cartoline


Estate del 1985. Ho 29 anni, sono iscritto al terzo anno di Lettere a Torino e ho quasi voglia di piantarla lì. In tre anni di studio e di lavoro e di pendolarismo (Vercelli-Torino poi Torino Vercelli) ho dato 17 esami, ho la media del 29, ho, no, merda, non ho, avevo un bravo docente, si chiama Corrado Vivanti, che è amico pure di Le Goff, con cui dovevo laurearmi. L’hanno trasferito a Perugia, e io non so che fare. Volevo laurearmi con lui, volevo andare a lavorare all’Einaudi, volevo diventare uno storico. Bravo come lui.
Allora eccomi qua.
Sto provando a fare una cosa che non so dove mi porterà: il giornalista per una piccola testata, appena nata, che fa concorrenza alla testata storica di Vercelli, La Sesia.
C’è con me un fotografo, eppure lo sa che non mi piace essere fotografato.
E comunque: devo intervistare uno che è il presidente dei panettieri, che gli domanderò? Tra un po’ lo intervisto.
Ehi, fotografo, ma lo sai che quando ero piccolo, invece, mi piaceva farmi fotografare?
Qui ho due anni e tre, quattro mesi. Io, con mio padre e mia madre, son venuto a vivere a Vercelli. C’è la neve, qui. Mica mi ricordo se c’era la neve dove vivevo fino a qualche mese fa, a Cortona.

PS. Cercando vecchie foto che mi son fatto scannerizzare ho trovato due risposte negative all’invio di un manoscritto. Le ricordavo scostanti e negative, quelle risposte. Una invece mi suggerisce di rivedere parte del manoscritto, mi dice anche che ho talento (minchia), e poi di rispedire. Avevo rimosso. Avevo letto e pensato: l’ennesima bocciatura.

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17 pensieri su “cartoline

  1. uaname ‘e bello, remo: dint”a fotografia ca tiene 29 anni me pare ‘na via ‘e miezo tra francesco de gregori di rimmel e carlo verdone o comunque uno dei suoi simpatici e stralunati e poetici personaggi. Quella da criaturo é favoloso:guarda un po’ che candore di risata lieve ma convincente. Le fote delle vite delle persone, specie in bianco e nero, mi piacciono molto: lì c’é storia.

  2. hai la stessa faccia sofferente che di solito ho io quando mi fotografano.
    in genere preferisco l’altro lato della camera :-)
    (che sia quella cosa, di chi era, degli indiani d’america, sul rubare l’anima attraverso l’immagine?)

  3. Che spettacolo quel bambino lì!

    Quelli sono gli occhi di un bambino che si sente amato…Deformazione professionale, mi sa.

  4. enrico gregori: dissento – a occhiali inforcati – recisamente, egli è un bel giovine: lo custodisco gelosamente perfino tra i “virtuali virtusi” del mio flickr

  5. Siamo opposti e contrari. Da bambina non c’era verso di lasciarmi fotografare. Scappavo, mi coprivo gli occhi con le mani, li strizzavo in modo patetico. Ho gli occhi chiari. La luce del flash mi feriva. Ho foto ricordo di scuola in cui guardo per terra o un punto imprecisato e dolente. Penso ragionassi con la mia vera anima, che è timidissima. A 15 anni il cambiamento, che gli altri mi fanno notare. Divento talmente vanesia che ogni occasione è buona per una foto. Comincio a studiare lo sguardo e le pose. Emerge quella che vorrei essere o che altri vorrebbero che sia. Per fortuna il tempo passa e si torna all’infanzia. Con meno paure e più sgomento, più malizia e meno tormento.

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