sotto il castello

Il forestiero che arriva a Vercelli per la prima volta resta impressionato dalla bellezza di un castello, con ponte levatoio. E’ il castello Visconteo, che fu anche dei Savoia.
Per i vercellesi, però, quel castello non è un bel castello: è solo il tribunale, quello.
Da evitare, se possibile.
Sotto il ponte levatorio, e lungo il fossato che delimita il perimetro del castello, ci sono degli orti, ben curati, non so da chi.
Nei giorni scorsi una gattara mi ha mostrato una cosa.
Ci son anche delle galline, lì.
Non sono sole. Da un annetto hanno adottato un gatto (quando l’ho raccontato a zena-colfavoredellebbie quasi non ci credeva) che, riconoscente, ogni tanto va a sdrusciarsi a quelle galline, contente di farsi sdrusciare.

Poco distante c’è un bar. Frequentato da… ragazzi. Non so dire che ragazzi siano. Penso studino, penso stiano bene, ché han macchine o moto.
Una volta il mio vecchio mi disse che alcuni di quei ragazzi son delle teste di minchia.
Gli chiesi, Perché babbo?
Perché quando passo in bicicletta cercan di farmi cadere, mi rispose.
Non ci feci caso. So che a volte esagera. So che saprebbe difendersi. Fino a pochi anni fa, una decina penso, era ancora in grado di sollevare un quintale da terra; e ogni tanto, dice: Se solo avessi dieci anni di meno (settanta quindi).
(L’ultima che ha detto è questa, un paio di mesi fa. Se ad agosto sono ancora vivo vado a Follonica e mangio una forma di pecorino al giorno. E’ ancora vivo, è a Follonica. Una forma no, ma mezza al giorno penso proprio che se la mangi).
Comunque.
Una gattara mi ha raccontato che un giorno alcuni di questi ragazzi hanno ucciso a calci un gatto.
Se ne imparano di cose, cercando gatti.

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Informazioni su remo

scrivo. Ultimi libri pubblicati: Lo scommettitore (Fernandel 2006); La donna che parlava con i morti (Newton Compton 2007, fuori catalogo); Bastardo posto (Perdisa Pop 2010); Vicolo del precipizio (Perdisa Pop 2011); Buio assoluto (Historica, 2015); Vegan. Le città di dio (Tlon, 2016); La notte del santo, Time crime

12 thoughts on “sotto il castello

  1. Cercavo le parole.. ma le ha trovate evacarriego per me.

    Cerco di cancellare dalla mente le immagini che non riesco a evitare di vedere, e le sostituisco con quella, meravigliosa, del gatto che si struscia sulle galline contente.

    Ogni tanto mi chiedo, sai, se tuo padre esiste veramente. In senso buono. :-)

  2. no.
    da un po’ di tempo era diventato semirandagio. tornava solo per mangiare.
    o se faceva freddo.
    stanotte faceva freddo, qui.
    spero sia diventato un randagio, ché sarà la decima volta che mi scappa.
    praticamente ho interrotto le ricerche.
    se torna bene.
    se non torna mi spiace non sapere.
    domani riparto per le ferie (farò una settimana a marsiglia), contento di averle interrotte.
    ho lasciato recapiti a gattare, associazioni, veterinari.
    a casa mia, a controllare, ci sarà una mia amica.

  3. un mese fa circa in un paese del circondario è successo questo.
    c’è, in questo centro, un cane, ormai vecchiotto, docile, socevole, buono, adottato da tutto il paese. va a scuola, e i bambini gli fan le feste, va in giro e la gente gli dà da mangiare.
    era la mascotte del paese, ormai.
    una notte qualcuno gli ha sparato.
    era in fin di vita, è stato salvato.
    ho pubblicato la foto del cane ferito sulla prima pagina del giornale.
    il pezzo,tra l’altro, l’ha scritto una blogger, una delle poche del vercellese, linkate, qui: steccherino.

  4. Mi piaceva questo pezzo sul castello e le galline e i gatti e il tuo gerry che mangia il pecorino come se sollevasse ancora un quintale, poi tutto ha preso una piega che mi ha bloccato la digestione.

    Anche dell’idiozia umana si deve dire.
    Io, preferisco non sentire che purtroppo la conosco già.

    Buona vacanza remo.

  5. @ remo:
    come sai sei atteso a Roma. Ma mi devi fare il sacrosanto piacere di portare anche tuo padre. Io un ottantenne che solleva un quintale e se magna mezza forma de pecorino non me lo posso perdere.
    Il vino ce lo metto io

  6. Anch’io persi il gatto due volte. Era un siamese tremendo. Una punizione. Mandò al pronto soccorso più persone, perché tendeva agguati e mordeva. Me compresa. La prima volta che fuggì girai mezza città. Lui dormiva nel cestino d’una bicicletta parcheggiata a meno di cinquanta metri. La seconda volta sparì. Non ci fu verso di trovarlo. Mio padre girò tutta la città. Mia madre si chiuse in casa a piangere. Stava in magazzino. Avevamo cambiato casa e il gatto era rimasto con mio padre, sul lavoro, dove c’era anche il vecchio alloggio, in precedenza, in una palazzina ad un solo piano, in ristrutturazione. Mia madre non aveva voluto il gatto in casa. Troppo nuova. Aveva paura le rovinasse i tendoni, che erano costati buona parte dei suoi sudatissimi risparmi. Il gatto girava in cortile, gli operai ne avevano già catturati altri, d’una gattara, che abitava nella stessa casa a piano terra, anni prima. Nostalgici di quei muri, venivano a curiosare. Buttavano loro un sacco addosso e davano una bastonata a gatto e sacco. E’ possibile che il mio gatto abbia fatto quella stessa fine, chissà. Mia madre intanto piangeva, aggrappata ai tendoni. Io le dissi che mi ricordava la Marcolfa e il diamante. I poveri, dicevo piccata, non dovrebbero mai avere niente.

  7. Pingback: Libru » sotto il castello

  8. A Follonica, caro Remo, ci sono tre caseifici,
    uno meglio dell’altro…
    Mi sa che tuo padre li visiterà tutti per scegliere il cacio migliore.

    Anch’io li ho perlustrati, per cui ti dico che ne vale davvero la pena, il tu’ babbo l’è un buongustaio:
    a me piace da matti un cacio pecorino ovale che si chiama “il pane del pastore”, buonissimo, fatto lì.
    Auguri per Marsiglia,
    salutami le fantome d’Izzo,
    e poi vai con una bella bouillabaisse!

  9. Ciao remo, il tuo racconto mi fa venire in mente un tizio poco raccomandabile che abitava dalle mia parti e aveva l’abitudine di tirare gattini contro il muro e di dar fuoco a quelli malati…ne eravamo terrorizzati. Qualcuno dice che sia in carcere o addirittura morto! Forse qualcuno lo ha scaraventato contro un muro.

    Mio padre, che ha un paio di anni in meno del tuo tornava a casa in bicicletta con le borse della spesa; lungo il tragitto incontra un cane appartenente a un tizio che se ne sta tranquillo, seduto su una panca – è molto probabile che sia fratello delle tue teste di minchia -. Il cane si avventa contro mio padre che si spaventa e cade, col culo per terra. Il cane continua ad abbaiare mentre mio padre con difficoltà si rialza. A quel punto rivolgendosi alla testa di minchia (oramai l’appartenenza è certa) gli dice: Scusi, non solo il suo cane mi aggredisce ma lei non mi dà neppure una mano ad alzarmi? risposta: ma che cane e cane, lei è caduto perché ubriaco!

    ciao Remo bon voyage!
    stefano mina

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