Raccontiaquattromani/20

Evoluzione

Resta poco di me al termine di una giornata di lavoro.
Trovare parcheggio è un’insperata botta di culo. Un po’ stretto vabbè, ma è proprio sotto casa, di fronte al portone. Due manovre, una toccatina alla berlina parcheggiata dietro, poi raccatto la valigetta dal sedile e scendo. Sono le sette di sera, il sole è basso e se Dio vuole i 42 gradi di oggi a pranzo sono solo un brutto ricordo. Finirà che dovremo girare con dei condizionatori d’aria incorporati nei vestiti. Forse ci sono già, magari in America o in Giappone. Inventano di tutto da quelle parti.
Mazzo di chiavi: chiavetta elettronica del conto in banca, chiavi del box, cantina, posta. Portone d’ingresso. Apro.
Il condominio è immerso nel silenzio. Grazie, sono tutti in vacanza. Non io.
Mi piace il mio lavoro e poi, se questo progetto andrà in porto, ci scappa pure un aumento di stipendio. A settembre ne riparliamo, ok? Ha detto il boss.
Ok, certo. Non c’è mica fretta.
Sono dieci anni che vivo attaccato a un computer e non m’importa se quando torno a casa continuo a lavorare. Non ho una moglie da portare fuori a cena, non ho figli, tanto meno una compagna. Ma sta bene così, per ora.
Con un abile gioco di dita, afferro la chiave di casa. Appena apro la porta, Bernie mi viene incontro con tutti i suoi sette chili di felino peloso. C’è puzza di orina. Come al solito l’avrà mollata contro la tenda della cucina. Lo lascio solo tutto il giorno e questo è il suo modo di vendicarsi. Provvedo a rifornire le sue ciotole di acqua e croccantini, faccio una doccia e mi trasferisco nello studio.
Accendo il notebook e penso che più tardi, forse, mangerò qualcosa.
“Ma non dovreste mangiare tre volte al giorno?”
Schizzo su dalla sedia e mi guardo intorno. La stanza sembra vuota ma la tachicardia non vuole saperne.
“Sono qui.”
Mi giro. Davanti a me il divano. Vuoto.
Scuoto la testa. Colpa mia, tutte quelle ore davanti a un monitor mi hanno mandato in pappa il cervello.
“Mi vedi?”
No, non lo vedo. Accendo la luce. Sul divano una chiazza d’ombra. Niente altro. Perfino Bernie si è dileguato.
“Sono io.”
Io chi, cazzo? Mi faccio avanti con le mani tese. Sembro un cieco ma tutto intorno a me è chiaro, svelato dall’alogena. Anche l’ombra che adesso sembra più morbida, rilassata.
“Sì, immaginavo che una civiltà come la vostra si rivelasse nelle comodità. Di sicuro non fate molto movimento.”
Per fortuna trovo la poltrona dietro di me.
“Non credevo che ti saresti spaventato. Da quel poco che ho visto di questo mondo, siete abituati a parlare con voci prive di corpo.”
Sì, grazie. Ma quelle voci escono da un apparecchio, non dai cuscini del mio divano.
“Capisco. Forse avrei fatto meglio a telefonare.”
Poteva essere un’idea, sì… coso.
“Coso?”
Sto impazzendo. E’ il caldo.
“Ho notato che il problema della temperatura è molto sentito qui da voi. Forse perché ve ne fate una colpa.”
Sta’ a vedere che adesso mi metto a disquisire dell’effetto serra con il mio divano.
“Disquisire? Forse è questa la chiave. Voi metabolizzate i vostri errori con le parole. Anche se tu non sei molto loquace.”
Mi arrendo.
“E che ti dovrei dire?”, chiedo.
“Tutto. Sono qui per imparare.”
“Ti sei scelto un ottimo maestro, coso.”
“C’è stata una lunga selezione.”
Da un’ombra sul divano non mi aspetto il senso dell’umorismo. E l’idea della selezione, a questo punto, mi terrorizza.
“Eppure non sembri spaventato dalle responsabilità. Sei ciò che voi definite una persona affidabile.”
Mi viene da ridere.
“Se fosse vero avrei corso il rischio di legarmi a una donna. Avrei messo su famiglia.”
“Ma a te basta il tuo lavoro.”
Sarà un’impressione, ma la voce sembra preoccupata.
“Mi prendo per il culo, coso”, rispondo. “E’ quello che facciamo tutti da queste parti.”
Lo capirà il concetto di presa per il culo?
“Sì, lo capisco: siete così evoluti da confezionarvi le vostre illusioni.”
“Non so da dove vieni, ma chiamarla evoluzione mi pare un grosso errore.”
“Stai cercando di scoraggiarmi. Eppure lo so che avete molto da insegnare.”
“Hai sbagliato persona. Io posso solo insegnarti a essere uno schifoso egoista.”
“Il concetto di egoismo è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno.”
Devo bere. Tiro fuori la bottiglia di Cointreau avanzato a Natale. E’ caldo e sciropposo, ma serve allo scopo. Sono solo, in una stanza vuota, a colloquio con un’ombra. Che altro posso fare se non scoppiare a ridere?
“Quando fate così siete felici.”
“Ti sbagli”, rispondo tracannando un’altra sorsata all’aroma di arancia. “Sei preparato ma ti sfuggono le sfumature.”
“Insegnami.”
“E da dove dovrei cominciare? Questo pianeta va a rotoli.”
“Perché?”
“Perché ognuno di noi pensa solo ai pochi centimetri quadrati di terra che riesce a calpestare.”
“E non è questa la vostra forza?”
“E’ che alla fine è difficile stabilire dove debba finire il proprio egoismo per lasciar spazio a quello degli altri.”
Un sospiro, ma non è il mio.
“Non vi rendete conto di quanto siete fortunati.”
Mi viene da pensare che c’è qualcosa di sbagliato in uno che è qui per imparare e vuole dare lezioni. Poi capisco. Ma non è merito mio. Nel caldo afoso del mio salotto percepisco un’alienazione che non è quella delle mie giornate di lavoro tutte uguali.
“Ma questa è una società perfetta.”
Suona consolatorio, ma lo penso davvero. Ciò che mi ha mostrato è la realizzazione di un’utopia.
“Nella perfezione non c’è evoluzione. Per questo sono qui.”
Aiutami. Non lo dice, ma è nell’aria.
Mi attacco alla bottiglia, di nuovo. Il prossimo Natale faccio scorta di Chivas. Ma intanto penso che voglio provarci. Chissà che da qualche altra parte, pianeta o quel che diavolo sia, non si riesca a fare le cose per bene.

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Informazioni su remo

scrivo. Ultimi libri pubblicati: Lo scommettitore (Fernandel 2006); La donna che parlava con i morti (Newton Compton 2007, fuori catalogo); Bastardo posto (Perdisa Pop 2010); Vicolo del precipizio (Perdisa Pop 2011); Buio assoluto (Historica, 2015); Vegan. Le città di dio (Tlon, 2016); La notte del santo, Time crime

25 thoughts on “Raccontiaquattromani/20

  1. ho avuto solo il tempo di postare questo e di leggere i commenti.
    sulle 5500 battute: sabrina manca non ha tutti i torti.
    E poi: cara sabina, quando me ne sono accorto ho pensato o escludo, e non mi sembra bello, oppure rispedisco indietro chiedendo che si rispettino le 5500 battute; sarebbe stata la cosa giusta da fare, ma mi avrebbe portato via tempo che non ho.
    forse l’errore è stato mio nell’accettare un racconto (uno dei primi) che eccedeva.
    grazie a tutti, grazie a gregori che spiega, grazie come sempre a monia e t.
    Opi, se mi leggi: son contento di risentirti e leggerti, qui.
    a presto

  2. ti faccio una domanda provocatoria, Remo: per quanto riguarda le votazioni accetterai quelli che si autovotano? Ho letto che alcuni si autovoteranno comunque. Fammmi sapere!
    In ogni caso, riposati in vacanza. Io mi sono divertita tanto nel leggere questi racconti oramai agli sgoccioli e mi divertirò nel leggere il metodo di lavoro che hanno usato e infine l’identità di ciascuno.
    C’è un caldo bestiale!!!

  3. E’ bello, bella l’idea (nonostante l’intendo un po’, mmm, predicatorio?..), e il modo di condurla,scritto bene, anche se io sarei più pignola con la punteggiatura e con qualche termine che mi sembra fuori registro, ma mi sembra incompiuto, non detto.
    Quello che capisce il protagonista, ad esempio, io non l’ho capito (e stavolta non posso dare la colpa al caldo, qui fa fresco).

  4. Remo è comprensibile che tu con i tuoi tanti impegni non potessi stare lì a sindacare sulle battute, però le regole se ci sono vanno rispettate. Ma sono soprattutto gli autori a doverlo fare di volontà propria, anche perchè siamo adulti e vaccinati e l’italiano si capisce! >___<
    Ora addirittura leggo che ci sono quelli che si autovotano! Ma che senso ha??? Hanno timore di non prendere voti sufficienti? Ma i voti sono poi così importanti??? E poi tu mi sembra l’avessi detto che non ci si poteva autovotare…mah sarà il caldo!!!

  5. credo anch’io che le regole siano regole, e che aver sforato sulla lunghezza sia elemento di demerito, se non altro.
    so di qualcuno che ha scartato un primo, bel, racconto, perchè troppo lungo e non accorciabile, e ne ha scritto in fretta un secondo.

    comunque credo anche, e allibisco, che molti abbiano preso terribilmente sul serio questo gioco, che gioco è, in fin dei conti.
    una sfida con se stessi, un provare a vedere che succede. ha partecipato gente che non ha mai scritto prima, e gente che scrive da anni. si sono formate coppie improbabili e inedite, di sconosciuti o di amici, e tutti hanno cercato un compromesso tra i rispettivi ego.
    questo non ha niente a che vedere con le scritture individuali. magari due persone che da sole sono fantastiche insieme non rendono. o viceversa, che ne sappiamo.
    averci provato ed essermi divertita per me è sufficiente. e chissenefrega della classifica.

    per quanto riguarda questo racconto, potrei sottoscrivere quanto detto da annalisa più sopra.
    anzi, siccome sono pigra, lo sottoscrivo proprio.
    :-)

  6. Mi si consenta una botta di romanitudine: aho, ma nun se finisce piu’?!
    Ok, adesso passo al racconto: concordo con Annalisa e con Gea, l’idea non e’ male, ma l’evoluzione (del racconto, non del titolo) sembra abbastanza incompiuta. Diamo la colpa al limite delle battute, va.
    Aggiorno la classifica:

    1) L’uomo che vendeva sogni
    2) Stellamadre
    3) Scintille
    4) Fuori dal villaggio
    5) Efedrina
    6) Naturalmente
    7) Amoretorico sessolingo
    8) Evoluzione
    9) Haynt
    10) Milano centrale
    11) Vent’anni
    12) Lo sguardo indifferente
    13) La neve che non c’era
    14) Odio l’estate
    15) Tutte cazzate
    16) Rugiada
    17) Pugni di sabbia
    18) Il canto del gallo
    19) Asimmetrie
    20) A occhi spalancati

    Riguardo il discorso dell’autovotazione, mi sembra scontato che quand’anche qualcuno voglia provarci, Remo e Monia hanno gli strumenti per evitare che accada. Certo, sarebbe carino da parte nostra evitare loro questo ulteriore compito visto il caldo e la mole di pagine e battute che hanno dovuto leggere.
    Riguardo invece il numero eccedente delle battute, beh, Remo ha fissato le regole, toccava a lui rifiutare gli sfori. Fossimo stati in televisione, i racconti troppo lunghi sarebbero stati, come si dice in gergo, “sfumati” per rispettare il palinsesto. A meno che l’autore non fosse Bruno Vespa ;-)
    Laura

  7. E vabbè è un po’ più lungo,
    mica ‘na pagina in più!
    Bravi gli autori, fila come linguaggio, atmosfera ben resa, tema che mi va,
    un po’ di incespicamento sul marziano,
    perciò ci darei un 7+

  8. Idea ottima e atmosfera perfetta. Da metà in poi l’evoluzione diventa un po’ involuta. Peccato perché il racconto è molto buono

  9. Per l’idea che mi sono fatta del racconto sottoscrivo Laura, che sottoscrive Gea che sottoscrive Annalisa. Aggiungo che sono particolarmente affine a Gea nel pensare che questo sia un bel gioco e che nel corso dell’amichevole competizione qualcuno si sia scaldato troppo.
    Per la votazione ci si affida a Remo. Solo una cosa non mi è chiara. Se ognuno voterà i sei racconti che ha preferito o solo uno: magari da qualche parte Remo l’ha anche scritto ma qui mi sfugge.

  10. “chi ha partecipato (ripeto: anche solo partecipato), alla fine, mi indicherà i sei racconti migliori”
    (post del 28 luglio, grassetto mio)

  11. A me ricorda tanto un altro racconto scritto circa un anno fa, di certo non da questi partecipanti. Questo è piacevole, ma preferisco l’altro.

  12. mah, diciamo che aver sforato nel numero di battute è “indisciplina creativa”. Diciamo anche che la scrittura non è come l’atletica leggera. Se uno è iscritto alla gara dei 100 metri piani, non può venirci a raccontare che lui era allenato per farne 80 oppure 500.
    Credo anche, però, che in 5000 battute si possa ricostruire in maniera comprensibile anche la storia del mondo dal pardasiso terrestre alla nuova finanziaria di Tremonti. Ma forse ciò è distorsione professionale da giornalista. Nel merito di questa iniziativa ideata da Remo non vedo altra soluzione democristiana :-) che sia lui a decidere sull’ammissibilità di un racconto.
    Quanto a quello pubblicato oggi mi sembra scritto bene ma l’idea di base non è poi supportata da un ritmo coinvolgente.

  13. mmmh
    Troppo evidente, secondo me me il tentativo prima di ammiccare al lettore, e poi di “catechizzarlo”.
    Non mi ha emozionata e non mi ha indotta a pormi delle domande, per quanto alcune battute del dialogo siano abbastanza brillanti.

  14. Riguardo al gioco: quando si gioca ci si diverte ma ci si arrabbia pure, ci si scalda, e se non ricordo male pure molto (ho in mente un amico in particolare che a ogni partita di qualsiasi gioco, fosse risiko o trivial pursuit, finiva per perdere la voce a forza di urlare).
    Nei giochi poi ci sono delle regole, sempre, e guai a chi non le rispetta. Diciamo quindi che questa “singolar tenzone” è un’iniziativa simpatica fra amici e conoscenti. Niente di grave, niente di male.

    Il racconto l’ho trovato intrigante sino all’apparire della voce. Poi mi è parsa una sorta di lezione sull’idiozia umana che condivido, per carità, ma che è troppo palese.
    Mi piacciono i racconti in cui si suggerisce, più che dire, in cui è l’azione a condurci dove l’autore vuole,lasciando intatta la convinzione di esserci arrivati da soli.

  15. Onestamente mi pare che (come si dice coloritamente a Roma) “ce se stia a fa’ magna’ er pisello da ‘e mosche”.
    C’era una regola inerente il numero delle battute, è vero. Remo ha ritenuto di fregarsene. Non riesco a dargli torto. Nè, peraltro, riesco a dar torto a chi pensa “bè, se anche il mio racconto fosse andato oltre il rigaggio, sarebbe venuto meglio”. Sì, vero. Ma la controprova non c’è. Insomma io personalmente me ne frego.
    Peraltro (non che sia un invito a tale procedura) in sede di “votazione” ognuno sarà libero di ritenere se l’aver oltrepassato il rigaggio debba o no essere considerato un elemento a sfavore.
    Io personalmente, nella mia virtuale classifica, metto un racconto più lungo del dovuto. Cambierò idea solo davanti a un racconto che troverò più bello, e non più breve.

  16. l’idea non è grandiosa, ma la scrittura è abbastanza limpida, il che non è poco.
    bonario appunto:
    “Trovare parcheggio è un’insperata botta di culo. Un po’ stretto vabbè…”

  17. e così possiamo starcene tranquilli nella nostra imperfezione, almeno ci si diverte, n’est ce pas?
    Pare che il paradiso sia di una noia immortale!
    Scrittura piacevole, tutto sommato.

    La mia classifica è alquanto simile a quella di Laura.

  18. Avrei trovato più interessante una discussione con il gatto (animale evoluto per antonomasia) il fatto che lui si sia dileguato non è un bel segno.
    bello fino a metà.

  19. Sembra che “stretto” sia riferito a “culo”, le due frasi – separate da un punto – una di seguito all’altra non filano lisce, forse proprio per il peso della parola “culo”. Trovo un po’ di confusione tra evoluzione, sviluppo e progresso. Il termine “coso” non mi piace, non come parola scritta, sta’ bene in bocca al ciccione di “Lost”: ma nell’insieme migliore di tanti altri, si fa leggere fino alla fine.

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