Pubblicato da: remo | 30 luglio 2008

Raccontiaquattromani/13

11. Haynt

Oggi funziona a scatti. Perché il tempo non è un continuum come sembra, magra illusione dei sensi. Lei opera al presente, accumula eventi, simula il contemporaneo. Forma cubica, materiali diversi, caratteristica: l’adesso.
Nessuno la può utilizzare, lei scorre, salta. Oggi registra ed espelle, dura solo un giorno, per l’eternità.
Te la spedisco in un pacchetto con spago sicuro. Fanne buon uso.

Oggi. Me ne avevi parlato come di un gioco, un sogno o una cosa da scrivere, insieme. Non gioco ma necessità. Sogno? niente di più reale. E non saprei cosa scrivere, se non quel codice di punti e geometrie.

Rido, perché mi scrivevi di farne buon uso. Oggi non si lascia usare, mi pretende e mi domina. Anche oggi, di Shabbath, vuole che produca due volte tre, e poi sei, e lascia che-un-mio-pensiero-cattivo-sorga per censurarlo con la luce del suo unico occhio nero sul bianco. Uno.

Vedi? Ti scrivo con una mano, e già nell’altra si muove e rotola. Non riesco a riporla, Oggi. Rotola fra le dita e vuole fare numeri. E succedono cose. Oggi le fa succedere. Pensavo di ricevere da te un cubicolo cabalistico, un interprete fasullo come tutti gli altri che ci appassionano.

Oggi, mentre si muove e forma i numeri e si placa sul panno, non legge il presente. Lo determina. E quell’occhio, cerchio di luce nera, mi chiede un tributo. Posso ancora scrivere, posso ancora resistere. E so che l’unico modo per sconfigger

(qui si interrompe la lettera che Izak Moorberg, Rabbino in Halle, stava evidentemente scrivendo al momento della sua morte: orribile, questa, cruenta e priva di cause visibili. Di fronte a lui la lettera di Moshe Azim, direttore dello Judaisches Zentrum di Lubecca. Nella mano chiusa a pugno, indenne dal carnevale di sangue intorno al corpo e sullo scrittoio, un dado).

Sofocle, Edipo re, v. 437
This day will reveal your birth and bring your ruin.
hêd’ hêmera phusei se kai diaphtherei
Oggi ti genererà e ti darà la morte.

Annunci

Responses

  1. […] post here Share and Enjoy: These icons link to social bookmarking sites where readers can share and […]

  2. visionario-storico-contemporaneo. molto originale

  3. non saprei definirlo, mi piace, m’intriga, ma mi trasmette anche l’ansia di saperne di più, di tutto, dei numeri, della Kabala, delle sephirot magari…
    mi sento un candeliere a dieci braccia.

  4. c’è attesa, credo: che gregori dica.

  5. lovecraft e singer insieme.
    non è affatto male.
    un filino intellettuale, va’.
    intrigante, comunque.

    tra emet e met, citando la kabbalah con nella testa ancora la storia di rabbi loew.
    il dado richiama einstein? potrebbe darsi, visto che si parla di tempo..

  6. mmhno, non bastano le autorevolissime citazioni e il codice di agevole lettura, non mi prende.

  7. no

  8. d’accordo con gea, anche se penso che nel dado (nel dado tout court) c’è assai di più di una soluzione.

  9. caro remo,
    ti prego di non creare aspettative sui miei interventi. sei un amico, quindi fammi del bene. :-)
    Nel merito, ci sono vari modi di fare sesso. Tutti leciti e tutti condivisibili ammesso che partecipino solo maggiorenni consenzienti.
    Si può dare il meglio di se stessi facendo godere la controparte con tutto il cuore e con tutta l’anima, oppure ci si può masturbare davanti allo specchio ammirando la propria persona. Questo racconto rientra (per me) nella seconda categoria. Spero che gli autori abbiano goduto molto. Io pochissimo. Sto per chiamare un 144.

  10. Il problema per me è che ho dovuto rileggere tre o quattro volte, per cogliere così frasi che, nella fretta della prima lettura, erano scivolate via.
    Ma, mi spiace, io non ho capito quasi nulla, né delle citazioni, né della storia.
    Un appunto: in una storia così asciutta e decisa io leverei “evidentemente”. E’ come un (piccolissimo) inciampo nella narrazione, che sembra muoversi su un livello (alto) di intellettualità colta e lì, proprio lì, cade in una fessura che mi ricorda un piccolo investigatore di provincia alle prese con un caso da risolvere. Una quisquilia, comunque, visto che ho riletto, penso sia scritto bene ma continuo a capirne poco. Mi spiace.

  11. Fin dalle prime tre righe sono stato presso dall’atmosfera.
    E’ di un genere e di una scrittura che mi piacciono molto.
    Allusivo ma non descrittivo,
    buono senz’altro, forse troppo stringato,
    qualche riga in più non avrebbe guastato.

    E poi, è più che giusto che uno si rilegga il racconto anche tre, quattro volte se non basta:
    la storia della narrativa è piena di casi, di lettere di autori, grandi e piccoli, che dicono di leggere e rileggere per capire.
    E i libri buoni si rileggono anche dieci volte.

    E, grazie al cielo, anzi agli autori, finalmente un po’ di sosta al realismo imperante in tutte le salse, le lingue, le espressioni;
    da tutte le parti ci bombardano con cose, narrazioni “realiste” e sul fatto ch’è giusto esser realisti oggi, più che mai.
    E io ne ho una barba immensa:
    un sacco di persone che scrivono che paiono ignorare l’esistenza della metafora, dell’allegoria, del mondo oltre il reale, il verosimile, ignorare che sono esistiti Calvino, Primo Levi, Buzzati,
    boh, sono stufissimo

  12. Che sollievo! mariobianco, condivido.
    A proposito di Calvino ho davanti una frase che è una meraviglia, sulle evocazioni di un profumo.
    Anche io ne ho le scatole piene del realismo, e siccome sono costretta a viverlo nella ciclicità quotidiana, quello che cerco è l’esatto contrario, a costo di inventarlo…

  13. Si, posso concordare con Mario e con Cristina sul discorso realismo, pero’ questo racconto ha un potere evocativo che non evoca poi alla fine granche’. Spunti buonissimi, ma abortiti, direi. Pero’ chapeau al tentativo di uscire dai binari e bravi agli autori per la documentazione cabalistica.
    La mia piccola classifica personale continua cosi’:

    1) L’uomo che vendeva sogni
    2) Stellamadre
    3) Scintille
    4) Amoretorico sessolingo
    5) 11.Haynt
    6) Vent’anni
    7) Lo sguardo indifferente
    8) La neve che non c’era
    9) Tutte cazzate
    10) Rugiada
    11) Pugni di sabbia
    12) Asimmetrie
    13) A occhi spalancati

  14. Sono d’accordo con Laura. Sicuramente ben fatto, ma non mi evoca molto. E ho dovuto rileggerlo diverse volte, anche se questo non vuol dire nulla.

  15. @ Mario Bianco
    Mi permetto, in virtuale amicizia (non ti conosco in effetti)di sottolineare che secondo me non è vero che ci si dimentichi dei vari Calvino, Buzzati, ecc…
    semplicemente ognuno scrive quello che sente nella maniera creativa che più gli si addice e in attinenza con la storia. Come hanno fatto gli autori di questo racconto e come hanno fatto, in altri registri, quelli degli altri.
    Credo che la varietà sia il fattore più apprezzabile. Se scrivessero tutti per metafore e allegorie sarebbe comunque una barba tremenda.

  16. È vero quello che dici, Silvia, ma qui non si tratta di contrapporre stili e tematiche, qui si esprime semplicemente il proprio parere, le proprie preferenze. Quindi niente di diverso da quello che tu hai scritto.
    Personalmente propendo per il linguaggio poetico, ma non disdegno affatto altri modi, c’è da arricchirsi in tutti i sensi, c’è da spaziare in tutti i campi, emmenomale.

  17. Come si diceva millanta e più anni fa; “sono d’accordo con i compagni che mi hanno preceduto”, nel senso che è sotto il naso di tutti che la letteratura “realista” – in Italia – tira della grande e che le case editrici si comportano come il Minculprop (in effetti, si tratta sempre di propaganda per vendere un prodotto). E’ anche vero che se non scrivi un romanzo immerso nel sociale sembra che tu sia solo un cialtrone dandy e perditempo – sempre in Italia – e che i voli nel surreale e nel linguaggio come forma d’arte giocosa vivono tempi bui.
    Ora, fatto questo capello per dire che in parte quoto mariobianco e cristina bove, è anche vero che qui non si parla delle nostre preferenze letterarie, ma dei racconti che vengono postati da Remo a tamburo battente – menomale sono in ferie, eh -, ed è su quelli che dobbiamo esprimere un parere.
    La garbata metafora dell’ottimo gregori descrive bene le impressioni che mi suscita il racconto.

    PS e quasi OT: Remo, ma quanti racconti ci sono ancora?

  18. capello nel senso di cappello

  19. @ mario:
    carissimo, io personalmente non ho mai ravvisato nei tuoi “discorsi” parole buttate là tanto per dire. I tuoi ragionamenti mi hanno sempre convinto anche se, talvolta, non ne ho condiviso il senso.
    Detto questo, io non credo che provare del distacco nei confronti di questo racconto significhi aborrire la metafora. Solo che le eventuali metafore del racconto medesimo non ci colpiscono, tutto qui.
    Di un tuo quadro, Mario, posso dire che non mi colpisce. Mentre di un altro posso dire che mi colpisce. Discorso diverso sarebbe darti dell’imbrattatele. Cosa che, sai bene, non penso nemmeno lontanamente.

  20. l’ho riletto anch’io più volte ma non so ancora se mi piace o no. Alla fin fine credo sia dovuto al fatto di non capire cosa voglia dire. A me le metafore piacciono di solito. Lucia

  21. In generale, leggere un racconto e pensare immediatamente questo mi piace, questo no, a me viene facile. Poi lo rileggo, e magari trovo altro e, persino, cambio idea.
    Devo però dire anche che, andando a leggere i commenti altrui, davvero si scoprono nuove cose e motivi per apprezzare brani che inizialmente sembravano respingermi. Ci son persone, qui, che mi spingono e costringono a vedere le cose in altro modo. E’ questo che mi piace di questo *gioco*.

    Su questo racconto in particolare, devo dire che ho in parte mitigato il mio ‘no’ iniziale, nel senso che ho cercato di vedere altro rispetto a quello (poco) che ci avevo visto alle prime letture. E ho trovato, che posso apprezzare, la musicalità delle parole e l’essere trasportata in un mondo al di là del quotidiano.
    Ma condivido, di nuovo, quello che scrive Lucia. Alla fin fine mi rimane un senso di non compiuto, di non capito.
    E oso persino chiedere da che cosa dipenda il femminile (“lei opera al presente”) usato in un racconto in cui il deus ex-machina è un dado (ho una mia idea ma il mio osare non mi spinge a metterla nero su bianco :-)

  22. Ci avevo la luna storta, da presto, stamane;
    però il senso del discorso mio è questo:
    mi va bene ogni sorta di stile, filone, orientamento però a patto che si scriva facendo una ricerca, si cerchi costruire uno stile personale, si faccia lavoro di scavo sulla parola. Non questo italiano corrente da cronacuccia di 500-600 parole, col pregiudizio che: ( tanto n’Italia nun capischeno ‘n cazzo).

    Il mio incazzio è dovuto al fatto che puntualmente qualche bel tomo, qualche critico o capitano letterario tira fuori la vecchia storia dell’elogio del filone “realistico” il quale sarebbe più comprensibile, venderebbe di più, e nel caso di impegno civile, “risveglierebbe le menti, le coscienze”.
    Dopo l’uscita di Gomorra,(ch’è un bel libro, tuttavia) di nuovo la crociata al realismo…
    che barba.
    Se scrivi surreale, simbolista, metafore, allegoria col cazzo che ti pubblicano (in Italia).
    (a meno che sia roba per ragazzi, e ancora…)
    Vabbè, sarà pure un OT, ma qui stiamo scrivendo tutti, tanto vale.
    Scusate.

  23. per eva carriego: ancora un racconto fatto e finito, che posto stasera.
    altri sono in arrivo, ma non so dire il numero.
    e qualcuno mi ha chiesto di partecipare, fuori tempo massimo.
    per me, comunque, il tempo massimo è rappresentato dal 15 di agosto: termine ultimo per inviarmi il racconto a quattromani.
    poi in pochi giorni si decide l’impaginazione (votando, quindi) poi si passa ad altro.
    forse.

  24. un mondo che pretenda di sviluppare unicamente una letteratura fantastica finisce per produrre una letteratura senza scintilla di fantasia, basata sulla ripetizione di formule, perché senza l’alimento della realtà la fantasia non vive. E d’altra parte, un mondo che pretenda di avere soltanto una letteratura realista finisce per perdere il senso della realtà, e la sua letteratura sembrerà realista e sarà astratta; perché senza il fermento dell’immaginazione non si arrivano a vedere le cose come sono.
    Calvino
    (preso tempo fa da un sito internet, non ho il link, non pensavo che l’avrei usato, qui)

  25. Al di fuori del discorso sui racconti Quattromani, anche a me non garba il limite massimo di 500-600 parole.
    Ma ugualmente a volte si trova chi ne usa ventitremila solo per darsi un tono, o per far vedere che sa, o per chissà che motivo. E mi garba poco anche quello.
    Pensiero al di fuori della contingenza dei racconti a Quattromani.

  26. Lo vedo bene come incipit, ma come racconto a sé, a mio avviso, manca di qualcosa.

  27. Grazie, Remo, per l’ottima citazione di Calvino
    :-)

  28. Trovo che sia un racconto molto ben concepito, concluso.
    Mi ha irretito, sono scivolato in un attimo verso il finale per capire dove volesse andare a parare, e, quando ho finito, ho riletto tutto un paio di volte e sono stato felice di vedere che tutto si teneva.
    A volte, ‘less is more’.

  29. Intrigante

  30. Non è scritto male, anzi. Ma l’atmosfera esoterica
    e obscura non mi ha mai attirato.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: