Pubblicato da: remo | 3 settembre 2008

e sei (di racconto di gruppo)

Gli impreparati alla vita, come Giulio. Anna, che di professione fa l’assistente sociale, ma se facesse altro, tipo rappresentante di tanga e ragazza cubo sarebbe meglio, mi ha detto: “Tina, cosa credi, guarda che Giulio ha quarantatré anni”. Quarantatré, ma come quarantatré, ne dimostra più di sessanta, pensavo io. Giulio ha dentro secoli, ma questo io non lo sapevo. Io volevo sapere chi fosse, ringraziarlo, per questo avevo chiesto di lui a quell’oca di Anna.
(incipit, mio)

”Ha avuto un trauma, sai?” Aveva l’aria soddisfatta, mentre lo diceva. Appagata da questa sua diagnosi spicciola. Un trauma spiega tutto, no? Anche i serial killers ne hanno avuto di certo uno. E bello grosso. Ma Giulio non è un assassino. Non quel tipo di assassino, almeno.
(Gea Polonio)

Non uno che avesse scelto di ammazzare qualcuno insomma, ma uno che ci si era trovato perché la vita, chissà perché, ce lo aveva portato, proprio lì, in quella famiglia, in quella cucina, quella sera. Perché di un ragazzino sconvolto, che afferra il coltello della cucina e che, con un colpo solo, uccide il padre che da una vita ammazza di botte moglie e figli, tutto si può dire, ma non che sia un assassino.
(Elena del blog motivixalzarsialmattino.splinder.com/)

Dove fosse poi sparito per tutti quegli anni dopo l’Istituto, non era stato possibile saperlo con certezza, aveva detto Anna. Di sicuro si era comunque tenuto lontano dai guai, perché di lui non si era più saputo niente, e per una vita iniziata in quel modo, non era cosa da poco. Che poi avesse dentro tante altre vite, accumulate confusamente, una sopra l’altra, lo si capiva guardandolo negli occhi, per chi avesse avuto voglia di guardare negli occhi un uomo come Giulio. Uno che faceva del suo meglio per passare inosservato e che però, quella sera, nel parco, non aveva esitato a correre in mio aiuto.
(Elena del blog motivixalzarsialmattino.splinder.com/)

Anna non si era accorta dell’errore. Guardarlo negli occhi, aveva detto. Proprio a me.
Con le mani gli avevo toccato il volto quel giorno che mi raccolse da terra che avevo perso il bastone. Barcollavo senza riferimenti.
E che potevo saperne dei suoi quarantatré anni, dei suoi occhi da assassino, se le dita rimandavano al cervello rughe di cartapesta. Solo il tempo di accarezzarlo, solo un attimo, per capire a chi dire grazie.
Ma Giulio era già scappato via, ombra nell’ombra che mi avvolge.
(Silvia Leonardi)

primo contributo

C’erano le stelle. Me le raccontarono mentre mi riaccompagnavano a casa.
“Stiamo passando sotto Altair e Canis majoris”, mi dissero.
Sollevai la testa, come se davvero potessi guardarle. “Non le vedo ma le sento”, dissi.
Ma pensavo a Giulio e da quale stella fosse sceso lui. Ormai ne ero certa, Anna era una stronza.
Il mio cellulare squillò. “Scusa se sono scappato, proprio non potevo. Lei, hai capito chi, no? Lei mi pedina, mi perseguita”.
“Anna, vero?”
Silenzio.
“E allora basta, la facciamo finita. Una volta per tutte”.

Secondo contributo

Giulio si era seduto accanto a me, non me n’ero nemmeno accorta. Io stavo piangendo, grosse lacrime mi scivolavano sul viso. Stavo rovistando dentro la borsetta, cercavo il barattolo dei barbiturici, volevo farla finita, la vita mi aveva voltato le spalle. Giorgio il mio grande amore era fuggito con la mia migliore amica, non si era nemmeno preso la briga di avvisarmi, l’aveva fatto lei con una telefonata, dicendomi Giorgio ed io ci amiamo, stiamo partendo per una nuova vita. Anch’io volevo partire, prendere il volo, ma in un altro modo. Giulio che aveva captato il mio gesto, si era avvicinato a me, mi disse, no, non farlo, te ne pentiresti, i gesti fatti d’istinto si pagano per tutta la vita. Poi mi strinse tra le sue braccia, stavo bene lì…

terzo contributo.

“Aiutatemi a rintracciare quell’uomo, quell’anziano signore che mi ha soccorso”, avevo chiesto a chi
era sopraggiunto in un secondo momento, compreso all’edicolante del chiosco del parco, che si era soffermato più a lungo e che mi aveva finalmente fornito le giuste indicazioni, ma con uno sguardo perplesso, come a dire che avrei trovato tutto sommato un poco di buono, un perdigiorno, qualcuno che soltanto casualmente s’era dimostrato utile. Non aveva detto molto.
“E’ il Giulio, chi vuole che giri a tutte le ore da queste parti… Se mi aiuta ad aprire e sistemare il chiosco di mattino gli offro di solito un caffè e n’è ben contento, ha pochi quattrini in tasca …”
Ad una richiesta più specifica sulla persona di Giulio aveva cambiato argomento, campando una scusa, tornando a lavorare. Per questo mi ero rivolta ad Anna, che di casi umani era l’esperta, pur avendola, in passato e per esperienza personale, già catalogata tra chi fa l’assistente sociale tanto per fare. Tra gli esperti di carità pelosa. Parlando di Giulio, che credevo anziano, nel descriverlo aveva messo tuttavia quasi una punta di cattiveria stizzita. Come se Giulio non fosse figura di passaggio della sua vita, ma ben altro. Forse soltanto un clamoroso insuccesso della sua opera di redenzione. Com’era stato per me, in fondo. Anna non era stata molto utile neanche a me. Aveva fatto del suo meglio, credo, ma era superficiale. Lontana anni luce dalla vita. Quella vera.

Quarto contributo

Mi ero rivolta ad Anna, perché quel “vecchio” un po’ malmesso, fuggito via come se avesse vergogna degli altri o di sé stesso mi pareva un caso di sua competenza, d’altra parte nessuno, tra gli accorsi in seguito, mi aveva fornito informazioni sufficienti su quel brav’uomo.
Anna aveva ascoltato distrattamente il racconto dell’accaduto, che riteneva soltanto routine, così come i fatti della gente che le toccava frequentare per lavoro e di quel viso rugoso aveva riso nervosamente, dicendomi che anziano non era affatto ed affrettandosi ad aggiungere che era un poveretto, traumatizzato e reduce della sua stessa vita, dimenticando forse di dirmi che però, proprio quel Giulio, anni prima, era stato suo marito. Tant’è che ora, al ricordo, non so se il trauma vero e proprio fosse quello, terribile, da cui era stato travolto ragazzino o quell’altro, apparentemente borghese e salvifico, sopraggiunto da adulto, con il fascino dell’uomo vissuto, che incontra una ragazza viziata e annoiata, che cerca una botta di vita in chi ha lottato per sopravvivere.

chi vuole (chiunque) può spedire (c’è tempo fino a domani sera sul tardi) a
raccontiaquattromani@gmail.com

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