versi diversi

Tratto da Sailing to Byzantium, di William Butler Yeats
(la poesia inizia con Questo non è un paese per vecchi. I giovani…; “vecchio” è colui che si sente estranea al mondo contemporaneo).

Un uomo anziano non è che una cosa miserabile
una giacca strappata su un bastone, a meno che
l’anima non batta le sua mani e canti, canti più forte
per ogni strappo del suo abito morale
né v’è altra scuola di canto se non lo studio
dei monumenti della sua magnificenza
e per questo io ho veleggiato sui mari e sono giunto
alla sacra città di Bisanzio


Da Non recidere, forbice, quel volto, di Eugenio Montale
Non recidere, forbice, quel volto,
solo nella memoria che si sfolla,
non far del grande suo viso in ascolto
la mia nebbia di sempre

Da …?, di Gregory Corso

Qual è l’odore di Berlino?
Ogni città ha il suo odore.
New York sa di scarpe nuove
Parigi sa di cinematografo
Londra sa di carcere correzionale
Stoccolma di biancheria lavata
Atene di pista battuta
Barcellona di rosso
Amsterdam di budino di mele
Venezia di umanità
E Berlino.
Non conosco l’odore di Berlino

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3 pensieri su “versi diversi

  1. Sulle prime due mi astengo (mi sono molto care, e ho già dato). :) Leggendo la terza mi viene in mente Savinio:

    «Venezia stasera si nasconde, ma io la riconosco all’odore. Odore: spirito della parte mortale degli uomini, delle cose, delle città. […] L’acqua di Venezia ha un “suo” odore […] Si può amare Venezia per il suo odore, più che per qualunque altra sua ragione di amabilità. Il ricordo dell’odore di una donna, risveglia di là dall’amore estinto, la nostalgia di esso amore. Nessuna città è stata tanto amata, come donna, quanto Venezia. Forse per questo suo odore, per questo suo rivelarsi all’odore. Quando si accetta l’odore di una donna, è segno che la fase razionale e di ripugnanza è superata».

  2. Il pallone ai folli, davvero un gran ridere quando corrono disarticolati e armonisi a loro modo; il pallone alla bambineria dei maschietti, senza schemi e tutta foga e corsa e sorrisi e grida di festa e di dolore per una caduta-pianto-moccio al naso,e leccata salata; e, la sfera di cuoio, di certo, ai calciatori di professione: un bel mucchio di quattrini a loro, famiglie e amanti. Con il resto della publicità.

    La poesia alle poetesse trampoliere che fuggono.
    La poesia agli uomini inseguitori che desistono.
    La poesia a chi aspetta il grande amore & e soffre, guradando la sfera di cristallo. La poesia dai colori alla Matisse, o di Caravaggio.
    La poesia ai poffarbacco e alle alici marinate.
    La poesia che non t’aspetti, così, al’improvviso.
    La poesia mordi e fuggi, senza denti e senza gambe. La poesia di un fulmine a ciel sereno e, del colpo di fulmine. La poesia a buon mercato.

    La poesia alle donne assatanate di sesso, che sono
    pratiche quando é il momento di sfangare, trapanare, stantuffare, uccellare e, din don sorpresa: amoreggiare. La poesia a chi non sa cos’é la poesia anche se la poesia score nelle vene degli esseri umani, disumani e fac-simile.

    La poesia, dicevamo. La poesia, prima di dirsi,é.
    La poesia é un piccolo cortile ma proprio piccolo di cavoli, zucchine, melenzane e un albero di limoni. La poesia quando ti coglie, perché ella cogli, si allarga e si allunga; s’inabissa nelleprofondità e va sù, sù, sù che ti vengono le vertigini, che ti viene da dire: Mia Dolce Poesia, fermati un pochino. La poesia a quel punto é il piccolo cortile divenuto terra, pianeta,galassie, universo. La poesia, dicevamo.

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