Raccontiaquattromani/12

Scintille


Andy si frugò nelle tasche. Niente spicci e comunque non sarebbero bastati neanche per lo zucchero filato. Svuotato, dentro e fuori. Pazienza, niente sorpresa per la cucciola.
Tornò a casa a testa bassa, fissando l’asfalto scomposto e tremolante per il caldo.
A quest’ora Sveva dovrebbe essere a casa, pensò.
Si erano conosciuti quattro anni prima all’happy hour più famoso della città.
Lei particolare, troppo trucco ma due gambe con stacco di coscia altissimo e occhi scuri su un viso triste da marionetta.
Si erano piaciuti a pelle, senza sapere bene perchè, ché in fondo di parole ne avevano dette poche.
Dieci mesi dopo era nata Luce. E poi.
Il fatto era che lui e Sveva non avevano molto da dirsi. In realtà non avevano mai avuto argomenti in comune se non il sesso consumato in fretta e senza sapore.
Quando capitava che ne avessero voglia.
Con la differenza che una volta erano felici. Così gli sembrava di ricordare.
E adesso c’era Luce, quella bambina che assomiglia a un elfo e lo chiama papà.
Dio, quanto la ama. Gli ricorda un se stesso sbiadito, troppo lontano per essere vero. Quando entra in casa gli arriva addosso a braccia spalancate, sempre.
Anche stavolta non manca il bersaglio.
“Mamma dov’è?” chiede Andy.
“È uscita con le amiche, ha detto di aspettarti” fa lei tra le lentiggini.
Cazzo, pensa Andy ma non lo dice.
Sveva esce tutte le sere, lascia Luce, tre anni, ad aspettarlo.
È solo per lei che adesso gli dispiace quel lavoro certosino che ha in mente.
Andy sa bene che un fucile a canne mozze ha una gittata più corta di una pistola, è il rapporto lunghezza- diametro che fa la differenza.
Si era documentato in un negozio di armi, ma poi ne era uscito senza il coraggio di comprare niente.
Mi arrangerò con quello da caccia del nonno, si era detto. Solo che non andava bene e così aveva segato le canne e preparato un cuscino per attutire il colpo.
Sveva tornò ubriaca e mezza nuda, sbaffi di rossetto sul mento. Quante volte l’aveva vista in quello stato?
Ormai aveva perso il conto.
Entrò in casa facendo rumore coi tacchi. Luce si svegliò, iniziò piangere e a chiamare mamma.
“Sono qui, sono qui” rispose Sveva con voce distorta. Non ce la faceva neanche a salire le scale fino alla stanza della bambina.
“Lascia, vado io”.
La scostò malamente e andò a consolare la figlia che si addormentò dopo pochi minuti.
Sveva si distese sul letto, occhi chiusi e gambe spalancate, senza forza e volontà di spogliarsi.
Dalla borsa lasciata sul pavimento sbucava un pacchetto rosso. Un bigliettino gli svolazzava intorno. A Luce, dalla mamma che ti vuole tanto bene.
Forse stava sbagliando tutto. Forse c’era del buono in lei. L’aveva amata, l’amava. Forse.
Le si avvicinò. Nella mano destra guantata teneva quell’aborto di fucile progettato per devastare a breve distanza la donna che gli stava davanti.
Prese la mira al centro del viso di lei, qualcosa si sarebbe inventato dopo. Lui quelle cose non le aveva mai fatte.
Ma adesso era per il bene di Luce, un madre così non poteva essere il suo esempio di vita.
Sentì il coraggio vacillare.
Sveva aprì gli occhi e si trovò la mezza canna davanti. La guardò con curiosità. Sorrise.
“Che hai in mente, un giochetto perverso? Dove vorresti mettere questa cosa qui?
Sì, dai, mi piace l’idea, distruggimi”. Iniziò a toccarsi.
Lui abbassò il fucile. Non era a quel tipo di distruzione che aveva pensato.
Sentì salire ondate di calore, non credeva potessero piacerle certi giochi.
Gocce di sudore gli colavano sotto la maglietta, le fu addosso in un attimo.
La girò premendole la testa sulle lenzuola. Si vedeva che era proprio quello che voleva.
“Vieni qui, brava. Mettiti così. La mia puttana”.
Strano a dirsi ma le intenzioni a volte servono più delle azioni.
Sentì riaccendersi dentro scintille azzurre di passione.

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Informazioni su remo

scrivo. Ultimi libri pubblicati: Lo scommettitore (Fernandel 2006); La donna che parlava con i morti (Newton Compton 2007, fuori catalogo); Bastardo posto (Perdisa Pop 2010); Vicolo del precipizio (Perdisa Pop 2011); Buio assoluto (Historica, 2015); Vegan. Le città di dio (Tlon, 2016); La notte del santo, Time crime

40 thoughts on “Raccontiaquattromani/12

  1. per quello che ne capisco, davvero poco, questo è il più bello.
    In my opinion, ovvio

  2. Bello, sì, c’è una storia, ci sono delle persone,c’è quello che è successo prima, quello che sta succedendo e non si sa quello che succederà. Nella mia classifica forse non riesce ancora a prendere il primo posto ma è proprio un bel racconto.

  3. No.
    E’un “minimalismo” esplicitato con frasi brevi e secche, oppure paradossalmente superflue, come “E poi.”, che incontro spesso nella narrativa on-line e che non mi piace. L’ambiente metropolitano è troppo secondario rispetto a un protagonista che, inutilmente, parla in terza persona (perché è il suo occhio che vede e giudica).
    E comunque, non è una cattiva idea quella di spararle dopo averla trombata.

  4. non mi tornano alcuni cambi dei tempi verbali, ma la storia e’ ok, soprattutto – non sono originale, ma la deriva pulp ci sta – se alla fine le rifilasse anche un colpetto col canne mozze.

  5. Strana la “fortuna” di questo racconto. Mi sembra il primo che spacca nettamente il pubblico a metà: o sì o no, con decisione.
    Chissà perché?
    “e perché se la mucca fa mu, il merlo non fa me?”, si chiedevano elio e le storie tese. Mah! comunque per me questo racconto è sì, molto sì

  6. è scritto bene, niente da dire, c’è una storia come dice Annalisa, ma non è detto che essendoci una storia sia un bel racconto. Forse, anzi sicuramente, è perchè ho gusti diversi ma mi lascia molto, molto perplessa. Ciao Lucia

  7. Qualcuno, come me, ha notato quel cambio di tempo verbale che mi stona un po’:
    E adesso c’era Luce, quella bambina che assomiglia a un elfo e lo chiama papà.
    Dio, quanto la ama.

    Pero’ il racconto mi piace e la classifica comincia ad animarsi.

    1) L’uomo che vendeva sogni
    2) Stellamadre
    3) Scintille
    4) Amoretorico sessolingo
    5) Vent’anni
    6) Lo sguardo indifferente
    7) La neve che non c’era
    8) Tutte cazzate
    9) Rugiada
    10) Pugni di sabbia
    11) Asimmetrie
    12) A occhi spalancati

  8. Interessante esperimento cercare di capire cosa passa nella mente di uno che intende maciullare la testa della madre di una bambina di tre anni, presente in loco e dopo poco si limita ad un amplesso più o meno fantasioso. Mi auguro che non si debba sempre arrivare a questi eccessi per poter scopare ogni tanto. Se tutto ciò significa che nella coppia non si comunica, questo si sa.

  9. @ silvia senza blog e senza cognome:
    anche io mi sono chiesto spesso se fosse necessario scatenare qualche guerra e far morire di peste migliaia di persone per far finalmente salire sull’altare due contadinotti del Lecchese.
    Ma che ci vuoi fare, anche quel Manzoni lì non è che fosse del tutto sano di mente.

  10. Mi preoccupa il futuro della bimba… speriamo che il fucile li secchi tutti e due nel mentre dell’amplesso.
    E che Luce venga affidata a Cristina!
    ciao

  11. No, ha ragione Cinzia, lasciamo stare Manzoni che sinceramente è tutt’altra cosa. E’ vero che aveva le sue stranezze, ma i Promessi Sposi sono ben altro che un semplice romanzetto di due poveri contadinotti!

  12. Mi sembra un racconto incompiuto, tirato giù un po’ di fretta.
    Erano felici facendo sesso senza sapore? Mah, mi pare una contraddizione. Troppi stereotipi femminili, anche.Eppure la storia ha qualche spunto di originalità, nelle svolte improvvise del racconto. Ci sarebbe da lavorarci sopra, ecco.
    ( Dico tutto con rispetto, non sono tra i giudici, non sono tra i partecipanti, non sono e basta…)

  13. U___U non so sinceramente come interpretare il tuo commento Enrico. Diciamo che se sei ironico allora potevi evitare di citarlo, visto che c’entra come i cavoli a merenda. Soprattutto questa frase: “mi sono chiesto spesso se fosse necessario scatenare qualche guerra e far morire di peste migliaia di persone per far finalmente salire sull’altare due contadinotti del Lecchese” non ha niente a che fare con il senso vero del libro. Se poi sei serio…preferisco non pensarla neanche quest’eventualità!
    Ah se sembro un pochettino suscettibile sull’argomento, rispondo di sì! Lo sono perchè Manzoni è tra gli autori che amo e che troppo spesso viene ingiustamente trattato male dalla gente! >__<

  14. Enrico scomodare Manzoni mi pare eccessivo come altri hanno già detto, ma gli autori te ne saranno grati di certo.
    A me questo racconto è parso molto ruffiano e poco più. Ci sono rappresaglie sotterranee molto ma molto più devastanti e credibili di quella sopra descritta. Ma questo sempre secondo me.
    Di cognome faccio Severi e ho un blog che non ritengo necessario pubblicizzare, soprattutto in questo contesto comunque serio e di lavoro.
    Direi che tutto è in ordine ora.

  15. eppure mi era sembrato caustico in maniera molto piacevole (è la seconda volta che mi trovo d’accordo con Gregori?????).
    Infondo sono centocinquant’anni che facciamo monumenti a Manzoni, forse non ne può più neanche lui :-)

  16. ovviamente la citazione su manzoni era un paradosso. l’ho usata per spiegare come (secondo me, ovviamente) giudicare un racconto in base alla repentina trombata susseguente all’ipotesi dell’omicidio sia un po’ restrittivo.
    @ elys:
    non ho detto nulla riguardo la tua persona. quindi della tua suscettibilità circa gli eventi del mondo e della vita non me ne frega una cippa.
    stammi bene.

  17. Sì, e chi ha mai detto l’incontrario? Complicato evicencerlo dal dire semplicemente che si ama un autore e per questo lo si difende. Alle volte si vuol cogliere chissà cosa dalle parole…mah!

  18. Non ho detto ciò Enrico, così hai voluto leggere.
    Ma di fatto alla fine una scopata c’è, agognata pure e non vi trovo nulla di male e nulla di restrittivo io, anzi. Ma questo anzi, in questo racconto non ce l’ho trovato, mi dispiace, considerato che era iniziato con un fracco di premesse a canne mozze.
    Gusti diversi.

  19. Ammetto che le storie minimali mi piacciono sempre, anche a me, come altri, stona il cambio di verbi e forse in alcuni punti avrei ampliato le descrizioni.
    Rimane comunque uno dei miei preferiti fin’ora.
    Proseguo

  20. A parte l’intrigo, la trama, la cosa che mi è piaciuta di più è stata questa frase: “Andy sa bene che un fucile a canne mozze ha una gittata più corta di una pistola, è il rapporto lunghezza-diametro che fa la differenza.”

  21. Io no Enrico, non scherzo mai e ritengo che lo scannatoio delle idee sia l’unico luogo possibile in cui vivere:-P

  22. il raptus di lucida follia del personaggio che stava per renderlo interessante, implode nella banalità del famolo strano.Peccato.

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