i commenti

Stefano Mina scrive di aver percepito in alcuni commenti anche un pizzico di cattiveria…
Parliamone.
Perché vedete: qualcuno, da cinque sei giorni, mi ha detto, Mi ritiro, ché non sono all’altezza dei racconti fino a oggi pubblicati.
E questo è comunque un complimento: a tutti i racconti.
Ma temo che ci sia dell’altro: la paura di certi commenti.
Io, da tanto e tanto tempo, ho deciso d’essere parco: in lodi e giudizi negativi. Le lodi illudono, i giudizi negativi bloccano. Soprattutto chi è sensibile, soprattutto chi prova per la prima volta a scrivere.
Dite pure la vostra, ora.

E copio incollo anche il commento, che condivido, di Enrico Gregori.
Che ha scritto (in coda al post precedente):
non voglio assolutamente prevaricare chicchessia, ma credo sia fondamentale (ri)considerare che qui si esprimono opinioni sui racconti e non sugli autori. ma, si potrebbe dire, ci sono comunque degli autori che hanno scritto i racconti. ovviamente sì. però il “gioco” ideato da remo è per certi versi diabolico. credo che la maggior parte dei partecipanti non abbia mai scritto a 4 a mani, meno che mai a 4 mani abbinato a uno “sconosciuto”. Quindi, secondo me, se Marco scrive con Anna, il risultato non è un racconto scitto da Marco+Anna, ma un racconto scritto da una terza entità chiamata MarcAnna. Se, ipotesi, questo racconto a me non piacesse, magari troverei splendidi i racconti scritti da Marco e Anna separatamente. Questo è quello che penso, stanco per il lavoro e stonato dal caldo.

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13 pensieri su “i commenti

  1. Io mi sono già espressa in un commento nel post precedente, Remo, però ribadisco il mio punto di vista ché oggi mi gira così. Sono sempre stata dell’idea che le critiche se ben fatte facciano crescere ma naturalmente bisogna anche imparare ad accettarle. Un giudizio su una storia è pur sempre qualcosa di soggettivo. Ora però esprimere il proprio parere in modo rude e saccente, dà la spiacevole sensazione di emettere una sorta di legge universale. Della serie “io dico perchè dall’alto della mia onnipotenza posso”. E questo non va bene. E’ di cattivo gusto. Dov’è finita l’umiltà? Personalmente cerco sempre di essere sincera e quando dico che una cosa non mi piace lo faccio nel modo più pacato e costruttivo possibile, partendo dal presupposto che io non sono la verità suprema. Forse se si ri-leggessero i propri commenti prima di postarli, sarebbe meglio.
    E trovo anche paradossale “aggredire” o scatenare discussioni verso chi esprime un’opinione fuori “dal coro”. L’individualità va difesa non osteggiata.

  2. La mia è che hai ragione, e che i giudizi cattivi fanno male. Però credo anche che si superino.
    In due modi: se sai, se sei convinto che comunque il tuo scritto è bello e fatto bene, i commenti cattivi fanno male ma poi si sgranano e si perdono.
    Se invece sapevi, sospettavi che il tuo scritto non fosse granché (ma questo è già più difficile: se uno spedisce e sa che sarà pubblicato difficile che pensi di aver fatto male), i giudizi cattivi fanno forse ancora più male, perchè confermano qualcosa che sospettavi già.
    Diversi sono i giudizi critici. Magari al momento danno fastidio, ma poi servono a crescere.
    Devo dire che io ho avuto tempo soltanto in questi giorni di leggere tutti i racconti, dopo averli stampati, e dunque spesso non ho commentato perchè non avevo letto. Ma devo dire anche che, la maggior parte delle volte, se faccio qualche critica (e spero di non essere stata percepita come cattiva), è perché mi sembra che valga la pena di migliorare. Come dice Randy Pausch, se qualcuno insiste con te e ti rimprovera, è una buona cosa, vuol dire che si preoccupa; quando fai un lavoro fatto male e nessuno te lo dice, vuol dire che non importa a nessuno.

  3. sinceramente mi spiace se ho offeso qualcuno, non era nelle mie intenzioni, forse il fatto che sono anonimi ha reso tutti più liberi di esprimere un parere e mi pareva questo aspetto la parte più interessante del gioco, in questo modo veramente si sa se quello che si è scritto è qualcosa di valido oppure no,ed è proprio dalle critiche che si impara più che da tante lodi, però avevo considerato la cosa solo dal mio punto di vista e cioè che a me fa piacere un parere spassionato, sincero, anche se fa male. Poi mi lecco le ferite e mi accorcio le maniche e cerco di sfruttare le critiche per migliorare il mio testo. Se qualcuno si è sentito offeso dai miei commenti mi spiace e chiedo venia. Lucia

  4. no lucia, hai fatto bene a dire e spero tu voglia ancora dire, questo mi è piciuto questo non mi è piaciuto.
    ci sta.
    va bene dire, dovunque.
    stefano ha detto “un pizzido di cattiveria”.
    io qua ho visto – anche nel racconto che ho, come dire, rifiutato – un lavoro fatto seriamente.

  5. Sinceramente io non ho notato questo pizzico di cattiveria, forse una propensione a rilevare carenze, leggermente più incisiva di quando ci si riferisce a un singolo e conosciuto autore, ma niente altro.
    Il mio parere è che il gioco sia riuscito e che sia una buona palestra per migliorare.
    Cari saluti a tutti , a te Remo e alle lettrici, un grazie di cuore.

  6. Un paio di racconti non mi sono piaciuti per niente. Non l’ho detto, e non dirò quali. Perché, come è già stato detto, se si fa una critica costruttiva è un conto (e c’è da dire che non tutti le accettano, ma comunque…), se si dice semplicemente “non mi piace” non c’è niente di male, ma in effetti forse qualche commento era un po’ “cattivello”: non nel senso di maligno, ma nel senso che, appunto, non conoscere l’autore porta ad essere un po’ più senza freni, forse, un po’ più immediati. Non c’è niente di male, ma dipende dall’autore: dalla personalità, dall’esperienza, dalla modestia, e così via.
    Personalmente, è proprio l’anonimato degli autori a non spingermi al commento. Proprio perché non so chi critico, magari ci resta male, allora evito.
    Boh, forse sono contorta io, del resto sono sempre piuttosto silenziosa, almeno sui blog altrui ;)

  7. chi spedisce il racconto deve essere preparato per le critiche, accettarle e farne tesoro. Sempre che queste siano critiche fondate e motivate. Poi ci sta anche il “mi piace” o “non mi piace”, ma quello e’ soggettivo e talvolta risulta difficile spiegarlo.
    Per quanto mi riguarda ho cercato di evitare – in quanto aderente all’iniziativa – commenti negativi laddove il racconto altrui non mi piaceva e mi sono limitato invece a fare tanto di cappello a quelli che mi sono risultati graditi. Come detto, qua non ci sono Durenmatt, Borges, Buzzati o Hemingway, eppure ci sono ovviamente diversi livelli di “preparazione” alla stesura di un racconto. Io l’ho vista come un gioco ed eventuali commenti negativi non possono che fare bene al mio modo di scrivere, qua e altrove.

  8. In coda al mio commento volevo citare enrico, ma ho fatto bene a non farlo visto che poi è intervenuto di persona, e in maniera come solito puntuale.
    Enrico fa il “cattivello ” ma è una persona invece
    molto corretta e sa quanta fatica costa esporsi anche se soltanto per gioco….La mia non voleva essere una provocazione ma soltanto una constatazione, mi sono allontanato e ho letto i commenti da un’altra prospettiva… Ora, magari qualcuno penserà che ho scritto quello che ho scritto perché non so accettare le critiche, beh, vi sbagliate – liberi di crederci o no – dipingo da una vita e ho sbattuto
    il muso tantissime volte e sono andato avanti per la mia strada con ostinazione, così come dovrebbe fare chi crede nella propria ossessione, nella propria passione,senza esaltarmi per i successi e
    senza deprimermi per le sconfitte… per favore però smettiamola con queste ” critiche costruttive” siamo sicuri che spesso non siano soltanto gratuite… io quando giudico un quadro, lo faccio sempre con molta attenzione, c’è sempre la possibilità – molto remota- che io non riesca a entrare in sintonia con un lavoro diverso dal mio
    un’ abbraccio a tutti
    stefano

  9. visto che sono (stranamente) d’accordo con Enrico Gregori ;-) non ho molto altro da dire.
    Aggiungo, però,che quelle che possono sembrare “cattiverie” sono in realtà punti di vista, critiche, giudizi dati solamente alle scriture, perchè non si conoscono gli autori e quindi si è protetti da vizi “atavici”…
    Se avessi scritto mi avrebbe fatto molto piacere essere criticata anche più duramente di così, perchè avrei trovato materiale per analizzare i miei errori. Ma se avessi firmato le critiche mi avrebbero fatto passare una settimana di depressione…!!!

    :-DD

  10. oh che bello… l’avevo detto anche io quello che dice Gregori. Non so cosa significhi ‘cattivo’, credo che l’anonimato, però, sia indice di buona fede da parte di chi commenta. Ma insomma è un gioco o no? Io mi chiedo perché gli scrittori debbano sempre sentirsi così importanti!Abbiamo provato a scrivere a 4 zampe, per molti è stata un’esperienza nuova, se esce una schifezza e non piace ci si ride su! O no? E invece chi si ritira, chi dice che partecipa e poi non lo fa, chi da questa esperienza deve imparare lezioni fondamentali di scrittura! ma dài.Non pensavo fosse così l’atmosfera…

  11. “Pubblicare”, in qualsiasi forma, è “separarsi”, è dare al proprio scritto la possibilità di esistere attraverso le vite e gli umori dei lettori.
    Per questo, se fatti in buonafede, credo non esistano giudizi “cattivi”. Quelli qui apparsi, poi, non mi sono sembrati eccessivamente acidi. Alcuni poco motivati, altri incapaci di staccarsi dalla propria “visione” dello scrivere, altri ancora in cerca del sorriso, ma tutti chiari e legittimi sul grande asse “mi piace/non mi piace” :-)

    Ciao, Dario.

  12. Concordo con Dario. Può darsi che qualcuno sia stato un po’ cattivo. Bisognerebbe intendersi sul significato di cattivo in questo contesto. Mi associo ad alcuni giudizi, mi dissocio da altri e questo lo ritengo necessario e meraviglioso poterlo esprimere liberamente. Come ritengo che coloro che hanno aderito a questa iniziativa debbano essere pronti ad ogni intervento, altrimenti sarebbe un controsenso la pubblicazione del loro lavoro su un mezzo così. Poi comprendo molto bene il non sentirsi all’altezza, a me capita spessissimo. Ma poi ho pure capito che a volte nel cercare di superare questo freno all’altezza giusta c’ero già senza fare altro di più. E poi che la verità non ce l’ha nessuno, perciò il confronto rimane l’unica strada percorribile.

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