanzo che fa diventare la pedofilia argomento letterario e in qualche modo l’ingentilisce, che è cosa che guardo con sospetto. E’ stato accusato di essere tale fin dall’inizio della sua lunga avventura letteraria. L’hai detto tu stessa, come tutti più o meno sanno, che fu pubblicato da una casa editrice di romanzi erotici, per essere sdoganato in un secondo momento e diventare l’imperituro romanzo che è, sia per i cultori della lingua ( mirabile lavoro in tal senso, per la costruzione semantica ), che per l’argomento scabroso, che fu in ogni caso oggetto di discussione.
    A me *non* piace, va bene?
    Come non mi piace altro di osannato ed entrato nel novero dell’eterno. E lo dico, il resto della rete la pensi come vuole. Non ho mai anteposto il giudizio altrui al mio. C’è spazio per tutti.

  28. Sempre per Gabriella e chi le si affianca nelle segnalazioni ( in cui è caduto/scaduto anche tal blog salotto, senza volerlo, grazie all’amorevolezza di qualcuno):e non sopporto chi distorce un’espressione interpretandola in modo errato. Ho scritto: *un buon libro per pedofili*, non un *libro scritto da uno sporcaccione pedofilo*. C’è differenza, se non la sai cogliere, significa che non leggi attentamente o ti disturba che qualcuno abbia opinioni ben differenti dalle tue. La mia citazione è caduta nella rete del tentativo di ridicolizzare, grazie a chi estrapola frasi da un contesto per rimaneggiarle a suo piacimento. Ebbene: ME NE FREGO. Sono fiera delle mie opinioni e detesto la mediocrità di chi manovra per sminuire chi non si allinea. Mai cantato in alcun coro. Ho citato la definizione per eccellenza che fu data dalle varie case editrici, sottolineandone le caratteristiche del contenuto. Altra cosa è la forma. Altra ancora la fortuna o meno d’un libro. E di Nabokov stesso, di cui Lolita fu sia la fama che la fine come scrittore. Informa, tu o chi per te ,quel gruppo di gonzi.

  29. Per me Lolita resta un libro che eccelle per la finezza e la profondità psicologica,
    manco ci ho pensato mai al lato pedofilo,
    se sussiste, poi: il che è da vedersi, poiché Miss Lolita è dubbio che sia una bambina.
    Non è certo un incitamento a delinquere.
    E poi è un elegante finzione, vivaddio!!

    E pure il film di Kubrick è straodinario.

  30. la Bovary
    non lo avessi letto a scuola, con quell’insegnante lì, proprio quella, forse non lo avrei apprezzato (e sì, la scuola tanto criticata). Ancora mi ricordo della scena del matrimonio, dove la signora praticamente non c’è: c’è la festa, ci sono gli invitati, ma la sposa quasi non esiste. Segno di quel che fu. Ma magari ricordo male: è che a volte un libro ti rimane dentro in un certo modo – magari la memoria lo stravolge a proprio piacimento – e rileggerlo quasi spaventa. E a pensarci bene lo rilessi all’università ma fu come un volo sul testo, preoccupata com’ero di non farmi ‘guastare’ quella prima emozione,. quella sorta di certezza acquisita.
    Per esempio del ‘quaderno delle voci rubate’ ho quella sensazione di pienezza, di rotondità: di una efficace completezza. Ma forse è sbagliato parlare di sensazioni in un campo come questo e dovrei rileggerlo… e questa è un’altra storia.
    Purtroppo sono diventata un’assurda lettrice discontinua: mi s’è inceppato qualcosa dentro. Ma questo è un altro post.

    ciao Remo


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